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	<title>Rettili: quali sono e come vivono | Pet Family</title>
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		<title>Il morso della vipera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2024 12:50:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[RETTILI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel periodo estivo, il bel tempo invita a passeggiate in campagna, ma… attenti agli imprevisti come possibili incontri con serpenti, il più pericolosa è la vipera e il suo morso! A cura del Dott. Marco Smaldone Madico Veterinario &#8211; Bari Tra i diversi tipi di incidenti, infatti, il morso di vipera è sicuramente il più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>Nel periodo estivo, il bel tempo invita a passeggiate in campagna, ma… attenti agli imprevisti come possibili incontri con serpenti, il più pericolosa è la vipera e il suo morso!</strong></p><p>A cura del <strong>Dott. Marco Smaldone </strong> Madico Veterinario &#8211; Bari</p><p>Tra i diversi tipi di incidenti, infatti, il morso di vipera è sicuramente il più temuto perché ci coglie di sorpresa e, ancora più, per la sua gravità.</p><h2 class="wp-block-heading">Luoghi a rischio dove possibile imbattersi nel morso di una vipera</h2><p>Per fortuna questo tipo di “incontro” non è frequente: i luoghi dove si corre il rischio di imbattersi in una vipera sono i caseggiati diroccati o in abbandono, ubicati frequentemente nelle campagne o nelle zone periferiche dei centri abitati, ma è anche frequente incontrarle vicino ai muri a secco e nei terreni pietrosi ed incolti.</p><p>Può essere utile sapere che uno dei nascondigli preferiti dai rettili è infilarsi sotto le pietre. Questo avviene soprattutto nelle ore più calde della giornata e quando vengono spaventate dalla presenza improvvisa di persone o animali. Va da sé che, se dobbiamo spostare una grossa pietra, occorre allontanare il nostro amico a quattro zampe e procedere con un bel paio di guanti, per evitare di infilare le mani nude sotto il sasso ed essere “beccati”.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="758" height="499" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-475328408-vipera-e-cane.jpg" alt="Cane con la vipera " class="wp-image-60204" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-475328408-vipera-e-cane.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-475328408-vipera-e-cane-768x505.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-475328408-vipera-e-cane-696x458.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-475328408-vipera-e-cane-1068x703.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-475328408-vipera-e-cane-637x420.jpg 637w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-475328408-vipera-e-cane-1920x1263.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-475328408-vipera-e-cane-600x394.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure><h3 class="wp-block-heading">Morso della vipera attenzione al cane</h3><p>Fra tutti gli animali, uomo compreso, il cane è sicuramente il più esposto al morso dei rettili. È dovuto essenzialmente a quella che è la sua natura, in quanto predisposto a dare la caccia ai serpenti. Ed ancora più perché portato ad intrufolare il muso dappertutto per appagare la sua curiosità olfattiva. Quindi, annusare in cunicoli ed anfratti come nell&#8217;erba alta, lo espone maggiormente al serio pericolo di essere morsicato da una vipera.</p><p>Quando un cane subisce l’attacco di un rettile la scena che si verifica è vedere l’aggredito compiere improvvisamente un balzo all&#8217;indietro. Questa brusca reazione da parte del cane è un modo inconscio ed istintivo per cercare di sottrarsi all&#8217;improvviso attacco spiccato dal serpente. Nel caso in cui il rettile riesca a raggiungere il bersaglio, le parti anatomiche del cane maggiormente colpite sono le labbra, il naso, le orecchie, sotto la gola e alle zampe.</p><p>Tra i diversi aspetti inquietanti di questo angoscioso incidente spesso c&#8217;è anche quello di non essere in grado di identificare il tipo di serpente. In quei terribili momenti è difficile capire se si tratta del morso di una vipera o, più semplicemente, di un’ innocua biscia. Di fronte ad una simile circostanza e nel dubbio, per non correre rischi, è comunque meglio avviare tempestivamente le previste cure del caso, senza aver paura di esagerare, perché l’azione del veleno di questo rettile è così rapida che un ritardo potrebbe vanificare ogni tipo di cura.</p><h3 class="wp-block-heading">La natura del rettile</h3><p>Per capire quale sia la natura del rettile si può iniziare osservando il tipo di morso cagionato. Infatti, attraverso un attento esame delle ferite prodotte, si può stabilire se si tratta del morso di una vipera o di quello di un innocuo rettile. Quando a mordere è una vipera i buchini lasciati sulla cute dello sfortunato soggetto colpito sono due e paralleli, abbastanza profondi e distanti tra loro circa un centimetro, seguiti da una serie di altri forellini molto meno evidenti.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="502" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1192716904-vipera-primo-piano.jpg" alt="Vipera e il suo morso" class="wp-image-60205" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1192716904-vipera-primo-piano.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1192716904-vipera-primo-piano-768x508.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1192716904-vipera-primo-piano-696x460.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1192716904-vipera-primo-piano-1068x707.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1192716904-vipera-primo-piano-634x420.jpg 634w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1192716904-vipera-primo-piano-1920x1271.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1192716904-vipera-primo-piano-600x397.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure><p>Quando invece a mordere è un altro tipo di rettile non velenoso, i buchi sono tutti piccolissimi ed uguali.<br>Va però detto che esistono anche eccezioni: come riuscire a vedere solo uno dei buchi attraverso il fitto pelo del cane o perché la vipera in un precedente morso può aver perso una delle zanne velenifere.</p><p>A proposito dei denti dei viperidi, è opportuno specificare che sono due, alloggiati nella parte anteriore della mascella superiore; hanno una lunghezza di poco meno di un centimetro e, a bocca chiusa, si posizionano sotto il palato. Ma la loro principale caratteristica è che questi denti sono attraversati da un canalicolo che sbocca ad uno o due millimetri dalla punta degli stessi e che questo condotto comunica con la ghiandola del veleno.</p><p>Entrambe le ghiandole velenifere sono provviste di muscolo compressore, che entra in azione nel momento in cui il serpente morde, riuscendo così ad iniettare il contenuto delle ghiandole, ovvero tutto il quantitativo del veleno da esse elaborato direttamente nella ferita provocata dal morso.</p><h2 class="wp-block-heading">Altri segni caratteristici del morso della vipera</h2><p>Altri segni che si possono evidenziare nella sede del morso sono i &#8220;sintomi locali&#8221;, dovuti all&#8217;iniziale assorbimento del veleno: consistono in un vivo dolore della parte morsicata con la comparsa di gonfiore ed intenso arrossamento.</p><p>Il gonfiore (l&#8217;edema), dapprima è localizzato solo alla parte morsicata, ma poi, con il trascorre delle ore, tende ad allargarsi in modo molto vistoso in tutta l&#8217;area circostante, con una colorazione della pelle rosso bluastro.</p><p>Ci sono poi i &#8220;sintomi generali&#8221;, che di solito cominciano ad evidenziarsi all&#8217;incirca dopo una mezz&#8217;ora da quando il soggetto è stato morsicato. Consistono in un grave malessere generale con segni di instabilità, quali vertigini, vomito, diarrea, brusco calo di pressione e shock, unitamente a compromissione cardio-respiratoria, che possono evolvere con il coma e la morte, spesso preceduta da sincope e da convulsioni.</p><h3 class="wp-block-heading">Aspetti evidenti</h3><p>Evidenzierò ora i molteplici aspetti somatici della vipera al fine di poterla facilmente riconoscere e così mantenere le giuste distanze nel caso di un incontro improvviso per evitare dei seri pericoli. Ritengo opportuno cominciare dal colore del suo corpo, perché anche se non è un dettaglio determinante a colpo d&#8217;occhio permette nell&#8217;immediato di poter subito capire la differenza con i tantissimi altri serpenti non velenosi.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="465" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1121185251-morso-della-vipera.jpg" alt="I denti della vipera attenzione al suo morso" class="wp-image-60207" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1121185251-morso-della-vipera.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1121185251-morso-della-vipera-768x471.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1121185251-morso-della-vipera-696x426.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1121185251-morso-della-vipera-1068x655.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1121185251-morso-della-vipera-684x420.jpg 684w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1121185251-morso-della-vipera-1920x1177.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-1121185251-morso-della-vipera-600x368.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure><p>Questo perché il suo colore è molto particolare: bruno rossastro picchiettato di nero e questo può fare un&#8217;immediata differenza nel farci dedurre che non si tratta di un comune serpente, come ad esempio lo &#8220;scorzone&#8221;, che è interamente nero e di dimensioni maggiori o il &#8220;cervone&#8221;, molto presente nelle nostre campagne, con manto multicolore di dimensioni ancora più grande.</p><h3 class="wp-block-heading">Un ricordo</h3><p>A proposito di questo serpente, mi viene in mente un ricordo di quando ero piccolo: l&#8217;ho potuto conoscere da vicino in un giorno d&#8217;estate. In compagnia di mio nonno Marco mi ero recato in campagna, dove, al centro del suo vigneto, c&#8217;era una piccola casetta fatta di tronchi e canne, dove mio nonno si andava a riparare dal forte caldo nelle ore della siesta.</p><p>Quel giorno eravamo appena entrati nel pagliaio (così veniva denominato in gergo paesano quella casetta di campagna) quando, inaspettatamente per me, vidi comparire un grosso serpente e fui subito assalito da una grande paura, per cui acchiappai immediatamente la scopa per cercare di neutralizzarlo.</p><p>All’istante mio nonno mi bloccò dicendomi di deporre l&#8217;attrezzo perché quel serpente era un suo amico e si era presentato al centro del pagliaio poiché, avendo udito i suoi passi, era uscito per salutarlo.</p><p>Mi disse che era lì da molti anni e che lui, una volta alla settimana, gli portava da mangiare, mentre il serpente a sua volta gli restituiva l’importante servizio di presiedere al controllo dei topi di campagna, che facilmente si sarebbero potuti impossessare di quella casuccia.</p><p>Quindi, vigeva tra loro un mutuo e reciproco rapporto di convivenza, che a me servì d&#8217;insegnamento. Da quel giorno riuscii a superare la paura dei serpenti ed avere anche rispetto verso di loro.</p><h2 class="wp-block-heading">Udito dei rettili</h2><p>Nel descrivere questo aneddoto ho parlato di udito del serpente. In questo sono molto diversi da noi, perché non posseggono orecchie esterne, ma, al contrario, hanno un orecchio interno, con una spiccata sensibilità nel sentire le vibrazioni. Per questo avvertono molto bene i nostri passi.</p><h3 class="wp-block-heading">Altri segni identificativi</h3><p>La testa della vipera è molto caratteristica: ha forma triangolare e con il muso leggermente all&#8217;insù ed è ben distinta dal corpo per il collo più sottile. Gli occhi hanno delle caratteristiche pupille a fessura verticale, come quelle del gatto, anziché rotonde come sono quelle dei serpenti non velenosi.<br>In quanto alla lunghezza del suo corpo, è piuttosto breve e, spesso, non supera i 60 cm. La coda ha un aspetto caratteristico, poiché corta e tozza.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="530" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-636766648-cane-in-bocca-una-vipera.jpg" alt="Cane con una vipera in bocca è molto pericolosa per il suo morso" class="wp-image-60206" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-636766648-cane-in-bocca-una-vipera.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-636766648-cane-in-bocca-una-vipera-768x536.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-636766648-cane-in-bocca-una-vipera-100x70.jpg 100w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-636766648-cane-in-bocca-una-vipera-696x486.