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	<title>Salute degli Uccelli: come prendersene cura correttamente | Pet Family</title>
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		<title>I parassiti negli uccelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Aug 2021 14:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche gli uccelli ornamentali possono ospitare nel loro apparato digerente dei parassiti che possono dare patologie anche gravi se non opportunamente trattate. Vediamo di conoscerli meglio. A cura del Dott. GINO CONZO &#8211; Medico Veterinario Essenzialmente è possibile suddividere i parassiti intestinali degli uccelli in due gruppi principali: i Protozoi e gli Elminti. Nel primo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/i-parassiti-negli-uccelli/">I parassiti negli uccelli</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>Anche gli uccelli ornamentali possono ospitare nel loro apparato digerente dei parassiti che possono dare patologie anche gravi se non opportunamente trattate. Vediamo di conoscerli meglio. </strong></p><p> A cura del Dott.<strong> GINO CONZO</strong> &#8211; Medico Veterinario </p><p>Essenzialmente è possibile suddividere i parassiti intestinali degli uccelli in due gruppi principali: i Protozoi e gli Elminti. Nel primo caso si tratta di parassiti unicellulari, quindi di piccolissime dimensioni e non visibili ad occhio nudo. Gli Elminti, o Vermi, sono invece organismi più complessi, facilmente osservabili anche ad occhio nudo una volta che sono stati espulsi dall’apparato digerente del volatile.</p><h2 class="wp-block-heading">Ecco alcuni parassiti che attaccano gli uccelli</h2><p>Alcuni parassiti, come le <strong>Tenie</strong> (dette anche Cestodi o Vermi piatti), richiedono un ospite intermedio (generalmente un insetto) per completare il proprio ciclo biologico e penetrare nell’intestino degli uccelli, che si infestano ingerendo l’ospite intermedio contenente il parassita. </p><p>Proprio la particolarità del loro ciclo biologico rende le Tenie poco comuni negli uccelli ospitati in casa rispetto a quanto avviene negli uccelli selvatici o alloggiati in voliere esterne.</p><p>I Vermi tondi non sono molto comuni nei canarini e negli altri piccoli passeriformi, mentre possono più facilmente infestare gli uccelli insettivori ed alcune specie di pappagalli, come i Parrocchetti australiani,che sono soliti trascorrere parte della giornata al suolo a contatto con gli escrementi.</p><h3 class="wp-block-heading">I parassiti dove si insediano negli uccelli?</h3><p>Il ciclo biologico dei <strong>Nematodi </strong>(o Vermi tondi) non richiede un ospite intermedio, dato che la trasmissione avviene direttamente attraverso l’assunzione di cibo o acqua contaminati dalle feci di volatili contenenti le uova dei parassiti. I più comuni Nematodi che parassitano gli uccelli ornamentali sono gli Ascaridi, nell’intestino, e le Capillarie, localizzate anche nel gozzo.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="640" height="378" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pappagallo-del-pacifico-1.jpg" alt="Pappagallo in primo piano" class="wp-image-53394" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pappagallo-del-pacifico-1.jpg 640w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pappagallo-del-pacifico-1-768x453.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pappagallo-del-pacifico-1-696x411.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pappagallo-del-pacifico-1-1068x630.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pappagallo-del-pacifico-1-711x420.jpg 711w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pappagallo-del-pacifico-1-1920x1134.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pappagallo-del-pacifico-1-600x354.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>Pappagallino in primo piano</figcaption></figure><h3 class="wp-block-heading">I parassiti negli uccelli: nemici mortali</h3><p>I Protozoi intestinali degli uccelli ornamentali hanno un ciclo diretto; tra questi i più frequenti sono i <strong>Coccidi</strong> che infettano molto spesso i <strong>Canarini</strong>, i <strong>Verdoni</strong> e altri <strong>Fringillidi,</strong> così come i <strong>Diamantini</strong>, alcune specie di <strong>Pappagalli</strong> e numerosi <strong>Passeriformi insettivori.</strong> </p><p>Particolarmente temuta nel Canarino ed in altri <strong>Fringillidi</strong> è l’infezione da <strong>Atoxoplasma</strong>, protozoo che può causare un’elevata mortalità in quanto è in grado di determinare gravi lesioni non solo all’intestino ma anche ad altri organi comefegato, milza e cervello.</p><p>Coccidi ed <strong>Atoxoplasma</strong> sono parassiti altamentespecie-specifici e quindi quelli che parassitano i <strong>Canarini</strong> non causano malattia, ad esempio, nei Cardellini, anche se le due specie sono molto affini.</p><h3 class="wp-block-heading">Enteriti gravi</h3><p>Il <strong>Cochlosoma</strong> è un protozoo intestinale che parassita soprattutto il Diamante di Gould e numerosi altri <strong>Estrildidi</strong>, ed è in grado di dare gravi enteriti nei nidiacei di queste specie. <strong>I Passeri del Giappone</strong>,spesso utilizzati come balie dei piccoli di varie specie di <strong>Estrildidi</strong>, sono piuttosto resistenti a questo parassita ma possono trasmetterlo ai piccoli dati loro da baliare. </p><p>Il <strong>Trichomonas </strong>è un protozoo in grado di infettare cavità orale, gozzo e intestino di numerosissime specie aviarie. Nel Canarino può determinare una grave sinusite infra orbitale con imponente rigonfiamento dell’area perioculare. Gli uccelli insettivori sono quelli che hanno maggiori probabilità di essere parassitati dalle Tenie.</p><h3 class="wp-block-heading">I parassiti degli uccelli sono pericolosi anche per l’uomo?</h3><p>Anche la Giardia è un Protozoo che infetta l’intestino di numerose specie. Tra gli uccelli ornamentali i più colpiti sono alcuni pappagalli come le Cocorite, le Calopsitte e gli Inseparabili. </p><p>Le infezioni da Giardia sono particolarmente temute perché questo parassita può infettare anche l’uomo. Bisogna infine ricordare che gli uccelli, come l’uomo ed altri mammiferi, sono ospiti intermedi del Toxoplasma gondii; protozoo che ha nel gatto il suo ospite definitivo. Anche la <strong>Toxoplasmosi</strong> è, com’è noto, una zoonosi, ma non vi sono rischi di trasmissione della malattia dagli uccelli ornamentali all’uomo.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="758" height="456" src="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pettirosso-uccello-insettivoro.jpg" alt="Un pettirosso in primo piano" class="wp-image-53392" srcset="https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pettirosso-uccello-insettivoro.jpg 758w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pettirosso-uccello-insettivoro-768x462.jpg 768w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pettirosso-uccello-insettivoro-696x418.jpg 696w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pettirosso-uccello-insettivoro-1068x642.jpg 1068w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pettirosso-uccello-insettivoro-698x420.jpg 698w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pettirosso-uccello-insettivoro-1920x1155.jpg 1920w, https://petfamily.it/wp-content/uploads/2022/06/pettirosso-uccello-insettivoro-600x360.jpg 600w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption>Pettirosso</figcaption></figure><h3 class="wp-block-heading">Come capire se un uccello ha i parassiti?