La mia tartarughina d’acqua e cresciuta, dove la metto?

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Non abbandonate la vostra tartaruga, consegnatele al Tarta Club Italia!

A cura di Agostino Montalti (Presidente Tarta Club Italia) Foto Tarta Club Italia

Mamma me la comperi una tartarughina?

Tanti milioni di tartarughine acquatiche vengono vendute nei negozi di animali e a volte alle feste o sagre di tutta Europa (anche se è vietato). Mai acquistare un animale a cuor leggero senza prima essersi ben documentati sulla sua etologia, quindi sulle sue esigenze reali. Per quando è giovanissimo, ma soprattutto per quando sarà adulto.

La mamma in quel momento non pensa cosa c’è dietro a queste tartarughine che sembrano fatte apposta per essere regalate; grandi farm ricavano un enorme profitto e sono sempre ben attente ad anticipare le variazioni delle leggi adeguandosi a cambiamenti che in apparenza sembrano deleteri. Come ad esempio la nuova norma Europea (recepita in Italia dal Decreto Legislativo 230/2017), ma di questo parleremo più avanti.


Nella maggior parte dei casi il negoziante non avverte sul fatto che diventeranno grandi anche fino a 30-35 cm. Sicuramente avranno bisogno di un acquario di almeno 300 litri (in base al numero degli esemplari potrebbe essere necessario anche molto più grande), di attrezzature costose come grandi filtri, pompe, lampade a raggi UV-B, termostati e sistemi riscaldanti, ma consiglia come prima spesa una “bella vaschetta con la palma” e un barattolo di gamberetti secchi. La vaschetta con le palme dovrebbe essere vietata perché troppo piccola, senza filtro, senza illuminazione e senza riscaldamento.

Problemi di salute

Le tartarughine inizieranno ad avere problemi di denutrizione, il cui primo effetto sarà una ipovitaminosi A, con gravi effetti sugli occhi e sull’apparato respiratorio. L’alimentazione delle piccole tartarughine dovrebbe consistere in piccoli vermi, larve di zanzara, camole della farina, pezzetti di pesce d’acqua dolce, pezzettini di carne bianca e col tempo anche verdure amare.

Ma per crescere correttamente hanno bisogno del sole che in un acquario è difficile da ricreare, se non con le migliori lampade artificiali, parecchio costose, che devono emettere calore, luce e raggi UV-B, che rimangono comunque una pallida imitazione del sole.

Problemi di spazio

Ovviamente una tartaruga allevata e alimentata correttamente in poco tempo crescerà e diventerà adulta, creando problemi di spazio. Nella maggior parte dei casi queste tartarughe dovrebbero essere acquistate solo se si dispone almeno di un piccolo laghetto esterno che permetta loro di effettuare il letargo invernale sul fondo, purché la profondità sia di almeno 50-60cm dal livello del suolo per scongiurare pericoli di congelamento.

Una lunga sofferenza

La realtà è che la stragrande maggioranza degli esemplari muore entro il primo anno di età e le altre solitamente sopravvivono in condizioni veramente difficili, che a lungo andare creano dei gravi problemi a livello degli organi interni, soprattutto a fegato e reni.

A volte, quando le condizioni sono veramente estreme, portano ad una malattia ossea conosciuta come MOM, che deforma il carapace, schiacciandolo nella parte più alta e centrale, dove è posizionata la colonna vertebrale, fino ad arrivare a piegare verso l’alto le parti esterni del carapace (vedi foto a sinistra).

Tartarughine d'acqua su una piccola zattera in mezzo al mare

Una soluzione illegale

A questo punto oltre ai problemi che creano in famiglia, per il cattivo odore dell’acqua e l’impegno necessario per allevare un animale che ha bisogno comunque di cure particolari, cominciano a provocare frequentemente delle piccole ferite dovute a morsi e solitamente questi morsi sono la scusa per cercare di liberarsene, ma dove?

