Comportamento del cane EDUCATO

A cura della Dott.ssa SILVIA DIODATI –
Medico Veterinario

 

Purtroppo è vero: ci sono persone che
non sopportano i cani. Nella maggior parte dei casi non si tratta di
gente dall’animo malvagio: magari sono persone che hanno avuto
qualche esperienza negativa con uno di questi animali. E di solito
non si tratta di nulla di particolarmente traumatico. Ben pochi di
costoro, infatti, sono stati mai morsi o spaventati a morte dal cane
del vicino. Molto più spesso la molla che fa scattare la cinofobia è
dettata dalla constatazione di quanto certi animali siano maleducati
(o più precisamente: di quanto siano maleducati i loro padroni…).

Appare ovvio, infatti, che un cane non
possa avere alcuna responsabilità circa la propria educazione. Il
problema è infatti di far apprendere al cane dei comportamenti non
certo naturali, che sono imposti dalla vita nella società umana,
dove la coabitazione con noi bipedi deve sottostare a norme severe,
molto diverse da quelle che regolano il mondo canino.


Dunque dobbiamo renderci conto che
qualsiasi atteggiamento errato, irriverente o spiacevole che il
nostro cane assuma verso gli altri, è come se lo assumessimo noi
stessi. Qualcuno potrebbe dire: io ho fatto di tutto per insegnare a
Fido le buone maniere, ma lui… Purtroppo le intenzioni spesso non
bastano. E poiché oggi esistono metodi ben collaudati e
professionisti nell’educazione del cane, ormai non ci sono
giustificazioni che tengano.

 

Disciplina

Dunque tutti i cani vanno portati
dall’educatore? NO. Nella maggior parte dei casi è possibile
ottenere il rispetto delle regole semplicemente attenendosi a un
programma base di educazione che qualunque padrone può sperimentare
con successo. L’importante è non lasciar fare al caso o utilizzare
tecniche non corrette.La prima cosa da capire è che il cane non è
un bambino. Molta gente si rivolge al proprio animale come se avesse
davanti un bimbo. Pretende che il cane migliori il proprio
comportamento o impari a obbedire parlandogli a lungo o mostrandosi
irritata con lui dopo che ha combinato qualcosa che non va. In questo
modo l’animale, cucciolo o adulto che sia, non ha la minima
possibilità di comprendere ciò che desideriamo da lui! Il metodo
migliore per ottenere dei risultati è punire i comportamenti
sbagliati, ma soprattutto, premiare quelli voluti.

Una questione di leadership

Ma cosa dobbiamo insegnarli? Innanzitutto dovremo imporci nella figura di indiscussi capibranco.
Ciò significa che il cane deve vederci come superiori, mai come
pari. Solo così potremo godere del suo rispetto per tutta la vita,
garantendoci la massima obbedienza. Poi sarà necessario abituare
l’animale a stare sempre al nostro fianco, soprattutto quando siamo
a passeggio. Non c’è niente di più patetico che osservare il cane
che porta a passeggio il padrone. Il soggetto deve invece imparare a
non abbandonare mai l’andatura e la posizione, a meno che non
glielo si consenta con un apposito comando.

Straziami… Ma di pappa saziami!

Un’altra regola da seguire fuori casa
riguarda i locali pubblici. Molti di essi non ammettono il cane solo
perché, spesso, si tratta di animali non educati, che amano
elemosinare bocconi e si aggirano come mendicanti fra i tavoli. Il
cibo rappresenta un elemento di primaria importanza per il nostro
amico, il quale tende a porlo al di sopra di ogni altro obiettivo.
Soltanto con un’adeguata educazione in tenera età è possibile
frenare la tendenza a ottenere da lui un atteggiamento più forte e
distaccato nei confronti della pappa. Questo piccolo problema si
verifica molto spesso anche fra le mura di casa: anche qui il cane
inizia a girovagare intorno alla tavola per ottenere un bocconcino da
tutti i commensali. Tale atteggiamento deve essere represso molto
attentamente.

Tana dolce tana

Fondamentale risulta anche il rapporto
con la proprietà. Molte volte il cane che ama salire sul letto o sul
divano si comporta così soltanto perché non possiede un luogo
propriamente suo. Ecco perché è importante fornirgli una brandina,
una cuccia o comunque un angolo che possa sentire di esclusiva
proprietà. Il cane che obbedisce a tutti questi
precetti è già un ottimo soggetto, affidabile e capace di tener
testa a qualsiasi situazione. Il tempo che avremo impiegato ad
educarlo verrà riscattato (e con interessi!) lungo tutto l’arco
della sua vita e ci offrirà tranquillità ed orgoglio. Ma se proprio
non ci sentissimo in grado di imporci su di lui, rivolgiamoci con
fiducia ad un educatore professionista che insegnerà (a lui e a noi)
il modo migliore per vivere insieme. Educatamente e amorevolmente.

Punire non significa picchiare il cane
o cose del genere.

Vuol dire semplicemente essere in grado
di assumere un atteggiamento così decisamente negativo da essere
compreso dall’animale. Secondo le nuove teorie, si può
cominciare a operare l’educazione canina su soggetti molto giovani.

Il periodo migliore per l’apprendimento
sarebbe quello che va dai 3 ai 6 mesi di vita, quando il cucciolo ha
comunque già sviluppato una capacità intellettiva pari a quella di un soggetto di un anno.

il cane non comprende davvero il significato delle parole che gli rivolgiamo.

Può tuttavia abbinare a un suono da noi emesso un particolare comportamento da adottare o, al contrario, da reprimere. Ecco perché i termini che utilizzeremo con lui devono essere semplici, molto diversi uno dall’altro e
adottati universalmente da tutta la famiglia..

Parola d’ordine: socializzare

Fra i motivi di preoccupazione quando
ci si trova fuori dalle mura di casa c’è l’atteggiamento
mostrato dal cane nei confronti dei suoi consimili e degli uomini. Molta responsabilità nelle disfunzioni
comportamentali di questo genere è da attribuire a una cattiva o
scarsa socializzazione del cucciolo. Il cagnolino va messo subito,
fino dai primissimi mesi di vita, nella condizione di poter
incontrare altri cani e persone. Fra l’altro il metodo migliore per
combattere la tendenza ad abbaiare è proprio quello di far
socializzare correttamente il cane. Vanno impediti non soltanto
l’abbaio immotivato o l’aggressività preventiva, ma anche gli
slanci eccessivi, quelli che portano il nostro amico ad alzarsi sulle
zampe posteriori, appoggiando le anteriori al nostro ventre: sono
gesti d’affetto che possono anche fare piacere, ma non si tratta
certo di pose da galateo.