</h3><p>I danni che questi parassiti determinano negli uccelli sono molto variabili sia in termini di sintomi che della loro gravità; dipendendo dall’agente eziologico, dalla quantità di parassiti presenti e dallo stato immunitario del volatile parassitato. </p><p>Trattandosi di infezioni dell’apparato digerente si osservano molto spesso casi di diarrea e dimagramento progressivo,talora con presenza di alimento indigerito nelle feci. </p><p>L’appetito spesso aumenta dal momento che i parassiti sottraggono nutrimento al volatile che cerca di compensare mangiando più spesso. Nelle infezioni da<strong> Capillari a e Trichomonas</strong> si può osservare vomito e <strong>nell’Atoxoplasmosi</strong> e nella <strong>Toxoplasmosi</strong> anche sintomi respiratori, epatici e neurologici. </p><p>Questa sintomatologia può essere aggravata dalla presenza di altre malattie, spesso batteriche,concomitanti alla parassitosi. A parte Coccidi e<strong> Atoxoplasma,</strong> gli altri parassiti degli uccelli ornamentali non presentano una stretta specificità di ospite; e sono quindi in grado di infettare numerose specie di volatili.</p><p>Potrebbe interessarti anche le <strong><a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/periodo-di-quarantena-negli-allevamenti-di-uccelli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quarantene degli uccelli</a></strong></p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/i-parassiti-negli-uccelli/">I parassiti negli uccelli</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Uccelli: le malattie del fegato grasso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 07:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La malattia del fegato grasso</p>
<p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/le-malattie-del-fegato-grasso/">Uccelli: le malattie del fegato grasso</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p>Il fegato degli uccelli è molto voluminoso e facile bersaglio di molte malattie; agenti patogeni: virus, batteri, parassiti e sostanze tossiche possono causare gravi problemi epatici, fino a mettere a repentaglio la vita stessa dei volatili.</p><p><em><strong>Dott. GINO CONZO Medico Veterinario Specialista in Patologia Aviare</strong></em></p><h3 class="wp-block-heading">Pappagallo: un organo &#8220;infarcito”</h3><p>Tra le varie malattie che affliggono il fegato degli uccelli ornamentali la lipidosi epatica è forse quella più frequentemente osservabile nella pratica veterinaria.  In questa malattia si osserva una progressiva sostituzione delle cellule epatiche con grasso: quando il fegato ne è ormai in gran parte &#8220;infarcito” compaiono i primi sintomi, segno evidente del cattivo funzionamento dell’organo.</p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Sintomi fegato ingrossato: respiro difficile</strong></h3><p>Gli uccelli affetti dalla lipidosi epatica mostrano generalmente difficoltà nella respirazione in quanto il grasso occupa anche gran parte dell’addome, comprime i sacchi aerei e riduce lo spazio respiratorio a disposizione del volatile. Le difficoltà nella respirazione sono osservabili soprattutto quando gli uccelli svolgono un’attività fisica, come il volo.</p><p>Probabilmente a causa dell’attività ormonale nel periodo riproduttivo, le femmine si ammalano più frequentemente dei maschi.</p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Mezzaluna scura</strong>: cosa è?</h3><p>Il fegato aumenta di volume e deborda in addome oltre il limite dello sterno; tale caratteristica si può notare facilmente nelle specie di piccola taglia e dalla pelle sottile, come i canarini, in cui il fegato si evidenzia come una &#8220;mezzaluna” scura.  L’addome degli uccelli con lipidosi appare molto spesso rigonfio. </p><p>Fondamentale nel trattamento della lipidosi è la somministrazione di integratori dietetici a base di sostanze disintossicanti ed in grado di eliminare i grassi dal fegato. Come i preparati contenenti vitamine del gruppo B, colina, metionina ed alcuni particolari estratti vegetali (ad esempio quelli di cardo mariano e tarassaco) dalla spiccata attività<br>epatoprotettiva.</p><h3 class="wp-block-heading">Ecco alcuni sintomi del fegato ingrossato</h3><p>L’aspetto delle penne è scadente e non di rado mostrano colori anomali, ad esempio giallastro invece che verde o rossastro invece che grigio.  La pelle è generalmente secca e causa prurito ai volatili.  Molto spesso gli uccelli con lipidosi epatica appaiono grassi, con accumuli adiposi sottocutanei a livello di addome, petto, fianchi, clavicole. </p><p>Non di rado si assiste ad una crescita eccessiva della punta del becco e delle unghie, oltre a difetti della coagulazione del sangue per cui la semplice rottura di una penna in crescita può determinare un prolungato sanguinamento. Nelle fasi finali della malattia si possono avere disturbi dell’equilibrio o crisi epilettiformi, per il passaggio di tossine nel circolo ematico.</p><figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="/website/data/picture/img_art_0410/fegato-1.jpg" alt=""/></figure><p>La malattia può colpire virtualmente tutti gli uccelli, anche se sono predisposte maggiormente alcune specie, come le cocorite, le calopsitte e le amazzoni tra i<a href="https://petfamily.it/?s=pappagalli" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> pappagalli;</a> i lucherini, i ciuffolotti ed alcune razze di canarini (Border, Gloster) tra i passeriformi. </p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Alimentazione: alla base delle malattie del fegato grasso</strong></h3><p>Quasi sempre una cattiva alimentazione è alla base della lipidosi epatica e la causa va ricercata in particolare nella dieta ipercalorica; basata per esempio su semi di girasole, di niger o di altri alimenti grassi. Le probabilità di ammalarsi aumentano notevolmente se gli uccelli non possono compiere sufficiente moto; come avviene per i soggetti costretti a svolgere una vita sedentaria in gabbie di ridotte dimensioni. </p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Dieta ipocalorica</strong>: trattamento per il fegato ingrossato</h3><p>Da queste ultime considerazioni si evince facilmente come il fegato grasso sia facilmente prevenibile con una migliore gestione degli uccelli in cattività. Anche il trattamento dei volatili sofferenti di lipidosi epatica prevede la somministrazione di una dieta più consona alle esigenze degli uccelli. </p><p>A tale scopo vanno benissimo gli alimenti formulati (estrusi o pellet) a basso tenore calorico.  Frutta e verdura sono di valido aiuto perché riducono ulteriormente il livello di grassi della dieta ed allo stesso tempo saziano i volatili. </p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Dillo al veterinario</strong></h3><p>Come già detto anche altri fattori patogeni possono determinare danni epatici: alcuni sintomi osservati nelle lipidosi sono comuni ad altre malattie coinvolgenti il fegato. Per questo motivo è consigliabile, nel caso in cui si sospetti una patologia del fegato; di rivolgersi al veterinario che, grazie ad esami di laboratorio, potrà giungere alla diagnosi di certezza.</p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/le-malattie-del-fegato-grasso/">Uccelli: le malattie del fegato grasso</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Periodo di quarantena negli uccelli</title>
