I nano acquari

Belli a vedersi e facili da gestire, i “nano” e i “pico” acquari sono la rivoluzione “mini” del mondo dell’acquariofilia.

a cura redazione

Caratteristiche principali dei nano acquario

Piccoli acquari con moderata quantità di acqua. Questi gioielli contengono piccoli litraggi d’acqua (tra i 5 e i 40 litri) e hanno spesso forme cubiche o rotondeggianti con vetri smussati per consentire un’ottima visuale dell’ambiente da parte di chi osserva. In questo modo si uniscono un design moderno, costi contenuti e un ingombro relativamente ridotto.

La continua ascesa commerciale e la diffusione di queste vasche taglia small non devono però far dimenticare la necessità da parte del neo appassionato di documentarsi sempre, prima dell’acquisto, sulla gestione di base degli organismi acquatici che deciderà di ospitare. Gli ambienti che possono essere ricostruiti sono numerosi, sia d’acqua dolce sia salata, mediterranei o tropicali.

Ecco come sono fatti i nano acquari


I piccoli acquari d’acqua dolce, spesso a forma di “cubo”, sono dei sistemi completi che garantiscono una filtrazione meccanica biologica e un’illuminazione idonea con faretti o persino con luci led per vasche di piccole dimensioni. La gestione di queste strutture, pur essendo più semplice in termini di sforzo fisico e di tempo da parte dell’acquarista, è delicata poiché, come insegna l’acquariologia, “una vasca piccola è meno stabile di una grande”.

Ciò significa che se c’è un problema chimico-fisico-biologico, a carico dell’acqua o degli animali ospitati in una vasca di grandi dimensioni, l’acquariofilo ha un lasso di tempo maggiore per intervenire prima che si verifichino gravi e irrimediabili danni che possono causare anche il fallimento dell’intero “sistema acquario”.

L’ambiente da creare in un nano acquario

Se vogliamo che la vasca sia bellissima è importante scegliere tutto accuratamente, coltivando e allevando organismi idonei. Un buon substrato d’acqua dolce è la terra akadama o composti a base di terra allofana, spesso in vendita sotto forma di granuli con un diametro di 0,7 – 1,2 millimetri.

Essi ricreano un perfetto habitat naturale. Dopo aver posto una base di 3-5 centimetri di questo substrato è possibile inserire dei legni per acquario ai quali legare i muschi. Questi vegetali, che da sempre nei comuni acquari sono stati relegati a ruoli da comprimari, hanno una parte fondamentale nei “nanoacquari” e possono sostituire le classiche piante radicanti d’acquario.

La vegetazione nell’acquario

Pur potendo coltivare anche piante come Rotala spp., Anubias spp. e Mayaca fluviatili, la coltura dei muschi è molto più scenica e relativamente semplice a parità di cure necessarie.

Infatti ogni vegetale necessita di una periodica fertilizzazione completa e, se si desidera, un piccolo impianto di diffusione di anidride carbonica, facendo bene attenzione alla regolazione della fuoriuscita del numero di bolle per minuto a causa di potenziali problemi che potrebbero sorgere in seguito ad un’eccessiva somministrazione in piccoli ambienti acquatici.

I muschi: tutto ciò che c’è da sapere

Tra le specie di muschi più apprezzate ci sono il Taiwan moss, il Christmas moss, il Java moss e la Vesicularia dubiana. Tutti possono essere legati direttamente su legni con filo in nylon finché non si saranno ancorati dopo qualche mese; nel frattempo i muschi cresceranno assorbendo sostanze nutritive presenti nell’acqua direttamente dai loro rizomi.

I gamberetti d’acqua dolce (Generi Caridina e Neocaridia) sono gli ospiti ideali di questi acquari e, grazie alle numerose specie disponibili in commercio ed alle piccole dimensioni (2 – 3,5 cm), portano un intenso tocco di colore e diventano assoluti protagonisti grazie all’intensa attività che conducono durante tutta la giornata.

Gamberetti morbidi

Man mano che i soggetti si accrescono perdono il loro scheletro esterno (esoscheletro) e gli esemplari mostrano una consistenza morbida fino alla nuova formazione e indurimento della cuticola esterna.

La riproduzione in cattività è piuttosto diffusa; le uova vengono trattenute dalle femmine sotto il ventre per trenta giorni, prima che le larve vengano liberate e raggiungano la completa autonomia in poco tempo. In alternativa ai gamberetti è possibile ospitare, nelle vasche di almeno 30 litri, un branco di piccoli pesci come Heterandria formosa, Boraras spp. o Rasbora nana, specie alle quali verranno dedicate vasche monospecifiche.

Una vasca marina e tropicale

L’acquariofilia di barriera è la nuova frontiera del nano e pico-reef poiché permette di ospitare organismi come i coralli che richiedono una maggiore cura e spesa rispetto alle piante ospitate negli habitat d’acqua dolce.

Di conseguenza questa scelta è consigliabile per coloro che sono disposti ad informarsi accuratamente, prima dell’acquisto, sulle reali necessità di una mini vasca marina e soprattutto dei coralli. Va inoltre ricordato che queste piccole vasche non sono adatte ad ospitare i pesci di barriera che richiedono per il loro benessere litraggi ben maggiori.

La corretta gestione dei coralli è fondamentale poiché questi organismi sono estremamente complessi e differiscono nella gestione da specie a specie, già a partire dalla costituzione della loro struttura di sostegno (coralli duri e coralli molli).

Un silenzio… colorato

Ogni esemplare è formato da singole unità, i polipi, che filtrano l’acqua al fine di reperire le sostanze nutritive necessarie all’accrescimento. Così come succede nelle grandi vasche di barriera, nei mini-acquari si possono scegliere diverse tecniche di gestione che prevedono l’utilizzo o meno del substrato in sabbia, di rocce vive per la filtrazione o sistemi misti dotati anche di schiumatoi e sump, una piccola vasca accessoria nella quale si ripone parte della componentistica tecnica.

In acquario sarà necessaria, per molte specie, una forte illuminazione al fine di permettere la crescita delle zooxantelle, piccole alghe simbionti che mediante la fotosintesi garantiscono l’apporto di ossigeno al corallo. Alcuni necessitano inoltre di un’alimentazione integrativa a base di plancton e di composti minerali appositamente.

Tutto ciò depone a favore della necessità di informarsi molto prima di scegliere l’opzione tropicale marina; tuttavia l’allevamento di coralli molli come Clavularia spp., Sinularia spp., Xenia spp. e Discosoma spp., è più semplice ed alla portata di chi si avvicina per la prima volta a questo mondo silenzioso ed estremamente colorato.

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