Il controllo del peso nel cane e nel gatto

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Il controllo del peso nel cane e nel gatto

Il controllo del peso per evitare il sovrappeso e l’obesità rappresenta una condizione patologica di crescente rilevanza nella pratica veterinaria del cane e gatto. L’eccesso di massa grassa non si limita ad avere un impatto estetico, ma si associa a profonde alterazioni metaboliche e a un incremento documentato della morbilità e della mortalità.

A cura della Dott.ssa Alessia Candellone Medico Veterinario Ca’ Zampa

Implicazioni metaboliche e approcci nutrizionali.

Indagini nel controllo del peso condotte in diversi Paesi industrializzati evidenziano una prevalenza di soggetti in eccesso ponderale compresa tra il 30% e il 60%, con valori più elevati nel gatto rispetto al cane.

In Italia, circa il 29% dei proprietari dichiara che il proprio animale è in sovrappeso, ma la reale prevalenza è verosimilmente superiore, poiché queste valutazioni si basano su percezioni soggettive piuttosto che su indici corporei oggettivi.

Il Ruolo dei lipidi nella dieta

I grassi rappresentano una componente essenziale della dieta del cane e del gatto, fornendo energia ad alta densità e apportando acidi grassi indispensabili.

Tuttavia, l’eccesso di lipidi nella razione, frequentemente dovuto alla somministrazione di avanzi alimentari o snack ad elevato tenore calorico, altera l’equilibrio nutrizionale. Diversi studi hanno dimostrato che un eccessivo apporto lipidico, in particolare da fonti non bilanciate, può indurre modificazioni metaboliche assimilabili a quelle osservate nell’invecchiamento: iperlipidemia, incremento del tessuto adiposo viscerale e riduzione della sensibilità insulinica.

Gli snack e i premi rappresentano una quota non trascurabile dell’apporto calorico giornaliero. Le linee guida raccomandano che non superino il 10% del fabbisogno energetico totale, ma nella pratica quotidiana il loro consumo eccede spesso tali limiti, favorendo un bilancio energetico positivo e l’accumulo di massa grassa.

Il controllo del peso nel cane e nel gatto

Alterazioni metaboliche associate all’obesità

Il tessuto adiposo, considerato un tempo un semplice deposito energetico, è oggi riconosciuto come un organo endocrino metabolicamente attivo. Negli animali obesi, la secrezione di adipochine e citochine pro-infiammatorie determina uno stato di infiammazione cronica di basso grado con ripercussioni sistemiche.

Le principali conseguenze comprendono:

  • Resistenza insulinica, con progressiva compromissione del metabolismo glucidico e sviluppo di diabete mellito di tipo 2 (particolarmente frequente nel gatto).
  • Dislipidemia, caratterizzata da ipertrigliceridemia e ipercolesterolemia, che può favorire condizioni quali lipidosi epatica.
  • Leptino-resistenza, che altera i meccanismi centrali di regolazione dell’appetito e della sazietà.

Conseguenze cliniche e comportamentali del sovrappeso

  • Patologie osteoarticolari (osteoartrite, displasia coxo-femorale, rottura del legamento crociato), dovute al sovraccarico meccanico.
  • Disfunzioni cardiovascolari e respiratorie, con incremento del rischio di ipertensione e ridotta capacità ventilatoria, in particolare nei cani brachicefali.
  • Alterazioni epatiche e pancreatiche, quali lipidosi epatica nel gatto e pancreatite nel cane.
  • Riduzione dell’aspettativa e della qualità di vita, documentata in diversi studi longitudinali.
  • Aumento dei rischi anestesiologici, per difficoltà di dosaggio farmacologico e prolungati tempi di recupero.

Dal punto di vista comportamentale, cani e gatti obesi possono manifestare riduzione della capacità di movimento, incremento dell’irritabilità e, nei gatti, difficoltà di toelettatura e alterata gestione della lettiera.

Approcci nutrizionali e gestionali

  • Alimentazione ipocalorica controllata, con riduzione della densità energetica, mantenimento di un adeguato apporto proteico e integrazione di fibre per incrementare la sazietà dei nostri amici pelosi.
  • Controllo accurato delle porzioni, mediante pesatura del cibo e suddivisione in pasti multipli per favorire il controllo dell’appetito.
  • Limitazione degli alimenti complementari: snack e premi devono essere ridotti o sostituiti con ricompense non alimentari.
  • Incremento dell’attività fisica: esercizio regolare adattato alle condizioni cliniche dell’animale, arricchimento ambientale per il gatto e maggiore frequenza delle passeggiate per il cane.
  • Monitoraggio periodico, con valutazione del Body Condition Score e del peso corporeo ad intervalli regolari.
Cane e gatto che dormono insieme

Caso clinico: la cagnolina Lara

Lara, meticcia femmina di 4 anni sterilizzata, peso iniziale 35kg (BCS 7/9). A seguito dell’incremento ponderale post-sterilizzazione e di diversi tentativi dietetici inefficaci, è stato avviato un programma nutrizionale supervisionato della durata di 16 settimane.

L’approccio ha previsto la definizione di un piano alimentare ipocalorico, incrementata attività fisica quotidiana e soprattutto il coinvolgimento attivo della famiglia, con condivisione delle regole alimentari e riduzione sistematica degli extra. Al termine del percorso Lara ha raggiunto un peso di 29,5kg, con evidente miglioramento della condizione corporea, della mobilità e del livello di attività.

Contestualmente, i proprietari hanno adottato abitudini alimentari più salutari, riportando anch’essi un miglioramento del proprio stato ponderale. Questo caso dimostra l’importanza dell’approccio familiare integrato nella gestione dell’obesità del cane e gli effetti positivi sia sul paziente sia sul nucleo domestico.

Una corretta prevenzione

L’obesità nel cane e nel gatto deve essere considerata a tutti gli effetti una malattia metabolica cronica multifattoriale. Il riconoscimento precoce del sovrappeso, unitamente a un’adeguata educazione nutrizionale dei proprietari e a strategie gestionali mirate, rappresenta lo strumento più efficace per la prevenzione.

Il mantenimento del peso ideale consente di migliorare la qualità della vita, ridurre l’incidenza delle patologie croniche e prolungare la longevità dei nostri pazienti.

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