		<link>https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/periodo-di-quarantena-negli-allevamenti-di-uccelli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 12:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La quarantena negli allevamenti di uccelli</p>
<p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/periodo-di-quarantena-negli-allevamenti-di-uccelli/">Periodo di quarantena negli uccelli</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>Quando si acquistano nuovi soggetti per il proprio allevamento è consigliabile resistere al desiderio di porli immediatamente insieme agli altri: la prima cosa da fare, infatti, è sottoporli a un periodo di quarantena.</strong></p><p>A cura del Dott. <strong>GINO CONZO</strong> &#8211; Medico Veterinario&nbsp; &#8211;</p><h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando il rischio è invisibile</strong></h2><p>La quarantena è sicuramente una delle migliori armi che ha l’allevatore di canarini ed altri uccelli ornamentali; per difendere il proprio allevamento dalle numerose malattie infettive che affliggono questi animali. </p><p>Non è raro, infatti, che un nuovo uccellino introdotto in allevamento possa trasmettere pericolose malattie ai suoi simili. Questo può accadere proprio perché è stata sottovalutata l’importanza del periodo di quarantena.&nbsp;</p><p>Lo scopo di sottoporre a quarantena gli uccelli appena acquisiti non è solo quello di tenerli in osservazione attendendo che si manifestino eventuali patologie nascoste; ma, soprattutto, avere il modo di eseguire alcuni controlli ed esami di laboratorio che possono svelare la presenza di microrganismi patogeni nei nuovi arrivati. </p><p>È possibile infatti che qualche soggetto benché si mostri in buona salute sia in realtà portatore asintomatico di una malattia infettiva; è il caso dei cosiddetti &#8220;portatori sani”.</p><p>Idealmente il periodo di quarantena è da trascorrersi in un locale differente e lontano da quello di allevamento.</p><h3 class="wp-block-heading">Periodo di quarantena per la <strong>Salute </strong>dell&#8217;allevamento</h3><p>Teoricamente ogni volatile che viene introdotto in allevamento può rappresentare un rischio per la salute degli altri uccelli ospitati in quanto può essere malato o portatore sano <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/i-parassiti-negli-uccelli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="di una malattia infettiva. (apre in una nuova scheda)">di una malattia infettiva.</a></p><p>In questa categoria dobbiamo includere anche gli uccelli del proprio allevamento di ritorno da una mostra o da un momentaneo affidamento ad altro allevatore.</p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Vite separate (per un po’)</strong></h3><p>Idealmente il periodo di quarantena è da trascorrersi in un locale differente da quello di allevamento ed il più possibile lontano da esso. Se proprio non si dispone di un altro locale dove provvisoriamente collocare il volatile appena acquistato, converrà porre la gabbia con il nuovo inquilino nel punto più distante dalle altre gabbie.  Ed in posizione sottoposta ad esse, in modo che feci o altro materiale potenzialmente infetto non possa giungere facilmente in contatto con gli altri volatili. </p><p>Anche i sacchi contenenti alimenti devono essere tenuti lontani dal nuovo ospite poiché la loro contaminazione può risultare catastrofica per gli altri volatili presenti nell’allevamento. </p><p>Le operazioni di pulizia, alimentazione e abbeveramento del nuovo acquisto dovranno essere eseguite solo dopo aver provveduto a svolgere le medesime operazioni nel resto dell’allevamento.</p><figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="/website/data/picture/img_art_0215/quarantena6402n.jpg" alt=""/></figure><p><strong>A meno che gli uccelli da quarantenare non debbano continuare un trattamento già cominciato in altro luogo, non è opportuno, durante la quarantena, somministrare farmaci. Questi possono essere considerati nel caso in cui gli esami di laboratorio abbiano permesso di evidenziare dei patogeni.</strong></p><h2 class="wp-block-heading"><strong>Gabbia schermata</strong></h2><p>Se la quarantena viene svolta in apposito locale è buona norma accedervi con indumenti (camice, guanti, calzari) da utilizzare solo in tale ambiente; così come è conveniente porre una bacinella, contenente liquido disinfettante, all’entrata del suddetto locale. </p><p>La gabbia destinata ad accogliere il nuovo ospite dovrebbe essere schermata su tre lati al fine di garantire la maggiore tranquillità possibile al volatile. </p><p>È molto importante che una griglia sia interposta tra il fondo della gabbia e gli uccelli in modo che essi non siano a diretto contatto con le feci, in quanto per molte malattie infettive la via oro-fecale rappresenta la principale modalità di trasmissione.</p><h3 class="wp-block-heading">Periodo di quarantena: <strong>Sotto controllo per un po&#8217; per la salute di tutti</strong></h3><p>Per le specie caratterizzate da spiccata territorialità può essere conveniente porre non più di un soggetto per gabbia. Onde evitare manifestazioni di aggressività ed ulteriore stress per gli uccelli. </p><p>In ogni caso immettere uno o pochi volatili per gabbia permette di controllare meglio lo stato di salute di ciascuno, di assicurarsi che ogni soggetto si alimenti regolarmente e di eseguire gli accertamenti diagnostici del caso sul singolo volatile. </p><p>In linea di massima trenta giorni di quarantena sono sufficienti per sorvegliare efficacemente i nuovi acquisti. Se non si vuole rispettare i canonici 40 giorni che danno il nome a tale periodo di controllo.</p><p><strong>Se gli uccelli sono stressati a causa del cambio di ambiente, durante la quarantena si può somministrare integratori alimentari, prebiotici, probiotici e prodotti che stimolano il sistema immunitario dei volatili.