Ai: intelligenza artificiale

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Intelligenza artificiale

La prima applicazione di sicura utilità dell’intelligenza artificiale nel mondo dei pet è quella del monitoraggio della loro salute e sicurezza.

A cura di ARIANNA MOSSALI

Tutti ne parlano, molti già la utilizzano, altri la temono e ben pochi sanno effettivamente di cosa si tratti.
Sicuramente, però, l’intelligenza artificiale è una tecnologia destinata a rivestire una parte sempre più importante nelle nostre vite quotidiane.

Intelligenza artificiale una tecnologia che già conosciamo

L’intelligenza artificiale è spesso abbreviata in IA (o AI nell’originale versione anglofona) e consiste nella programmazione di software che permettono di dotare le macchine di caratteristiche tradizionalmente considerate “umane”.

L’intelligenza artificiale è ciò che sta dietro alla domotica nelle nostre case, ai programmi di traduzione e dettatura in simultanea, a numerosi sistemi di automazione nelle aziende. Non è, quindi, qualcosa con cui non siamo abituati ad avere a che fare ma, negli ultimi anni, la sua evoluzione ha conosciuto un’accelerazione e una mediatizzazione senza precedenti. Questo ha portato, tra le altre cose, a timori post-apocalittici come: i robot arriveranno a rubare il nostro lavoro? Riusciranno a provare sentimenti? Assumeranno il controllo e sarà la nostra fine?

La risposta a queste domande, al momento, è pressoché pura fantascienza. Non siamo in grado di prevedere quali sviluppi ci attendono, ma certamente le tecnologie che sfruttano sistemi di intelligenza artificiale sono in rapida evoluzione e potrebbero portare delle novità anche nel mondo della cura degli animali domestici, tenendo anche conto del fatto che si tratta di un ambito in cui le rivoluzioni sono veramente all’ordine del giorno.

Possibili applicazioni dell’AI

La prima applicazione di sicura utilità dell’intelligenza artificiale nel mondo dei pet è quella del monitoraggio della loro salute e sicurezza. Già oggi, molti proprietari utilizzano telecamere domestiche per seguire cosa fanno i loro amici a quattro zampe durante la loro giornata lavorativa. Il più delle volte, si scopre che per la maggior parte del tempo questi ultimi se la godono, ronfando beatamente sul divano.

In qualche caso, però, le registrazioni si rivelano alleate preziose nel rivelare e analizzare comportamenti disfunzionali che potrebbero essere spia di disagi o problemi di salute.

Sistemi opportunamente integrati (si ipotizzano collari con biosensori) potrebbero aiutare a tenere traccia dei cicli di sonno-veglia, e addirittura individuare cambiamenti metabolici che potrebbero richiedere un approfondimento veterinario.

Distributore di cibo con Ai intelligenza artificiale

CatsMe!

Un esempio di ciò che si sta cercando di fare a questo proposito è l’app giapponese CatsMe!, basata su sistemi di riconoscimento biometrico che integrano dati e informazioni preziose su come la mimica facciale e le posture del gatto si modifichino in caso di malessere, e come possano, quindi, segnalare i sintomi di cui sta soffrendo il nostro micio, arrivando a una diagnosi più precisa in tempi più rapidi.

Accessori… intelligenti

Sempre sulla scia del controllo del benessere del pet si collocano vari modelli di dispenser di cibo intelligenti (in grado di modulare e personalizzare per ciascun animale la quantità di cibo da erogare) oppure chatbot per ricevere assistenza veterinaria da remoto. Ovviamente queste ultime non devono sostituire la visita in presenza, specialmente in caso di urgenza, ma solo fornire un aiuto nel valutare i sintomi in attesa dell’intervento di un professionista medico.

Petnow

Su ampie banche dati biometriche si basa anche Petnow, altra app che promette di riconoscere singoli cani e gatti basandosi su una tecnologia del tutto simile a quella utilizzata dal riconoscimento facciale dei nostri smartphone. Questo software potrebbe implementare le informazioni presenti nel microchip già obbligatorio per legge, ed essere d’aiuto in caso di smarrimento.

… e se parlassero?

