Tartarughe domestiche e selvatiche le differenze

Avere come pet un cane o un gatto non lascia dubbi: siamo di fronte a un animale domestico e un bravo proprietario è giustamente pronto a offrirgli tutto il suo amore e a riempirlo di attenzioni, che saranno ricambiati in vari modi, più o meno originali.

A cura del Dott. Vincenzo Aquaro Tarta Club Italia

Selvatica da sempre

D’altra parte con noi condividono non solo il sangue caldo, il pelo e l’essere dei mammiferi amanti di coccole e interazioni sociali, ma si sono fatti un bel pezzo di storia evolutiva a stretto contatto con l’uomo che li ha plasmati rendendoli parecchio diversi dai loro antenati selvatici.

I gatti hanno iniziato a frequentare l’uomo circa 5000 anni fa e il lupo, che stava già diventando cane, ha stretto la sua proverbiale amicizia con noi bipedi almeno 14.000 anni fa (c’è chi ipotizza addirittura 135.000 anni fa!).
Ma una tartaruga, sostanzialmente invariata da milioni di anni, è, e resta, un animale selvatico a tutti gli effetti, che solo recentissimamente si è “prestato” alla cattività, ma che risponde a regole ancestrali di vita e di comportamento. Le stesse regole che aveva quando i suoi antenati videro prima diversificarsi e poi estinguersi quel bizzarro gruppo di “lucertole terribili” che adesso noi chiamiamo dinosauri…

Non esattamente pet


Per i nostri antenati preistorici le interazioni con le tartarughe erano dovute a due principali funzioni: alimentarsi della loro carne e riciclare la loro corazza per farne qualche tipo di strumento, entrambe pratiche tutt’ora tristemente diffuse in alcune parti del mondo.

La sostanza di questa premessa è che non avrebbe senso trattare una tartaruga “domestica” come un cane o una gatto, ma, per non farla soffrire, bisognerebbe porre la massima attenzione a ricreare un piccolo ecosistema in cui possa svolgere le sue faccende tartarughesche. Dobbiamo stare solo attenti a qualche piccolo dettaglio che, avendo deciso di prenderci cura di questo essere vivente, è bene tenere a mente.

Regole per una sana convivenza

1) Ridurre al minimo il contatto fisico e soprattutto mantenere delle norme igieniche ferree: sono infatti possibili scambi indesiderati di patogeni sia dalle loro feci alle nostre mucose, sia dalle nostre mucose alle loro. Quindi niente bacini!

2) Rispetto a una tartaruga selvatica, di terra o d’acqua che sia, una detenuta in ambiente controllato rischia di annoiarsi, per cui è bene arricchire le strutture di allevamento con dei piccoli accorgimenti, noti appunto come “arricchimenti ambientali” che servono a stimolarne i sensi e a non appiattire la routine. Può trattarsi di una piccola montagnola da scalare per tenersi in esercizio, un cumulo di rami secchi in cui infilarsi, o dei piccoli problem solving di tanto in tanto (una leccornia appesa a un filo). Sicuramente la presenza di piante vive scelte con sapienza è uno degli arricchimenti migliori. Anche il semplice spostamento di alcuni elementi di arredo del recinto/laghetto può essere uno stimolo molto utile.

3) Per quanto lo spazio a disposizione sia grande (e deve sempre esserlo il più possibile) è praticamente automatico che i parassiti a ciclo oro-fecale aumentino sempre di più in cattività, sia che si tratti di vermi intestinali sia che si tratti di protozoi. Per cui sarà buona pratica effettuare periodici esami delle feci, che non costano molto e che danno indicazioni utilissime su eventuali trattamenti da effettuare per tenere bassa o, in alcuni casi, annullare la carica infestante sia negli animali che nell’ambiente in cui vivono.

4) Affidarsi a un veterinario, esperto di questi animali così particolari, non è una banalità e può essere anzi fondamentale per farsi guidare nella corretta gestione della propria tartaruga. Personalmente consiglio almeno una visita clinica all’anno e idealmente due: una al risveglio e una prima del letargo. Purtroppo è facile anche incappare in consigli tecnicamente sbagliati, per cui come sapere chi ascoltare? Diffidate da due categorie fondamentali: gli allevatori che si improvvisano veterinari e i veterinari che non hanno mai allevato.

Due parole conclusive le spendo per le vere tartarughe selvatiche, creature meravigliose che nonostante deforestazione, bracconaggio e inquinamento continuano a impreziosire gli oceani, le giungle, i deserti e i boschi nei posti più disparati del pianeta. Lasciomole stare lì dove sono e continuiamo ad ammirare l’ostinazione con cui resistono in questo mondo che noi, purtroppo, continuiamo a distruggere. L’hanno già fatto coi dinosauri, saranno in grado di sopravvivere all’uomo?

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