Il danno dell’inquinamento sui nostri amici animali

Per quasi tutta la vita gli animali domestici vivono a stretto contatto con i padroni che li hanno adottati. Condividono con loro lo stesso ambiente, spesso anche la stessa casa, sia che si tratti di un appartamento in centro città o di una cascina sperduta in qualche paesino di campagna. 

a cura di Angelica D’Agliano

Questo ha permesso di scoprire che i nostri animali possono essere seriamente danneggiati dagli stessi agenti inquinanti che fanno male a noi uomini, e ai quali tutti siamo esposti, bipedi e quadrupedi, a seconda dell’ambiente in cui ci troviamo.

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Come gli uomini, i quadrupedi esposti al traffico frequente di veicoli a motore, quelli che vivono nelle città, e tutti i soggetti residenti in ambienti degradati corrono un maggiore rischio di intossicazioni da metalli pesanti. In particolare il piombo è uno dei più pericolosi inquinanti ambientali dell’aria. Fonti ARPA hanno evidenziato, per quanto riguarda gli animali, “la cancerogenicità dei composti inorganici di piombo”.


Allo stesso tempo sappiamo che “il piombo è altamente tossico per l’organismo umano, l’apparato più sensibile è il sistema nervoso centrale, in particolare nei bambini. Determina anche alterazioni della funzionalità renale, del sistema immunitario, ipertensione arteriosa, anemia e infertilità nell’uomo”.

Forse non tutti sanno che bambini e cani hanno concentrazioni di piombo nel sangue molto simili tra di loro, e che queste concentrazioni rispecchiano fedelmente i livelli di piombo presenti nell’ambiente. Uno studio che è ormai divenuto un classico della letteratura scientifica (fu condotto da Bloom negli anni Settanta) evidenziò come i cani di città soffrissero di un eccesso di piombo nel sangue che non era riscontrabile invece nei loro colleghi di campagna.

In seguito è stato scoperto che, come negli uomini, le intossicazioni da piombo si verificano più frequentemente nei soggetti giovani che in quelli adulti. Nel caso dei cani, i più colpiti sono i cuccioli al di sotto di un anno di età. Un altra malattia simbolo dell’inquinamento e di cui purtroppo pagano il prezzo i nostri beniamini pelosi è il cosiddetto Orletto saturnino di Burton.

Si tratta della comparsa di una colorazione anomala delle gengive, e infatti non a caso si parla di “pigmentazione patologica”. In pratica si assiste alla comparsa di una stria bluastra all’attaccatura dei denti che è data da un’intossicazione cronica con deposito di solfuro di piombo nelle gengive.

Sigaretta? NO grazie!

Che il fumo facesse male alle persone è ormai cosa notoria. Negli ultimi anni è stato scoperto che anche per i cani e i gatti la nicotina è un vero veleno. Infatti i gatti di padroni fumatori hanno un rischio relativo più che doppio di ammalarsi di una forma tumorale chiamata linfoma. Il rischio naturalmente aumenta quanto più è alta l’esposizione e quanto più fumo viene inalato dagli animali.

A dircelo è uno studio ampio e dettagliato condotto dal 1993 al 2000 da University of Massachusetts e veterinari della Tufts University. Il dato allarmante è che nel 2004 la ricerca scientifica sarebbe arrivata alla conclusione che anche nell’uomo il fumo di tabacco può comportare un maggiore rischio di contrarre linfomi (nella fattispecie linfoma non Hodgkin).

I cani “fumatori passivi”, invece, si ammalano con più facilità di cancro nasale – o come dicono gli esperti di neoplasie delle cavità nasali e dei seni paranasali. In particolare (Reif et al., 1998) una ricerca condotta su ben 103 casi clinici ha dimostrato che i cani a naso lungo con padroni fumatori sono significativamente più esposti al rischio di contrarre tumori nasali. Questo avverrebbe perché tali soggetti, avrebbero una capacità di filtrare le sostanze cancerogene del fumo molto maggiore rispetto ai loro colleghi dal naso corto.

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Campi elettromagnetici

Se per l’uomo esiste il sospetto che i campi elettromagnetici a bassa frequenza siano fonte di rischio di leucemie infantili, per quanto riguarda gli animali possiamo dire con certezza che l’esposizione a campi elettromagnetici a bassa frequenza – quelli prodotti, ad esempio, dagli elettrodotti – è un vero attentato alla loro salute. I cani esposti si ammalano più spesso di linfoma, ma anche le vacche da latte e i cavalli subiscono dei sensibili peggioramenti dei loro parametri ematici.

Amianto e insetticidi

Se al giorno d’oggi esiste una certa attenzione riguardo la nocività dei composti chimici usati negli insetticidi che normalmente adoperiamo nelle nostre case, è stato proprio grazie al prezzo pagato dai nostri amici a quattro zampe. Uno dei primi a condurre studi su questo argomento fu Glickman.

Alla fine degli anni Ottanta egli infatti fece un’analisi su 59 cani affetti da carcinoma delle cellule di transizione della vescica, cioè tumore alla vescica, e di 71 cani affetti da altre patologie croniche. Ciò gli permise di scoprire come l’esposizione a certi insetticidi usati in ambiente domestico fosse la diretta responsabile di un’aumentata insorgenza di cancro alla vescica per i cani che vivevano nelle case prese in considerazione dallo studio.

