Il riccio africano

Tra gli animali insoliti che ci può capitare nei pet shop vi è un simpatico animaletto spinoso, il riccio africano…

Dott.ssa MARTA AVANZI – Medico Veterinario

Pur appartenendo alla stessa famiglia del riccio europeo (Erinacidi), quello africano appartiene a un altro genere. Anche la zona di origine è differente: come lascia intuire il nome, questo mammifero proviene dall’Africa centrale, il suo habitat naturale sono le savane e le zone aride.

Ragni e lumache

È un animale solitario e notturno; è molto attivo e percorre ogni notte molta strada per cercare l’alimento di cui si nutre, principalmente invertebrati (insetti, ragni, lumache), ma anche vegetali e talvolta piccoli mammiferi. Provenendo da un habitat caldo, non va in letargo durante l’inverno. Mentre in natura la sua vita raramente supera i 3-4 anni, in cattività può raggiungere i 6-10 anni di vita.

Insettivori


Il riccio africano è un animale solitario, e va alloggiato preferibilmente da solo. Si possono tenere anche in piccoli gruppi, purché sia presente un solo maschio. La dieta corretta del riccio africano non è stata ben determinata, ma poiché è un insettivoro avrà bisogno di un’elevata quantità di proteine e pochi grassi.

Come base della dieta si può utilizzare un cibo per gatti di elevata qualità; nei giovani in crescita si può lasciare a disposizione a volontà, ma negli adulti va razionato per prevenire un ingrassamento eccessivo. In genere sono sufficienti 1-2 cucchiai al giorno. Si possono offrire anche verdure. È importate che la dieta contenga un’adeguata quantità di calcio; è quindi da evitare l’alimentazione basata solo su carne o su larve di insetti, poveri di questo minerale. Altri alimenti da evitare sono carne e uova crude, il latte, i dolciumi, la frutta secca e i semi.

Bavosi

Un comportamento particolare, il cui significato non è chiaro, è rappresentato dal cosiddetto “anting”: in presenza di sostanze sconosciute, il riccio inizia a salivare e cospargere il corpo con la schiuma prodotta. Il riccio africano è in grado di emettere un range di suoni che vanno dal sibilo allo sbruffo al grugnito.

Spine bianche

Distinguere i due sessi è facile se si riesce ad osservare la zona ventrale. Il maschio è riconoscibile per la presenza del prepuzio a metà dell’addome. In molti maschi adulti si possono osservare delle spine allungate bianche, che sono più rare o assenti nelle femmine; questa caratteristica permette di differenziare i due sessi anche quando gli animali sono appallottolati.

Fondo liscio

Questo mammifero non si adatta bene a vivere rinchiuso, dovremo quindi offrirgli una gabbia particolarmente spaziosa, con il fondo e le pareti lisce, per evitare lesioni alle zampe. Si possono anche utilizzare gabbie a più ripiani, collegati tra loro da rampe. Il fondo della gabbia può essere ricoperto da uno strato di materiale assorbente (segatura, trucioli, pellet di carta riciclata o di tutolo). Questo materiale va sempre tenuto molto pulito, per evitare infiammazioni della pelle causate dal contatto con feci e urina. Gli stracci sono invece da evitare, per il pericolo che possa ingerirne dei pezzi.

Albini

La sua struttura fisica è molto simile a quella del riccio europeo, anche se è di taglia inferiore: il peso è di 250 – 600 grammi (il maschio è più grosso). Il dorso è ricoperto di spine lunghe fino a 1 centimetro, bianche e marroni. Come il riccio europeo, quando si sente in pericolo è in grado di appallottolarsi strettamente, esponendo le spine a protezione del corpo. Le spine sono assenti in una piccola area sopra la testa. Esistono anche esemplari albini, selezionati artificialmente.

Gabbie a infrarossi

Nella gabbia deve essere presente una tana, ricavata ad esempio da una scatola o un tubo in PVC, di dimensioni di poco superiori a quelle del riccio stesso, per farlo sentire al sicuro. Per permettergli di fare esercizio si utilizza una ruota, simile a quelle per criceti, di dimensioni adeguate e con il fondo pieno, per evitare lesioni alle zampe. Essendo originario dell’Africa, richiede un ambiente caldo (25-30°C); nella stagione fredda è opportuno porre una fonte di calore che riscaldi una parte della gabbia, ad esempio una lampada riscaldante a infrarossi.

Beverino

Per prevenire l’obesità, frequente in cattività, l’alimentazione deve essere razionata. Pesando regolarmente il riccio ci si può rendere conto se aumenta troppo di peso e intervenire. L’acqua deve essere fornita preferibilmente con un abbeveratoio a goccia, da cui in genere il riccio africano impara a bere senza difficoltà. È importante verificare che il riccio sia in grado di utilizzare correttamente il beverino e in caso di dubbio lasciare a disposizione anche una ciotola. Il riccio africano non ha bisogno di vaccinazioni, ma è bene farlo visitare periodicamente da un veterinario che tratta animali esotici.

Selvatici

Allevare in casa un riccio africano non è difficile, ma se si decide di acquistarne uno occorre ricordare che si tratta di un animale selvatico che poco si presta alle coccole (e non solo per le spine che lo ricoprono!).

© Riproduzione riservata