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-636766648-cane-in-bocca-una-vipera-1068x746.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-636766648-cane-in-bocca-una-vipera-600x419.jpg 600w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/12/iStock-636766648-cane-in-bocca-una-vipera-1920x1342.jpg 1920w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure><h2 class="wp-block-heading">Se il cane viene morsicato?</h2><p>In primis bisogna cercare di mantenere la calma e impedire al cane di compiere eccessivi movimenti, perché questo favorirebbe il diffondersi del veleno nel circolo generale. Pertanto, tenerlo in braccio è la cosa migliore. Lavare subito la parte colpita con acqua ossigenata o soluzione fisiologica. In alternativa, anche con acqua corrente o di bottiglie, purché si lavi bene la ferita.</p><p>Nel caso sia stato morsicato ad una zampa, la successiva cosa importante da fare è applicare una specie di laccio emostatico, che deve essere leggermente compressivo e va applicato a monte della parte colpita, ovvero alcuni centimetri sopra al punto della morsicatura. Questo serve a rallentare il circolo sanguigno, ma non a bloccarlo.</p><p>Quindi deve essere fatto in modo che vi possa scorrere un vostro dito sotto questo ipotetico laccio emostatico. Trovandosi in campagna, sfilarsi la cintura è il rimedio più semplice ed opportuno da utilizzare.</p><h4 class="wp-block-heading">Ricordarsi che questa contenzione non può protrarsi a lungo, al massimo due ore.</h4><p>Dopo aver individuato i due fori tipici del morso, si deve praticare un&#8217;incisione sulla pelle che unisce i due buchi ad una profondità di non oltre 5 mm, per poi esercitare delle lievi compressioni, per favorire la fuoriuscita di sangue unitamente al veleno appena inoculato. Prima di praticare l&#8217;incisione, sarà opportuno sterilizzare la lama dell&#8217;attrezzo da usare, magari con la fiamma di un accendino.</p><p>Inoltre bisognerà prestare particolare attenzione, onde evitare di tagliare zone dove scorrono vasi sanguigni importanti, soprattutto quelli arteriosi. Quindi occhio alle zone che pulsano!<br>Per una migliore estrazione del veleno, si può procedere anche tramite suzione, ripetuta più volte e sputando poi il veleno.</p><p>Ma attenzione! E&#8217; una pratica a volte rischiosa per il soccorritore qualora avesse delle micro lesioni nel cavo orale o delle labbra screpolate. Qualora il cane sia stato morso alla testa o al collo, sfilate subito il collare, togliendo anche quello antiparassitario, nel caso lo avesse. </p><p>Come già detto, la zona colpita in pochissimo tempo può diventare tumefatta e gonfia ed eventuali collari stretti e non dilatabili potrebbero soffocarlo. Giunti dal veterinario molti altri presidi medici potranno essere utilizzati per cercare di salvare lo sfortunato paziente, tra cui, quello più importante, di ricorrere all&#8217;uso di &#8220;siero antiofidico&#8221;.</p><h2 class="wp-block-heading">Il siero è essenziale, ma alquanto controverso</h2><p>Bisognerà essere molto fortunati per trovarlo e molto cauti quando lo si deve usare, per i suoi altissimi rischi di reazioni anafilattiche, che in molti casi sono più temibili del veleno stesso. Terapia questa di esclusiva competenza del veterinario. Una raccomandazione molto importante: nel caso che il serpente responsabile del morso sia stato catturato o ucciso, non dimenticate di portarlo dal veterinario, per una sicura identificazione. </p><p>Cosa spesso molto difficile quando si ammazza un rettile, poiché di solito si mira a colpirlo proprio alla testa, spesso sfigurandolo completamente, rendendo impossibile l&#8217;identificazione. Concludendo vi invito a diffondere questo articolo in modo che sempre più persone possano essere informate su cosa fare e cosa non fare nel caso in cui, durante una passeggiata in campagna si incontra una vipera.</p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/il-morso-della-vipera/">Il morso della vipera</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Ho trovato una tartaruga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 08:59:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TARTARUGA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho trovato una tartaruga, che fare? La posso tenere? Innanzitutto, la prima domanda che dovremmo porci nell’accogliere un animale domestico, è se questo sia veramente tale. E ciò non è affatto scontato. A cua di ARIANNA MOSSALI Ormai è assodato che il posto un tempo saldamente occupato da cani e gatti sul trono di principi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>Ho trovato una tartaruga, che fare? La posso tenere? Innanzitutto, la prima domanda che dovremmo porci nell’accogliere un animale domestico, è se questo sia veramente tale. E ciò non è affatto scontato.</strong></p><p>A cua di <strong>ARIANNA MOSSALI</strong></p><p>Ormai è assodato che il posto un tempo saldamente occupato da cani e gatti sul trono di principi e principesse (spesso e volentieri viziatissimi/e!) di casa sia sempre più spesso insidiato da pretendenti al trono più esotici: da pesci e pappagalli tropicali a rettili e roditori di tutte le specie, il giardino zoologico domestico si arricchisce sempre di più.</p><h2 class="wp-block-heading">Ma è sempre un bene?</h2><p>Siamo sicuri di fare il bene del nostro nuovo amico esibendolo a parenti e conoscenti in un terrario invece di lasciarlo libero nel suo habitat naturale, habitat per il quale ogni cellula del suo corpo è stata perfezionata all’estremo da Madre Natura?</p><p>Se ne siamo sicuri, allora dobbiamo ricordarci che per la detenzione di animali esotici esistono regole precise, che riguardano anche le simpatiche, pacifiche tartarughe domestiche che amano mimetizzarsi nel verde del nostro giardino.</p><p>Infatti, su tutto il territorio nazionale, è necessario che la nostra piccola testuggine, se nata o acquisita dopo il 1995, abbia un microchip identificativo. Esattamente come cani e gatti, che viene posizionato dal veterinario attraverso la stessa innocua procedura seguita per questi ultimi, entro il primo anno di vita.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="431" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-2.jpg" alt="Ho trovato una tartaruga in primo piano" class="wp-image-59909" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-2.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-2-768x436.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-2-696x395.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-2-1068x607.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-2-738x420.jpg 738w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-2-1920x1091.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-2-600x341.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure><h2 class="wp-block-heading">Se ho trovato una tartaruga cosa prevede la legge</h2><p>La legge che regolamenta la detenzione di tartarughe domestiche è l’Allegato &#8220;A&#8221; del regolamento comunitario n. 2724/2000, riferito al CITES, la principale convenzione vigente, insieme a quella di Berna ratificata nel 1979, in termini di tutela delle testuggini europee Noto anche come Convenzione di Washington, firmata nel 1973 da 77 Paesi tra cui l’Italia, il CITES regolamenta ogni aspetto del commercio e della detenzione delle specie animali e vegetali a rischio di estinzione.</p><p>Dunque, se hai trovato una tartaruga è obbligo di legge denunciarla come  all’acquisizione, alla nascita o al decesso, entro un termine massimo di 10 giorni dall’evento. Gli uffici CITES mettono a disposizione la modulistica necessaria.</p><h3 class="wp-block-heading">Come trovarli?</h3><p>Ad esempio attraverso siti come quello dell’associazione Tartaclub Italia, che fornisce un elenco dettagliato di tutti i nuclei CITES presenti sul territorio nazionale e dei relativi contatti. Il costo per la messa in regola di ciascun esemplare è davvero modesto: si tratta di una quindicina di euro per la parte burocratica, più una ventina per l’applicazione del microchip, quindi non ha davvero senso correre il rischio di incorrere in sanzioni pecuniarie ben più elevate.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1012" height="593" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/turtle-4496678_1280-tartaruga-ho-trovato.jpg" alt="Tartaruga in primo piano" class="wp-image-59910" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/turtle-4496678_1280-tartaruga-ho-trovato.jpg 1012w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/turtle-4496678_1280-tartaruga-ho-trovato-768x450.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/turtle-4496678_1280-tartaruga-ho-trovato-696x407.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/turtle-4496678_1280-tartaruga-ho-trovato-1068x625.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/turtle-4496678_1280-tartaruga-ho-trovato-716x420.jpg 716w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/turtle-4496678_1280-tartaruga-ho-trovato-1920x1125.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/turtle-4496678_1280-tartaruga-ho-trovato-600x351.jpg 600w" sizes="(max-width: 1012px) 100vw, 1012px" /></figure><h2 class="wp-block-heading">Il passaggio di proprietà</h2><p>La cessione di tartarughe tra privati non prevede un vero e proprio passaggio di proprietà, ma deve essere a titolo gratuito, fatto salvo il rispetto degli adempimenti burocratici che abbiamo già descritto; se invece la nostra tartarughina è stata regolarmente acquistata presso un allevamento che risponda ai requisiti di legge, l’allevatore stesso, oltre a fornirci informazioni dettagliate su come prenderci cura del nostro animale , dovrebbe avere provveduto a rilasciarci un documento che ne attesti l’avvenuta registrazione presso la banca dati CITES.</p><p>Purtroppo non finiremo mai di ripetere che questi sono parametri importanti da tenere in considerazione nella scelta dell’allevamento in cui acquistare un animale, anche un cane o un gatto: non dobbiamo mai fidarci del prezzo più basso, se il mancato rispetto di alcuni standard fondamentali mette a rischio la salute degli animali, oltre al portafoglio dei proprietari inesperti.</p><h3 class="wp-block-heading">Qualche esempio?</h3><p>Nel caso di possesso di esemplari privi di microchip o documento identificativo CITES, si rischia il sequestro della tartaruga e una denuncia penale. Per il commercio non regolare di tartarughe la legge stabilisce, oltre a una multa salata, la possibilità di una pena detentiva da tre a dodici mesi. In caso di recidiva l’arresto può arrivare fino a due anni. Per nascite e marcature con chip fuori tempo massimo la sanzione prevista va da 500 a 2000€.</p><h2 class="wp-block-heading">Ho trovato una tartaruga</h2><p>Se invece dovessimo imbatterci in un esemplare di tartaruga apparentemente smarrito o abbandonato? Portarla a casa e adottarla, al di là delle buone intenzioni, è sconsigliato. Infatti, è la legge a parlare chiaro: è severamente vietato impossessarsi della tartaruga o spostarla dal luogo in cui la si è trovata.</p><p>L&#8217;animale va rimosso solo se si trova in condizioni di reale e immediato pericolo. Quello che bisogna fare, in questi casi è avvisare il nucleo forestale o la sezione delle guardie zoofile competente per la vostra zona. Saranno loro a provvedere a portare la tartaruga presso un allevamento, un vivaio, o un&#8217;altra struttura sicura per effettuare i necessari accertamenti.</p><p>Esattamente come per cani e gatti vaganti sul territorio, infatti, occorre verificare che la <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/perche-non-dobbiamo-comprare-le-tartarughe/">tartaruga sia provvista di microchip</a>, e quindi se sia possibile risalire al proprietario.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="507" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-1.jpg" alt="Trovato una tartaruga nella foto mentre mangia insalata" class="wp-image-59911" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-1.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-1-768x513.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-1-696x465.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-1-1068x714.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-1-627x420.jpg 627w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-1-1920x1284.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/11/Ho-trovato-una-tartaruga-1-600x401.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure><h2 class="wp-block-heading">Alcuni adempimenti di legge</h2><p>Non tutti sanno, infine, che esistono alcuni adempimenti di legge da rispettare anche per le tartarughe d&#8217;acqua: le cosiddette Trachemys scripta, o tartarughe palustri americane. Ossia parenti strette di quelle graziose tartarughine dalle vivaci marcature gialle e rosse, che spesso vediamo sguazzare negli acquari e negli stagni insieme a pesci di tutte le fogge.