Nuova Legge spezza catene

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Legge spezza catene

Oggi con “la nuova legge spezza catene” tenere legato un cane alla catena è illegale, quindi vietato e può anche costituire reato. Lo dice la recentissima “Legge Brambilla” entrata in vigore dal primo luglio 2025.

A cura del Dott. MARCO SMALDONE – Medico Veterinario Bari

Nuova legge spezza catene

Si tratta della nuova legge spezza catene, approvata dal Parlamento italiano quest’anno, contro i maltrattamenti degli animali da affezione. In modo particolare del cane poiché, d’ora in poi, con l’articolo 10 della nuova “Legge Brambilla” (L. nr.82/2025) viene espressamente vietato tenerli legati alla catena.
E non solo alla catena, poiché la norma contempla anche qualsiasi altro strumento di contenzione che impedisca o che limiti la libertà di movimento dell’animale in modo continuativo.

Non solo per i cani

Tale divieto non riguarda solo i cani, ma più in generale tutti gli animali d’affezione e viene precisato che si applica anche a chi è “detentore temporaneo” dell’animale, anziché proprietario effettivo. Quello che cambia con questa nuova legge, è che è stato stabilito per la prima volta un divieto assoluto e valido su tutto il territorio nazionale di tenere i cani legati alla catena. Salvo situazioni particolari (esigenze sanitarie o ragioni di sicurezza) che devono essere comunque comprovate dal Medico Vterinario o da altre autorità preposte.

La formulazione di questa nuova norma, attesa da decenni, é una riforma culturale prima ancora che giuridica, ed ha lo scopo di cambiare il modo in cui ci siamo relazionati con gli animali in passato. Adesso, finalmente, i nostri amici a quattro zampe vengono considerati esseri senzienti e non oggetti, capaci di provare sentimenti e sofferenza e, pertanto, meritevoli di tutela da parte della legge.

Quali sono le sanzioni?

La norma che vieta di tenere gli animali legati con la catena prevede pesanti sanzioni amministrative. Per i trasgressori: multe da 500 sino a 5.000 euro, sempre se il comportamento non integri un reato. A seconda delle modalità e del tempo in cui si dovesse tenere un animale legato alla catena, si potrebbe incorrere anche in un vero e proprio “reato penale di maltrattamento o di sevizia agli animali”, con pene e multe ben più pesanti (reclusione fino a due mesi e multa da €5.000 a € 30.000).

Un gatto dietro una rete per la legge spezza catene

É evidente, infatti, che laddove un animale dovesse esser tenuto legato alla catena in modo continuativo e abituale si andrebbe ad integrare l’ipotesi del maltrattamento o della sevizia, trattandosi di un comportamento tale da ledere il benessere fisico e psicologico dell’animale. Ma la nuova legge va oltre: se per caso l’animale legato alla catena dovesse morire il responsabile potrebbe incorrere nel “reato di uccisione”. Il quale prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni e multe fino a €60.000 (provvedimenti che possono essere raddoppiati in caso di sevizie).

È anche importante evidenziare che, per espressa previsione normativa, i reati contro gli animali sono procedibili d’ufficio. Quindi, possono essere perseguiti direttamente dalle autorità preposte anche in assenza di una denuncia o querela da parte dei privati. In molti casi, è auspicabile fare almeno una segnalazione al fine di poter attivare il prima possibile gli interventi per tutelare gli animali che soffrono.

L’importanza di segnalare

Le segnalazioni di cani tenuti alla catena o vittime di altri tipi di maltrattamenti (ad esempio animali che rimangono a lungo senza cibo e acqua). Hanno di solito un ruolo importante soprattutto nell’ottica di far cessare quanto prima il comportamento illecito ai danni degli animali. Il sistema migliore è di scattare delle foto o di realizzare dei video tramite cui evidenziare il maltrattamento. Il cane attaccato alla catena bloccato in modo prolungato sotto al sole d’estate o esposto alle intemperie e freddo nel periodo invernale, senza una cuccia o altro tipo di protezione, etc.

Le suddette segnalazioni devono esser fatte alle Autorità competenti, come polizia, carabinieri, servizio veterinario, Asl di zona ed altri. Ma attenzione: le riproduzioni fotografiche ed altre prove devono essere realizzate senza introdursi fisicamente negli ambienti privati dove avvengono gli episodi di maltrattamenti. Questo per evitare il contestabile “reato di invasione del domicilio altrui”, ovvero della privacy, così da scongiurare il pericolo di essere attaccati legalmente dai trasgressori.

Da ultimo, è opportuno evidenziare un ulteriore elemento. Il tenere gli animali da affezione legati a catene e simili costituisce, purtroppo, un malcostume piuttosto radicato. Quindi, sarebbe stato forse opportuno prevedere un breve regime transitorio onde consentire ai proprietari la realizzazione di appositi recinti idonei. Utili ad eliminare definitivamente le ormai “vecchie” e finalmente spezzate catene.

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