Gatto anziano attenzione all’Ipertiroidismo cure e prevenzione

primo piano del gatto iperteso

L’ipertiroidismo felino è una malattia che colpisce ,con una discreta percentuale, gatti per lo più anziani, dopo i 9 anni di età.

A cura della Dott.ssa Mercede Paolillo Medico Veterinario e Consigliere Ordine Medici Veterinari di Roma e provincia

Ad essere colpita da questa disfunzione è la tiroide, una ghiandola endocrina situata nella parte anteriore del collo, davanti alla trachea.

La tiroide

Strutturalmente, è formata da due lobi uniti sulla linea mediana da un istmo, che le conferiscono un caratteristico aspetto a “farfalla” (le ali corrispondono ai lobi destro e sinistro). Nonostante le piccole dimensioni, la tiroide svolge molteplici funzioni: Controlla il metabolismo ed è responsabile del corretto funzionamento di gran parte delle cellule dell’organismo.


Fin dalle prime settimane di vita, la tiroide regola lo sviluppo neuropsichico, l’accrescimento corporeo, l’attività cardiovascolare, la formazione e la crescita delle ossa. Influenza l’umore, la forza muscolare, la fertilità e altro ancora.

Pare ci sia una particolare predisposizione a sviluppare questa malattia nei gatti che vivono all’aperto e che si nutrono di carni crude e di piccoli roditori, sebbene molti di quelli che vivono esclusivamente in casa ne vengano ugualmente colpiti.

Sintomi

I sintomi principali legati a questa patologia sono: un amento della sete e dell’urinazione, nonché dell’appetito (ma con una concomitante perdita di peso), pelo arruffato e poco curato, condizioni generali scadenti e, in taluni casi, un aumento dell’aggressività.

Durante la visita clinica, oltre a verificare il dimagramento, sarà possibile palpare sotto la gola una formazione nodulare. All’auscultazione si potranno sentire soffi cardiaci ed un aumento della frequenza cardiaca. Inoltre, la pressione risulterà aumentata.

Esami specifici

Anche gli esami del sangue risulteranno alterati. Frequente un concomitante aumento degli enzimi epatici, dell’azotemia e della creatinina, mentre i valori del potassio tenderanno ad essere bassi.

L’ECG mostrerà i segni di una tachicardia sinusale e l’ecocardiogramma evidenzierà una ipertrofia ventricolare sinistra e un ispessimento del setto interventricolare.

Diagnosi

La diagnosi definitiva si raggiunge misurando l’ormone tiroideo T4 che risulterà notevolmente aumentato. Un altro metodo, poco utilizzato soprattutto per i costi è l’utilizzo della scintigrafia come in medicina umana.

Terapia

Abbiamo diverse possibilità terapeutiche:

  • Terapia medica con farmaci (metimazolo e carbimazolo) che inibiscono la sintesi degli ormoni tiroidei, somministrati 2 volte al dì (almeno inizialmente) sempre alla stessa ora. Il dosaggio dovrà poi essere controllato per raggiungere quello corretto, con controlli della funzionalità renale e prelievi di sangue a cadenza di 1-3 e 12 mesi.
  • Terapia chirurgica (rimozione della tiroide) che non presenta particolari difficoltà sebbene l’animale vada monitorato prima durante e dopo l’intervento.
  • Terapia dietetica con alimenti che riducono il tenore di iodio. Questa si è dimostrata essere un buon ausilio per la cura di questa malattia, a patto che venga somministrata come dieta esclusiva, non è possibile cioè aggiungere nulla o variare l’alimento per tutta la vita.
  • Radioterapia (distruzione della ghiandola tiroidea), purtroppo poco seguita per la presenza di pochi centri in grado di poterla effettuare in Italia, per il fatto che l’animale va ricoverato ed infine per i costi.

In conclusione possiamo dire che, sebbene l’ipertiroidismo sia una patologia che comporta il coinvolgimento anche di altri organi, la terapia correttamente effettuata, permette il controllo dei sintomi e il decorso, anche per lunghi periodi della vita di nostri gatti.

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