Al circo non va piu’ nessuno, solo gli animali!

Basta guardarli dritto negli occhi, osservare il loro comportamento durante gli spettacoli in cui sono costretti ogni giorno ad esibirsi e vederli dentro alle gabbie in cui sono condannati a vivere come prigionieri, per capire che il circo per gli animali non è per nulla motivo di divertimento e di svago.

A cura di VALENTINA BAGNATO OIPA Italia

L’uomo si rende protagonista, anche in questo caso, nel privare altri esseri viventi della vita e della libertà, antropomorfizzando questi animali soltanto per un futile passatempo, oltretutto ormai superato, e per soddisfare un ego smisurato che mira soltanto a soggiogare la natura al proprio volere.

Tristezza, solitudine e terrore

Traspare dallo sguardo di questi animali li rendono soltanto una lontana copia dei loro simili che vivono liberi in natura e che con loro ormai non hanno più nulla in comune. Questi animali sono totalmente snaturalizzati, privati anche delle più basilari esigenze biologiche ed etologiche e ridicolizzati per il divertimento dei pochi superstiti del genere.


È facile vedere come scimmie, elefanti o leoni che in natura stabiliscono complessi rapporti sociali, qui siano obbligati a vivere in completa solitudine, oppure le tigri, animali solitari e che percorrono grandi distese, costretti a stare in pochi metri quadrati e a volte anche insieme ad altri felini.

Il loro essere viene del tutto annullato e la loro volontà è piegata quotidianamente da violenze e privazioni. Gli animali sono continuamente mortificati dai loro aguzzini e se non fanno quello che gli si chiede verranno puniti, picchiati o gli saranno negati anche cibo e acqua.

La sofferenza di questi animali è palese e visibile durante gli spettacoli e non soltanto quando cala il sipario; spesso i felini strisciano sulla pancia con le orecchie abbassate e ringhiando sommessamente come chiaro sintomo di disagio.

Oltretutto, le condizioni di detenzione degli animali sono pessime

Gabbie troppo piccole che non consentono movimento, condizioni igieniche scarse o nulle che li fanno ammalare frequentemente, presenza di poca luce e ricorrenti spostamenti lunghi ed estenuanti sotto qualsiasi intemperie che sono per loro deleteri e serio motivo di stress.

Gli animali vivono e sono regolati da una routine quotidiana rigida e monotona, sono costretti a compiere gli stessi identici movimenti all’interno di spazi ridottissimi e sono sottoposti ai medesimi estenuanti allenamenti ogni giorno. Per passare il tempo, non gli resta altro che dormire o attuare comportamenti compensatori e ripetitivi che permettano loro di sopravvivere al malessere, al dolore e alla sofferenza.

Quando gli animali sono in cattività

Obbligati a vivere in condizioni incompatibili con la loro natura e ad esibirsi in performance estranee alle loro inclinazioni, isolati in piccoli spazi, impossibilitati ad interagire socialmente con i loro simili e senza possibilità di locomozione reagiscono alla frustrazione dei loro istinti naturali. Allo stress causato dalla prigionia mostrando comportamenti stereotipati, le cosiddette “stereotipie”, che si manifestano con la ripetizione continua di movimenti ossessivi che li portano a sviluppare problemi nervosi e talvolta sfociano in reazioni violente ed aggressive.

Ne sono un esempio il movimento ripetitivo avanti ed indietro che alcuni felini mostrano nelle gabbie, il dondolare ossessivo a destra e a sinistra della proboscide degli elefanti e lo smuovere violento delle sbarre messo in pratica dalle scimmie.

Maltrattamenti di ogni genere

Dietro agli esercizi circensi si nascondono mesi di addestramento fatti di privazioni, maltrattamenti e sofferenze che comportano frequenti percosse con fruste, bastoni e ferri roventi e privazioni di acqua e cibo. Per costringere gli elefanti ad alzarsi sulle zampe posteriori, gli si appoggia un ferro rovente sotto la gola.

Ai felini vengono invece limati i denti ed estratti gli artigli così da renderli inoffensivi e le tigri sono stese a terra con le zampe legate e percosse con bastoni fino a quando si rendono conto che qualsiasi loro reazione è inutile. Gli animali che si ostinano a non obbedire e i cui addestratori non riesco a piegarne la volontà moriranno per le ferite inflitte o per inedia, perché talmente disperati e rassegnati si rifiuteranno di mangiare.

Oggi come oggi, sempre meno persone presenziano agli spettacoli circensi, convinti sempre più che condannare un animale a una vita di stenti e sofferenza, lontani dal proprio habitat naturale solo per costringerli ad esibirsi di fronte ad un pubblico pagante sia una crudeltà inaccettabile e ormai da estirpare.

Nel mondo sono 47 i paesi che hanno deciso di vietare del tutto o in parte questa pratica.

In Italia, il circo con animali è ancora un’attività legale, promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e sovvenzionata da soldi pubblici attraverso il FUS (Fondo unico per lo Spettacolo).
L’OIPA Italia ha promosso lo scorso anno la campagna “Al Circo non va più nessuno, solo gli animali”.

Attraverso una petizione online, le cui firme saranno presto consegnate, si è richiesto al Governo non solo l’attuazione della L. 175/2017, in cui è previsto il graduale superamento dell’utilizzo degli animali nei circhi con l’approvazione in tempi brevi del disegno di legge delega deliberato nel Consiglio dei Ministri il 28 febbraio 2019, ma anche la piena applicazione dell’art. III-121 del Trattato dell’Unione Europea dove si stabilisce che gli animali sono esseri senzienti.

Inoltre è stata richiesta la convocazione di un tavolo tecnico che riunisca tutti gli attori coinvolti nel processo decisionale, inclusi etologi e rappresentanti delle associazioni animaliste accreditate, al fine di analizzare la complessa questione relativa al ricollocamento di questi animali una volta dismessi i circhi.

Nel nostro paese sono circa 2000 tra cammelli e dromedari, lama, giraffe, rinoceronti, ippopotami, elefanti, tigri, leoni, struzzi, volatili come pappagalli e rapaci notturni, mammiferi di vario genere, cani, pinguini, rettili e pesci. Per loro, nati e cresciuti in cattività, sarebbe impensabile la reimmissione in natura, quindi l’unica strada percorribile è il loro spostamento in centri di recupero attrezzati e strutturati per accoglierli nel rispetto delle loro esigenze etologiche.

Il circo non ha nulla di educativo o pedagogico, se non a veicolare un’immagine degli animali totalmente sottomessi al volere dell’uomo e della vita e della volontà altrui domata e soggiogata. La pratica circense dovrebbe ormai essere indirizzata solo verso quelle realtà che promuovono la formazione professionale delle arti circensi umane e lasciare gli animali liberi di vivere in natura tra i propri simili.

© Riproduzione riservata