</p><p>Ma i <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/allestire-un-laghetto-per-le-tartarughe-acquatiche/">laghetti casalinghi</a> non costituiscono il solo habitat delle Trachemys, e ne sanno qualcosa gli abitanti dei parchi lombardi. Infatti in tempi relativamente recenti si sono visti “vittime” di una vera e propria invasione di questi piccoli rettili.</p><p>Invasione neppure tanto pacifica, se si considera che le Trachemys sono una specie non autoctona e fortemente invasiva per l&#8217;ecosistema acquatico che sono andate ad occupare. Fermo restando che anche le specie invasive vanno tutelate e gestite correttamente. Questo fenomeno è indice, ancora una volta, di una forte inciviltà dell&#8217;essere umano: queste tartarughe allo sbando sono infatti per la maggior parte abbandonate.</p><h3 class="wp-block-heading">Importate dagli Stati Uniti verso l&#8217;Europa e l&#8217;Asia, molte di loro arrivano da noi in pessime condizioni. </h3><p>E, tra quelle che sopravvivono, tante vengono “liberate” e lasciate al proprio destino appena i proprietari si stancano o si rendono conto di non riuscire a provvedere a loro. Ricordiamo che l’abbandono, quando accertato, costituisce un reato penale oltre che un atto umanamente deprecabile.</p><p>Storia triste che si ripete per l&#8217;ennesima volta e che, come sempre, crea problemi e sofferenze all&#8217;animale e all&#8217;ambiente circostante. Se doveste imbattervi in una Trachemys abbandonata, o nel caso siate interessati ad adottarne una, sui siti dell&#8217;<a href="https://enpa.org/">ENPA</a> e delle altre associazioni competenti. Dove sono reperibili alcune informazioni utili al riguardo, informazioni del tutto analoghe a quelle valide per le tartarughe di terra. Ma, come sempre, utilizziamo questo spunto per invitarvi a riflettere: prima di adottare un animale &#8211; qualsiasi animale. Ricordatevi sempre di fare un onesto esame di coscienza, e chiedervi se siate veramente disposti a fare il meglio per lui.</p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/ho-trovato-una-tartaruga/">Ho trovato una tartaruga</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Il geco leopardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2024 09:40:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[RETTILI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il geco leopardo o &#8220;geco leopardino&#8221; (Eublepharis macularius), è un piccolo sauro terrestre molto diffuso come rettile pet, provieniente dai territori aridi e caldi del Pakistan, Afganistan, nord-est India e est dell’ Iran. A cura della Dott.ssa DOMENICA DI BARI &#8211; n° O.M.V. 988, Bari Membro SIVAE (Società Italiana Veterinari Animali Esotici) Medico Veterinario Esperto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>Il geco leopardo o &#8220;geco leopardino&#8221; (Eublepharis macularius), è un piccolo sauro terrestre molto diffuso come rettile pet, provieniente dai territori aridi e caldi del Pakistan, Afganistan, nord-est India e est dell’ Iran.</strong></p><p>A cura della <strong>Dott.ssa DOMENICA DI BARI</strong> &#8211; n° O.M.V. 988, Bari Membro SIVAE (Società Italiana Veterinari Animali Esotici) <a href="https://petfamily.it/news/ambulatorio-veterinario-animali-esotici/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medico Veterinario Esperto</a> in P.N.E.I (Psico Neuro Endocrino Immunologia) Medico Veterinario Esperto in Animali Esotici e non convenzionali, Freelance<br>Mail: <a href="mailto:monica.dibari@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">monica.dibari@gmail.com</a> Ig: vet.dibari_animaliesotici Fb. Ambulatorio Veterinario Animali Esotici</p><h2 class="wp-block-heading">Geco Leopardo</h2><p>È in animale dalle abitudini notturne e con un alimentazione prettamente a base di insetti, sia in età giovanile che da adulto. Le sue dimensioni possono variare tra i 14 e i 25 cm e la vita media in cattività è di circa 13 anni. Esiste una evidente differenza tra femmina e maschio. Quest’ultimo infatti presenta i cosiddetti &#8220;pori femorali o anali&#8221; in forma di &#8220;V&#8221;, (molti evidenti nel maschio maturo sessualmente); generalmente è di taglia più grande. Mentre gli esemplari di sesso femmininile non hanno i pori femorali e presentano dimensione e peso leggermente più ridotti.</p><h3 class="wp-block-heading">L&#8217;alimentazione del geco leopardo</h3><p>Conoscere le abitudini alimentari del nostro rettile è fondamentale per evitare problemi di salute legati alla malnutrizione. La dieta dei gechi è caratterizzata da insetti, ed è consigliabile variare la tipologia di prede e offrire soprattutto insetti vivi, per garantire un piano alimentare di maggiore qualità.<br>Offire insetti vivi è importante sia da un punto di vista nutrizionale ma anche per l’arricchimento ambientale, stimolando l’attività predatoria dei gechi.</p><p>La frequenza dei pasti, la quantità, la grandezza e la tiplogia di insetti da offrire varia in base allo stato fisiologico del soggetto. Per questo sarà importante consulatre il Medico Esperto in Rettili, che dará indicazioni dettagliate sul piano alimentare da seguire.</p><figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="758" height="505" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardino-3.jpg" alt="Geco leopardo in primo piano che mangia" class="wp-image-58868" style="width:840px;height:auto" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardino-3.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardino-3-768x511.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardino-3-696x463.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardino-3-1068x711.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardino-3-630x420.jpg 630w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardino-3-1920x1279.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardino-3-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure><h3 class="wp-block-heading">Terrario</h3><p>Per le caratteristiche di specie, i gechi hanno bisogno di una teca o un terrario attrezzato adeguatamente. Le dimensione minime per un singolo esemplare sono: 40x25x20 cm. È possibile far convivere 1 maschio e 2 o 3 femmine se abbiamo un terrario il doppio delle dimensioni sopraindicate. I maschi vanno tenuti soli, perchè sono abbastanza territoriali e possono avere problemi di convivenza legati allo stress.</p><p>È preferibile acquistare teche per gechi terrestri, oppure si può costruire una teca artigianale in vetro e legno, o in plexiglass. Questa deve svilupparsi in senso orizzontale, avere le giuste misure e una buona prodondità. Deve essere, inoltre, facile da sanificare, chiusa sulla parte alta per evitare fughe, e avere dei corretti sistemi di areazione e ventilazione.</p><h3 class="wp-block-heading">Temperatura</h3><p>I gechi hanno bisogno di un gradiente termico con i seguenti range di temperatura nella zona calda di 31-32 °C e nella zona fredda: 25-26 °C. Di notte è consentita un’escursione termica di 5-10 °C, in base alla stagione dell’anno.</p><p>In estate a volte non è necessario avere un sistema di riscaldamento, l’importante è che per la notte la temperatura non sia inferiore a 23 °C. In inverno, invece, abbiamo bisogno di una fonte di calore per la notte e la temperatura non deve scendere sotto i 15 °C.<br>È consigliato avere sempre un termometro nella zona fredda e uno nella zona calda, per monitorare la temperatura durante il giorno e la notte.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="490" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-2.jpg" alt="Geco nel terrario " class="wp-image-58869" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-2.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-2-768x496.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-2-696x449.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-2-1068x690.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-2-649x420.jpg 649w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-2-1920x1241.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-2-600x387.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure><h3 class="wp-block-heading">Riscaldamento</h3><p>Come fonti di calore per la teca possiamo usare il tappetino termico, sotto il terrario ed esternamente in corrispondenza di metà terrario, affinchè l’animale possa distingure la zona calda da quella fredda. Mai mettere le fonti di calore dentro l’installazione, perchè possono arrecare ustioni.<br>In alternativa, si può usare la lampada riscaldante (in ceramica riscaldante o ad infrarossi) da collocare in un lato del terrario, all’esterno della teca.</p><p>Meglio interporre tra la fonte di calore e l’animale una griglia metallica per evitare incidenti. La distanza tra il punto più alto su cui può accedere l’animale nella teca e la fonte di calore esterna, deve essere di 30 cm. Il voltaggio della lampada riscaldante deve essere idoneo in base alle dimensioni del terrario. Si consiglia un termostato per regolare il corretto funzianamento delle fonti di calore e assicurarci la corretta temperatura in ogni stagione.</p><h3 class="wp-block-heading">Luce ultravioleta</h3><p>Rispetto ai sauri terrestre diurni, i gechi essendo notturni hanno bisogno di luce U.V.B. a bassa intensità specifica per rettili notturni (fluorescente 2.0), che imita la luce U.V.B. riflessa dalla la luna.<br>Senza questa luce possono sopraggiungere problemi ossei metabolici e deficit del sitema immunitario.<br>Ricordiamo che tutte le lampade vanno cambiate ogni sei mesi.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="500" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari.jpg" alt="Immagine del geco leopardo della dott.ssa Di Bari" class="wp-image-58870" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-768x506.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-696x459.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-1068x704.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-636x420.jpg 636w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-1920x1266.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-600x395.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure><h3 class="wp-block-heading">Umidità</h3><p>Il geco leopardino ha bisogno di un tenore di umidità medio basso, di circa il 55-70 %.<br>Si raccomanda di avere un recipiente con acqua per far bere l’animale, e uno dove possa entrare e uscire senza difficoltà per farsi un bagno. Bisogna cambiare frequentemente l’acqua, che tenderà a evaporare per via della temperatura. Sono preferibili recipienti in plastica rigida o di ceramica, di piccole dimensioni e poco profondi, con bordi arrotondati.</p><h3 class="wp-block-heading">Substrato</h3><p>Per il substrato della teca è consigliata fibra di cocco per evitare ostruzioni intestinali e per le capacità assorbenti. La carta assorbente bianca da cucina in quarantena o quando sono malati, aiuta a valutare mascropicamente la qualità e la quantità delle feci. È il modo più igienico per pulire giornalmente il terrario, per la sanificazioen possiamo usare amuchina liquida diluita 1:10.</p><h2 class="wp-block-heading">Arricchimento ambientale per il Geco Leopardo</h2><p>Per arredare la teca sarà fondamentale avere due tane, una nella zona calda e una nella zona fredda, di ceramica, plastica, legno o di cocco. Inoltre, possiamo usare pietre da collocare sulla base terrario per imitare il luogo di origine. Possiamo usare pietre di una dimensione tale da non essere ingerite, rami e corteccia, da posizionare nella parte inferiore del terrario, sopra la fibra di cocco.</p><p>Per la parete del terrario una superficie verticale (una parete di roccia falsa o naturale) dove può nascondersi, arrampicarsi e/o camminare. Si raccomanda di essiccare previamente corteccia e rami nel forno a 180 °C, per 15-30 minuti, in base allo spessore dei rami. Questo procedimento ci permetterà di sterilizzare per essicamento i materiali che raccogliamo in natura e che possono veicolare parassiti al nostro pet. Si sconsiglia di usare piante vere poiché dovremmo dedicare tempo alla loro cura, altrimenti possono causare problemi indiretti di salute all&#8217;animale.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="485" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-2.jpg" alt="Geco in primo piano" class="wp-image-58871" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-2.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-2-768x491.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-2-696x445.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-2-1068x683.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-2-656x420.jpg 656w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-2-1920x1228.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2024/04/geco-leopardo-di-bari-2-600x383.