Riguardo all’amianto, invece, oggi sappiamo che esattamente come noi anche i cani, le pecore, le capre, i bovini e un’altra grande quantità di animali soffre dell’inquinamento causato da questo materiale cancerogeno. In particolare la ricerca scientifica è arrivata alla conclusione che, analogamente per quanto succede nell’uomo, l’esposizione all’asbesto (altro nome dell’amianto) e la sua inalazione, provocano nel cane un maggiore rischio di comparsa di tumori spontanei come il mesotelioma.Lo stesso, letale mesotelioma che i media conoscono come malattia professionale responsabile della morte di un sacco di lavoratori che in passato sono stati esposti all’amianto.

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Discarica polare

Oltre che gli animali che popolano le nostre case, l’inquinamento – seppure in forme diverse – colpisce anche tutta la fauna selvatica che abita lontano dalle città e dai centri civilizzati e che si trova a subire di riflesso le conseguenze di una gestione scellerata dell’ambiente perpetrata da una vasta fetta di umanità.

È il caso degli animali che popolano l’estremo nord del mondo. A lanciare l’allarme è stato un rapporto diffuso di recente dal WWF. La fondazione per la salvaguardia della fauna selvatica ha infatti evidenziato i danni alla salute di una quantità sempre maggiore di mammiferi e di uccelli, la cui sopravvivenza sarebbe messa a repentaglio dai veleni prodotti dall’uomo civilizzato.

A questo proposito il direttore scientifico del WWF Italia Gianfranco Bologna è stato molto chiaro: “L’Artico – ha detto – sta diventando una specie di discarica chimica”. A dimostrarlo c’è la sempre maggiore incidenza di disfunzioni del metabolismo, dello sviluppo, della fertilità, nella determinazione del sesso, delle funzioni neurologiche, ma anche degli stimoli della fame e della sete e degli impulsi sessuali delle specie animali che vivono al Polo Nord.

I risultati sono cose da far accapponare la pelle: orsi polari avvelenati con sostanze che si usano negli elettrodomestici, cadaveri di beluga talmente contaminati da essere smaltiti come rifiuti tossici ma anche pulcini ancora nell’uovo e già imbottiti di pesticidi ancora prima di nascere e intere specie a serio rischio di estinzione.

La lista nera

L’inquinamento da traffico è forse una delle cause maggiori riguardo la diffusione nell’aria di sostanze nocive per la salute. Molte di queste sostanze danneggiano seriamente, oltre a noi, anche i nostri animali.

Alcune tra le più pericolose sono senz’altro il monossido di carbonio, il biossido di azoto, l’ozono, il particolato, il piombo, il benzene e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Questi inquinanti sono alla base di un gran numero di malattie respiratorie tra cui asma, tumori, malattie cardiovascolari, alterazioni del ritmo cardiaco, anemia, vari tipi di leucemie e compromissione del sistema immunitario.

Maschietti attenti ai pesticidi!

Negli ultimi anni sta emergendo un’altra grande evidenza scientifica riguardo i danni da inquinamento e cioè che nel caso di contaminazione da sostanze chimiche gli individui più colpiti sarebbero i maschi delle varie specie animali.

Secondo l’organizzazione britannica Chemtrust, questo significherebbe una riduzione della fertilità maschile attribuibile al rimpicciolimento degli organi sessuali e a disfunzioni ormonali, oltre che un generale quanto allarmante aumento dei casi di ermafroditismo (il fenomeno cioè per il quale un organismo presenta organi sessuali sia maschili sia femminili).

Le prove sarebbero le uova sviluppate dai testicoli di pesci maschi nei fiumi britannici, le rane rospo ermafrodite in Florida (le rane maschio diventano ermafrodite nelle zone maggiormente contaminate da pesticidi usati in agricoltura), ma anche gli alligatori che da tempo nelle aree esposte a sostanze chimiche tossiche sviluppano difficoltà riproduttive, peni più piccoli e un minor livello di testosterone.

Stessi problemi anche per lontre, topi, beluga e orche canadesi, letteralmente avvelenati dai famigerati policlorobifenili prodotti dall’uomo. Ma forse il caso più eclatante resta il rinvenimento, al polo nord, di orsi bianchi che presentavano contemporaneamente organi genitali maschili e femminili.

Avvelenamento globale

Secondo l’associazione Greenpeace, tra le maggiori minacce per la salute del nostro pianeta ci sarebbero i cosiddetti Inquinanti Organici Persistenti, per gli amici POPs (Persistent Organic Pollutants). Queste sostanze hanno la capacità di accumularsi nella catena alimentare e restare nell’ambiente per moltissimo tempo. Proprio per la loro persistenza esse possono diffondersi indisturbate per tutto il globo, trasportate dalle correnti dell’aria e del mare.

Nelle zone a clima freddo (come I Poli), i POPs si condensano e raggiungono di nuovo la terra attraverso le precipitazioni. A quel punto entrano nella catena alimentare, accumulandosi nell’uomo e negli altri organismi. Secondo fonti Greenpeace, le sostanze chimiche che rientrano tra i POPs sono: “Diossine, rilasciate da numerose sorgenti di natura industriale, compresi gli inceneritori e l’industria chimica del cloro e dei suoi derivati;

Ritardanti di fiamma costituiti da Bromo, utilizzati in molti prodotti, particolarmente in componenti elettroniche quali i computer; Tributilstagno (TBT), un pesticida contro le incrostazioni utilizzato nelle vernici delle imbarcazioni; Paraffine clorurate, utilizzate come ritardanti di fiamma e ritardanti e lubrificanti industriali; Lindano (g -HCH), un pesticida”.

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