</strong></p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/periodo-di-quarantena-negli-allevamenti-di-uccelli/">Periodo di quarantena negli uccelli</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>La RITENZIONE dell’uovo negli uccelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2019 14:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La deposizione delle uova è un evento che normalmente avviene senza inconvenienti anche per gli uccelli allevati in gabbia o voliera. A cura del Dott. GINO CONZO &#8211; Medico Veterinario Sintomi della retenzione dell&#8217;uovo A volte, tuttavia, accade che la femmina non riesca a deporre uno o più uova e questo è un problema grave [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/la-ritenzione-delluovo-negli-uccelli-2/">La RITENZIONE dell’uovo negli uccelli</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>La deposizione delle uova è un evento che normalmente avviene senza inconvenienti anche per gli uccelli allevati in gabbia o voliera.</strong></p><p><em><strong>A cura del Dott. GINO CONZO &#8211; Medico Veterinario</strong></em></p><h2 class="wp-block-heading">Sintomi della retenzione dell&#8217;uovo</h2><p>A volte, tuttavia, accade che la femmina non riesca a deporre uno o più uova e questo è un problema grave che può anche essere causa di morte.</p><p>La femmina che non riesce a deporre l’uovo resta generalmente accovacciata sul fondo della gabbia mostrando evidenti segni di malessere (inappetenza, respirazione affannosa, battito di coda).</p><p>A volte l’uovo ritenuto comprime il nervo ischiatico e ciò può causare paralisi di una o, più raramente, di entrambe le zampe.</p><p>La regione cloacale è generalmente rigonfia e molto spesso è facilmente individuabile la presenza dell’uovo attraverso la palpazione addominale.</p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Se (anche) il freddo fa male</strong></h3><p>Spesso la ritenzione dell’uovo avviene in femmine molto giovani o molto vecchie oppure se la deposizione avviene quando la temperatura esterna è piuttosto bassa.</p><p>L’ovidutto, infatti, è in grado di contrarsi per permettere all’uovo di progredire fino alla cloaca; tanto le basse temperature quanto l’età possono ridurre la capacità di contrazione di quest’organo fino ad impedire<br>l’espulsione dell’uovo. </p><p>Anche la carenza di calcio, selenio e vitamina E riducono la motilità dell’ovidutto. In altri casi la ritenzione dell’uovo si osserva in femmine obese, con alterazioni delle ossa pelviche od in concomitanza di infezioni dell’ovidutto o di malattie sistemiche. </p><p>Infine l’uovo può essere ritenuto in addome se di forma anomala o di dimensioni eccessive, condizioni che impediscono il suo passaggio nel canale pelvico del volatile.</p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Vapore acqueo</strong></h3><p>Un modo molto semplice per aiutare la femmina in difficoltà di deposizione è quello di esporla a del vapore acqueo. Tale metodo, facilmente applicabile da parte di ogni proprietario semplicemente ponendo la canarina (od altro piccolo volatile) al di sopra di un pentolino contenente acqua in ebollizione, stimola la motilità dell’ovidutto e permette il rilassamento dell’apertura cloacale.</p><p>Può essere utile lubrificare con dell’olio l’apertura cloacale e massaggiare molto delicatamente l’addome. Per nessuna ragione bisogna forzare l’uscita dell’uovo comprimendo l’addome, pena la possibile lacerazione dell’ovidutto e la conseguente peritonite. </p><p>L’intervento descritto, tuttavia, può aver successo solo in alcuni casi e non potrà mai essere risolutivo nei casi in cui l’uovo sia di dimensioni tali da non poter attraversare il canale pelvico.</p><p>La femmina che non riesce a deporre l’uovo resta accovacciata sul fondo della gabbia mostrando evidenti segni di malessere. A volte l’uovo ritenuto comprime il nervo ischiatico causando paralisi di una o entrambe le zampe.</p><figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="/website/data/picture/img_art_0614/ritenzione-uovo.jpg" alt=""/></figure><h2 class="wp-block-heading"><strong>Esami approfonditi</strong></h2><p>Il metodo sopra descritto è da considerarsi di emergenza qualora non vi fosse la possibilità di ricorrere immediatamente alle cure veterinarie. Il Veterinario, inoltre, con un esame radiografico può confermare o meno la ritenzione di uova specie negli uccelli di taglia maggiore, dal momento che il guscio radio-opaco si individua facilmente in radiografia, mezzo che permette di stimare anche la dimensione dell’uovo e le possibilità che esso possa essere espulso in modo naturale.</p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Ossitocina</strong></h3><p>In base alle condizioni del volatile, il Veterinario potrà suggerire una terapia farmacologica o chirurgica.</p><p>Nel primo caso si potrà iniettare Ossitocina (farmaco che stimola le contrazioni dell’ovidutto così come stimola quelle uterine dei mammiferi) preceduta da iniezione di gluconato di calcio. </p><p>Se non vi sono ostacoli di natura fisica (uovo troppo grande, lesioni pelviche, aderenze) il trattamento farmacologico sarà efficace permettendo l’espulsione dell’uovo.</p><p>Gli uccelli depongono le uova ad intervalli variabili, a seconda della specie, generalmente compresi tra le 24 e le 72 ore. In tale periodo di tempo nei differenti segmenti dell’ovidutto vengono costituite le varie strutture (membrana testacea, albume, calaze) che avvolgeranno la cellula uovo ed infine il guscio calcareo.</p><h3 class="wp-block-heading"><strong>&#8220;Taglio casareo”</strong></h3><p>In caso contrario, dopo aver posto il volatile in anestesia generale, il Veterinario potrà optare per la &#8220;ovocentesi”, vale a dire alla perforazione del guscio con una siringa ed all’aspirazione del contenuto dell’uovo, lasciando in sede solo il guscio che una volta privo dei suoi liquidi si ridurrà<br>di volume e potrà essere espulso in poco tempo.</p><p>In alternativa il Veterinario potrà decidere di eseguire una laparotomia, vale a dire l’apertura dell’addome e dell’ovidutto per asportare l’uovo, in pratica un vero e proprio &#8220;taglio cesareo”.</p><p>La laparotomia è sempre consigliata qualora vi siano aderenze del guscio dell’uovo con l’ovidutto ed in molti casi di alterazioni di forma e volume dell’uovo ritenuto.</p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/la-ritenzione-delluovo-negli-uccelli-2/">La RITENZIONE dell’uovo negli uccelli</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Canarini: dalla nascita allo svezzamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2019 14:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solitamente la schiusa delle uova dei canarini avviene dopo 12-13 giorni d’incubazione.  Ecco tutto ciò che c&#8217;è da sapere sui canarini appena nati. Ecco tutto ciò che c&#8217;è da sapere sull&#8217;allevamento dei canarini. A cura del Dott. GINO CONZO &#8211; Medico Veterinario Canarini: cosa fare dalla schiusa delle uova Se si è proceduto alla sostituzione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>Solitamente la schiusa delle uova dei canarini avviene dopo 12-13 giorni d’incubazione.  Ecco tutto ciò che c&#8217;è da sapere sui canarini appena nati. Ecco tutto ciò che c&#8217;è da sapere sull&#8217;allevamento dei canarini. </strong></p><p> A cura del Dott. <strong>GINO CONZO</strong> &#8211; Medico Veterinario</p><h2 class="wp-block-heading">Canarini: cosa fare dalla schiusa delle uova</h2><p>Se si è proceduto alla sostituzione delle uova man mano deposte con le finte, la schiusa delle uova sarà simultanea. </p><p>Nel caso la nidiata fosse composta da solo uno o due neonati converrà lasciare nel nido, per i primi giorni, anche uno degli ovetti non schiusi (o uno finto) in modo che i piccoli nati, mancando altri fratelli, possano meglio sostenersi nel nido. </p><p>I neonati di Canarino sono implumi e ciechi e dipendono completamente dai genitori che li alimentano numerose volte al giorno oltre a fornire loro protezione e calore.