Cosa fare per il letargo delle tartarughe

Tartarughe prima del letargo

Tra le tartarughe, sia terrestri che acquatiche, che si possono allevare in cattività, esistono due grandi categorie: le tropicali, e le cosiddette rustiche.

A cura del Dott. Vincenzo Aquaro (Tarta Club Italia) Foto di Agostino Montalti e Maria Grazia Natalizio

Le tropicali provengono da climi caldi e durante l’inverno devono essere mantenute al caldo, con lampade apposite e accorgimenti diversi per ogni specie.

Le cosiddette rustiche, invece, stagionalmente vanno incontro a un rallentamento del metabolismo che permette loro di resistere alle basse temperature invernali e di risvegliarsi in piena forma a primavera.

Letargo: una pausa ristoratrice


È una fase particolarmente delicata, ma che non deve spaventare, anzi nelle specie rustiche il letargo, non solo è possibile, ma è altamente consigliato.

Nel lento ma cadenzato ritmo vitale di una tartaruga, la latenza invernale (letargo), equivale infatti a una sana dormita dopo una lunga giornata di lavoro; serve a recuperare le forze per prepararsi a una nuova stagione di attività.

Saltare il letargo può portare a gravi scompensi metabolici, crescita troppo rapida e precoce nei piccoli e disturbi nella riproduzione per gli adulti. Infatti è proprio durante la stagione invernale che le uova nelle femmine e gli spermatozoi nei maschi maturano, permettendo la nascita di nuovi tartarughini.

Errori da non commettere

Spesso si tende a far saltare i primi letarghi alle tartarughine molto piccole, pensando che non siano ancora pronte, specialmente se sono nate in ritardo (ad esempio a ottobre) perché non hanno accumulato sufficienti riserve per la lunga stagione invernale.

Questo è un errore: si deve invece pensare che sia nelle testuggini (Testudo hermanni, T.graeca), sia in molte specie acquatiche (Emys orbicularis, Trachemys scripta) i piccoli sono in grado di svernare addirittura dentro l’uovo, rimandando la schiusa alla primavera successiva.

Per cui, nelle giuste condizioni, non c’è motivo per impedire, anche ai baby nati da pochi giorni, di assecondare il ritmo della natura e andare tranquillamente in latenza.

La fase del letargo per la tartaruga è molto particolare
Tartaruga nascosta tra l’erba

Condizioni ambientali

Certamente per assecondare questo istinto naturale è bene che anche le condizioni ambientali siano più naturali possibili. Gli animali allevati in recinti o laghetti all’aperto troveranno più facilmente il loro rifugio preferito.

Per le terrestri, un bello strato di foglie secche o paglia sparsi dopo le prime gelate sopra i punti che gli animali hanno scelto per ibernare creerà un isolamento termico a prova di neve e manterrà la giusta umidità ambientale. Cosa impossibile da ottenere, ad esempio, su un balcone (troppo ventilato!).

Per le acquatiche, il fondo melmoso del laghetto è sicuramente l’ideale, ma, in alternativa, si può scegliere di far passare l’inverno in una vaschetta con poca acqua in una stanza non riscaldata, ad esempio un garage.

Questa soluzione è adottabile anche per le terrestri, avendo cura di metterle in scatole con paglia/foglie da nebulizzare di tanto in tanto. La temperatura durante la latenza dovrà oscillare tra i 4 e i 10 °C.

L’errore in assoluto più grave è quello di tenere le tartarughe in casa durante l’inverno, a temperature superiori ai 10°C e con un’umidità ambientale bassissima. Questa situazione, specialmente nei piccoli, porta spesso alla morte poco dopo il risveglio primaverile.

Preparazione al letargo

Quando le ore di luce diminuiscono e le giornate si accorciano le nostre beniamine iniziano autonomamente a mangiare di meno e dormire di più. Sarà nostra cura assicurarci che siano in buono stato di salute, magari facendo fare un controllo a un veterinario esperto.

A questo punto, nel caso delle tartarughe terrestri, è consigliato un bel bagno idratante in acqua bassa prima di metterle nelle condizioni di cercarsi il giaciglio preferito.

Eccezioni

Le uniche eccezioni al regolare svolgimento del letargo sono la residenza in zone di alta montagna e lo stato di salute non ottimale.

Nel primo caso è opportuno optare per un letargo controllato. Nel caso di patologie in corso, si provvederà al ricovero forzato per risolvere il problema e non rischiare di far morire l’animale durante l’inverno.

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