ABC dell'acquario d'acqua dolce

ABC dell'acquario d'acqua dolce

A cura del Dott. ALESSIO ARBUATTI – Medico Veterinario


Sono passati millenni da quando l’uomo ha iniziato l’allevamento dei pesci: ne sono testimonianza i geroglifici egizi e le peschiere per murene dell’antica Roma. Solo con le dinastie imperiali giapponesi, però, si hanno le prime notizie di allevamenti ornamentali. Furono le carpe koi ad aprire la strada all’acquariofilia d’acqua dolce…


Per tutti

Grazie alle innovazioni tecniche e alle conoscenze biologiche di piante ed animali oggi l’acquariofilia è diventata un hobby alla portata di tutti. Ci sono numerose tipologie di acquari in commercio. Esse possono essere in vetro con supporti in legno, in modo tale da permettere le comuni manualità di routine e garantire un’ottima esposizione.

 

Le sostanze di scarto più pericolose sono i nitriti, che possono causare morie improvvise di pesci. Il loro aumento è causato da un collasso della popolazione batterica (che non è stata creata o reintegrata), troppi pesci, troppo cibo o la mancanza di cambi d’acqua regolari.

 

 


Carbone attivo

Il vero cuore pulsante dell’acquario è il filtro, che permette di eliminare composti solidi, residui di cibo, feci e piante. Il filtro è composto da tre parti, che svolgono un’azione meccanica, biologica e chimica. Quella meccanica, mediante spugne bianche nella parte alta; quella biologica, con cannolicchi o biosfere, che permette la trasformazioni di composti chimici più pericolosi in altri innocui grazie alla presenza di colonie di “batteri buoni”; infine la filtrazione chimica, che sfrutta sostanze come il carbone attivo.

I parametri fisici che anche il neoacquariofilo deve rispettare sono:
– pH un  valore neutro intorno a 7
– KH (durezza carbonatica) permette di non avere crolli di pH; i valori nell’acquario d’acqua dolce sono generalmente compresi tra 1-4, ma variano in particolari regioni come i laghi africani, dove il loro valore può arrivare a 20.
– GH (durezza totale = sali di calcio e di magnesio), va da 5 nelle acque tenere come quelle amazzoniche, ai 15 nei grandi laghi africani.

Spegnimento automatico

Nell’acquario d’acqua dolce tropicale è fondamentale il termostato, un accessorio capace di scaldare l’acqua, che viene impostato su una temperatura generalmente tra 24-28 gradi. I modelli in commercio sono dotati di sensori che permettono lo spegnimento dell’accessorio quando la temperatura viene raggiunta.

Cambi parziali

L’acqua va preparata nella maniera corretta. Molto spesso si può utilizzare normale acqua di rubinetto che però dovrà essere arricchita con una sostanza detta biocondizionatore. L’aggiunta del biocondizionatore deve essere fatta in fase d’avvio dell’acquario e ad ogni cambio d’acqua parziale.

Kit “di scarto”

Anche i “prodotti di scarto” degli organismi in vasca vanno monitorati. I più importanti sono nitriti, nitrati e fosfati che possono essere facilmente misurati con kit in commercio. Non c’è una regola fissa per la frequenza e la portata dei cambi: generalmente si cambia fino al 25% a settimana dell’acqua. 

La vasca va innanzitutto posta in una zona tranquilla della casa, lontana da finestre in maniera che non vi sia mai una luce diretta che la colpisca, evitando così lo spiacevole sviluppo di alcune tipologie di alghe.

Abrakadama!

Il fondo dell’acquario più conosciuto è il ghiaietto policromo. Negli ultimi anni anche la terra da bonsai akadama, formata piccoli granuli solidi marroni che creano un effetto naturale in vasca, sta riscuotendo un grande successo; purtroppo però il suo costo è ancora elevato e non è sempre facilmente reperibile nei negozi.

 

Fitostimolanti

L’ultimo aspetto tecnico di base da affrontare è l’illuminazione. Le lampade più diffuse sono i neon T8 e i T5, più moderni. Al momento dell’acquisto delle lampade è importante scegliere il tipo giusto (ad esempio: spettro solare o fitostimolanti, a seconda delle esigenze degli ospiti) e rispettare una lunghezza d’onda tra i 400 ed i 700 nanometri. L’illuminazione giornaliera dovrà essere di almeno 8 ore.

Pochi ma buoni

Per quanto riguarda i pesci, e specialmente se siete all’inizio della vostra avventura acquariofila, scegliete piccoli Caracidi come i pesci neon, Corydoras e pulitori di dimensioni ridotte. È sempre meglio optare per poche specie, soprattutto se hanno abitudini di branco, piuttosto che un’accozzaglia di animali che possono anche ferirsi tra loro.

Ci sono principalmente due tipi di filtri: quello interno e quello esterno. Quest’ultimo, sicuramente più comodo e ormai molto diffuso, è un cestello unito all’acquario con dei tubi di entrata e di ricircolo. All’interno si svolgono le tre fasi di filtrazioni, spesso ad esso è correlato anche  un accessorio aggiuntivo come la lampada sterilizzatrice ad UVC.

Spirulina

L’alimentazione alternerà cibo completo in granuli, liofilizzato, in scaglie o surgelato. In commercio si possono trovare leccornie a base di alga spirulina o alimenti a lento rilascio, utili per nutrire i pesci anche in nostra assenza.

La scelta della flora acquatica è varia. Le piante del genere Anubias, Ceratophyllum, Mirhiopyllum, Cryptocoryne sono tra le più semplici da coltivare: richiedono solamente fertilizzazioni periodiche con concime liquido.

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