La diminuzione dei costi di mercato e la grande disponibilità di attrezzatura reperibile anche online ha facilitato chi si è avvicinato a questo hobby.


Quando si pensa a un acquario d’acqua dolce ci viene in mente una vasca dotata di un sistema di filtraggio (interno o esterno), ricircolo (pompa) e illuminazione. In realtà questo è un sistema di base, che può essere migliorato con alcuni preziosi accessori.


Batteri? no grazie

Il sistema di sterilizzazione a raggi UVC, per esempio, sfrutta l’azione dei raggi ultravioletti. Essi infatti agiscono sul DNA cellulare dei batteri, che a sua volta assorbe energia luminosa.

Ma perché usare un impianto ad UVC?

I raggi UVC in acquariofilia servono per ridurre la carica batterica in vasca, la comparsa delle fioriture algali, la formazione di film causati da Cianobacteriacee (che in acquario appaiono come un tappeto verde smeraldo), la carica parassitaria (es. Ichthyophtirius multifiliis, agente della malattia dei puntini bianchi) e quella virale.

 

 

 

Le conoscenze-base applicabili a qualsiasi acquario d’acqua dolce sono: il controllo dei parametri chimico-fisici, la sostituzione di parte dell’acqua, la pulizia delle spugne filtranti seguita dall’aggiunta di batteri e l’utilizzo di un biocondizionatore. 


Luce sicura

Lo sterilizzatore a raggi UVC – posto nel circuito dopo il filtro esterno, in maniera tale che l’eventuale particolato in sospensione nel flusso d’acqua non "copra” i batteri dall’esposizione alla luce – è un’arma sicura ed affidabile per l’acquariofilo, a patto che resti sempre acceso e si sostituisca il neon specifico ad UVC ogni 8000/9000 ore d’utilizzo. I raggi UVC sono dannosi per l’uomo ma l’impianto sterilizzatore non ne permette la fuoriuscita. Allo stesso tempo la sua corretta funzionalità è segnalata da una piccola spia colorata.


Crescita stentata

La mancanza di anidride carbonica (CO2) spesso limita la crescita dei vegetali presenti in acquario d’acqua dolce.

Negli ecosistemi acquatici naturali questo gas è presente grazie agli apporti provenienti dalla respirazione degli animali acquatici, dalla decomposizione del materiale organico, dalla pioggia e dallo scambio gassoso di superficie.

In un ambiente chiuso come è quello di un acquario, le specie botaniche che crescono completamente sommerse possono trarre tale gas solo dall’acqua, che spesso ne è povera; ciò porta a una crescita stentata.

 

Nell’ultimo decennio l’acquariofilia d’acqua dolce, grazie anche all’applicazione di nuove tecnologie, ha fatto passi da gigante specialmente in riferimento alla messa in commercio su larga scala di tutta una serie di impianti e componentistica aggiuntiva che hanno permesso anche all’acquariofilo casalingo di perfezionare e rendere più stabile, sicura e rigogliosa la propria vasca. 


Micro bolle

Per tale motivo da tempo sono comparsi sul mercato diversi sistemi di diffusione artificiale di anidride carbonica per acquari d’acqua dolce.

Al di sopra della bombola è montato un riduttore di pressione in ottone, autolubrificante che permette di ridurre la pressione a 2,4 Bar (pressione di esercizio).

Questa componente permette il passaggio del gas proveniente dalla bombola attraverso un tubo di poliuretano che raggiunge la vasca. Una volta che il tubo rientra in acquario si connette a un micronizzatore che frammenta le bolle di CO2 in tante "microbolle” solubili, che rendono l’anidride carbonica più disponibile per le piante.

 

Il principio di funzionamento dell’impianto a osmosi inversa prevede l’immissione di acqua del rubinetto che passa attraverso una piccola tubatura in plastica ed in successione attraverso una serie di filtri dotati di membrane che permettono l’eliminazione di una serie di sostanze dall’acqua in entrata  tra le quali i metalli pesanti ed i sali minerali.


Mangiatoia automatica

Le mangiatoie automatiche rispondono pienamente alla tipica domanda che molti si pongono prima di andare via di casa: "chi darà da mangiare ai pesci?”.

Fermo restando che un paio di giorni di digiuno non hanno mai ucciso alcun esemplare adulto e sano, ormai è estremamente diffuso l’utilizzo di questi apparecchi portatili che possono essere posizionati sui coperchi delle vasche o ai bordi dell’acquario.

Il cibo, caricato nell’apposito vano, viene somministrato in automatico a orari prestabiliti.

Ruotando, il vano libera il mangime secco che viene dosato da una griglia taratrice.

La semplicità d’utilizzo del display, la possibilità di programmare anche due pasti al giorno e un’autonomia di 30 giorni rendono questo apparecchio un ottimo supporto per l’acquariofilo.

 

Tubi azzurri

L’impianto a osmosi inversa è estremamente importante per tutti i possessori d’acquario marino, ma anche per coloro che hanno pesci d’acqua dolce che necessitano di particolari condizioni chimico-fisiche. Infatti esso permette l’eliminazione di una serie di sostanze dall’acqua in entrata, come i metalli pesanti e i sali minerali.

L’acqua in uscita è di due tipologie e fuoriesce da due differenti vie.

Quella utilizzabile, generalmente in uscita da un tubicino azzurro o bianco, può essere addizionata con sali utili alla preparazione all’acqua per le vasche marine o per quelle d’acqua dolce più esigenti.

 

 

Il corretto dosaggio dell’anidride carbonica in acquario è fondamentale: se si accumula in acqua, infatti, essa può avere due effetti, entrambi pericolosi. Da un lato può agire sulla funzionalità respiratoria dei pesci, oppure sul pH del sistema acquario; ciò potrebbe perfino provocare la morte dei pesci. Per stabilire la quantità di bolle di anidride carbonica da erogare, deve essere precedentemente misurato il KH (durezza carbonatica) dell’acqua, che rappresenta la concentrazione di ioni bicarbonato (tampone).


La pressione giusta

I modelli in commercio sono di due tipologie: in linea o a bicchiere.

I primi sono meno cari ma danno una resa minore; i secondi sono più professionali e costosi.

La scelta dovrà essere attentamente valutata in base alla quantità di acqua prodotta al giorno, ai costi del modello, delle membrane di ricambio e alla tipologia d’impianto.

Va ricordato che le componenti filtranti vanno regolarmente sostituite per ottenere un’acqua con le corrette caratteristiche e che il buon funzionamento dell’impianto si ha solamente con una pressione dell’acqua, all’uscita del rubinetto, di circa 4-5 bar. In caso di potenze minori, si rende necessaria l’istallazione di una piccola pompa di rilancio.

 

Un tempo per produrre anidride carbonica in vasca venivano utilizzati sistemi basati su acqua, zucchero e lievito, ma la produzione del gas non era facilmente controllabile, né costante.


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