Natale 2011

Decalogo natalizio (semiserio) per
bipedi inquieti

FOSCA SENSI

Alla fine è successo, il tanto temuto cambio generazionale è arrivato. Credo di essere uno dei pochi bipedi ad averlo scoperto parlando di quadrupedi e di Natale di fronte a una tavola imbandita di tè, pasticcini e biscotti per cani.



In effetti non so come avvenga nelle altre famiglie italiane, ma nella mia è consuetudine convocare un pomeriggio di torte e spionaggio prefestivo nel quale si tirano le fila dell’anno passato e si meditano le principali tappe delle compere per il Natale in corso. Si tratta di una tecnica infallibile, affinata da almeno un trentennio di pratica assidua e incondizionata, tutta al femminile. In un pomeriggio di fine novembre una di noi riceve una telefonata, oppure un messaggino (non siamo ancora arrivate alla mail). Bastano poche parole, che di solito sono: “ci vediamo tutte quante per un tè e una fetta di torta?” Ecco fatto, la rete è scattata.

Così l’intellighenzia della famiglia, e relativi pargoli, si riunisce. Ma stavolta è diverso. Dovevo accorgermi subito che quest’anno qualcosa era cambiato quando mia cugina, insieme alle classiche ciambelle all’olio d’oliva, i biscotti a forma di stella e quelle inimitabili frittelle di mela, si è presa la briga di sfoderare un cartoccio di plastica, coloratissimo e al profumo di yogurth.

Quando si è accorta che stavo masticando i bon bon che aveva messo sulla tavola (buonissimi, devo dire) ha lanciato un gridolino tipo eroina di un romanzo fine Ottocento: “Ma cosa fai – ridacchia – quelle sono le caramelle per Lacosa!”



Sapete che ci sono pittori specializzati nel ritrarre cani, gatti e altri animali domestici? Basta una fotografia per permettere all’artista di realizzare una vera opera d’arte su commissione. Una bella cornice darà il tocco finale al vostro regalo. 

 

Lacosa è la nostra star: grasso come un gatto d’appartamento, timido come un vitello, intelligente come un bambino e maleodorante come un cane. In effetti l’abbiamo adottato proprio in un canile, tutte quante le cugine, le mamme e le zie insieme, rapite da un impeto d’amore per gli animali da compagnia. Ci hanno detto che è un incrocio fra un Labrador e un Setter, mio nipote crede che ci sia anche sangue di lamantino ma non importa. È il nostro idolo, ma soprattutto l’idolo dei bambini della nostra famiglia.

“E tu zia – incalza il nipote più piccolo mentre tento ancora di inghiottire i bon bon del cane – che ragalo farai a Lacosa?”.

Da sotto la tavola Lacosa mi guarda e scodinzola beato. Un regalo a un cane? “Ma dai – sdrammatizzo – se regalassi un osso a Lacosa allora perché non comprare un cuscino a Jerry (il gatto di nonna) e una casetta d’alghe per Rocco (il pesce combattente che una volta ha cercato di staccarmi un dito solo perché avevo incautamente tentato di accarezzarlo)?”.


Mi aspettavo una reazione di bonario divertimento, al massimo di comprensione materna nei confronti del querulo nipotino. E invece no. Improvvisamente nel salottino di mia cognata erompe un cicaleccio d’entusiasmo. Lacosa gongola addirittura. Ma certo, questa è proprio una pensata stupenda, dal 2011 in poi in famiglia si faranno regali anche a cani e gatti (e pesci assassini).


Da lì ho capito che la mia è un’altra epoca. Io che sono cresciuta coi telefilm di Lessie, che chiamavo Rin Tin Tin tutti i pastori tedeschi che vedevo, che concepivo il passare il tempo col proprio animale come una serie ininterrotta di rudi giochi di forza, di inseguimenti, di corse, di battaglie “a nascondino”, beh, ho decisamente fatto il mio tempo.

Ora è l’epoca di Lacosa, di Jerry e di Rocco. Di animali dolci, pigri e rispettati, al massimo capricciosi; animali che mangiano pasticcini e snack dietetici, che hanno un comportamentista a disposizione, che soffrono forse la stessa solitudine dei loro padroni.