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure><h3 class="wp-block-heading">Visite mediche per il Geco Leopardo</h3><p>Ogni rettile ha bisogno di essere sottoposto a visite regolari, affidandosi al Veterinario Esperto in Rettili. Le patologie che frequentemente si riscontrano in questa specie sono dovute da errori nella gestione ambientale e alimentare, che si manifestano spesso durante la muta e durante il periodo di bruma.</p><p>I gechi, come tutti i sauri che vivono come &#8220;pet esotici&#8221;, devono effettuare la prima visita clinica specialistica completa (con esame parassitologico) entro 8 giorni dall’arrivo a casa. Successivamente saranno necessari controlli periodici semestrali per i soggetti giovani e controlli annuali per gli adulti. La corretta informazione sulle esigenze fisiologiche ed etologiche della specie in esame è la base per la medicina preventiva nei sauri.</p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/il-geco-leopardo/">Il geco leopardo</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Documenti delle tartarughe: cosa c&#8217;e&#8217; da sapere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 11:22:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TARTARUGA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Documenti delle tartarughe necessari dal 1992 (anno in cui è uscita la legge 150/92) e 31/12/1995 ci sono state le ultime due sanatorie, in favore di chiunque detenesse tartarughe del genere Testudo. Le tartarughe in Allegato A (lista di animali ad alto rischio di estinzione). Quindi: Testudo marginata, Testudo hermanni e Testudo graeca. Importantefare molta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>Documenti delle tartarughe necessari dal 1992 (anno in cui è uscita la legge 150/92) e 31/12/1995 ci sono state le ultime due sanatorie, in favore di chiunque detenesse tartarughe del genere Testudo. Le tartarughe  in Allegato A (lista di animali ad alto rischio di estinzione). Quindi: Testudo marginata, Testudo hermanni e Testudo graeca. Importantefare molta attenzione ai documenti necessari prima di acquistare delle tartarughe .</strong></p><p>A cura di: <strong>Avv. Alessandro Chiaramonte</strong> Legale dell’associazione non profit <strong><a href="http://www.tartaclubitalia.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tarta Club Italia</a></strong>.</p><h2 class="wp-block-heading">Grazie a questa sanatoria </h2><p>Il detentore di testuggini poteva mettersi in regola autocertificando alla Forestale il numero di esemplari e la specie detenuti; accompagnando il tutto con un versamento di 15.000 Lire. ( circa 8 Euro)</p><p>Si stima che circa il <strong>70-75%</strong> delle testuggini non sia stato denunciato. Quindi adesso in tantissime zone del Paese ci sono milioni di esemplari illegali se pur nati ed allevati da tantissimi anni, soprattutto nel sud e al centro.</p><h3 class="wp-block-heading">Cosa dice la legge sui documenti delle tartarughe</h3><p>Con la circolare <strong>n° 26/2008</strong> e successivamente con la disposizione <strong>n° 26447</strong> del Ministero dell’Ambiente del 10/10/2012 si è arrivati allo stato attuale delle cose. Sorvoliamo su tutto ciò che è stato fatto ed è stato possibile fare con le semplici e facilissime Cessioni Gratuite, ora non più permesse!</p><p>Oggi chi si avvicina al mondo delle testuggini e volesse acquistarne una o più, deve accertarsi che questa/e siano corredate da documentazione specifica, quindi documento CITES che riporta i dati anagrafici dell’animale, il numero di microchip o nanochip presente e l’allevatore o allevamento di provenienza.</p><h3 class="wp-block-heading">Ma andiamo con ordine</h3><p>L&#8217;attuale normativa (L.150/92) prevede che i piccoli di testuggine dovranno essere denunciati entro 10 giorni dalla nascita o dal ritrovamento, nonché l’obbligo di apporre il microchip entro l’anno dalla nascita. Per chi fosse, inoltre, interessato ad ottenere i certificati CITES dovrà farne richiesta al Corpo Forestale competente per territorio. </p><p>Per chi non fosse interessato ai certificati l’obbligo previsto dalla legge richiederebbe soltanto la denuncia e l’apposizione del microchip. Si ricorda che anche per l’apposizione del microchip il denunciante dovrà sostenere i costi del veterinario che rilascerà al cliente la certificazione di avvenuto marcaggio.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="640" height="335" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/testudo2web1.jpg" alt="Tartaruga immagine in primo piano" class="wp-image-53263" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/testudo2web1.jpg 640w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/testudo2web1-768x402.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/testudo2web1-696x364.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/testudo2web1-1068x559.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/testudo2web1-802x420.jpg 802w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/testudo2web1-1920x1005.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/testudo2web1-600x314.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">Documenti necessari per le tartarughe</figcaption></figure><h3 class="wp-block-heading">Cosa deve fare un allevatore</h3><p>Quindi, l’allevatore che riproduce le tartarughe in oggetto, partendo da una coppia in possesso di CITES, per ottenere i nuovi CITES commerciali anche per i piccoli, quindi Fonte C o D (per alcuni casi particolari), può fare richiesta corredata da specifica documentazione. </p><p>A questa seguirà esame del DNA da parte del Servizio CITES dei Carabinieri sezione Forestale in seguito al quale, se positivo, verranno rilasciati i relativi Certificati, ovviamente dopo versamento di €15,49 cad.</p><p>Un singolo CITES può contenere anche più di un esemplare che, quindi, andranno ceduti insieme o in caso di cessione separata serve richiedere (anche successivamente) certificati separati.</p><h3 class="wp-block-heading">Movimentazione o spostamento</h3><p>I piccoli che a seguito di esame DNA saranno riconosciuti figli della coppia in Fonte C/D saranno anch’essi in Fonte C/D, quindi soggetti a cessioni. In difetto di riconoscimento, sarà loro riconosciuta la Fonte F, quindi i nati saranno solamente soggetti a procedura di movimentazione o spostamento,  non a cessioni!</p><p>La procedura di movimentazione comporta solamente lo SPOSTAMENTO dell’animale da un luogo ad un altro senza che questo comporti il cambiamento della titolarità di colui che ne ha denunciato la nascita.</p><p>Ricapitolando: una volta nati, i piccoli dovranno essere denunciati entro e non oltre dieci giorni dalla nascita o dal loro ritrovamento. Seguirà l’inserimento obbligatorio del chip entro l’anno dalla denuncia (salva comprovata certificazione del veterinario da esibire al Corpo Forestale).</p><p>Infine, per chi fosse interessato al certificato, occorre ulteriore richiesta al Corpo Forestale seguito dall’esame del DNA per certificare la fonte del nuovo nato.</p><h3 class="wp-block-heading">Specie a moderata pericolosità di estinzione</h3><p>Altro discorso vale per le tartarughe in Allegato B che è un elenco di specie a moderata pericolosità di estinzione, ad esempio le tartarughe della Russia; Testudo horsfieldii che si trovano frequentemente nei negozi di animali, per le quali la legge prevede che ci sia solamente la rintracciabilità. Quindi il venditore o donatore deve rilasciare un documento dove ci siano tutti i suoi dati, della tartaruga in vendita e dell&#8217;acquirente. Anche per questi esemplari in Allegato B è previsto l’obbligo di denuncia di nascita dei piccoli.</p><h3 class="wp-block-heading">Specie proibite</h3><p>Per quello che riguarda le specie acquatiche occorre prima di tutto segnalare che; le specie americane dalle guance rosse (Trachemys scripta elegans) e a guance gialle (Trachemys scripta scripta) non sono più acquistabili. E sono state inserite nell&#8217;elenco delle specie invasive e quindi vietatissime.</p><p>Il Decreto Legislativo n. 230 del 15 dicembre 2017 entrato in vigore nel febbraio 2018 imponeva l’obbligo di denuncia delle specie sopra indicate al 31 agosto 2019. Oltre all’obbligo di non cederle, donarle e non farle riprodurre pena sanzioni minime di €10.000,00.</p><p>Purtroppo la legge Europea, poi recepita anche dall&#8217;Italia, non risolverà il problema; in quanto nei negozi di animali le due specie sono state rimpiazzate da altre specie analoghe. Pertanto quando saranno abbandonate faranno gli stessi danni al nostro fragile ecosistema. Sarebbe consigliabile estendere l&#8217;elenco ad almeno altre 16-18 specie come permettono le deroghe della legge.</p><p><a href="http://www.tartaclubitalia.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">L’associazione Tarta Club Italia</a> si sta battendo per chiarire una questione importantissima scritta nella legge della CITES (Convenzione di Washington). La quale dice chiaramente che la normativa nasce per controllare e quindi chi non fa commercio non dovrebbe sottostare alle sue leggi.</p><p>La Legge attuale necessiterebbe di correttivi finalizzati a rendere meno problematica e più gestibile la detenzione degli animali con procedure burocratiche più snelle e senza costi richiesti per i certificati.</p><p>Altre informazioni su le tartarughe clicca <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">QUI</a></p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/tartarughe-e-documenti-cosa-ce-da-sapere/">Documenti delle tartarughe: cosa c&#8217;e&#8217; da sapere</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Pitone ustionato per colpa dei riscaldatori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2023 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caso particolare ma non così raro alla clinica Südtirol Exotic Vets: curato un pitone palla ustionato. “Si adagiano sui riscaldatori e quando si accorgono del calore è tardi”. Il pitone si è ustionato Sembra un caso raro o molto particolare ma, purtroppo, si tratta di un rischio decisamente diffuso. A spiegarlo è il veterinario Stefano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>Caso particolare ma non così raro alla clinica Südtirol Exotic Vets: curato un pitone palla ustionato.</strong> <strong>“Si adagiano sui riscaldatori e quando si accorgono del calore è tardi”.</strong></p><h2 class="wp-block-heading"><strong>Il pitone si è ustionato</strong></h2><p>Sembra un caso raro o molto particolare ma, purtroppo, si tratta di <strong>un rischio decisamente diffuso</strong>. A spiegarlo è il veterinario Stefano Capodanno della clinica Südtirol Exotic Vets di Bolzano particolarmente esperto di rettili. “Qualche giorno fa abbiamo accolto nella clinica <strong>un pitone palla di un anno e mezzo che si è presentato con ustioni tra il secondo e il terzo grado distribuite sulla metà e l’ultimo terzo del suo corpo</strong>. Ancora più precisamente sulla parte ventrale”. </p><p>La causa è da ricercare nei sistemi di riscaldamento dei terrari. “<strong>A volte le fonti riscaldanti non vengono schermate e quindi il serpente riesce ad entrarvi in contatto. L’animale si sistema sopra e si ustiona da solo</strong>”. Verrebbe da chiedersi perché non si sposti immediatamente. “Domanda legittima ma qui dobbiamo fare riferimento alla percezione di questo tipo di dolore che ha il pitone (o i serpenti in generale). </p><p><strong>Quando si accorgono che la temperatura è troppo elevata è spesso troppo tardi perché sono già presenti delle ustioni cutanee </strong>di una certa serietà in atto. Esattamente come nel nostro caso”.</p><h2 class="wp-block-heading"><strong>Terapie antidolorifiche e antibiotiche</strong></h2><p>La scala delle lesioni per i serpenti è del tutto identica a quella dell’uomo. “Le terapie – continua Capodanno – sono <strong>anzitutto antidolorifiche con farmaci adatti, che possano essere metabolizzati bene da un serpente di queste dimensioni</strong>. <strong>A questo abbiamo affiancato una terapia antibiotica per tutta la cute esposta e una laserterapia, che sta sempre</strong> <strong>più diffondendosi</strong> anche nella cura degli esotici utilizzata sia per prevenire infezioni batteriche secondarie sia per ridurre l’edema e favorire la rigenerazione dei tessuti. Le ustioni, inoltre, sono state fasciate per proteggere ulteriormente la zona interessata. <strong>Dopo alcune settimane effettueremo i controlli di rito per verificare che il tutto funzioni correttamente con le parti bruciate in remissione</strong> e senza più la presenza di bozzi.&nbsp; Il percorso è lungo ma, fortunatamente, porta solitamente ad ottimi risultati”.