Tricobezoari o i boli di pelo del gatto

Condividere gli spazi domestici con un gatto significa passare molto tempo con lui ed è dunque facile osservare i suoi comportamenti e i suoi segnali, che devono essere interpretati nella maniera corretta al fine del benessere animale

del Dott. Alessio Arbuatti Medico Veterinario
Rubrica a cura di ANMVI Articolo

Tra gli eventi che non di rado i proprietari riportano al medico veterinario di fiducia vi è il ritrovamento di piccoli e compatti boli di pelo, definiti tricobezoari.

Boli di pelo origine fisiologica

A tutti quelli che vivono con un felino sarà capitato di apprezzarne due aspetti curiosi: quanto la lingua del proprio gatto sia ruvida e il tempo dedicato alla pulizia del pelo. Una combinazione perfetta comune anche ai cugini selvatici e che è finalizzata alla rimozione del pelo morto, degli ectoparassiti e persino a supporto della termoregolazione. Questo comportamento multifunzionale è noto come grooming e diviene importante anche dal punto di vista relazionale tra gli individui dello
stesso branco o colonia (allogrooming).

Digeribile?
La rimozione meccanica del pelo è resa possibile dalle piccole strutture corneificate poste sulla superficie della lingua che agiscono come una raspa. Se a questo efficace strumento si aggiunge che i gatti dedicano fino al 30% del tempo al lambimento del mantello, appare evidente che una grande quantità di pelo viene rimossa giornalmente, ancor più durante il periodo di muta. Secondo alcuni studi scientifici la quantità asportata può raggiungere i 30 grammi di pelo per chilo di peso corporeo all’anno. Di questo, più della metà viene ingerito ma, nel contempo, la specifica composizione chimica non ne consente la digestione.


Talora alla base della formazione e/o della mancata espulsione dei tricobezoari possono esserci alterate condizioni non solo di origine psicogena (stress). Patologie esofagee, gastriche, intestinali, ernie, neoplasie, corpi estranei e persino l’alterata motilità cinetica da farmaci sono alcuni dei riscontri più comuni. Anche malattie a carico dell’apparato urinario e scheletrico possono avere una correlazione diretta o indiretta con la presenza di tricobezoari. Non da ultimo l’eccessivo lambimento può essere un comportamento messo in atto al fine di lenire il dolore causato da stati come colangioepatiti e pancreatiti. Per questo motivo è importante che il proprietario non sottovaluti mai nessuna modificazione o alterazione del comportamento del proprio amico, e si rivolga prontamente al proprio medico veterinario di fiducia, in caso di necessità.

Pelo lungo e pelo corto

Alcuni studi hanno dimostrato che gli esemplari a pelo lungo sono quelli più soggetti all’emissione di tricobezoari (solo il 24% di questi felini non ha mai emesso uno). Al contrario, tra quelli a pelo corto ben il 43% non è stato coinvolto da questo fenomeno. 

Gli anziani e gli esemplari sovrappeso, a causa di una ridotta mobilità, sono le categorie più soggette in quanto l’attività e il movimento favoriscono la peristalsi intestinale.Ne consegue che esemplari mantenuti nel range del proprio peso forma e attivi sono meno soggetti al rischio tricobezoari.

Anche la creazione di un ambiente domestico stimolate – con giochi, percorsi e attività di problem solving – è un grande aiuto al mantenimento di un corretto stato di salute.

Stress e tricobezoari

Il grooming è un comportamento fisiologico, per questo motivo è importante che il proprietario controlli se è praticato o meno dal proprio gatto e con quale frequenza. Questa specie può essere soggetta a stress quando si verificano cambiamenti ambientali (ad esempio traslochi, ma anche l’introduzione di nuovi individui).

Queste sono solo alcune delle cause che possono portare a una ripetizione compulsiva del grooming al quale può far seguito un’alopecia psicogena, ossia la comparsa di zone prive di pelo, non sempre facilmente visibili, poiché talvolta localizzate sul ventre o in zone corporee coperte da pieghe naturali.

Questi esemplari sono più soggetti alla formazione di tricobezoari e la risoluzione del problema passa anche attraverso la fondamentale consulenza di un veterinario comportamentalista.

I gatti possonoessere soggetti a stress quando si verificano cambiamenti ambientali e questo può incrementare il fenomeno delgrooming.

Una prevenzione multilivello

Così come alla formazione dei tricobezoari possono concorrere numerose cause di diversa natura, diviene dunque fondamentale la creazione di una virtuosa collaborazione tra proprietario, veterinario e figure tecniche del settore pet.

Il proprietario: controllare lo stile di vita

Conoscere il proprio gatto è fondamentale, una precoce risoluzione veterinaria del problema inizia da un attento proprietario che può ritrovare tricobezoari in casa o notare alcuni sintomi correlati (vomito, stipsi, tosse, spossatezza), tutti da annotare e segnalare prontamente al
veterinario di fiducia. In base ai singoli casi sarà fondamentale attuare le
terapie e i corretti comportamenti gestionali consigliati per diminuire il
rischio della ricomparsa del problema.

Il veterinario: tra patologie e corretta alimentazione

Come tutti i felini, il gatto è un carnivoro stretto, ma alcune ricerche hanno evidenziato la correlazione tra la fibra e la corretta funzionalità intestinale. 

Molti degli alimenti completi commerciali contengono all’interno materie prime naturali di origine vegetale rivelatesi utili per la prevenzione della formazione dei tricobezoari (hair ball). Alcuni studi hanno infatti dimostrato che una piccola quantità di fibra può ridurre fino al 21% gli episodi di vomito delle hair ball nel gatto, favorendo nel contempo il transito intestinale e dunque la naturale espulsione fecale dei peli non compattati.

La moderna ricerca applicata all’alimentazione dei felini utilizza oggi fonti naturali di fibra come la polpa di barbabietola, il plantago, i semi di lino, la cicoria, la crusca e la buccia di pisello proprio a tale scopo.

Estratti vegetali

L’azione di queste materie prime agisce anche a un ulteriore livello, forse meno visibile ma altrettanto importante.

Infatti, insieme a lieviti e frutto oligosaccaridi anch’essi inseriti negli alimenti completi, questi ingredienti favoriscono il corretto sviluppo morfologico e funzionale dei villi intestinali e l’accrescimento di una vigorosa flora batterica. 

Questa migliora l’emissione delle feci e supporta l’eliminazione del pelo ingerito. Non da ultimo, in taluni casi, può essere consigliato dal medico veterinario la somministrazione quotidiana di mangimi complementari sottoforma di pasta a base di estratti vegetali di betulla, cicoria, piantaggine, frangula, tamarindo e Plantago psyllium.

Questi vegetali favoriscono il transito intestinale, permettono l’ammorbidimento dell’intera massa fecale, emulsionano i lipidi coinvolti nella formazione dei tricobezoari e supportano il microbiota intestinale.

Per i proprietari di esemplari a pelo lungo, la prevenzione della formazione di tricobezoari, nelle sue molteplici forme passa anche attraverso le competenze tecniche del toelettatore professionista che con periodiche sessioni, in particolar modo durante le stagioni di muta, rimuove il pelo morto garantendo un manto sano e curato. L’operatore potrà inoltre consigliare l’acquisto di una strumentazione adatta per le operazioni giornaliere o settimanali di spazzolamento del pelo che andranno condotte in casa a cura dal proprietario.

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