La metaldeide


La metaldeide:
un pericolo per Fido

Dott.ssa SILVIA DIODATI – Medico
Veterinario

Viene utilizzata nelle esche per
sterminare chiocciole e lumache e, in forma solida, come combustibile
per i fornelli da campo.

Cos’è?

La metaldeide, chimicamente, è un
derivato dell’acetaldeide ed esplica la sua azione principalmente
sul sistema nervoso. Il meccanismo con cui agisce non è ancora
perfettamente chiaro, ma sembrerebbe che il composto aumenti la
liberazione di sostanze eccitatorie sul sistema nervoso o
diminuirebbe alcune che invece lo inibiscono.

COME SI MANIFESTA?

I sintomi dell’avve-lenamento possono
manifestarsi dai primi istanti dopo l’ingestione del tossico fino a
tre ore dopo. Nella maggior parte dei casi il proprietario segnala la
comparsa di un compor-tamento strano del cane o del gatto fino
all’inco-ordinazione sulle zampe e addirittura le convulsioni.
Purtroppo le crisi convul-sive sono piuttosto frequen-ti nei casi di
avvelenamento da metaldeide e possono manifestarsi sia in modo
continuativo che inter-mittente. Tra due crisi successive, inoltre,
l’ani-male può presentare tremori muscolari e uno stato di
ansietà. Per scatenare una crisi successiva non è necessario che
intervenga uno stimolo esterno. Molto spesso l’animale presenta un
forte rialzo febbrile, fino addirittura ai 42°C (verosi-milmente a
causa dell’in-cremento dell’attività muscolare), un aumento
della frequenza cardiaca, salivazione molto accen-tuata, vomito e
diarrea. Si possono avere anche segni a carico degli occhi con
nistagmo (gli occhi si muovono in maniera incontrollata), midriasi
(la pupilla risulta dilatata). L’animale non riesce a controllare i
movimenti del corpo e le mucose diven-tano bluastre (cianosi). Nelle
ultime fasi del decorso si possono manifestare anche depres-sione del
sensorio o addirit-tura narcosi. Purtroppo, soprattutto se la dose di
veleno ingerita è parti-colarmente consistente, l’animale può
andare incontro a morte per insufficienza respiratoria dopo 4-24 ore.
Se invece sopravvive alla prima fase convulsiva, dopo pochi giorni
andranno incontro ad una grave forma di epatopatia.

COSA FARE?

Gli animali che hanno appena ingerito
le esche molluschicide vanno portati urgentemente dal proprio medico
veterinario e non bisogna cercare di far mangiare soggetti che sono
in preda ad attacchi epilet-tici. Il medico veterinario provvederà
per prevenire ogni ulteriore assorbimento del composto facendo
ricorso ad emetici o a una lavanda gastrica e quindi somministrando
carbone attivo. Purtroppo non esistono antidoti specifici per questo
tipo di veleno e la terapia sarà quindi di supporto con soluzioni
reidratanti per limitare i danni della disidratazione e dell’acidosi
e tenere sotto controllo le crisi convulsive utilizzando diazepam
(Valium) e barbiturici.

Periodicamente è necessario sospendere
la somministrazione di tran-quillanti e valutare come reagisce
l’animale dal punto di vista delle crisi convulsive.

LA PROGNOSI?

La prognosi è strettamente correlata
dalla quantità di tossico che è stata ingerita ed assorbita.
Chiaramente se il soggetto non viene trattato tempestivamente ed
efficacemente, la morte può sopraggiungere nel giro delle successive
24 ore. Purtroppo, anche se si riesce a superare questa fase acuta,
un problema secon-dario può essere rappre-sentato dal danno a
livello del fegato.