</p><h2 class="wp-block-heading"><strong>La conferenza gratuita sui rettili di Capodanno</strong></h2><p><strong>Capodanno, infine, terrà una conferenza gratuita dedicata proprio al mondo dei rettili da compagnia oggi 28 marzo dalle ore 18.00 alle 19.30, presso il Museo di Scienze Naturali in via Bottai a Bolzano</strong>. </p><p>Il dottore spiegherà alcune delle nozioni fondamentali per la gestione quotidiana e la prevenzione delle principali patologie. </p><p>All’evento ci si può prenotare direttamente sul sito del museo.&nbsp;</p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/salute-rettili/pitone-ustionato-per-colpa-dei-riscaldatori/">Pitone ustionato per colpa dei riscaldatori</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Iguana verde (Iguana iguana)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 11:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SCHEDA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Iguana</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>L&#8217;iguana verde rientra nella categoria di animali esotici scelti come EXOTIC PET. Insieme ad altri rettili, rappresentano un gruppo di animali con peculiarità molto importanti, per via della eterogeneità di specie.</strong></p><p>A cura della<strong> Dott.ssa Domenica Di Bari</strong>, n° O.M.V. 988, Bari. Dal 2013 membro SIVAE (Società Italiana Veterinari Animali Esotici). Medico Veterinario Esperto in P.N.E.I (Psico Neuro Endocrino Immunologia). Medico Veterinario Esperto in Animali Esotici e non convenzionali, Freelance. Specializzazione in ‘Tecnologia e Patologia delle Specie Avicole, del Coniglio e della Selvaggina’</p><p>Nella categoria dei rettili distinguiamo tre sotto gruppi. Gli ofidi (i serpenti), le testuggini (tartarughe di acqua e testuggini di terra), e i sauri (ovvero le lucertole). Tra i sauri l’ Iguana Verde (o Iguana comune o Iguana dai Tubercoli) rappresenta uno tra i più affascianti sauri scelti come pet.</p><p>Prima di scegliere qualsiasi sauro come pet è importante ricordare che ogni rettile ha delle esigenze biologiche, a cui dobbiamo far fronte nel contesto domestico. Bisogna inoltre essere consapevoli anche delle sue necessità etologiche prima di accoglierlo in famiglia.</p><p>Per questo sarà fondamentale fin da subito affidarsi ad un Veterinario Esperto in Rettili. Questo per comprendere le informazioni basiche sulla gestione di un&#8217;iguana in casa, sia per garantire un buono stato di salute.</p><h2 class="wp-block-heading">Installazione</h2><p>Le iguane sono sauri che provengono dal Sud America (isole caribiche, coste messicane). Sono animali diurni, infatti il loro habitat naturale è rappresentato da foreste tropicali con clima caldo/mite per tutto l’anno. Sono rettili ovipari, alla nascita hanno una lunghezza di 20 cm mentre da adulti arrivano a 2 metri di lunghezza.<br>Alle nostre latitudine in una nazione caratterizzata dalle stagioni, non si possono creare installazione esterne per questi animali, quindi l’ideale sarebbe avere per soggetti giovani una teca idonea per la specie e antifuga. Una volta che questi raggiungono l&#8217;età adulta, sarebbe opportuno dedicare loro una stanza della casa e allestirla in modo da ricreare un habitat il più vicino possibile simile a quello naturale, con i paramenti ambientali adeguati.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="443" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-3.jpg" alt="" class="wp-image-56605" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-3.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-3-768x448.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-3-696x406.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-3-1068x624.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-3-718x420.jpg 718w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-3-1920x1122.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-3-600x350.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure><p>Pertanto, considerando le dimensioni da adulto dell’ Iguana, in cattività è necessario avere uno spazio ampio, delimitato da pareti di vetro o plexiglas, recintato, sviluppato sia in senso verticale (minimo 2,5 metri) che orizzontale (minimo 5 metri), con i corretti parametri di temperatura, fotoperiodo e umidità, per poter garantire un micro clima idoneo per la biologia dell’animale. Inoltre, l’installazione per un Iguana deve essere arricchita con elementi naturali come rocce, rami, arbusti, per potere consentire la manifestazione dei comportamenti naturali, essendo una specie arboricola.<br>Sarà importante scegliere i trochi di dimensioni proporzionali alla lunghezza e al peso dell’ iguana e collocarli a diverse altezze dell’installazione. I tronchi devono essere collocati dall’ alto verso il basso, in direzione delle fonti luminose e di calore, ovvero in corrispondenza delle lampade UVA-UVB e dei sistemi di riscaldamento.</p><h2 class="wp-block-heading">Parametri ambientali</h2><p>Il fotoperiodo a cui sono esposte le iguane in natura è di 14 ore di luce e 10 ore di buio, in cattività si usano le lampade artificiali UVA-UVB con cui riproporre il fotoperiodo.</p><p>Nell’ installazione bisogna creare un gradiente termico (ovvero un punto della teca dove la temperatura ambientatale minima è pari a 30 °C) e una zona più calda detta “punto caldo” o “hot spot” (di circa 38 °C), mentre di notte abbiamo un abbassamento di 10° C rispetto alla temperatura della zona più calda durante il giorno.<br>Per riscaldare l’installazione si usano lampade riscaldanti in ceramica o lampade a infrarossi collocate dall’alto, e tappetini termici sulle pareti verticali. Tutte le fonti di luce e calore vanno cambiate ogni sei mesi, e vanno collocate all’esterno dell’installazione, per evitare traumi o incidenti domestici come ustioni cutanee.</p><p>Per avere un grado di umidità costante si può arredare l’installazione con una piscina con filtro, inserire una cascata artificiale o un sistema di nebulizzazione &#8220;effetto pioggia&#8221; o ancora lasciare a disposizione almeno due bacinelle d’acqua, dove l’iguana potrà immergersi completamente. L’umidità media deve essere pari tra 85-95 %. Temperatura e umidità devono essere monitorati da un termometro e un igrometro, sia di notte che di giorno.</p><p>Per assicurare il ricambio d’aria sarà necessario avere un sistema di ventilazione costante nell’installazione.<br>Come substrato per avere un ambiente arricchito e favorire l’usura delle unghie si possono creare zone con pietre e corteccia di legno nella parte più calda, zone con terriccio naturale (non concimato) e foglie nella zona fresca.</p><h2 class="wp-block-heading">Igiene</h2><p>È necessario mantenere un’accurata igiene nel terrario, soprattutto se ci sono piante vere o elementi di arredo naturali. Le feci e il cibo residuo vanno rimossi quotidianamente, e una volta a settimana si deve cambiare completamente il materiale del fondo del terrario. Come disinfettanti per le superficie santificabili, per ciotole o per le bacinelle d’ acqua, si può usare l’amuchina liquida diluita 1:10, da risciacquare con cura.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="475" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-2.jpg" alt="" class="wp-image-56604" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-2.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-2-768x481.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-2-696x436.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-2-1068x669.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-2-670x420.jpg 670w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-2-1920x1203.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-2-600x375.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure><h2 class="wp-block-heading">La dieta dell&#8217;iguana verde</h2><p>L’alimentazione dell’iguana verde in natura si basa prevalentemente di vegetali e frutta, infatti le iguane sono sauri prettamente erbivori, per questo nella dieta sono vietati proteine di origine animale, grassi o carboidrati. Quando si alimentano questi animali è consigliato offrire il cibo in ciotole ampie, poco profonde con bordi bassi, preferibilmente in acciaio sanificabile, la mattina nel luogo dove sono collocati i raggi UVB del recinto: questo sarà essenziale per il metabolismo del calcio.</p><p>Il calcio è un elemento fondamentale per il benessere fisiologico dei sauri, sin dalla giovane età, infatti carenze di calcio nella dieta, o assenza di esposizioni ai raggi UVB possono predisporre l’animale a numerose patologie metaboliche come: MOM (malattia ossea metabolica), fratture degli arti, immunodepressione, patologie riproduttive nelle femmine.</p><h3 class="wp-block-heading">Bilanciata e completa</h3><p>La dieta ideale deve essere bilanciata e deve contenere un rapporto calcio-fosforo favorevole. Pertanto, è necessario effettuare un integrazione di calcio, sotto la prescrizione del Medico Veterinaria, che valuterà la frequenza e la modalità di somministrazione in base stato di salute dell’ animale.</p><p>In cattività bisogna preparare una dieta ricca di vegetali a foglia (90 %). La frutta (10 %) invece va somministrata in piccole dosi non più di 3 volte a settimana, poiché in quantità eccessive può causare disbiosi intestinale.</p><p>Possiamo offrire verdure fresche come scarola, radicchio, indivia, crescione, insalata romana, ravanello, songino, valeriana, insalata croccante e bietole. Per aumentare la quota di fibra possiamo somministrare erbe selvatiche come dente di leone, tarassaco ed erba medica, alimenti inoltre ricchi di calcio.</p><p>Tra la frutta si preferisce quella esotica come fico d’india, mango, papaya, platano, e anche anguria, melone, frutto della passione, arancia e mandarino. Le iguane hanno un atteggiamento &#8220;folivoro&#8221;, ovvero adorano mangiare foglie e fiori. In cattività si possono offrire fiori provenienti da piante non concimate quali: ibisco, nasturzio, petali di rosa, viola, gerani.<br>Mentre per le foglie possiamo somministrare quelle di vite e gelso.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="443" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-4.jpg" alt="" class="wp-image-56602" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-4.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-4-768x448.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-4-696x406.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-4-1068x624.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-4-718x420.jpg 718w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-4-1920x1122.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2023/03/iguana-verde-4-600x350.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La Dottoressa Di Bari mentre visita un giovane esemplare di iguana</em>.</figcaption></figure><h2 class="wp-block-heading">Visite mediche per l&#8217;iguana verde</h2><p>Ogni rettile tenuto in casa come &#8220;pet esotico&#8221; deve effettuare delle visite regolari dal Veterinario Esperto in Rettili, soprattutto in caso di animali come le iguane, difficili da gestire. </p><p>Le patologie che frequentemente si riscontrano in questa specie sono dovute da mal gestione. Pertanto, la corretta informazione sulle esigenze ambientali e quelle alimentari, sono la base per garantire il benessere in questi animali.</p><p>Le iguane devono effettuare la prima visita clinica specialistica entro 7 giorni dall’arrivo a casa. Ciò è essenziale per valutare lo stato generale del paziente ed effettuare l’esame coprologico. Successivamente bisognerà portarle a visita almeno due volte all’anno, per valutare lo stato di accrescimento del paziente.</p><p>Non sono animali adatti ai bambini.</p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/scheda-rettili/iguana-verde/">Iguana verde (Iguana iguana)</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Scoperta una testuggine gigante in una tomba siciliana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2022 08:39:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TARTARUGA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dentro una tomba, collocata in una grotta siciliana, è stata scoperta una testuggine gigante risalente a circa 12.500 anni fa. Gli studiosi hanno chiamato la nuova specie &#8220;Solitudo sicula&#8221;. È la testuggine di grande taglia più recente d’Europa e del Bacino Mediterraneo e potrebbe essersi estinta a causa dei primi abitanti della Sicilia. Il lavoro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>Dentro una tomba, collocata in una grotta siciliana, è stata scoperta una testuggine gigante risalente a circa 12.500 anni fa. Gli studiosi hanno chiamato la nuova specie &#8220;Solitudo sicula&#8221;. È la testuggine di grande taglia più recente d’Europa e del Bacino Mediterraneo e potrebbe essersi estinta a causa dei primi abitanti della Sicilia. </strong></p><p>Il lavoro è stato coordinato dal Prof. Massimo Delfino del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino in collaborazione con un team internazionale. Questo include, oltre all’Università di Palermo, anche istituti di ricerca e musei in Argentina, Germania, Polonia e Spagna.