Miglior metodo per Favorire igene orale del cane e del gatto

Metodo per favorire
l'igene orale del cane e del gatto 
Placca, tartaro e alitosi

Una delle abitudini più importanti per l’essere umano,
raccomandata dai dentisti ma più in generale da tutti i medici, è quella della
cura dell’igiene dentale. Lavarsi i denti, più volte al giorno, è un’abitudine
così importante per la nostra salute che è diventata ormai per tutti un’azione
quotidiana, un’abitudine appunto.

A cura del Dott. Valerio Guiggi – Medico Veterinario

Specialista in Ispezione degli Alimenti
I denti, però, sono importanti anche per i nostri cani e
gatti che, proprio come noi, nel corso della vita possono andare incontro a
patologie dentali di diverso tipo. A risolverle ci pensano i veterinari, ma è
compito del proprietario prevenire queste patologie, tenendo in considerazione
l’importanza dell’igiene dentale del proprio amico a quattro zampe.

Prevenzione
Ciò che bisogna prevenire è la deposizione di placca sulla
superficie dei denti dei nostri animali, e in particolare nella zona più a
rischio, quella vicina alla gengiva; riuscire a farlo correttamente evita
malattie come il tartaro dentale, che deve essere rimosso da un veterinario tramite
l’intervento (detto detartrasi) e l’alitosi, cioè l’emissione di cattivi odori
dalla bocca, oltre a tutta un’altra serie di patologie anche più gravi come le
gengiviti. 
Ma come si può ottenere con successo l’igiene dentale dei
nostri animali? Vediamo quanto raccomandato dai veterinari, prendendo in
considerazione i diversi prodotti disponibili in commercio.
La placca e il tartaro
Per capire bene quanto sia importante l’igiene orale è
importante compren-dere, per prima cosa, che cosa sono la placca e il tartaro. 
La placca è un biofilm batterico, cioè un sottile strato
composto prevalentemente di batteri che si attacca al dente, senza più
staccarsi. Inizialmente è composto dalla saliva, che può inglobare anche alcuni
nutrienti presenti negli alimenti, che si depositano per contatto. 
I batteri, normalmente presenti nella bocca e nell’aria,
aderiscono a questo strato e iniziano a crescere nutrendosi sia dei secreti
della saliva, sia dei nutrienti alimentari che rimangono adesi alla superficie
del dente. 
Lo sviluppo della placca è molto veloce, perché le
secrezioni di saliva sono costanti, e la maturazione della placca è completa
(partendo da un dente che non ne ha) in circa quattro giorni, anche se
successivamente le specie batteriche che la compongono possono cambiare. La
placca è morbida e per questo motivo può essere rimossa attuando quindi una
corretta igiene dentale.
Passo successivo
Il tartaro può essere visto, invece, come il “passo
successivo” rispetto alla deposizione della placca. 
Molto più lento nella sua formazione, è causato dalla
calcificazione, cioè dalla deposizione di calcio, sulla placca, che la rende
dura e difficile da rimuovere. Il calcio arriva non dall’alimentazione, ma
dalla saliva, che ne contiene una piccola quantità (è per questo che si
sviluppa lentamente). 
Alcuni cani e gatti possono essere più sottoposti alla sua
formazione a seconda della quantità di secrezioni salivari. 
Il tartaro di per sé non rappresenta una patologia ma,
essendo a sua volta una possibilità per la deposizione di nuova placca,
permette la deposizione di un numero maggiore di batteri, che possono provocare
infiammazione, la quale dà origine ad altre patologie dentali.

 Il miglior metodo per favorire l’igiene orale del cane e del
gatto è rappresentato, proprio come accade nell’uomo, dallo spazzolino.
 

L’alitosi
L’alitosi, che può essere dovuta anche a patologie non
legate alla bocca, la maggior parte delle volte è una conseguenza della
presenza di tartaro. 
A causa dell’alto numero di batteri, che provocano la
distruzione delle proteine della bocca in fenomeni putrefattivi, si possono
sentire cattivi odori quando il cane o il gatto respira; se il problema
riguarda i denti, è molto probabile che i batteri siano tanti, e che l’igiene
dentale non sia adeguata per quell’animale. Nella maggior parte dei casi ci
troviamo ad uno stadio avanzato del problema, tale da rendere necessario
l’intervento di un veteri-nario per rimuovere il tartaro.
 
L’igiene dentale a casa
Sono molti i prodotti che si trovano in commercio e che
possono favorire l’igiene orale del cane e del gatto, ma i veterinari che si
occupano di odontoiatria sono concordi su un aspetto: il miglior metodo per
favorire l’igiene orale del cane e del gatto è rappresentato, proprio come
accade nell’uomo, dallo spazzolino. 
Lo spazzolino è il metodo migliore per rimuovere la placca,
molto più efficace rispetto a qualunque rimedio alimentare. Esistono spazzolini
specifici per animali, con forme simili alle nostre o differenti (ad esempio,
spazzolini in cui si può inserire un dito); l’utilizzo è simile a quello che
facciamo per noi e questo strumento, oltre a garantire una pulizia adeguata,
porta ad un ottimo controllo sui punti da pulire: come abbiamo visto, i più
critici sono le parti dei denti vicine alle gengive, che non tutti gli alimenti
riescono a raggiungere.

