Malattie Epatiche comuni una questione di fegato

Una questione…

di fegato

 

 

I sintomi delle malattie epatiche sono
“aspecifici”, cioè comuni a patologie
a carico di altri organi o apparati

 

A cura del Dott. Francesco Orifici –
Medico Veterinario, 

con la collaborazione della
Dott.ssa Chiara Di Dio – Medico Veterina

Quando c’è il sospetto di una
patologia epatica, molti di noi pensano che basti fare un esame per
sapere subito di cosa si tratta.
Purtroppo non funziona così: in molti
casi le malattie epatiche presentano sintomi cosiddetti “aspecifici”,
riferibili cioè a parecchie altre patologie, e non esiste un esame
unico che ci indichi subito quale sia il problema.
In aggiunta a questo, spesso si arriva
ad avere segni di patologia epatica quando purtroppo la situazione è
già molto grave: questo accade perché il fegato ha una enorme
capacità di riserva e rigenerazione, oltre al fatto che ci sono
malattie non primarie del fegato che provocano secondariamente
problemi a questa ghiandola, alterando gli esami e complicando ancora
di più la diagnosi.


Un organo, tante funzioni

Il fegato è un organo addominale
importantissimo, che svolge svariate funzioni, come ad esempio la
produzione di bile, fondamentale per la digestione degli alimenti e
l’assorbimento, il metabolismo e lo stoccaggio della maggior parte
dei principi nutritivi.
Inoltre ha la funzione di
“disintossicare” l’organismo da prodotti che altrimenti
sarebbero dannosi, come molti farmaci, i metalli e l’ammoniaca,
derivante dal metabolismo delle proteine.
Altra importante funzione è quella di
produrre fattori della coagulazione, che intervengono in caso di
emorragia.
Ma perché il fegato può ammalarsi?
Cerchiamo di scoprirlo insieme.


Turbe infettive

In alcuni casi questa ghiandola è
colpita da anomalie congenite che comportano un malfunzionamento fin
dai primi mesi di vita, ma il più delle volte le cause di danno al
fegato vanno ricercate in turbe infettive dovute a infezioni
batteriche, virali, a infestazioni parassitarie, a ingestione di
sostanze tossiche, ma anche a diffusione di tossine endogene,
derivanti ad esempio dall’intestino o da alterazioni del
metabolismo.

 

Il paziente può presentare
anoressia, perdita di peso, abbattimento, vomito, diarrea, aumento della sete e dell’urinazione. A volte può presentarsi l’ittero,
cioè una condizione patologica in cui la cute, le sclere e le mucose
mostrano un colore giallastro a causa dell’elevata concentrazione
di bilirubina nel sangue. In alcuni casi, la presenza di feci
grigiastre può confermare il sospetto di patologia a carico delle vie biliari.

 

Epatiti

In generale è bene distinguere tra
“patologie delle vie biliari”, che colpiscono la cistifellea e le
strutture deputate al trasporto della bile all’intestino (tipiche
del gatto) e le “patologie parenchimali”, che colpiscono la
ghiandola vera e propria (più comuni invece nel cane).
Queste ultime sono note come “epatiti”
e possono avere un andamento acuto o cronico. Tra le più comuni
cause di epatite nel cane ricordiamo le infezioni da Leptospira e da
Adenovirus, per le quali però esistono vaccini che diminuiscono
drasticamente la probabilità di infezione.
Alcune epatiti sono causate da sostanze
tossiche, per esempio l’epatite da accumulo di rame, tipica del
Bedlington Terrier, del Dalmata e del Labrador Retriever.
L’epatite può essere secondaria
anche all’ingestione di alcune piante (ad esempio la Cycas
Revoluta) o di grandi quantità di farmaci (barbiturici, alcuni
antibiotici e antinfiammatori).

 

Malattie degenerative e tumori.

Il fegato può essere colpito anche da
malattie degenerative, come la cirrosi epatica e l’iperplasia
nodulare, e da malattie neoplastiche.
La cirrosi epatica, la cui causa nella
maggior parte dei casi rimane sconosciuta, altro non è che la
conseguenza di un’epatopatia cronica, che nel tempo porta alla
riduzione delle dimensioni dell’organo e della sua riserva
funzionale.
L’iperplasia nodulare epatica è
rappresentata dalla comparsa di noduli multipli sul fegato dei cani
anziani: è una condizione benigna, che non causa una malattia
clinica, ma deve essere differenziata dalla cirrosi e dal tumore del
fegato, in quanto il solo riscontro ecografico non è diagnostico (è
necessaria una biopsia per la diagnosi definitiva).
Le neoplasie epatiche primarie sono
rare ma, soprattutto nel cane, tendono a essere maligne.
Molto più comuni sono le neoplasie
secondarie, cioè le metastasi di tumori primari presenti su altri
organi, soprattutto milza, apparato gastroenterico e cute.


Per riconoscere un’epatopatia è
importante rivolgersi al proprio medico veterinario, che proporrà un iter diagnostico adeguato.

 

Quali sono gli strumenti di diagnosi
per valutare un danno al fegato?

Esistono molti esami di laboratorio che
ci possono aiutare nella diagnosi di malattia epatica.
Tra le tecniche di diagnostica per
immagini, indubbiamente l’ecografia è una delle più utili e meno
invasive, dal momento che l’animale non necessita di una sedazione,
per confermare l’entità e il tipo di danno subito da quest’organo.
Nei casi più complicati, soprattutto
quando si sospetta un’origine neoplastica della lesione epatica,
può essere indicata anche la TC (Tomografia Computerizzata).


Malattie del fegato, come evitarle?

Sicuramente la prevenzione è l’arma
migliore: fin da cuccioli è opportuno garantire un’alimentazione
bilanciata e di qualità, evitare gli extra e l’obesità; fare
attenzione a non lasciare in giro sostanze potenzialmente dannose,
come detersivi, solventi, insetticidi o altro che possa essere
ingerito e prestare attenzione a ogni piccolo mutamento nelle
abitudini, nel carattere o nelle grandi funzioni organiche dei nostri
amici animali.


Le vie biliari sono solitamente
colpite da patologie
infiammatorie dette “colangiti” e la loro ostruzione, ad esempio per la presenza di calcoli, può sfociare in un ittero clinicamente evidente.


E se la malattia si è già manifestata?

Prima di impostare una terapia è
importante risalire alla causa della malattia e diagnosticarla con un
certo grado di sicurezza. Se il danno è a livello del parenchima
epatico, si possono utilizzare farmaci come la silibina e la
carnitina, che stabilizzano la membrana degli epatociti, eliminano i
radicali liberi e hanno un effetto antinfiammatorio e antifibrotico.
Quando il danno è a
livello biliare, il farmaco di prima scelta è sicuramente l’acido
ursodesossicolico, che riduce la viscosità della bile e ne favorisce
il flusso; oltre a questi effetti, ha azione antinfiammatoria e
antifibrotica.