</p><p>Testuggini di grande taglia hanno abitato l’Europa continentale e insulare per milioni di anni. Alcune avevano una taglia comparabile o anche superiore a quella delle testuggini che ancora abitano l’Atollo di Aldabra (Fig 1), nell’Oceano Indiano, e l’arcipelago delle Isole Galápagos, nell’Oceano Pacifico. </p><p>La Sicilia ha ospitato testuggini giganti; la lunghezza del loro guscio era di circa un metro durante il Pleistocene medio, fino a circa 200 mila anni fa. Sono conosciuti resti sia nel Ragusano sia nella zona di Alcamo, esposti rispettivamente al Museo Civico di Storia Naturale di Comiso e al Museo Geologico Gemmellaro di Palermo. </p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="537" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/Fig1-testudo-gigante.jpg" alt="Fig. 1. Le testuggini giganti sono state in gran parte sterminate dall’uomo e sopravvivono in Natura solo nell’Atollo di Aldabra e nell’arcipelago delle Isole delle Galápagos. Nella foto il coordinatore della ricerca, Prof. Massimo Delfino (Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Torino) con “Alessandro il Grande”, un esemplare maschio di grandi dimensioni di Aldabrachelys gigantea allevato in cattività nel quadro di un progetto di conservazione a Cerf Island, Seychelles. Foto di Dennis Hansen (Università di Zurigo)." class="wp-image-54071" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/Fig1-testudo-gigante.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/Fig1-testudo-gigante-768x544.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/Fig1-testudo-gigante-100x70.jpg 100w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/Fig1-testudo-gigante-696x493.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/Fig1-testudo-gigante-1068x756.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/Fig1-testudo-gigante-592x420.jpg 592w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/Fig1-testudo-gigante-1920x1360.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/Fig1-testudo-gigante-600x425.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption><em><strong>Fig. 1</strong>. Le testuggini giganti sono state in gran parte sterminate dall’uomo e sopravvivono in Natura solo nell’Atollo di Aldabra e nell’arcipelago delle Isole delle Galápagos. Nella foto il coordinatore della ricerca, Prof. Massimo Delfino (Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Torino) con “Alessandro il Grande”, un esemplare maschio di grandi dimensioni di&nbsp;Aldabrachelys gigantea&nbsp;allevato in cattività nel quadro di un progetto di conservazione a Cerf Island, Seychelles. Foto di Dennis Hansen (Università di Zurigo).</em></figcaption></figure><p>Allora era già presente la testuggine di Hermann,&nbsp;<em>Testudo hermanni</em>; attualmente l’unica testuggine terrestre autoctona presente in Sicilia, di cui sono presenti numerosi resti fossili in giacimenti paleontologici e archeologici. Il guscio di quest’ultima è molto più piccolo di quello delle testuggini giganti, e in Sicilia supera di poco i 20 centimetri.</p><h2 class="wp-block-heading">La testuggine gigante scoperta rappresenta una nuova specie</h2><p>Gli scavi, condotti dal gruppo di lavoro del Prof.&nbsp;<strong>Luca Sineo</strong>&nbsp;dell’Università di Palermo, in un’area funeraria attribuibile all’età del Rame ubicata a circa 15 metri di profondità nella grotta chiamata&nbsp;<strong>Zubbio di Cozzo San Pietro</strong>&nbsp;(Comune di Bagheria, PA), hanno portato alla luce alcuni resti di&nbsp;<strong>una testuggine di grande taglia</strong>,&nbsp;il cui guscio raggiungeva probabilmente i 50-60 centimetri (Fig 2). </p><p>Analisi al radiocarbonio dei resti della testuggine gigante scoperta hanno rivelato che il loro possessore era in vita circa&nbsp;<strong>12.500 anni fa</strong>; molto prima che la grotta fosse interessata dalle attività funerarie.&nbsp;</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="582" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-2-testuggine-gigante.jpg" alt="ig 2. Solitudo sicula, la testuggine estinta recentemente descritta aveva un carapace di lunghezza pari a circa 50-60 cm e quindi aveva dimensioni comparabili a quelle dell’individuo (che non aveva ancora raggiunto le dimensioni massime) di Chelonoidis niger, la testuggine gigante delle Isole Galápagos, ritratto in questa foto che lo confronta con un guscio di Testudo hermanni nelle mani di una collaboratrice del Museo di Zoologia di Dresden. Foto di Uwe Fritz (Senckenberg Dresden)." class="wp-image-54073" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-2-testuggine-gigante.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-2-testuggine-gigante-768x589.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-2-testuggine-gigante-80x60.jpg 80w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-2-testuggine-gigante-696x534.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-2-testuggine-gigante-1068x820.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-2-testuggine-gigante-547x420.jpg 547w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-2-testuggine-gigante-1920x1474.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-2-testuggine-gigante-600x460.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption><em><strong>Fig 2</strong>.&nbsp;Solitudo sicula, la testuggine estinta recentemente descritta aveva un carapace di lunghezza pari a circa 50-60 cm e quindi aveva dimensioni comparabili a quelle dell’individuo (che non aveva ancora raggiunto le dimensioni massime) di&nbsp;Chelonoidis niger, la testuggine gigante delle Isole Galápagos, ritratto in questa foto che lo confronta con un guscio di&nbsp;Testudo hermanni&nbsp;nelle mani di una collaboratrice del Museo di Zoologia di Dresden. Foto di Uwe Fritz (Senckenberg Dresden).</em></figcaption></figure><p>La presenza di un femore molto ben conservato (Fig 3) ha consentito di confrontare le caratteristiche morfologiche della testuggine di Bagheria con quella di tutte le testuggini viventi e fossili del Bacino Mediterraneo.  E&#8217; stato possibile  stabilire che&nbsp;<strong>si tratta di una nuova specie che ha richiesto anche l’istituzione di un nuovo genere</strong>. </p><h3 class="wp-block-heading">Solitudo sicula</h3><p>Gli studiosi hanno attribuito il materiale a <em>&#8220;Solitudo sicula&#8221;</em>; un nome che pur mantenendo una certa assonanza con il genere dell’unica testuggine terrestre attualmente vivente in Sicilia,&nbsp;<em>Testudo</em>, allude alla rarità e in qualche modo “solitudine” delle ultime testuggini di grandi dimensioni del <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/le-tartarughe-mediterranee/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediterraneo</a>.</p><p>Secondo&nbsp;<strong>Gianni Insacco</strong>, Direttore Scientifico del Museo di Comiso, che ormai da decenni si occupa del salvataggio dei resti fossili delle testuggini giganti della Sicilia orientale e che non è fra gli autori del lavoro;&nbsp;<em>“il ritrovamento di questi resti rappresenta una sorpresa veramente inaspettata che apre nuove prospettive per la ricerca scientifica e quindi per la conoscenza del patrimonio naturale e culturale siciliano”</em>.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="522" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-3-femore-solitudo-1.jpg" alt="Fig 3. Il femore di Solitudo sicula (lunghezza totale di circa 10) confrontato con il femore dell’unica testuggine terrestre autoctona attualmente vivente in Sicilia, Testudo hermanni. Foto di Pietro Valenti (Università di Palermo)." class="wp-image-54074" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-3-femore-solitudo-1.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-3-femore-solitudo-1-768x528.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-3-femore-solitudo-1-100x70.jpg 100w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-3-femore-solitudo-1-218x150.jpg 218w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-3-femore-solitudo-1-696x479.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-3-femore-solitudo-1-1068x735.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-3-femore-solitudo-1-609x420.jpg 609w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-3-femore-solitudo-1-1920x1322.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/08/fig-3-femore-solitudo-1-600x413.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption><em><strong>Fig 3</strong>. Il femore di&nbsp;Solitudo sicula&nbsp;(lunghezza totale di circa 10) confrontato con il femore dell’unica testuggine terrestre autoctona attualmente vivente in Sicilia,&nbsp;Testudo hermanni. Foto di Pietro Valenti (Università di Palermo).</em></figcaption></figure><p>Come fa notare il Prof. <strong>Uwe Fritz</strong>, Museo di Zoologia Senckenberg Dresden, coautore del lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista <a href="https://academic.oup.com/zoolinnean/advance-article/doi/10.1093/zoolinnean/zlac044/6625757" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow"><strong>Zoological Journal of the Lineean Societ</strong></a>. <em>“</em>E&#8217;<em> stato un colpo di fortuna che un femore quasi intatto fosse presente fra i pochiresti di testuggine ritrovati sino ad ora. Le testuggini di grande taglia hanno generalmente gusci fragili.</em> <em>E quindi poco presenti nel registro paleontologico, al contrario dei femori che sono robusti e piuttosto frequenti”</em>.</p><h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;estinzione probabilmente causata dall&#8217;uomo&nbsp;</h2><p>Il ritrovamento di un femore nello Zubbio di Cozzo San Pietro ha consentito quindi un confronto accurato con le altre testuggini di grandi dimensioni. Non è escluso che&nbsp;<em>Solitudo</em>&nbsp;possa essersi estinta a causa degli esseri umani che hanno abitato la Sicilia nell’antichità. Come sottolinea il Prof.&nbsp;<strong>Sineo</strong>;&nbsp;<em>“prove di interazioni fra Solitudo egli esseri umani potrebbero essere ancora racchiuse nei depositi fossiliferi dello Zubbio di Cozzo San Pietro o in altri giacimenti archeologici dell’isola”</em>. </p><p>Secondo&nbsp;<strong>Fritz</strong>;&nbsp;<em>“sembra ragionevole supporre che gli esseri umani abbiano avuto un ruolo anche nell’estinzione di Solitudo. La scomparsa delle testuggini di grandi dimensioni in numerose isole del Pianeta Terra è stata regolarmente determinata dall’uomo”</em>.</p><p><em>“Solitudo sicula è per noi ancora un enigma in gran parte da sciogliere. Sino ad ora abbiamo avuto accesso ad un numero molto limitato di informazioni”</em>. Spiega il Prof. <strong>Massimo Delfino</strong> del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino. <em>“Sebbene si tratti di materiale relativamente recente, l’estrazione del DNA antico non ha dato risultati utili a comprendere le sue relazioni di parentela con le specie attualmente viventi. Inoltre, i resti fossili sono estremamente scarsi e non includono elementi del cranio e del guscio</em>. Q<em>uesti potrebbero consentire di fare confronti più dettagliati e ottenere delle informazioni relative all’ecologia di questa specie. Auspichiamo quindi che possano essere ritrovati altri resti in ulteriori campagne di scavo”.</em></p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/scoperta-una-testuggine-gigante-in-una-tomba-siciliana/">Scoperta una testuggine gigante in una tomba siciliana</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Come allevare le piccole tartarughe neonate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2022 11:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quanti è capitato di trovarsi improvvisamente a dover accudire piccole tartarughe neonate? A volte ce le porta qualcuno, altre volte ce le ritroviamo nel giardino di casa perché le nostre sono diventate adulte e hanno cominciato a riprodursi. In questo articolo tralasceremo gli aspetti legali e vedremo come prenderci cura delle piccoline. A cura [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>A quanti è capitato di trovarsi improvvisamente a dover accudire piccole tartarughe neonate? A volte ce le porta qualcuno, altre volte ce le ritroviamo nel giardino di casa perché le nostre sono diventate adulte e hanno cominciato a riprodursi. In questo articolo tralasceremo gli aspetti legali e vedremo come prenderci cura delle piccoline.</strong></p><p>A cura di <strong>CARMEN MELE</strong>  <a href="https://bit.ly/2Z734Ps">Tarta</a><a href="https://bit.ly/2Z734Ps" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Club Italia</a></p><h2 class="wp-block-heading">Tali genitori, tali figli</h2><p>La prima cosa da tenere in considerazione è che le esigenze delle piccole tartarughe neonate sono uguali a quelle delle adulte;  sono indipendenti,  mangiano le stesse cose e hanno bisogno delle stesse temperature e umidità. Vanno dunque assolutamente tenute fuori sia d’estate che d’inverno, stagione, quest’ultima, in cui dovranno andare in letargo per fare una pausa indispensabile.