La digestione del cane e del gatto

Diverse ricerche hanno osservato le abitudini alimentari del lupo, l’antenato più vicino al nostro cane domestico

Dott.ssa SABRINA DOMINIO – Medico Veterinario

Fame da lupi

Le prede naturali del lupo sono i grossi erbivori, come bufalo, cervo e capriolo. Forse non tutti lo sanno, ma i canidi selvatici divorano la preda seguendo un ordine di precedenza: dapprima si rivolgono alle cavità interne, da cui estraggono le interiora ricche di proteine ed energia, poi passano ai muscoli; vengono lasciate per ultime le ossa, da cui ricavano i sali minerali e il materiale indigeribile utile per la motilità intestinale.

Questo significa che, a dispetto di quanto pensano i proprietari di cani, il loro beniamino non deve mangiare solo il muscolo, ma deve assumere anche gli organi interni, ricchissimi di sostanze nutritive. Molto spesso inorridiamo al pensiero di cosa possano contenere i mangimi commerciali per animali; bisognerebbe invece imparare a vedere il pasto del nostro amico con gli occhi di un lupo e non di un essere umano!


Per nutrire al meglio i nostri amici a quattro zampe, dobbiamo conoscerne le abitudini alimentari e il funzionamento del loro apparato digerente. La regola da tenere a mente è che i nostri beniamini hanno esigenze particolari e per questo motivo dobbiamo somministrare loro degli alimenti specifici secondo precise modalità di somministrazione!

Carnivori?

Nelle interiora delle prede si trova molto materiale vegetale parzialmente digerito che l’animale assume per ricavarne fibra. Per questo la fibra non dovrebbe mancare nemmeno nella dieta del nostro cagnolino!

Naturalmente questo non vuol dire che all’interno della crocchetta o della scatoletta pretendiamo di trovare verdure e frutta a pezzetti – questo è incompatibile con il processo tecnologico cui questi alimenti sono sottoposti – ma dovremo verificare che il mangime contenga adeguate percentuali di fibra.

Da tutte queste considerazioni emerge che, nonostante il cane sia classificato come carnivoro nei manuali di zoologia, nelle sue abitudini si comporta da onnivoro, in quanto il suo apparato digerente è in grado di metabolizzare anche alimenti diversi dalla carne.

Predatori incalliti

Il gatto è un carnivoro stretto e questo significa che la maggior parte degli alimenti che deve assumere devono essere costituiti da carne. In natura, in virtù di un’abitudine sviluppata per adattarsi ai ritmi di vita delle loro prede, i gatti selvatici fanno circa quindici pasti distribuiti nel corso di tutto il giorno e della notte.

Essi si nutrono per il 40% di piccoli roditori e giovani conigli ma, seppur in quantità minori, non disdegnano uccellini, rettili, rane ed insetti. Se pensiamo che un topolino copre soltanto l’8% del fabbisogno energetico giornaliero di un gatto selvatico possiamo ben capire come mai essi si alimentino così spesso nell’arco delle ventiquattro ore!

Essi presentano un istinto predatorio molto marcato tanto che, in presenza di una nuova preda, smettono di mangiare quella già catturata per ucciderla. Questo comportamento non è da interpretarsi come fame esagerata o pura ingordigia, ma nasce dall’esigenza primitiva di accumulare le prede in previsione dei periodi di carenza.

Ecco perché il vostro micio di casa, seppur alimentato con deliziosi e nutrienti mangimi, non disdegnerà di catturare un topolino o un uccellino indifeso! La presenza, in quantità equilibrate, di tutti i principi nutritivi necessari all’animale, il rispetto delle dosi e la costanza dell’orario dei pasti permettono l’ottimizzazione delle funzioni gastrointestinali.