</p><p>Per gran parte del periodo necessario all’allevamento dei piccoli la maggior parte del lavoro ricade sulla femmina, comunque assistita amorevolmente dal maschio che non<br>manca di imbeccarla.</p><p>I neonati crescono rapidamente e dopo pochi giorni dalla nascita è già possibile osservare lo sviluppo delle prime piume cui segue presto l’apertura degli occhi. </p><p>Intorno al settimo giorno di vita si usa &#8220;inanellare” i piccoli canarini con un apposito anello di alluminio di diametro tale da poter accogliere la zampa dell’uccellino di pochi giorni, ma da non poter essere sfilato successivamente, quando sarà ultimato l’accrescimento della zampina.</p><p>Tale anellino, recante impresso l’anno, la sigla di riconoscimento dell’allevatore ed un numero progressivo, permetterà al proprietario di presentare il canarino alle varie esposizioni ornitologiche che si svolgono sia nel nostro Paese che all’estero.</p><h3 class="wp-block-heading">Alimentazione: cosa mangiano i canarini appena nati?</h3><p>Nel periodo necessario all’accrescimento dei nidiacei l’alimentazione è basata oltre che sulla usuale miscela di semi secchi anche su un pastoncino d’allevamento costituito da una base di biscotto o pan di Spagna ed un’integrazione proteica e vitaminico-minerale.</p><p>Nel periodo dell’accrescimento, infatti, le esigenze alimentari dei canarini cambiano vistosamente ed occorre fornire loro un’alimentazione più ricca alla quale, tuttavia, devono essere abituati già nel periodo di preparazione alla riproduzione.</p><p>Nel periodo dell’accrescimento i Canarini hanno bisogno di un’alimentazione più ricca rispetto all’usuale miscela di semi secchi.</p><h3 class="wp-block-heading">La rapida crescita dei canarini</h3><p>L’accrescimento dei piccoli è molto rapido ed in un paio di settimane essi cominciano ad affacciarsi ai bordi del nido per tentare poi qualche sortita esplorativa nella gabbia.</p><p>Intorno ai 30 giorni di vita i giovani canarini sono quasi indipendenti ed hanno ormai già lasciato il nido nel quale talora possono ritornare per passarvi la notte.</p><p>In questo periodo la femmina è intenta ad intraprendere la seconda deposizione delle uova ed il compito dello svezzamento dei piccoli della prima covata è svolto soprattutto dal maschio. </p><p>In questa fase dello svezzamento conviene introdurre nella gabbia un secondo nido in modo che la femmina possa deporre le nuove uova in quest’ultimo, lasciando ai giovani la possibilità di frequentare il primo nido.</p><figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://petfamily.it/website/data/picture/img_art_0414/canarini-2.jpg" alt=""/><figcaption><strong> I neonati di Canarino sono implumi e ciechi e dipendono completamente dai genitori che li alimentano e forniscono loro protezione e calore. </strong></figcaption></figure><h2 class="wp-block-heading">Come disporre i canarini all&#8217;interno della gabbia</h2><p>Un trucco utilizzato da molti allevatori per ultimare al meglio lo svezzamento dei piccoli è quello di porre nella gabbia da cova una griglia di separazione tra i giovani di prima covata e la coppia intenta alla seconda deposizione.</p><p>In questo modo i giovani potranno comunque avvalersi delle cure paterne, dato che il maschio continuerà a dare loro delle imbeccate supplementari attraverso le maglie della griglia divisoria, mentre la femmina non verrà disturbata nella preparazione del secondo nido. </p><p>Nel momento in cui si è certi che i giovani canarini siano in grado di alimentarsi da soli occorre porli in una gabbia più grande od in una voliera in cui possano volare e sviluppare al meglio la muscolatura.</p><p>L’allontanamento dai genitori è un momento molto critico nella vita dei canarini ed è comunque una fonte di stress, condizione che può far manifestare sintomi di malattie latenti. </p><p>In questo periodo quindi occorre osservare attentamente i novelli in modo da porre rimedio ad eventuali condizioni di malessere evidenziate.</p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/canarini-dalla-nascita-allo-svezzamento/">Canarini: dalla nascita allo svezzamento</a> proviene da <a 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		<title>Il nido dei Canarini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2019 14:29:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Canarini: problema nel nido</p>
<p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/il-nido-dei-canarini/">Il nido dei Canarini</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>Il sogno di moltissimi padroni di canarini è assistere alla crescita di una bella nidiata di questi affascinanti pennuti. Tradizionalmente in Italia i canarini vengono accoppiati il 19 marzo, nel giorno della ricorrenza di San Giuseppe. </strong></p><p><strong>a cura Dott. Gino Conzo</strong> &#8211; Medico Veterinario </p><h2 class="wp-block-heading">Quando iniziano a costruire il nido i canarini?</h2><p>Per la riproduzione dei canarini viene solitamente scelta una gabbia rettangolare in cui il lato lungo misura circa 60 cm. Nella gabbia da cova entra per prima la femmina, che avrà modo di ascoltare il canto di corteggiamento del maschio (in un’altra gabbia). Per tutti i proprietari di una o più coppie di canarini l’obiettivo più ambito è quello di vedere una bella nidiata giungere felicemente allo svezzamento.</p><p>Solo quando la canarina mostrerà il desiderio di riprodursi, iniziando la costruzione del nido con sfilacci di juta, verrà introdotto nella gabbia da cova il suo corteggiatore. In questo periodo l’alimentazione è molto importante: dovremo rendere la dieta dei canarini più nutriente aumentandone la quota proteica e lipidica e somministrando preparati a base di vitamine, aminoacidi e minerali.</p><p>Il &#8220;nido d’amore” dei canarini è una gabbia rettangolare dentro la quale viene posto un cestino di vimini sorretto da un &#8220;porta nido” metallico: il materiale destinato alla costruzione del nido è costituito da sfilacci di juta con i quali la canarina fodererà il cestino rendendolo soffice per accogliere le uova.</p><h3 class="wp-block-heading">Ecco cosa succede durante la riproduzione dei canarini</h3><p>Per quanto i canarini siano generalmente considerati uccelli il cui allevamento non presenta particolari problemi, i fallimenti nella riproduzione sono tutt’altro che rari. Talora, infatti, capita di osservare la mancata schiusa delle uova in canarini che hanno portato perfettamente a compimento la costruzione del nido e covato assiduamente le uova. </p><p>Nel nostro Paese i canarini vengono fatti accoppiare per il giorno di San Giuseppe, anche se molti allevatori preferiscono anticipare a febbraio la riproduzione dei propri volatili: è un modo per produrre più soggetti.