Già, cosa regalare a dei tipi così? O meglio: come far nascere nei loro compagni umani quell’entusiasmo e quella soddisfazione (il fascino della roba, parafrasando qualcuno d’importante) che dà un oggetto quando sembra fatto a posta per colmare un vuoto, per aderire alla superficie di un bisogno, vero o presunto, e farlo sparire, esattamente come fa una fetta di torta in un pomeriggio di stanchezza?

 

Cappottini, maglie oversize, shine dress dai dettagli preziosi: oggi il mondo del pet wear supera per cura dei particolari e varietà di scelta molte aziende di confezioni per bipedi.


La risposta, come quasi sempre accade, è in tre parole: internet, internet, internet. Non appena sono rientrata a casa (spiacente, non sono una di quelle tablettizzate e connesse 24 ore al giorno) ho acceso il pc e fatto un giro nei migliori siti di gift store. È bastato qualche click per chiarirmi le idee. Quando si parla di cani e di gatti, ad esempio, l’abbigliamento è una voce importante e varia quasi quanto quella per bipedi. In nemmeno mezzora di navigazione ho incontrato più capi d’abbigliamento per pet di quanti ne abbia in armadio per me stessa. Ci sono indumenti oversize, ecologici e realizzati in materiali pregiati. Per fortuna non mi sembra che succeda come per gli umani, e quasi mai si ricorre alla pelle o alla pelliccia di un animale per vestirne un altro. Le aziende puntano su materiali naturali e vegetali, come il cotone e la lana. Ci sono anche i vestiti, i cappelli, le sciarpe e le felpe. Per i più sportivi perfino gli indumenti waterproof.

Tutto bellissimo, certo, ma decido che questo non è il mio stile. Non credo di aver voglia di vedere Lacosa avvolto in un pigiamino azzurro o in una di quelle tute alla moda che nemmeno io riesco a portare senza sentire un implacabile rimorso per la quantità di cioccolata e pasticcini che ingurgito settimanalmente (e ho ragione di credere che Lacosa possa farmi degna concorrenza).


Una spa per cani? Certo, anche in Italia ne esistono di prestigiose: offrono i massaggi, la dieta personalizzata, i trattamenti di bellezza e perfino la palestra. Potrebbe essere uno spunto per il prossimo compleanno del nostro amico peloso.

Il cibo invece è un argomento che mi stimola molto di più. Davanti a una buona pietanza la lingua si scioglie, si è più ciarlieri e amabili, ci si sente a casa. Anche i cani e i gatti hanno a disposizione, volendo, una quantità di leccornie. Per chi abita nelle vicinanze di Terni, ad esempio, c’è una pasticceria “pet only”, che rispetto a un’omologa per bipedi ha il vantaggio di avere un occhio di riguardo per il contenuto calorico dei dolcetti che propone. Altrimenti ci sono i pasticcini di importazione, naturalmente secchi, che ripagano i due-tre giorni di attesa per la consegna con forme inedite e profumi da Europa del Nord (io mi immagino sempre renne, neve e casette di legno).

I prodotti cosmetici per pet esaltano la naturale bellezza del mantello dei nostri amici rispettandone l’equilibrio sebaceo e il pH. Il regalo ideale per curare l’aspetto dei nostri compagni a quattro zampe.


Ho deciso: per Jerry e Lacosa preparerò due cesti natalizi. Il cesto cat lo scelgo in materiale lavabile e lo fodero con un cuscinone, in modo che una volta finiti i trancetti di pesce, le perle di rimedi omeopatici per rinforzare il sistema immunitario (ci sono anche quelle, sì), la lettiera “che fa la palla”, i bastoncini per pulire i denti e un improbabile pupazzetto semovente, il contenitore si trasformerà in una cuccia per gatti.

Per Lacosa probabilmente ci vorrà un cesto gourmet: ci metterò dentro qualche pasticcino, una porzione di lasagne per cani e una di quelle confezioni di bon bon che ormai hanno conquistato anche me.

Il pesce combattente credo di poterlo sistemare con una radice di legno opportunamente sterilizzata o altro accessorio per acquario che il rivenditore saprà sicuramente farmi comprare.

Quanto a me, credo che questo Natale mi regalerò una settimana di volontariato al canile.

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