Poco e spesso

Nella vita di tutti i giorni, per ricalcare le abitudini alimentari del gatto selvatico, possiamo lasciare una ciotola di crocchette sempre a disposizione di Micio e, in aggiunta, somministrare un paio di pasti di alimento umido, che invece non va mai lasciato a lungo a temperatura ambiente, perché potrebbe deteriorarsi e provocare dolorosi mal di pancia al nostro amico!

Attenzione, però: questi consigli vanno benissimo se il vostro gatto è in forma smagliante; se invece è sovrappeso, sterilizzato o passa tutta la giornata fra le mura domestiche, potrebbe mangiare per noia invece che per fame ed allora è meglio razionare la dose giornaliera di alimento. Lo stesso discorso si può fare sull’acqua di bevanda.

Il gatto discende dai felini africani e per questo motivo è abituato a razionare l’acqua, bevendo circa 10ml di liquido 10 volte al giorno. Esso, inoltre, non ha un senso della sete molto sviluppato e, se non trova acqua fresca a sua disposizione, potrebbe “dimenticarsi” di bere, rischiando problemi urinari e disidratazione.

A questo proposito, lasciate sempre a disposizione del vostro micio più ciotole di acqua fresca e pulita distribuite per la casa. In alternativa, visto che ama  l’acqua corrente, potete installare una di quelle fontanelle che si trovano nei negozi specializzati per animali.

Alcune abitudini, come quella di trasportare altrove il cibo o di approfittare dei residui lasciati da altri animali, sono rimaste inalterate anche nei soggetti domestici.

…LA DIGESTIONE PASSO PER PASSO

L’apparato sensorio è molto importante nell’alimentazione del gatto, che lo utilizza moltissimo per la caccia. I suoi occhi vedono molto bene anche al buio e la sua vista è molto più sviluppata di quella del cane. Le sue orecchie sono portate erette e sono mosse da 20 muscoli diversi, in modo da localizzare con precisione la provenienza dei suoni. Infine, i suoi sensibili baffi, le vibrisse, gli permettono di orientarsi e carpire informazioni tattili quando le condizioni di luce non sono ottimali.

Fauci letali

La bocca ed i denti in essa contenuti possiedono due funzioni essenziali: innanzitutto, grazie a questi organi, l’animale è in grado di afferrare gli alimenti, quindi possiamo classificarli come strumenti di prensione. In un secondo momento, invece, la bocca deve ridurre il cibo in frammenti più piccoli, in modo che possano attraversare lo stretto tubo digerente.

Questo processo avviene tramite l’utilizzo dei denti, che lacerano e triturano l’alimento, che poi viene impastato con la saliva tramite i movimenti della lingua. Il gatto, rispetto al cane, possiede premolari e molari meno sviluppati, in quanto questi denti servono a triturare gli alimenti fibrosi, come i vegetali, che non fanno parte della sua dieta.

Al contrario, i canini, che servono ad immobilizzare la preda ed a lacerare i tessuti, sono i denti più sviluppati. La saliva del gatto, infine, non contiene l’enzima amilasi, deputato alla digestione degli amidi e questo conferma ancora una volta l’alimentazione strettamente carnivora.

La riduzione del cibo in frammenti più piccoli serve anche ad aumentare la superficie di questi ultimi; si tratta di un passaggio fondamentale, perché in questo modo, il cibo sarà più facilmente sottoposto all’azione degli enzimi contenuti nelle secrezioni di stomaco ed intestino.

Verdura …no grazie

Il gatto è molto attirato dagli aromi che gli ricordano le sue prede naturali e per questo motivo sceglie i prodotti di origine animale, i grassi e le proteine parzialmente digerite. Al contrario del cane, ama poco i gusti dolci o gli aromi sprigionati dalle essenze vegetali. Esso preferisce consumare l’alimento a una temperatura vicina ai 38°C, la più simile alla condizione termica delle sue prede; al contrario, spesso rifiuta alimenti troppo freddi o troppo caldi.