</p><h3 class="wp-block-heading">Perché l&#8217;embrione del canarino non si è sviluppato?</h3><p>Le principali cause di morte dell’embrione in via di sviluppo sono d’origine infettiva o ambientale. Nel primo caso sono soprattutto alcuni batteri (Streptococchi, Stafilococchi, Escherichia coli ed altri Enterobatteri) i responsabili dell’arresto nello sviluppo dell’embrione. </p><p>L’infezione può essere dovuta al passaggio dei germi nell’uovo attraverso i pori presenti sul guscio calcareo, fenomeno che si verifica facilmente se le uova sono imbrattate dalle feci della canarina.</p><h3 class="wp-block-heading">Come si trasmettono le infezioni nei canarini</h3><p>Altre volte, in particolare per le infezioni da Escherichia coli, l’infezione può essere trasmessa all’uovo quando ancora non è presente il guscio, vale a dire direttamente nell’ovaio o nell’ovidutto della canarina. In quel caso la madre è una portatrice non sintomatica del batterio. La canarina depone 4-5 uova la cui incubazione, ad opera della sola femmina, dura 13-14 giorni.</p><h3 class="wp-block-heading">Quali sono le cause che non fanno schiudere un uovo?</h3><p>Tra le cause ambientali della mancata schiusa delle uova vanno considerati gli errati parametri di incubazione, in particolare per ciò che riguarda l’umidità che, se troppo bassa o troppo alta, può determinare la morte dell’embrione. </p><p>In linea di massima la morte dell’embrione per problemi legati all’umidità ambientale avviene nell’ultimo periodo dell’incubazione, mentre la mancata schiusa per cause infettive può avvenire in qualsiasi stadio dello sviluppo embrionale. L’umidità troppo bassa (ma anche quella eccessiva) può uccidere un embrione di canarino. </p><h3 class="wp-block-heading">&#8220;Geni&#8230; letali”</h3><p>In alcuni casi la morte dell’embrione può avvenire se sono presenti in entrambi i genitori i cosiddetti &#8220;geni letali”, quei geni cioè che, se presenti in determinate condizioni, possono determinare la morte o una certa debolezza del nascituro. Un tipico esempio è il gene che determina la comparsa del ciuffo nei canarini di razza &#8220;Gloster”. Gli appassionati dei canarini di razza &#8220;Gloster” evitano sempre l’accoppiamento tra due canarini &#8220;ciuffati” perché temono la manifestazione dei pericolosissimi &#8220;geni letali”.</p><h3 class="wp-block-heading">Uova che non vengono fecondate</h3><p>Altre volte le uova non schiudono semplicemente perché non sono state fecondate. Ciò avviene nei casi in cui il maschio non è pronto all’accoppiamento (magari non ha raggiunto una forma amorosa ottimale). Questo inconveniente può essere prevenuto curando attentamente l’alimentazione del maschio e somministrando preparati a base di vitamina E, almeno un mese prima del previsto periodo di riproduzione.</p><h3 class="wp-block-heading">Come prevenire le infezioni nei canarini?</h3><p>Per ridurre i rischi di infezioni nell’embrione è buona norma far analizzare i riproduttori da un veterinario esperto; in questo modo è possibile isolare batteri potenzialmente patogeni e intervenire per tempo sui riproduttori con una cura mirata. </p><p>Anche l’analisi delle uova non schiuse è sempre consigliabile; la diagnosi di un’eventuale infezione batterica e una cura tempestiva potrebbero salvare le covate successive. Se le uova non si schiudono non arrovelliamoci troppo: in molti casi è perché non sono state fecondate.</p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/il-nido-dei-canarini/">Il nido dei Canarini</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Il falco dal veterinario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2019 14:29:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il falco dal veterinario</p>
<p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/il-falco-dal-veterinario/">Il falco dal veterinario</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p><strong>I rapaci possono aver bisogno del veterinario in varie occasioni. Un buon numero di questi uccelli, infatti, vive in cattività ospitato in parchi zoologici, collezioni private, centri di riproduzione e di recupero. </strong></p><p><strong>Dott. GINO CONZO &#8211; Medico Veterinario </strong></p><p>Varie specie di falchi vengono poi utilizzate in falconeria, antica arte venatoria i cui appassionati sono in sensibile aumento anche nel nostro Paese. </p><p>Il veterinario che decide di dedicare una buona parte della propria attività professionale ai falchi deve necessariamente essere un &#8220;iperspecialista”, dal momento che, oltre ad una buona base di patologia aviare, deve possedere una grande conoscenza degli uccelli rapaci, la cui fisiologia, trattandosi di uccelli strettamente carnivori, è molto diversa da quella di canarini, pappagalli ed altri volatili &#8220;da compagnia”.</p><p><strong>Il veterinario &#8220;falchista” oltre ad una buona base di patologia aviare deve possedere una grande conoscenza degli uccelli rapaci, la cui fisiologia, trattandosi di uccelli strettamente carnivori, è molto diversa da quella di canarini, pappagalli e altri pennuti &#8220;da compagnia”.</strong></p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Screening completo</strong></h3><p>Nella maggior parte dei casi si tratta di animali che svolgono un’intensa attività fisica o, nel caso dei soggetti dei centri di recupero, che devono essere posti in condizione di salute perfetta in modo da riuscire a sopravvivere una volta rilasciati nell’ambiente naturale. </p><p>Al momento della visita clinica il veterinario, prima ancora di esaminare il falco, deve informarsi sui sintomi osservati, sulle performances di volo, sull’appetito, sull’aspetto delle feci oltre che sulle modalità di gestione del rapace</p><figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="/website/data/picture/img_art_0311/falcovet6402n.jpg" alt=""/></figure><h3 class="wp-block-heading"><strong>Esami&#8230; veloci</strong></h3><p>Successivamente il veterinario deve essere in grado di eseguire un esame clinico completo ed esauriente, ma nel modo più rapido possibile in modo da ridurre al minimo le manualità sul falco ed evitare quelle condizioni stressanti che potrebbero ripercuotersi negativamente sull’equilibrio psico-fisico del rapace.</p><p><strong>Il corretto mantenimento in cattività di questi animali è decisivo per il loro benessere, in particolare per ciò che riguarda l’alimentazione (salubrità degli alimenti, dieta bilanciata, integrazioni vitaminiche), l’ambiente in cui sono ospitati e l’attività fisica cui sono sottoposti.</strong></p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Combattivi </strong></h3><p>In alcuni casi, ove le condizioni di salute dell’animale lo consentano, può essere consigliabile porre in anestesia il falco per svolgere in tutta calma alcune indagini diagnostiche (prelievi di sangue, radiografie, endoscopie) altrimenti difficili su un volatile spaventato e combattivo come può essere un falco alla presenza del veterinario.