Insegnare al proprio cane il richiamo

Famiglia al parco per educare il cane

E’ fondamentale non sgridare mai il cane che tarda a tornare a richiamo.

A cura di Bernardino Deiana

Un piccolo passo verso una grande amicizia

È uno dei passaggi più importanti. Il modo con il quale il cane risponde al richiamo può essere, infatti, considerato il metro di valutazione del rapporto tra lui e il suo conduttore. Il richiamo è il primo esercizio che ogni cane dovrebbe imparare nel suo percorso educativo, poiché consente al suo conduttore di gestirne le azioni. Con i cuccioli e i cani adulti più docili c’è maggiore possibilità di successo.

Iniziamo con l’edicazione

Lasciamo il cucciolo libero in un ambiente tranquillo, povero di stimoli e altamente sicuro, permettendogli di esplorare a piacimento lo spazio e di allontanarsi da noi. Quando sarà lontano qualche metro, chiamiamolo per nome, e nel momento in cui si volterà a guardarci, pronunciamo la parola “VIENI!” nel modo più suadente possibile.


Nel mentre, accovacciamoci a terra tenendo in una mano una leccornia. Quando si dirigerà verso di noi incoraggiamolo con delle lodi gioiose e lasciamo che raccolga il premio dalla nostra mano. Ripetiamo la sequenza due o tre volte al giorno, e quando l’avrà imparata, potremo dedicarci al passo successivo.

Ogni piccolo progresso sarà fondamentale

Quando il cane avrà ben memorizzato questi esercizi potremo passare alla fase successiva in cui eviteremo di accovacciarci. Una volta chiamatolo per nome aspetteremo che ci guardi prima di pronunciare il segnale “VIENI!” e incoraggeremo con delle lodi ogni suo passo verso di noi.

Quando ci avrà raggiunto gli porgeremo la leccornia lodandolo con un “BRAVO!”. Ripetiamo anche questa sequenza due o tre volte al giorno. Solo quando l’avrà imparata inizieremo con una nuova lezione!

Velocizziamo il richiamo!

A questo punto, acquisito il passaggio precedente, potremo chiamare il cane per nome, pronunciare il segnale “VIENI!” e premiarlo con un “BRAVO!” non appena giunge da noi. Ripetiamo la sequenza due o tre volte al giorno, premiando il cane ogni due ripetizioni, per poi arrivare ad una premiazione casuale e arrivare infine alla sola lode come riconoscimento. A questo punto il premio materiale (la leccornia) verrà utilizzato di tanto in tanto per tener vivo l’interesse del cane.

Aumentiamo il livello di difficoltà

Ripetiamo l’esercizio in luoghi sempre diversi ma privi di distrazioni Quando il cane avrà imparato a farlo in tutti i contesti, aggiungeremo delle difficoltà di volta in volta crescenti alla prova: passiamo magari dalla presenza di bambini in lontananza che giocano schiamazzando, a zone ricche di vari rumori, fino ad arrivare ad avere dei cani nello stesso posto in cui andiamo a lavorare. Non dimentichiamoci di ripristinare l’uso dei bocconi ogni volta che cambiamo ambiente o aggiungiamo una distrazione, e, in seguito, di scalarli come nel passaggio precedente.

SE IL CANE NON VOLESSE SAPERNE DI TORNARE DA NOI?

In tal caso evitiamo di rincorrerlo: inseguire ed essere inseguiti è il gioco preferito dei cani; il nostro amico a quattro zampe ci prenderebbe gusto e noi non solo non otterremo risultati utili ma renderemo vani gli sforzi volti all’apprendimento del richiamo (pur inseguendolo non riusciremo mai a prenderlo perché è di sicuro più veloce di noi!).

In questo caso la soluzione più efficace è di chiamarlo per nome (attirando così l’attenzione del cane su di noi), pronunciare “VIENI!” e scappare nella direzione opposta; appena ci raggiungerà non tentiamo di afferrarlo, ma accovacciamoci a terra lodandolo e premiandolo con delle leccornie.
Se nemmeno in questo modo riusciamo ad attirare la sua attenzione perché distratto da altro, nascondiamoci e chiamiamolo per nome.

Il cane si accorgerà di essere “rimasto solo” e comincerà a cercarci; appena ci avrà trovato lo premieremo con tante lodi e tante leccornie, senza cercare di afferrarlo o accarezzarlo. Se sappiamo già che il nostro cucciolo tende ad allontanarsi, assicuriamolo a una lunga fune di ritegno che gli permetta di girovagare ma non di evadere.

Educare il cane al richiamo

Il cane non è un robot, Ma un essere senziente.

Ricordiamo che non stiamo lavorando con una macchina che comandiamo a nostro piacimento, ma con un essere vivente, senziente e pensante, il quale avrà facoltà di scegliere come comportarsi: sta a noi fare in modo che lui agisca nel migliore dei modi.

E quando il cane è restio a seguire il richiamo?

Per lavorare sul richiamo con cani adulti e cuccioloni restii a tornare da noi, dovremmo probabilmente avvalerci dell’aiuto di un assistente. Andiamo dunque a vedere un metodo che potremmo utilizzare con l’assistente. Il nostro collaboratore condurrà lontano da noi il cane e a questo punto inizieremo a lavorare sulla fase 1) del primo metodo per l’esercizio del richiamo.

Chiameremo l’animale per nome e, una volta che ci avrà guardati, ci accovacceremo a terra; solo in questo momento l’assistente scioglierà il cane e, nel caso in cui il nostro compagno a quattro zampe arrivi da noi lo premieremo con qualche leccornia e tante lodi.

Dovremo ripetere la sequenza due o tre volte al giorno fino a quando l’avrà imparata e, quindi, potremo procedere con i passi successivi al primo metodo sopraindicato per il richiamo.

Un altro fallimento?

Allora l’assistente dovrà condurre il cane da noi. Se il metodo precedente non dovesse avere successo, potremmo far condurre dall’assistente il cane al guinzaglio fino a noi, premiarlo con tante leccornie e lodi e scioglierlo noi stessi. Alleniamolo così finché non sarà felice di raggiungerci; solamente allora potremo farlo liberare, richiamarlo, premiarlo al suo arrivo e, pian piano, passare alle fasi successive del richiamo.

I rimproveri non servono a nulla.

È fondamentale non sgridare mai il cane che tarda a tornare al richiamo, come è assolutamente sconsigliabile (oltre che illogico e immorale) punire il cane, soprattutto tramite apparecchi elettronici con controllo a distanza, il cui uso è giustamente sempre vietato qualora determinino un maltrattamento nei confronti dell’animale. Per definizione una punizione non può costruire un comportamento (a limite lo estingue) e sicuramente non è il modo giusto per instaurare un rapporto col proprio pet!

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