Cane e Gatto saper stare da soli

Per il cane, diretto discendente del lupo, il gruppo sociale è di vitale importanza, tanto che senza di esso il nostro amico peloso rischia di sentirsi perso.

A cura di Bernardino Deiana – Istruttore cinofilo

Piccolo vademecum per il “cane urbano”

Questa propensione alla socialità ha origini molto lontane. In natura, infatti, quasi tutte le specie di canidi vivono in coppia o in piccoli gruppi familiari, che sono la principale fonte di protezione e il mezzo più efficace per la cattura di prede ben più grandi di quelle che potrebbe abbattere un singolo individuo.

Ma c’è dell’altro

Il gruppo, infatti, è anche, e forse prima di tutto, il luogo dove è possibile instaurare legami, avere interazioni sociali, fare esperienze ludiche e in alcuni casi riprodursi. Il cane ha ereditato dall’antenato selvatico il bisogno di interagire con il proprio gruppo familiare, ma questa necessità, se non gestita con i dovuti modi, può causare non poche difficoltà nella routine quotidiana del contesto urbano.

Che ansia!


Sempre più spesso i proprietari si rivolgono ai trainer e ai veterinari segnalando il fatto che ogni volta che si separano anche solo per qualche minuto dai loro pet, questi abbaiano e ululano incessantemente fino al loro ritorno, distruggono i mobili e gli oggetti della casa e sporcano all’interno dell’appartamento. 

Questi comportamenti molto spesso si manifestano anche quando i proprietari si spostano da una stanza all’altra o mettono una barriera tra loro e il cane. Purtroppo se questi atteggiamenti si consolidano possono sfociare in problemi come l’ansia da separazione, una patologia la cui gestione è lunga e difficile. 

Guai a quel proprietario che, intenerito dai lamenti del piccolo o arrabbiato per il rumore da questi causato, si precipiti immediatamente al suo cospetto per consolarlo o punirlo: finirebbe solo per rinforzare l’atteggiamento del suo quattrozampe!

Tempi nuovi, nuovi bisogni

Un tempo questo problema era pressoché inesistente o non sentito. In passato, infatti, il rapporto uomo/cane era spesso legato allo svolgimento di compiti molto specifici, per i quali l’animale o era libero di rapportarsi con altri individui, o interagiva per sua mansione con il proprio conduttore o con gli animali di cui si doveva occupare. 

Oggi, in un contesto urbano come quello in cui vive la maggior parte dei cani “da compagnia”, succede che molto spesso la vita lavorativa spinga i proprietari (anche quelli più dediti e responsabili) a stare parecchie ore fuori casa (in qualche occasione perfino tutto il giorno) e il cane si ritrovi costretto, volente o nolente, ad adattarsi a questi ritmi. 

Per questo è necessario che Fido impari a passare dei momenti da solo in tutta serenità, onde evitare di incorrere in stati ansiosi e creare danni.

Psicologia (non troppo) inversa

Il proprietario deve da subito poter impostare una corretta leadership e un rapporto di fiducia reciproca con il cane, che andrà pian piano a crescere col tempo. Il cucciolo imparerà gradualmente che il suo padrone non starà mai via a lungo e che le proprie lamentele non lo faranno di certo tornare prima. 

Guai a quel proprietario che, intenerito dai lamenti del piccolo o arrabbiato per il rumore da questi causato, si precipiti immediatamente al suo cospetto per consolarlo o punirlo: finirebbe solo per rinforzare l’atteggiamento del suo quattrozampe.

Un proprietario alle prime armi o già afflitto da un problema di ansia da separazione in stato avanzato è bene che si rivolga ad una figura professionale (a seconda dei casi trainer o veterinario comportamentalista) che possa essergli d’aiuto a ripristinare l’equilibrio nella relazione con il proprio pet.Una vita in ostaggio

Una corretta gestione delle attenzioni da dare al cucciolo e un corretto modo di interagire anche durante i momenti passati in sua compagnia, l’apprendimento di comandi statici (il “resta”, per esempio) che prevedano un graduale allontanamento con ritorno e premio da parte del proprietario, un corretto uso del trasportino e un po’ di pazienza nel premiare solo gli stati emotivi non ansiosi, aiuteranno il binomio uomo-cane a vivere una relazione equilibrata e duratura, prevenendo o almeno riducendo il rischio
di comportamenti ansiosi. 

L’alternativa, altrimenti, sarà quella di non separarsi mai dal proprio pet e di vivere, in qualche modo, “in ostaggio del proprio cane”. Sempre più spesso i proprietari si rivolgono ai trainer e ai veterinari segnalando il fatto che ogni volta che si separano anche solo per qualche minuto dai loro pet, questi abbaiano e ululano incessantemente fino al loro ritorno, distruggono i mobili e sporcano in casa.

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