</p><figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="/website/data/picture/img_art_0311/falcovet6401n.jpg" alt=""/></figure><p><strong>Gli interventi ortopedici prevalgono nei rapaci ospitati nei centri di recupero, spesso vittime di attività di bracconaggio.</strong></p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Falcon Hospital</strong></h3><p>Nei paesi in cui la cultura della falconeria ha radici antichissime e tale arte è più sviluppata, sono sorte delle vere e proprie cliniche destinate esclusivamente alla cura dei falchi, equipaggiate in modo tale da far invidia a tante cliniche &#8220;per umani”. </p><p>E’ il caso del <strong>&#8220;Falcon Hospital” </strong>di Dubai e di numerose altre simili strutture sia negli Emirati Arabi che in altri paesi del Golfo Persico. Fortunatamente, sebbene con inferiori investimenti finanziari, anche nel nostro paese vi sono cliniche veterinarie che hanno deciso di dedicare più spazio alla clinica e chirurgia di questi affascinanti volatili.</p><p><strong>Anche in Italia ci sono cliniche veterinarie che hanno deciso di dedicare più spazio alla clinica e chirurgia dei falchi.</strong></p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/il-falco-dal-veterinario/">Il falco dal veterinario</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Come dare i farmaci agli uccelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2019 14:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come dare i farmaci agli uccelli</p>
<p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/come-dare-i-farmaci-agli-uccelli/">Come dare i farmaci agli uccelli</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p>Negli uccelli, così come in altri animali, si può aver bisogno di somministrare farmaci o altre sostanze per curare o prevenire determinate patologie. </p><p><strong><em>a cura del Dott. Gino Conzo &#8211; Medico Veterinario</em></strong></p><h2 class="wp-block-heading">Somministrare farmaci agli uccelli</h2><p>Talora il veterinario può affidare al proprietario la somministrazione dei farmaci agli uccelli, specie se è logisticamente complicato condurre gli animali in ambulatorio per la terapia giornaliera. Vediamo quindi, quali sono le vie migliori, valutandone i &#8220;pro&#8221; ed i &#8220;contro&#8221; per somministrare medicinali o integratori alimentari agli uccelli. </p><p>La via orale diretta consiste nel somministrare il medicinale direttamente nel becco del volatile. Questo sistema offre il vantaggio di poter dosare con una certa accuratezza il prodotto; di contro è un’operazione che si può compiere agevolmente solo in soggetti particolarmente docili e &#8220;collaborativi”. Inoltre il medicinale non deve avere sapore sgradevole, altrimenti verrà rifiutato dal volatile. </p><p>Nel caso si debba somministrare un medicinale necessariamente per via orale si può ricorrere anche all’impiego di un sondino che raggiunga direttamente il gozzo del pennuto. Tale tecnica, ben nota a chi alleva &#8220;a mano” piccoli di pappagallo, permette di dosare perfettamente il medicinale e può essere impiegata anche per l’alimentazione forzata di soggetti malati o che rifiutano di alimentarsi. In questo caso occorre una certa esperienza dato che il sondino deve essere introdotto nell’esofago dell’animale, evitando che possa penetrare in trachea.</p><h3 class="wp-block-heading">Somministrare i farmaci tramite l&#8217;acqua</h3><p>La somministrazione nell’acqua da bere è senza dubbio la tecnica più semplice per somministrare medicinali ed integratori e permette di trattare velocemente un gran numero di uccelli. Il consumo giornaliero di acqua è tuttavia irregolare negli uccelli ed è fortemente condizionato dalla temperatura ambientale. La quantità d’acqua assunta nella giornata può essere ridotta qualora il sapore (e talora anche il colore) risulti agli uccelli poco gradito dopo l’aggiunta del medicinale. Alcune specie, in particolare quelle come la Cocorita che originano da ambienti deserticoli, tendono a consumare meno acqua di altre. Tutte queste varianti rendono, ovviamente, poco accurato il dosaggio dei medicinali. </p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Acqua medicata</strong></h3><p>L’acqua medicata deve essere cambiata giornalmente dato che l’efficacia dei medicinali può ridursi col tempo; inoltre l’acqua addizionata ad integratori vitaminici diviene un ottimo mezzo (specie nella stagione calda) per la proliferazione dei batteri. Nel caso sia necessario utilizzare l’acqua da bere come via di somministrazione dei medicinali è consigliabile escludere momentaneamente dalla dieta giornaliera la frutta e la verdura che, contenendo già molti liquidi, riducono l’assunzione di acqua medicata. </p><h3 class="wp-block-heading">La somministrazioni di farmaci tramite cibo</h3><p>La somministrazione negli alimenti è la via più indicata per gli integratori alimentari ed in alcuni casi anche per eseguire trattamenti medicinali di massa.&nbsp;Anche in questo caso occorre ricordare che il consumo di alimento può variare molto in base alle condizioni ambientali ed allo stato fisiologico degli uccelli. </p><p>I prodotti vanno immessi in alimenti morbidi (pastoni, legumi cotti, frutta a pezzetti) che possano ben assorbire l’integratore od il medicinale. È sconsigliato, ovviamente, somministrare i farmaci nei semi secchi dal momento che solo una piccola quantità aderisce generalmente alla buccia del seme; oltretutto gli uccelli ornamentali usano sbucciare il seme prima di ingerirlo e quindi anche questa piccola dose finisce per andare perduta. </p><h3 class="wp-block-heading">Dose perfetta</h3><p>Per un’azione terapeutica più immediata è necessario spesso somministrare farmaci per iniezione. Si può ricorrere ad iniezioni intramuscolari (utilizzando i muscoli pettorali) o sottocutanee (dorso del collo, plica alare); quest’ultima via è preferibile quando occorre iniettare farmaci particolarmente dolorosi od irritanti. La somministrazione per iniezione consente di dosare perfettamente il farmaco, ma richiede una certa esperienza nella contenzione del volatile, in modo da minimizzare il più possibile lo stress dell’animale.</p><h3 class="wp-block-heading">Areosol per uccelli</h3><p>Negli uccelli si ricorre spesso all’aerosol terapia in particolare nel trattamento delle infezioni dei sacchi aerei, strutture difficilmente raggiungibili per altre vie. La procedura non presenta grosse difficoltà per i proprietari dei volatili in quanto occorre semplicemente rivestire l’esterno della gabbia con del cellophane lasciando aperto un unico lato, attraverso il quale verrà introdotto il tubo della macchinetta per aerosol. In questo modo il volatile sarà costretto a respirare aria contenente i medicinali nebulizzati.</p><h3 class="wp-block-heading">Crema per uccelli</h3><p>I proprietari di uccelli possono applicare medicamenti locali, a base di creme, pomate o gel, per trattare affezioni oculari, del becco, delle zampe o di altre zone cutanee. In questi casi è raccomandabile non permettere agli uccelli di bagnarsi, sia per non rimuovere il medicinale, sia per evitarne la dispersione nell’acqua del bagnetto che potrebbe dare problemi al volatile una volta ingerita.