Le tartarughe rettili con la corazza

Chiunque è in grado di riconoscere una tartaruga, di qualunque specie sia. Infatti questi animali hanno un elemento distintivo tipico, la corazza, che non è presente in nessun altro rettile.

A cura della Dott.ssa Marta Avanzi Medico Veterinario
Castelfranco Veneto (TV) www.avanzimorivet.it

La corazza è fatta di tante ossa unite insieme rivestite da piastre cornee, dette scuti, composte di cheratina.

Gabbia toracica

Le ossa della corazza in parte derivano da elementi dello scheletro tipici dei vertebrati, come la spina dorsale, le costole e le clavicole, in parte da elementi di nuova formazione derivati dalla cute. In pratica, la corazza rappresenta la gabbia toracica delle tartarughe.


La colonna vertebrale, in particolare, è fusa all’interno della corazza nella sua parte superiore. Solo le vertebre del collo e quelle della coda sono libere e dotate di grande mobilità. Un’altra particolarità anatomica dello scheletro è che il cinto scapolare (scapole e clavicole) e il bacino sono contenuti dentro la gabbia toracica. 

La testa, gli arti e la coda possono essere retratti più o meno completamente all’interno della corazza. Alcune specie, particolarmente quelle aggressive, non sono in grado di ritirarsi nella corazza, ma compensano questa mancanza di difesa con la pericolosità dei loro morsi.

Pressione negativa

La corazza racchiude e protegge gli organi interni, che sono analoghi a quelli dei mammiferi, anche se disposti diversamente. Una struttura che però manca completamente, come negli uccelli, è il diaframma, il muscolo che serve a respirare e che separa gli organi toracici da quelli addominali.

Poiché manca il diaframma e le costole non possono espandersi, come fanno allora le tartarughe a respirare? La respirazione avviene tramite l’azione della muscolatura associata agli arti, per cui lo spazio all’interno della corazza alternativamente si allarga creando una pressione negativa che richiama l’aria nei polmoni e si restringe facendo espellere l’aria.

La tartaruga non è “contenuta” nella corazza e non può “sfilarsela”, ma è tutt’uno con essa.Carenza di ossigeno

Le tartarughe sono eccezionalmente resistenti alla carenza di ossigeno (basti pensare a quando sono in letargo, sotto terra o sott’acqua). È stato dimostrato che almeno una specie, Sternotherus minor, può vivere indefinitamente senza ossigeno utilizzando processi metabolici alternativi. 

A volte si osservano le tartarughe gonfiare ritmicamente la gola: questi movimenti non sono correlati alla respirazione ma hanno lo scopo di “annusare” l’ambiente spingendo l’aria contro le cavità nasali.

Rettili col becco

Le tartarughe hanno un becco rigido e privo di denti, come gli uccelli.Non masticano il cibo ma lo fanno a pezzi e lo ingoiano intero. Hanno anche una lingua poco mobile, perciò non bevono con la bocca ma “aspirano” l’acqua dalle narici. Una fessura nel palato, la coana, permette poi all’acqua di passare nel cavo orale ed essere deglutita.

Sole

Tutte le tartarughe depongono uova, come gli uccelli. Queste, vengono deposte in buche scavate nella terra e quindi abbandonate dalla madre. Spetta al sole provvedere al calore necessario a permettere lo sviluppo dei piccoli. Per questo motivo la durata dell’incubazione dipende dalla temperatura raggiunta dal terreno.

Quest’ultima, in molte specie, determina anche il sesso dei piccoli: da una nidiata possono nascere tutti maschi, tutte femmine o cuccioli di entrambi i sessi in proporzione variabile. Tranne poche eccezioni, infatti, le tartarughe non posseggono cromosomi sessuali che determinano il sesso del nascituro al momento del concepimento.

In alcune specie di tartarughe le femmine possono immagazzinare nell’apparato riproduttivo lo sperma del maschio e restare fertili per anni dopo un solo accoppiamento.Termoregolazione

Le tartarughe, come tutti i rettili, non sono in grado di mantenere autonomamente la temperatura corporea, perciò usano una fonte esterna di calore: il sole. Esponendosi al sole si riscaldano e, per evitare il surriscaldamento, si rifugiano all’ombra.

Questo fenomeno viene detto termoregolazioni comportamentale e ha un discreto vantaggio dal punto di vista evolutivo: i rettili non hanno bisogno di consumare energia metabolica (derivata dal cibo) per sostenere le loro funzioni vitali. 

Lo svantaggio consiste nel fatto che sono strettamente limitati alle aree geografiche che consentono loro di mantenere la temperatura entro il range adeguato, tipico di ogni specie. È per questo motivo che le tartarughe dei climi temperati vanno in letargo durante l’inverno mentre quelle dei climi tropicali non ne hanno bisogno.

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