</p><h3 class="wp-block-heading">Un buon pasto e un posto sicuro</h3><p>A partire da marzo-aprile, le piccole tartarughe si risvegliano e riattivano il loro metabolismo, per questo devono stare in un posto protetto. Hanno bisogno di  cibo e acqua, anche se su questo punto i pareri degli allevatori sono discordi, molti ritengono che la quantità di acqua che assorbono dagli alimenti e grazie alla pioggia sia sufficiente. </p><h3 class="wp-block-heading">Facciamo un po’ d’ordine su l’alloggio migliore</h3><p>Il luogo ideale in cui tenerle per i primi anni di vita è un recinto di medio/piccole dimensioni; in alternativa si può usare un cassone senza fondo, preferibilmente di legno, con una rete per copertura capace di proteggere le piccole dalle predazioni dei topi o  dei grossi uccelli.  Il cassone deve essere posto direttamente sulla terra, preferibilmente non troppo dura.</p><h3 class="wp-block-heading">Giusta umidità</h3><p>Nella terra, il loro elemento naturale, trovano la giusta umidità; possono sotterrarsi d’estate se hanno troppo caldo e d’inverno, durante il letargo, se hanno troppo freddo. Dovranno avere delle zone d&#8217;ombra, meglio se formate da vegetazione bassa,  altrimenti ripari a forma di grotta, possibilmente naturali di tufo o di grosse pietre. Da evitare le classiche casine in legno, belle per gli occhi degli umani ma non adatte per le tartarughe perché isolano dalla pioggia che invece è fondamentale per il loro benessere. La terra tende infatti a seccarsi troppo dentro alle casine in legno. </p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="445" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-neonate.jpg" alt="Una piccol atartarughina nel palmo della mano " class="wp-image-51584" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-neonate.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-neonate-768x450.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-neonate-696x408.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-neonate-1068x626.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-neonate-715x420.jpg 715w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-neonate-1920x1127.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-neonate-600x352.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption>Piccole tartarughe neonate </figcaption></figure><h3 class="wp-block-heading">Cumuli di foglie e una piccola ciotola</h3><p>Molti allevatori prediligono creare cumoli di foglie dove le piccole vanno a rifugiarsi:  questi cumoli trattengono l’umidità e non sono amati dai topi. <br>Inoltre, in uno spazio ridotto è bene che sia presente una ciotolina bassa con acqua,  in modo che le tartarughine possano bere e, cosa che gradiscono particolarmente, immergersi. L’acqua, però, non deve essere mai troppo alta, ma al livello della testolina in modo che possano tirarla completamente fuori per respirare. Gli esperti consigliano anche di mettere nella ciotola dei sassolini utili ad evitare che le piccole si capovolgano nell&#8217;acqua o ad aiutarle a rigirarsi se questo dovesse capitare.</p><h3 class="wp-block-heading">A proposito di cibo</h3><p>Mangiano lo stesso cibo delle adulte, quindi una buona alimentazione può prevedere le erbe di campo, in prevalenza formate da graminacee come il tarassaco, la cicoria, il dente di leone, il crespino, la malva, ma anche la classica erba da giardino. Sono, difatti, tutte molto ricche di fibra e calcio. Occasionalmente si potrà offrire loro pure della frutta, ma sempre in piccolissime quantità visto l’elevato rischio di fermentazione soprattutto con la frutta molto dolce, da evitare.</p><h2 class="wp-block-heading">Tartarughe dove posizionarle e tipo di recinto</h2><p>La posizione dove scegliere il recinto, o dove posizionare il “cassone”, deve essere non alluvionabile e possibilmente posizionata al sole il mattino, perché le piccole amano crogiolarsi ai primi raggi di sole, finché non fa troppo caldo. In questo modo si preparano ad essere attive, proprio come una batteria che si deve caricare, e per poter iniziare a gironzolare in cerca di cibo fresco. I recinti devono essere costruiti con materiali non trasparenti, per evitare che le tartarughe vedendo oltre, continuino a sbattere per oltrepassare l’ostacolo. Ed è, dunque sconsigliato usare della rete. </p><p>Meglio usare blocchi di tufo o fogli di vetroresina verdi che, essendo lisci e non trasparenti, rassicurano le tartarughe che vi si appoggiano per scaldarsi al sole, spesso inclinandosi per soleggiare la massima superficie del carapace. Inoltre i materiali che impediscono il passaggio d&#8217;aria e quindi proteggono dalle forti correnti d’aria,  sono indicati per migliorare le temperature nelle giornate meno calde della primavera o a fine stagione.  </p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="527" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-con-il-bimbo.jpg" alt="" class="wp-image-51585" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-con-il-bimbo.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-con-il-bimbo-768x533.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-con-il-bimbo-100x70.jpg 100w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-con-il-bimbo-696x483.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-con-il-bimbo-1068x742.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-con-il-bimbo-604x420.jpg 604w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-con-il-bimbo-1920x1334.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/03/piccole-tartarughe-con-il-bimbo-600x417.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption>una piccola tartarughina con un bimbo </figcaption></figure><h3 class="wp-block-heading">Aumentare lo spazio e attenzione agli angoli</h3><p>Man mano che le tartarughine crescono è consigliabile aumentare la superficie a loro disposizione,  ne goderà la loro salute. Da fare molta attenzione agli angoli delle recinzioni, le piccole sono molto brave a scalare ostacoli che sembrano insormontabili, quindi in caso di angoli netti, meglio posizionare in alto un triangolo di rete per scoraggiarle.</p><h3 class="wp-block-heading">L’osservazione è importante!</h3><p>L’osservazione (meglio se frequente), permetterà di verificare che le tartarughine non abbiano problemi di salute come ad esempio scoli nasali, sintomo di raffreddamenti; in questo caso il consiglio è una visita da un veterinario esperto in rettili. Ogni recinto deve contenere solo una specie o sottospecie,  in modo da evitare possibili contaminazioni batteriche o parassitologiche che in alcune specie possono non essere particolarmente gravi, mentre in altre non sono tollerate.</p><h2 class="wp-block-heading">Piccole tartarughe neonate fare attenzione a cani, gatti e bambini.</h2><p>Le tartarughine, essendo molto graziose, vengono spesso manipolate dai bambino; con le loro unghiette, però, possono facilmente spaventare un bimbo  al di sotto dei 7-8 anni che le potrebbe far cadere provocando loro danni gravi. Per cui consigliamo di non farle toccare dai più piccini.</p><p>Altro grave pericolo sono i cani perché le trovano gustose come un buon biscotto, in quanto il carapace è ricco di capillari sanguigni. A volte anche i gatti creano problemi perché, per giocare, le prelevano dai loro recinti o cassoni e poi le abbandonano ovunque.</p><p>Nella stagione più calda le tartarughine saranno meno attive e come dei neonati dormiranno moltissimo,  ma già dopo la primavera avranno assorbito tanti alimenti utili alla loro crescita e con l’arrivo dei primi abbassamenti di temperature si prepareranno a digiunare per entrare nella fase del letargo a stomaco vuoto.</p><p>Per altri articoli sulle tartarughe <strong><a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CLICCA QUI</a></strong> </p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/come-allevare-le-piccole-tartarughe-neonate/">Come allevare le piccole tartarughe neonate</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Le tartarughe mediterranee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Mar 2022 15:24:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le tartaruge mediterranee</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>Le testuggini ovvero le tartarughe mediterranee o tartarughe di terra sono fra i rettili allevati più comunemente come pet: per questo non è raro incontrarle nei giardini delle case Italiane.</strong></p><p>A cura della <strong>Dott.ssa. DOMENICA DI BARI</strong> Medico Veterinario Esperto Animali Esotici <a href="mailto:monica.dibari@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow"><strong>monica.dibari@gmail.com</strong></a></p><h2 class="wp-block-heading">Tartarughe Mediterranee sono i principali rettili ‘pet’ diffusi nelle famiglie italiane.</h2><p>In particolare le testuggini maggiormente diffuse a livello domestico sono le testuggini mediterranee, come la Testudo graeca, la Testudo Hermanni, e la Testudo Marginata.</p><p>Queste specie di tartarughe sono chiamate “mediterranee” poiché il loro ambiente d’origine è rappresentato da tutti quei territori che si affacciano sul Mar Mediterraneo. In questi territori l’alternanza delle stagioni e la variabilità delle temperature influenzano le caratteristiche biologiche di questi rettili. Infatti, le tartarughe mediterranee hanno a disposizione vari tipologie di foraggio durante i periodi miti e caldi. Vanno in letargo durante i mesi invernali, si risvegliano in primavera, e si riproducano in estate.</p><h3 class="wp-block-heading">Gestione in cattività</h3><p>L&#8217;accortezza a cui si deve pensare, prima di prendere una <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tartaruga</a> come animale domestico, è adibire uno spazio esterno dove farla vivere in sicurezza. Il loro ambiente ideale è rappresentato da un giardino, circondato da una recinzione. La presenza di quest’ultima è indispensabile sia per prevenirne la fuga, sia per impedire che vengano aggredite da cani o animali selvatici. O per evitare altri tipi di incidenti come essere stiacciate da auto o dalle falciatrici.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="443" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182859.jpg" alt="Tartaruga nel prato con una margherita" class="wp-image-51483" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182859.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182859-768x448.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182859-696x406.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182859-1068x624.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182859-718x420.jpg 718w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182859-1920x1122.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182859-600x350.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption><strong>Foto della Dottoressa Domenica di Bari </strong></figcaption></figure><h2 class="wp-block-heading">La recinzione, uno spazio sicuro tutto per loro </h2><p>La recinzione deve essere sviluppata preferibilmente in orizzontale, con reti metalliche a maglie abbastanza resistenti, scegliendo un’esposizione che rispetti al meglio il ritmo circadiano naturale di questo rettile, quindi soleggiata la mattina, e fresca il pomeriggio. Deve essere interrata per almeno 10 cm, per evitare che le tartarughe possano fuggire scavando una galleria al di sotto, mentre per quanto riguarda l’altezza del recinto si consiglia almeno 40 cm per ogni lato.</p><h3 class="wp-block-heading">Il Terreno</h3><p>È importante che la superficie destinata agli animali sia costituita per il 70% di terreno naturale e per il 30% di arbusti e/o fiori. In questo modo si garantisce l’arricchimento ambientale per la testuggine, che potrà scegliere dove scavare per interrarsi al momento del letargo o dove creare il nido al momento della deposizione delle uova. </p><p>La presenza di vegetazione spontanea permetterà di creare ripari naturali nella zona soleggiata, mentre nelle zone d’ombra si consigliano ti creare rifugi, in legno, in terracotta o in mattoni.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="450" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-con-insalta.jpg" alt="Le testuggini, ovvero le tartarughe di terra, sono i principali rettili ‘pet’ diffusi nelle famiglie italiane." class="wp-image-51484" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-con-insalta.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-con-insalta-768x455.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-con-insalta-696x413.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-con-insalta-1068x634.