Qui si presenta il problema, in quanto la legge vieta l’abbandono di animali, regolato dall’articolo 727 del codice penale che cita: “chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000,00 a 10.000,00 euro”.

Ora, se è vero che molti non sono a conoscenza di questa legge perché la maggior parte crede che sia applicata solo a cani e gatti, molti altri, pur conoscendola, non se ne curano e abbandonano gli esemplari nella prima fontana, laghetto o corso d’acqua che trovano, ignorando le conseguenze del gesto sul nostro fragile ecosistema.

Essendo una specie alloctona, inevitabilmente andrà a creare danni sotto diversi aspetti, come predazione di molluschi, anfibi, pesci, uova, uccelli, vegetazione e quant’altro gli capiterà a tiro, essendo specie molto vorace.

E quando abbandonata in ambienti naturali crea concorrenza alimentare alle nostre ormai rare Emys orbicularis, unica specie palustre autoctona italiana.

La Comunità Europea nel 2017 ha emanato una legge con annesso elenco delle specie invasive, fra cui ha inserito le tartarughe della specie Trachemys scripta (sono tre sottospecie: Trachemys scripta scripta, conosciuta come tartaruga americana dalle orecchie gialle, Trachemys scripta elegans, conosciuta come tartaruga americana dalle orecchie rosse e Trachemys scripta trostii).

La legge Europea è poi stata recepita dall’Italia e convertita in legge nel 2017, dando possibilità ai possessori di dichiararne il possesso entro agosto 2019, a condizione che non vengano cedute ma soprattutto che non si riproducano. C’è da dire però che le leggi spesso arrivano in ritardo e non hanno gli effetti desiderati, come in questo caso, in quanto le grandi farm si sono già preparate a sostituire queste specie con altre simili e quindi continueranno gli acquisti sconsiderati, gli abbandoni irresponsabili e i conseguenti danni in natura.

La legge prevede delle deroghe e la possibilità per i singoli stati di inserire in elenco invasivi anche altre specie dove ve ne sia l’esigenza.

L’associazione Tarta Club Italia ha effettuato uno studio per riconoscere ed elencare le specie che si adattano al nostro clima, non prendendo in considerazione le specie rare che per gli alti costi difficilmente sarebbero vendute in grandi numeri, e sta cercando di spingere le autorità a inserire nell’elenco delle invasive circa altre 20 specie di tartarughe acquatiche alloctone.

Questo per evitare il vecchio errore di quando la legge italiana nel 2004 inserì le Trachemys scripta elegans (orecchie rosse) in un elenco di protezione che di fatto ha impedito la grossa vendita ma che le grandi farm hanno sostituito velocemente con le “cugine” Trachemys scripta scripta (orecchie gialle) che hanno le stesse caratteristiche di invasività, rendendo così inefficace il provvedimento.

La legge italiana purtroppo ha previsto l’eradicazione delle specie invasive, ma senza che comportino delle spese per lo stato.

Quindi la “patata bollente” è passata nelle mani delle regioni, che stanno trovando grossi problemi nel reperire centri di recupero qualificati da autorizzare per il recupero delle specie acquatiche alloctone invasive, in quanto i tanti CRAS (Centri Recupero Animali Selvatici) vedendosi negare fondi per attrezzarsi e mantenere le tantissime tartarughe acquatiche che sono da recuperare, si rifiutano di diventare centri autorizzati.

In Italia il Centro Recupero Tartarughe Acquatiche Alloctone più qualificato è quello del Tarta Club Italia. Da oltre 14 anni ritira esemplari di tutte le specie dannose all’ecosistema, in collaborazione con l’AUSL della Romagna e il Consorzio di Bonifica della Romagna.

Dopo averle analizzate sono inserisce in un bacino di 3500mq (7500 mc) e controllate h24 da volontari che se ne prendono cura. (http://www.tartaclubitalia.it/index.php/webcam).

I ritiri avvengono nella sede dell’AUSL di Forlì, rispettando il calendario che è sul portale www.taraclubitalia.it .

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