 

Ciò che bisogna prevenire è la deposizione di placca sulla
superficie dei denti dei nostri animali, 
e in particolare nella zona più a rischio, quella vicina alla gengiva.

Spazzolino
L’ostacolo principale è, naturalmente, l’abitudine del cane
o del gatto all’utilizzo dello spazzolino; molti animali non accettano le mani
e le dita in bocca e molti proprietari si vedono costretti ad abbandonare questa
possibilità. 
Tuttavia è importante ricordare che nessuna alternativa
raggiunge la qualità dell’igiene dentale come lo spazzolino per cui,
specialmente per chi ha animali giovani, abituarli al suo utilizzo è un
passaggio molto importante. 
Il dentifricio, invece, ha un’utilità minore; per quanto
esistano dentifrici specifici, senz’altro utili, basati su disinfettanti (che
rimuovono i batteri) o su chelanti del calcio (che rimuovono il calcio), la
parte più importante la fa comunque lo spazzolino.
E se non posso usare lo spazzolino?
In commercio ci sono molti prodotti pensati per la
cosiddetta “dental care”, e tutti propongono risultati ottimali, anche se non è
sempre così; questo non dipende tanto dal prodotto, quanto dal cane o dal gatto
stesso e dal suo rapporto con questi prodotti. 
Bisogna infatti partire dal presupposto che la placca si
rimuove soltanto con una rimozione meccanica, togliendo così anche il calcio
che la trasformerebbe, nel lungo periodo, in tartaro. 
La deposizione inizierà di nuovo, naturalmente, ma
rimuovendo il vecchio evitiamo che ci sia una progressione nella
calcificazione. Tra i prodotti specifici ci sono gli alimenti, generalmente
croccantini, che permettono di migliorare l’igiene orale: posto che la loro
efficacia è molto inferiore rispetto a quella dello spazzolino, l’utilità è a
tutt’oggi discussa, soprattutto perché la masticazione dei croccantini, sia nel
cane che nel gatto, è limitata.

L’alitosi, che può essere dovuta anche a patologie non
legate alla bocca, la maggior parte delle volte è una conseguenza della
presenza 
di tartaro.

Grattamento
In generale, l’alimento secco ha una funzione di
“grattamento” che, da questo punto di vista, lo rende superiore all’umido (che
contiene spesso degli addensanti e contribuisce allo sviluppo della placca,
anche lasciando a disposizione dei batteri le sostanze nutritive). Alcuni
croccantini specifici possono contenere, come i dentifrici, dei chelanti del
calcio, oppure sostanze antibatteriche naturali che limitano la formazione
della placca.
Stratagemmi?
Tuttavia, tutti questi “stratagemmi” sono utili solo prima
che il tartaro si depositi: questo tipo di croccantino non serve se la
patologia dentale è già presente, perché l’unico rimedio valido rimane un
intervento di detartrasi. 
L’utilizzo è quindi consigliato solamente in animali
particolarmente sottoposti a questo tipo di problemi, ma, visto l’aiuto
limitato che riescono a fornire, il consiglio è quello di pensare
all’alimentazione soprattutto in relazione ad altri aspetti di salute
dell’organismo, per cui la scelta degli alimenti può essere molto più
determinante (in altre parole: meglio scegliere un’alimentazione che eviti l’ingrassamento,
che può predisporre a patologie molto gravi, rispetto ad un alimento che abbia
come scopo primario la cura dei denti).

I croccantini aiutano l'igiene orale ma la loro efficacia è
molto inferiore rispetto 
a quella dello spazzolino.

Masticazione prolungata
L’alternativa, quindi, sono i cosiddetti “snack dentali” che
si possono trovare in commercio. 
Anche in questo caso, questi prodotti devono sostituire lo
spazzolino, ed è quindi importante che il cane o il gatto li mastichi a lungo;
più li mastica, maggiori sono le possibilità che questi prodotti rimuovano
parte della placca. Per questo è opportuno osservare il cane e il gatto quando
fanno uso di questi prodotti, ed assicurarsi che la masticazione sia prolungata
e il più possibile completa. Se il prodotto viene ingoiato nel giro di pochi
minuti non avrà, di fatto, avuto alcun effetto.
Masticabili essiccati
Buoni risultati si possono raggiungere anche con i
masticabili essiccati, prodotti a base di carne (rispetto ai “classici” stick
solitamente a base di cereali), piuttosto duri (ma non ai livelli di un osso,
che se troppo grande può causare addirittura delle fratture dentali), che
l’animale impiega un po’ di tempo a masticare e che possono garantire un buon
risultato se forniti con costanza. 
Non bisogna dimenticare, però, che questi prodotti sono
destinati ad essere mangiati dall’animale, e anche se costituiscono una piccola
parte dell’alimentazione totale possono avere influenza sul proprio organismo,
ad esempio nel caso in cui un animale sia allergico o intollerante a qualcuno
dei suoi componenti: come per gli altri alimenti, quindi, risulta sempre fondamentale
controllare le indicazioni relative agli ingredienti, presenti in etichetta, e
valutare la qualità nutrizio-nale di quello specifico prodotto.

Gli “snack dentali”, che possiamo trovare facilmente in
commercio, per essere efficaci devono essere 
masticati a lungo sia dal cane che dal gatto.
 

Fonte: Brook Niemiec, Veterinary Parodontology,
Wiley-Blackwell, 2012, cap. 2 e 13

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