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-con-insalta-707x420.jpg 707w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-con-insalta-1920x1139.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-con-insalta-600x356.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption> <strong>Le testuggini, ovvero le tartarughe di terra, sono i principali rettili ‘pet’ diffusi nelle famiglie italiane.</strong> </figcaption></figure><h2 class="wp-block-heading">Un gruppo… di amici!</h2><p>Se si vogliano avere più animali per creare un gruppo bisognerà scegliere soggetti esclusivamente della stessa specie, e fare attenzione al rapporto numerico tra maschi e femmine per evitare stress o aggressioni causate dall’elevata densità degli animali. Per questo è consigliato avere un gruppo in cui il rapporto maschi-femmine sia pari a 1:5, e per ogni esemplare lo spazio dovrà essere almeno di 10m2.</p><h2 class="wp-block-heading">Alimentazione </h2><h3 class="wp-block-heading">Acqua</h3><p>Le tartarughe mediterranee sono specie strettamente erbivore, si nutrono di alimenti di origine vegetale, da cui assumono acqua. In cattività, invece, è opportuno offrire delle ciotole ampie, poco profonde con bordi bassi, dove l’animale può accedere all’acqua per bere, specialmente in estate. Prima e dopo il letargo si consiglia inoltre di fare dei bagni con acqua tiepida, poiché le tartarughe assorbono acqua anche dalla cloaca e questo facilita l’idratazione corporea.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="580" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182931tartarughine-nella-mano.jpg" alt="Per creare un gruppo bisognerà scegliere soggetti esclusivamente della stessa specie, " class="wp-image-51485" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182931tartarughine-nella-mano.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182931tartarughine-nella-mano-768x587.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182931tartarughine-nella-mano-80x60.jpg 80w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182931tartarughine-nella-mano-696x532.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182931tartarughine-nella-mano-1068x817.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182931tartarughine-nella-mano-548x420.jpg 548w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182931tartarughine-nella-mano-1920x1469.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/Screenshot_20211031_182931tartarughine-nella-mano-600x459.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption><strong>Per creare un gruppo bisognerà scegliere soggetti esclusivamente della stessa specie,  </strong></figcaption></figure><h3 class="wp-block-heading">Vegetali</h3><p>Essendo animali erbivori, la dieta delle testuggini non prevede proteine, grassi o carboidrati. In cattività, quindi, sarà importante rispecchiare il più possibile la dieta naturale, fornire fibra che possiamo somministrare sotto forma di erbe selvatiche (es. dente di leone, trifoglio, piantaggine, tarassaco, coriandolo, malva) o verdure ad uso umano come radicchio, indivia, crescione, insalata romana, ravanello, songino, valeriana, insalata croccante, ravanello, cicorie selvatiche.</p><h3 class="wp-block-heading">Calcio e vitamina D3</h3><p>Quando si alimentano questi animali è consigliato offrire il cibo la mattina nel luogo più soleggiato del recinto. L’esposizione solare diretta permetterà al rettile di sintetizzare la vitamina D3, essenziale per l’assorbimento del calcio. Il calcio è un elemento fondamentale per il benessere fisiologico delle testuggini, dovremmo quindi prediligere verdure a foglia scura che possiedono elevate quantità di calcio.</p><p>In alcuni periodi di vita le tartarughe hanno bisogno di assumere una dose extra di calcio, questo riguarda soprattutto i soggetti in accrescimento e le femmine in deposizione.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="515" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-2.jpg" alt="Tartaruga iterrestre in primo piano" class="wp-image-51486" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-2.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-2-768x521.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-2-696x472.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-2-1068x725.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-2-618x420.jpg 618w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-2-1920x1304.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/02/tartaruga-mediterranea-2-600x407.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption><strong>Tartaruga mediterranea o terrestre in primo piano</strong></figcaption></figure><h3 class="wp-block-heading">Frutta</h3><p>La frutta va somministrata in piccole dosi non più di due volte al mese, poiché in quantità eccessiva causa gravi disordini intestinali. Mentre i fiori come ibisco, rosa, margherita, fiori degli alberi della frutta e papavero fanno parte della dieta naturale di questa specie, e si possono offrire due volte a settimana.</p><h2 class="wp-block-heading">Visite mediche</h2><p>Ogni rettile tenuto in casa come “pet esotico” deve effettuare delle visite regolari dal Medico Veterinario. Sia si tratti di una specie che vive in una installazione interna (terrario), sia se sono animali che possono vivere all’aperto (giardino con recinto). Le patologie che frequentemente si riscontrano in questa specie sono dovute da mal gestione; pertanto la corretta informazione sulle esigenze ambientali e quelle alimentari, sono la base per garantire il benessere in questi animali.</p><figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="/website/data/picture/img_art_0312/tartamediterranea2640.jpg" alt="Tartaruga in primo paino"/><figcaption>Tartaruga Terrestre </figcaption></figure><p>Le tartarughe devono effettuare la prima visita clinica specialistica entro 15 giorni dall’arrivo a casa. Si deve valutare lo stato generale del paziente ed effettuare l’esame coprologico fondamentale per ogni rettile in cattività. Successivamente bisognerà portare a visita la tartaruga almeno due volte all’anno, in particolare in autunno e primavera (prima e dopo il letargo). Poiché se una tartaruga di terra non gode di uno buono stato di salute, il periodo invernale potrebbe mettere a rischio la sua vita.</p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/le-tartarughe-mediterranee/">Le tartarughe mediterranee</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Cosa mangia una Tartaruga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 18:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TARTARUGA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tartaruga di terra cosa mangia, sono animali che adorano erbe selvatiche diverse. A cura di VINCENZO AQUARO Tarta Club Italia L&#8217;alimentazione è importante! Quando si tengono delle tartarughe in casa (meglio in giardino!) è fondamentale conoscerne le abitudini alimentari. Cosa mangia la tartaruga in natura per poter provvedere ad una corretta dieta anche in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>La tartaruga di terra cosa mangia, sono animali che adorano erbe selvatiche diverse.</strong></p><p>A cura di <strong>VINCENZO AQUARO</strong> <a href="http://tartaclubitalia.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tarta Club Italia</a></p><h2 class="wp-block-heading">L&#8217;alimentazione è importante!</h2><p>Quando si tengono delle tartarughe in casa (meglio in giardino!) è fondamentale conoscerne le abitudini alimentari. Cosa mangia la tartaruga in natura per poter provvedere ad una corretta dieta anche in cattività, considerando che sono animali che si “viziano” facilmente. Ossia scelgono alimenti che a lungo andare possono provocare loro problemi di salute anche gravi. Problemi che, come per gli esseri umani, si manifesteranno solo nel lungo periodo e spesso senza troppe avvisaglie.</p><h3 class="wp-block-heading">A ciascuna <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tartaruga</a> il suo pasto</h3><p>La prima distinzione da fare è fra tartarughe di terra e d’acqua dolce; le prime sono vegetariane in senso stretto, le seconde sono onnivore, quindi carnivore da giovani e sempre più vegetariane con il passare del tempo. Continuando ad accettare, da buone opportuniste, integrazioni proteiche &#8220;bonus&#8221;.</p><h3 class="wp-block-heading">Le testuggini e la loro dieta</h3><p>Le tartarughe di terra o testuggini, in particolare le specie mediterranee (Testudo hermanni, T.graeca, T.marginata), sono animali che passano le mattine a brucare la macchia, scegliendo tra una grande varietà di erbe selvatiche diverse, tutte ricche in fibra e calcio. </p><p>Quindi alle tartarughe ospitate nei nostri giardini avremo la premura di procurare grandi quantità di foglie di ibisco, malva, ortica, violetta, piantaggine, tarassaco, borragine, crespino, ma anche vite, canapa, cardi e carciofi. </p><p>Anche i fiori di tutte queste piante sono altamente indicati e graditi, inclusi i petali di rosa. Tra le verdure coltivate,  prediligeremo invece cicoria, scarola, radicchi e in generale le insalate più verdi e fibrose. Una menzione speciale va fatta per i cladodi di piante grasse e succulente, come le pale di fico d&#8217;india. Che, a patto di essere somministrate quando sono spuntate da meno di due anni, sono un alimento eccezionale e comodamente conservabile per mesi; quindi ideale in periodi in cui si fa fatica a procurarsi verdure fresche. </p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="640" height="335" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/04/testudo2web1.jpg" alt="Cosa mangia la tartaruga immagine di una bellissima tartaruga di terra" class="wp-image-52118" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/04/testudo2web1.jpg 640w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/04/testudo2web1-768x402.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/04/testudo2web1-696x364.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/04/testudo2web1-1068x559.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/04/testudo2web1-802x420.jpg 802w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/04/testudo2web1-1920x1005.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/04/testudo2web1-600x314.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption><strong>Cosa mangia la tartaruga </strong></figcaption></figure><p>Per le nostre beniamine, poi, le spine non sono affatto un problema. Per quanto riguarda la frutta la regola generale è centellinarla, ma fragole, fichi, lamponi, more, ciliege, pesche sono assai graditi e rappresentano una buona integrazione, a patto di non somministrarli a ridosso del letargo, ma scegliendo i periodi più caldi per non rischiare pericolose fermentazioni del contenuto zuccherino. </p><h3 class="wp-block-heading">Meglio evitare…</h3><p>Sconsigliati la frutta tropicale, gli agrumi, le brassicacee (cavolo, bietola, verza, broccolo et similia). Assolutamente da evitare la maggior parte degli alimenti di origine animale e i farinacei (carne, formaggio, pasta, pane, latte, cibo per cani, etc.) che potrebbero danneggiare gli organi interni (reni e fegato su tutti), ma anche scheletro e corazza, che rischiano di diventare fragili e deformati. Tutti questi sono alimenti che le tartarughe accettano e anzi preferiscono, ma che le portano col tempo a gravi squilibri. </p><h3 class="wp-block-heading">Per grandi e piccini</h3><p>Tutti gli alimenti sopra elencati per le testuggini terrestri vanno bene anche per le tartarughe d’acqua adulte, mentre da piccole praticamente tutte le specie più comuni sono carnivore e andrebbe loro somministrato cibo iperproteico: pesce rigorosamente con le interiora, crostacei freschi, chironomus, lombrichi, carne di pollo/tacchino e insetti come grilli, camole della farina e del miele. </p><p>Esistono dei pellet specifici in commercio che possono fornire da base alimentare, ma è bene scegliere bene la marca e integrare sempre con alimenti diversi in modo da offrire una dieta bilanciata. Importante evitare i gamberetti secchi che, anche se molto appetibili e diffusi sul mercato, portano a gravi carenze vitaminiche che iniziano a manifestarsi quasi sempre con problemi agli occhi. </p><h3 class="wp-block-heading">Lo svezzamento</h3><p>Per svezzarle al vegetale si può iniziare a far galleggiare qualche foglia di lattuga per poi introdurre sempre più alimenti “veggie” e ridurre la porzione proteica. Un piccolo trucchetto:  somministrate gli alimenti più puzzolenti in una vasca a parte prima di rimettere le tartarughine nel loro bell’acquario pulito. </p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/rettili-altri-pet/tartaruga/cosa-mangia-una-tartaruga/">Cosa mangia una Tartaruga</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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