Per molte persone prendere i gatti in braccio è un gesto naturale ma molti soggetti non vogliono; perchè?
A cura della Dott.ssa EWA PRINCI – Consulente esperta in comportamento ed etologia del gatto. Centro di Cultura Felina – culturafelina.it
È un modo per coccolarli, sentirli vicini, protegerli, esprimere affetto, ma alcuni gatti non vogliono stare in braccio; perchè? Nella mente umana l’abbraccio e il contatto fisico stretto sono spesso associati all’amore, alla tenerezza e alla cura. Ma per il gatto non è sempre così.
Uno degli errori più frequenti nella relazione umano-gatto è pensare che, se un gatto ama il suo umano, allora debba necessariamente accettare di essere preso in braccio, trattenuto o coccolato a lungo.
In realtà, molti gatti possono essere profondamente legati alla loro persona di riferimento, seguirla in casa, dormire vicino a lei, cercare interazione, fare le fusa e comunicare fiducia, senza desiderare affatto di stare in braccio.
Il gatto non è un piccolo cane
Per capire perché alcuni gatti non vogliono stare in braccio dobbiamo liberarci da un’idea molto umana: pensare che il contatto fisico stretto sia sempre sinonimo di amore. Per noi abbracciare, sollevare, stringere al corpo sono gesti affettivi immediati. Anche con il cane, spesso, il contatto fisico viene vissuto in modo più naturale, perché il cane è una specie sociale, orientata alla cooperazione e alla vicinanza del gruppo.
Il gatto, invece, ha una storia evolutiva diversa. È certamente capace di legami profondi, ma è un animale molto legato al territorio, alla possibilità di scegliere le distanze e alla libertà di muoversi.
La perdita di controllo è un elemento centrale
Micio basa gran parte del proprio benessere sulla possibilità di prevedere ciò che accade e di mantenere un certo controllo sull’ambiente. Questo significa che ha bisogno di sentirsi competente nel proprio territorio: sapere dove può andare, dove può rifugiarsi, da dove può osservare e come può interrompere un’interazione
quando non la desidera più.
Per il gatto, il territorio non è solo uno spazio fisico: è una mappa di sicurezza. Ogni stanza, mobile, passaggio, punto elevato o nascondiglio contribuisce alla sua percezione di stabilità. Quando è a terra, il gatto può scegliere. Può avvicinarsi, allontanarsi, salire, scendere, cambiare posizione, nascondersi, osservare
o interrompere il contatto. Quando invece viene preso in braccio, questa libertà si riduce. Alcuni gatti vivono questa condizione senza difficoltà, soprattutto se sono stati abituati fin da piccoli a manipolazioni
delicate e positive. Per altri, invece, può essere destabilizzante.
Essere sollevati non è naturale per tutti i gatti
Un altro aspetto importante riguarda proprio il gesto del sollevamento. Per noi umani prendere in braccio un animale piccolo può sembrare spontaneo. Viene naturale pensare: “Lo prendo un attimo, lo coccolo, lo tengo
vicino a me”. Ma dal punto di vista del gatto adulto, essere sollevato da terra non è una condizione così naturale. Micio vive il proprio corpo in stretta relazione con il territorio. Le sue zampe, il suo equilibrio, la sua muscolatura, la sua coda e la sua capacità di saltare sono strumenti fondamentali per sentirsi sicuro.
Quando viene sollevato, questo rapporto si interrompe. Le zampe non hanno più un appoggio stabile, il movimento dipende dall’umano, la distanza dal suolo cambia e la possibilità di scendere non è immediata. Anche il modo in cui viene preso fa una grande differenza. Un gatto sollevato rapidamente, magari da dietro o senza preavviso, può spaventarsi. Un gatto afferrato sotto le ascelle, con il resto del corpo sospeso, può sentirsi instabile. Un soggetto, invece, tenuto stretto contro il petto può vivere quella pressione come contenimento eccessivo.

La storia individiale conta moltissimo
Ogni gatto arriva nella relazione con l’umano portando con sé una storia. E questa storia non riguarda solo “da dove viene”, ma anche ciò che ha imparato sul contatto, sulle mani, sul corpo umano e sulla possibilità di sentirsi al sicuro vicino a qualcuno. Ci sono mici che da piccoli sono stati manipolati in modo corretto, graduale e rispettoso. Sono stati toccati con delicatezza, sollevati per pochi secondi, sostenuti bene
e lasciati andare quando mostravano disagio. Hanno imparato che le mani dell’umano possono essere prevedibili e sicure. Altri gatti, invece, possono aver vissuto esperienze opposte: prese brusche, contenimenti forzati, bambini troppo invadenti, visite veterinarie stressanti, trasportini, terapie o manipolazioni
non gradite. In questi casi, il corpo del gatto può aver registrato un’associazione precisa: quando l’umano
mi prende, perdo il controllo.
Non tutti i gatti esprimono affetto con il contatto stretto
Una delle convinzioni più limitanti è pensare che il gatto affettuoso sia quello che sta in braccio, invece, i felini
dispongono di molte forme di comunicazione affiliativa. Possono avvicinarsi spontaneamente, dormire nella stessa stanza, sedersi accanto, fare le fusa, dare testate leggere, strofinare il muso, chiudere lentamente gli occhi, seguire l’umano, cercare il gioco o mantenere una distanza ravvicinata senza contatto diretto.
Per alcuni gatti, stare accanto è già intimità, per altri appoggiarsi leggermente a una gamba è un gesto enorme. Alcuni soggetti invece salire sulle ginocchia può essere piacevole, ma solo se sono loro a decidere quando salire e quando scendere. Se un gatto non vuole stare in braccio, ma ti cerca, ti guarda, ti segue, si rilassa
vicino a te o si espone nella tua presenza, sta già costruendo relazione.
Attenzione al dolore
Quando un gatto che prima accettava di stare in braccio improvvisamente non lo tollera più, bisogna considerare anche l’aspetto fisico. Dolori articolari, problemi alla schiena, fastidi addominali, patologie urinarie, disturbi gastrointestinali, dolore dentale, condizioni infiammatorie o malesseri generali possono rendere il contatto corporeo molto meno tollerabile.