E veniamo ora al sogno di tutti noi: chi non ha mai desiderato poter parlare con il proprio animale domestico? Bisogna premettere che il modo di farlo in realtà esiste già e si chiama “etologia”, ovvero, lo studio approfondito dei comportamenti, del linguaggio e della comunicazione animale. Per chi fosse incuriosito da un metodo meno “tradizionale”, ecco arrivare i risultati di uno studio dell’Università del Michigan presentati a Torino alla Joint International Conference on Computational Linguistics, Language Resources and Evaluation.

Risultati che, a dire il vero, potrebbero non corrispondere alle vostre aspettative. I modelli di decodifica del linguaggio animale che si basano su registrazioni di “conversazioni” reali, come avviene per i software di sintesi vocale umana, presentano una serie di problematiche, come ad esempio la difficoltà nella raccolta di una banca dati sufficientemente ampia.

Inoltre, ricordiamo che l’aspetto vocale non rappresenta che una parte dell’infinito universo della comunicazione inter e intraspecifica. Possiamo estrapolare correttamente alcune informazioni da vocalizzi e versi ma, per avere una panoramica reale di cosa un animale ci stia dicendo, sarebbe necessario osservarne postura, contesto, mimica facciale e comportamento. Ma siamo sicuri di voler davvero sapere cosa pensano di noi il nostro cane o il nostro gatto? Ricordiamoci che, in fin dei conti, loro non hanno filtri e sono i custodi dei nostri segreti più imbarazzanti…

grafico per capire cosa possiamo applicare l'intelligenza artificiale

Robot amici degli animali

Altra applicazione assai discussa dell’IA nel mercato pet riguarda l’introduzione di robot intelligenti, dotati di software che consentono loro di interagire e giocare con gli animali domestici, migliorando il loro benessere fisico e mentale. Qui cominciamo ad addentrarci in una zona un po’ borderline delle possibili utilità dell’IA.

L’istinto a prendersi cura dei cuccioli è innato nei mammiferi e, dal mitico Tamagotchi ad Aibo, già diverse volte l’uomo ha cercato di creare un “cucciolo tecnologico” in grado di riprodurre il comportamento di un essere vivente in maniera più verosimile, rispetto a una bambola o a un peluche che sono visibilmente inanimati.
A questi esperimenti sono stati successivamente attribuiti nobili scopi, come quello di fungere da palestra emotiva per bambini, adolescenti e anche anziani colpiti da demenza, mantenendone allenate le capacità empatiche attraverso un esserino virtuale su cui riversare affetto e premure… con tutte le controverse conseguenze del caso.

Chi ha vissuto negli anni ‘90 probabilmente ricorda lo stress e la disperazione che colpivano i giovanissimi alla “morte” del loro Tamagotchi troppo trascurato tra compiti e uscite con gli amici. Sempre meglio del decesso di un vero animale, per carità, ma sicuramente non un risvolto ideale laddove si voglia lavorare sulla stabilità emotiva.

Virtual Pet Therapy

Si sta approssimando anche la cosiddetta virtual pet therapy, ossia un vero e proprio intervento assistito basato sulla collaborazione non di veri animali, ma di pet robot o addirittura virtuali, con cui i pazienti interagiscono attraverso uno schermo.
Questo ha, comprensibilissimamente, indignato professionisti della pet therapy tradizionale, che ben sanno quanto sia fondamentale il contatto, la presenza, l’emotività, il sentimento di un vero essere vivente, per ottenere i risultati auspicati

Che conclusioni possiamo trarne?

Per quanto si tratti di un campo ancora largamente inesplorato, possiamo affermare con una certa sicurezza che no, non c’è alcun rischio che i pet virtuali soppiantino quelli reali. Tutti noi abbiamo piena coscienza di quanto l’amore di un animale non possa essere sostituito o anche solo imitato da alcun software. Casomai, possiamo forse interrogarci sul nostro ruolo nel mediare l’intervento delle tecnologie di intelligenza artificiale nella vita dei nostri pet.

Anche se un domani gli scienziati dovessero regalarci un petsitter virtuale tuttofare, in grado di nutrire i nostri animali, giocare con loro, pulire la lettiera, portare a fare la passeggiata, regalandoci così più tempo a disposizione per noi stessi, ricordiamoci che il rapporto con i proprietari resta un valore insostituibile che garantisce vera felicità e benessere. Non permettiamo mai che la pigrizia, indotta dalle comodità moderne, ci induca a delegare ai robot il tempo di qualità che dobbiamo ai nostri amici.

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