Il criceto o Orsetto Russo

Il criceto di Campbell è un piccolo roditore appartenente alla famiglia dei Cricetidi, genere Phodopus, che risponde al nome scientifico di Phodopus Campbelli.

A cura di LORENZO LUCHETTA
www.nocetoavicunicolo.itnoceto1991@gmail.com

La scoperta del criceto Russo

Il suo nome deriva da W. C. Campbell, che ne scoprì alcuni esemplari per primo direttamente nei suoi ambienti naturali (le zone steppose e semi desertiche della Russia e della Cina centro-settentrionale). La scoperta avvenne nel 1902 precisamente a Tuva in Mongolia, da dove i soggetti arrivarono nell’Istituto Zoologico della Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica a Leningrado. Lì iniziò la prima selezione in cattività di questo animaletto, che dapprima trovò utilizzo come animale da laboratorio, ma in seguito, grazie alla sua caratteristica simpatia, al suo pelo morbido e alle sue non difficili esigenze, “colonizzò” il mondo degli animali da compagnia a partire dalla fine degli anni sessanta. 

Un criceto tanti colori

La colorazione ancestrale di questo grazioso animaletto è marrone con sfumature rossicce e una stria scura più o meno accentuata, che si sviluppa lungo la spina dorsale; la zona ventrale è chiara. Il passare degli anni e la passione degli allevatori di criceti hanno fatto sì che comparissero sul mercato soggetti di varie colorazioni, frutto di incroci fra soggetti di colorazioni ancestrali ma con sfumature differenti, oppure con l’utilizzo di soggetti albini. Oggi si possono trovare davvero tanti soggetti con manto di
colore diverso, anche se in Italia non c’è una grande cultura dell’allevamento selettivo e spesso i soggetti più “particolari” arrivano da altri paesi o nascono “per caso” da soggetti che hanno caratteristiche esteriori diverse.

Una dieta varia


Come sempre, per capire le esigenze alimentari di un animale in cattività bisogna conoscere quelle dei suoi cugini in natura. I criceti selvatici sono considerati degli animali onnivori, infatti pur avendo una dieta composta in gran parte da vegetali come semi, radici, frutti, foglie, etc, non disdegnano di predare piccoli insetti o larve che trovano spesso nel terreno durante le loro attività di “scavo”. Per la loro alimentazione in cattività, sono oggi
disponibili una gamma di prodotti molto ampia, dalle miscele di semi, agli
snack, ai “mangia e bevi”, etc. e in generale possiamo dire che solitamente
vanno bene, anche se un’integrazione con alimenti freschi è sempre indicata.

Nella dieta del criceto di Campbell, tutti gli alimenti cucinati sono da bandire tassativamente, come tutti i cibi per “umani che contengono conservanti, come le merendine, le patatine, le caramelle, i dolciumi, etc..

Riserve preziose

I prodotti secchi e quelli freschi andranno somministrati con modalità diverse: gli alimenti secchi si possono somministrare anche in quantità superiore a quella consumata quotidianamente dal criceto (o dai criceti in caso di gabbie comuni), infatti, in questi animaletti è istintivo il meccanismo di accumulare delle provviste in un punto stabilito, e privarli di questa possibilità è dannoso. Logicamente la quantità di cibo per la loro “riserva” non dovrà essere eccessiva e in ogni caso andrà rimossa in occasione delle pulizie generali della dimora, così da evitare l’instaurarsi di processi di fermentazione. Non eccedere mai con i semi di girasole, anche se molto graditi.

Erbe selvatiche, no grazie

La gamma dei cibi freschi che si possono somministrare è vastissima; vanno bene le verdure più comuni come le insalate, gli zucchini, i cetrioli, le rape, le carote, le bietole, i finocchi, le zucche, ma è meglio evitare i pomodori, le patate, le melanzane crude e soprattutto le erbe selvatiche; tra queste ultime possono essere presenti alcune specie tossiche o addirittura mortali per i criceti, e dato che non esistono studi precisi sulle erbe potenzialmente nocive, è inutile utilizzarle per un animaletto che non è certo restio a consumare altri alimenti. I ramoscelli di salice ben lavati sono indicati per le loro note proprietà benefiche.

Gite fuori porta, in sicurezza

Le soluzioni che il mercato offre oggi sono davvero molteplici, dalle gabbie componibili, ai terrari in vetro o plexiglass. Generalmente si può scegliere a proprio gusto, tenendo sempre presente che gli spazi eccessivamente ridotti favoriscono l’obesità, l’apatia, e accorciano sensibilmente la vita. Quindi una gabbietta di dimensioni adeguate, e qualche “gita fuori porta” faranno la felicità del nostro beniamino. Logicamente quando si permette al criceto di uscire dalla sua gabbietta lo si dovrà controllare a vista, vigilando soprattutto su due cose: primo, che non si infili in pertugi (dai quali potrebbe decidere di uscire anche molte ore dopo); secondo, che non salga su superfici molto rialzate da terra, poiché non è raro che i criceti, che non hanno una percezione precisa del vuoto, si gettino da altezze considerevoli, con il rischio di danneggiarsi la spina dorsale o addirittura di uccidersi.

La dimora ideale

La dimora del criceto dovrà essere dotata di una casetta per il riposo, di un beverino di adeguata capienza (minimo 100 ml per animale) e di una mangiatoia. Anche se quest’ultima servirà solo per fornire il cibo fresco, in breve il criceto la svuoterà per accumulare il tutto nella sua “dispensa”
personale. La lettiera ideale da fornire va scelta fra quelle appositamente concepite per criceti, in alternativa si può ricorrere a del truciolo depolverato di buona qualità. Come materiale per il nido evitare tassativamente gli sfilacci di stoffa e l’ovatta, vanno bene invece fieno o paglia.

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