A differenza dei canidi, i felini scartano il contenuto gastrico delle loro prede e per questo motivo non assumono vegetali con la dieta. Pensate che i leoni, quando catturano una preda erbivora, usano la lingua per scartarne il contenuto gastrico e solo dopo iniziano a mangiare! Se, al contrario, il vostro gatto di casa mangia volentieri frutta o verdura, lo si deve ad un comportamento acquisito vivendo a stretto contatto con voi.

Intestini ancestrali
Nell’intestino tenue viene assorbita la gran parte delle sostanze nutritive, che poi raggiungono il fegato, l’organo in grado di rielaborarle e distribuirle, tramite il sangue, al resto dell’organismo. Al rene spetta invece la funzione di spazzino, che filtra il sangue e smaltisce sostanze tossiche e di scarto.

Quello che resta dell’alimento passa quindi all’intestino crasso, dove avvengono lunghe fermentazioni ad opera della microflora batterica e viene assorbita l’acqua; quello che rimane, ossia la massa indigerita, viene espulsa con le feci. L’intestino crasso che, come abbiamo visto, è deputato alla digestione degli alimenti fibrosi, è quasi ancestrale nel gatto. 

Pranzo e cena

Dopo esser transitato nell’esofago, il tubo che congiunge il cavo orale al resto dell’apparato digerente, l’alimento arriva nello stomaco. Il cane normalmente fa pochi ed abbondanti pasti giornalieri, che mastica in maniera molto sommaria.

Il suo stomaco, quindi, deve espandersi molto durante la digestione e può arrivare a contenere fino a 9 litri nei soggetti di grossa taglia. Nella vita domestica, quindi, dobbiamo somministrare due pasti al nostro cane. Un numero superiore, infatti, provocherebbe un lavoro continuo del suo apparato digerente, che, alla lunga, finirebbe col danneggiarsi, palesando gastriti, vomito e diarrea.

Servendo tanti piccoli spuntini, inoltre, è molto difficile calcolare le dosi di alimento somministrato ed il rischio di sovrappeso ed obesità è sempre in agguato, complice il fatto che il cane non è capace di autoregolarsi.

Ladri per caso

Un unico pasto giornaliero, d’altro canto, è estremamente dannoso per l’organismo, in quanto esso rimarrebbe a digiuno per ventiquattr’ore e, di colpo, si troverebbe a dover digerire un enorme volume di cibo. Nei cani di grande mole, questa condizione può addirittura condurre alla sindrome letale della torsione e dilatazione gastrica, di cui abbiamo già parlato. Un cane a digiuno per un periodo così lungo, inoltre, diventerebbe molto insistente e fastidioso nella richiesta del cibo, fino ad arrivare a compiere veri e propri furti.

Al contrario, il gatto, come abbiamo visto, consuma tanti piccoli pasti ed il suo stomaco è meno capiente e meno ricco di ghiandole rispetto a quello del cane. Ecco perché il gatto mastica maggiormente le sue prede, triturandole più finemente del cane. In entrambe le specie, l’alimento rimane nello stomaco per 3-6 ore; in questa sede, grazie all’azione di enzimi ed acido cloridrico, incomincia la demolizione delle proteine.

Digestione rapida

Passato lo stomaco, l’alimento raggiunge l’ intestino tenue, dove vi permane per circa un’ora e viene attaccato dalla bile e dal succo pancreatico, che demoliscono grassi, proteine e carboidrati.  Nel cane, l’intestino tenue rappresenta circa il 23% dell’intero tratto gastroenterico, mentre nel gatto è solo il 15%.

Esso è più sviluppato rispetto a quello del gatto in quanto riesce a digerire meglio gli amidi per mezzo degli enzimi pancreatici, mentre il gatto riesce a digerire solo gli zuccheri semplici. Rispetto all’uomo, il cane ed il gatto possiedono un intestino molto corto ed uno stomaco molto più voluminoso. Questo aspetto suggerisce che i loro processi digestivi siano molto più rapidi dei nostri e che è quindi necessario alimentarli con cibi facilmente assimilabili.

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