&nbsp; </p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/come-dare-i-farmaci-agli-uccelli/">Come dare i farmaci agli uccelli</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>Una nemico chiamato PBFD</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2019 14:26:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>PBFD</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p>La malattia del becco e delle penne degli Psittacidi è una patologia molto temuta dagli allevatori di pappagalli in tutto il mondo. </p><p><em><strong>Dott. GINO CONZO &#8211; Medico Veterinario</strong></em></p><h2 class="wp-block-heading">La malattia del becco e delle penne dei pappagalli </h2><p>Questa malattia, individuata per la prima volta agli inizi degli anni ’80 in Australia in alcune specie di Cacatua selvatici, si è diffusa un po’ alla volta in diverse aree geografiche grazie al commercio internazionale di pappagalli. Col tempo è divenuta endemica in vari paesi europei, Italia compresa.</p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Circovirus</strong></h3><p>La malattia del becco e delle penne degli Psittacidi, detta anche PBFD, è causata da un virus di piccolissime dimensioni, chiamato Circovirus, che può infettare virtualmente qualsiasi specie di pappagallo. Oltre che nei Cacatua la malattia è particolarmente frequente nei Lori, nei Parrocchetti dal collare, nelle Cocorite, negli Ecletti e nei Cenerini.</p><p><strong>La PBFD è stata individuata per la prima volta agli inizi degli anni ’80 in Australia in alcune specie di Cacatua selvatici. Oggi è endemica in molti Paesi europei, Italia compresa.</strong></p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Giovani e sensibili</strong></h3><p>La PBFD può dare diverse forme cliniche nei pappagalli colpiti e sembrerebbe esistere un certo adattamento di alcuni ceppi virali verso particolari specie. </p><p>La gravità della malattia è anche in funzione dell’età del pappagallo; soggetti infettati in età giovanile sono particolarmente sensibili alla malattia del becco e delle penne degli Psittacidi a differenza di ciò che avviene se il pappagallo viene a contatto col virus in età adulta.</p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Implumi per forza</strong></h3><p>La forma cronica della malattia è caratterizzata da tipiche alterazioni del piumaggio: le piume hanno difficoltà a fuoriuscire dai follicoli oppure presentano fratture e arresto dello sviluppo. </p><p>Il risultato è che il pappagallo apparirà quasi completamente deplumato. Ovviamente questi sintomi non devono far confondere con altre cause di deplumazione nei pappagalli, come ad esempio le frequenti forme di autodeplumazione. </p><p>In questi ultimi casi (a differenza della PBFD) i pappagalli presentano sempre le piume sul capo, l’unica zona del corpo in cui non possono strapparsi le piume.</p><p><strong>La malattia del becco e delle penne degli Psittacidi è stata osservata in forma acuta nei pappagalli Cenerini: in questi casi il virus determina una grave forma di epatite con morte del malcapitato volatile in pochi giorni.</strong></p><h2 class="wp-block-heading"><strong>Una morte &#8220;banale”</strong></h2><p>I pappagalli affetti da forma cronica di PBFD possono sopravvivere per alcuni anni, mostrando a volte delle alterazioni del becco che rendono loro difficile alimentarsi. </p><p>Spesso il pappagallo malato di PBFD soccombe a causa di infezioni batteriche anche banali. Questo avviene perché il Circovirus deprime il sistema immunitario del volatile e riduce le capacità di reazione del suo organismo nei confronti dei vari agenti infettivi. </p><p>Ancora più insidiose sono le forme acute, e letali, della malattia che ultimamente si stanno osservando con una certa frequenza nei Cenerini. </p><figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="/website/data/picture/img_art_0611/pbfd-2-ok.jpg" alt=""/></figure><p><strong>Grazie alle nuove tecniche diagnostiche biomolecolari possiamo individuare con certezza la presenza del virus della PBFD da campioni di sangue o piume di pappagalli sia per confermare un sospetto di malattia che per verificare che una coppia riproduttrice non sia portatrice del temuto virus.</strong></p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Parola d’ordine:&nbsp;</strong><strong>limitare i danni</strong></h3><p>Trattandosi di una malattia virale non esistono cure specifiche per la PBFD, ma è possibile trattare i pappagalli per le infezioni secondarie, con l’intento di limitare i danni. In alcune specie, infatti, come Cocorite ed Inseparabili si può avere una eliminazione spontanea del virus dopo qualche tempo.</p><p>Talora i pappagalli adulti sono portatori sani del Circovirus e possono non ammalarsi per il resto della loro vita. Questi pappagalli possono, tuttavia, trasmettere la PBFD ai propri figli o a soggetti giovani con cui vengono in contatto.</p><p><strong>La presenza di piume di colore anomale può far sospettare la presenza del Circovirus. In questo pappagallo cenerino affetto da PBFD sono comparse piume rosse in zone del piumaggio in cui sono normalmente presenti solo piume di colore grigio.</strong></p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/pbfd/">Una nemico chiamato PBFD</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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		<title>L&#8217;incubazione artificiale delle uova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2019 14:26:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#39;incubazione artificiale delle uova</p>
<p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/lincubazione-artificiale-delle-uova/">L&#8217;incubazione artificiale delle uova</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<prepostseo><p>L&#8217;incubazione artificiale delle uova, è l&#8217;invenzione &#8220;umana&#8221; nata in alternativa all&#8217;incubazione naturale delle uova fatta, per l&#8217;appunto, dagli uccelli. Ecco tutto ciò che c&#8217;è da sapere sull&#8217;incubazione delle uova. </p><h2 class="wp-block-heading">L’incubazione naturale delle uova: cosa c&#8217;è da sapere</h2><p>L’incubazione naturale delle uova è la via migliore per ottenere buoni risultati nella schiusa. Con le sue cure continue la femmina in cova assicura la giusta temperatura ed umidità per lo sviluppo dell’embrione mentre i suoi movimenti permettono una frequente rotazione delle uova, condizione essenziale per la vita dei nascituri. </p><p>Nei rari momenti in cui la chioccia si allontana dal nido, per nutrirsi o defecare, si determina inoltre una variazione minima della temperatura d’incubazione che sembra riflettersi positivamente sul buon esito della cova. Non è così semplice riprodurre artificialmente le medesime condizioni di incubazione della cova naturale, anche se alcune incubatrici professionali ci vanno molto vicino.</p><h3 class="wp-block-heading"><strong>Incubazione artificiale delle uova: necessità o profitto?</strong></h3><p>L’incubazione artificiale delle uova avviene a livello industriale nell’allevamento del pollo e di altri volatili da reddito (quaglia, fagiano, faraona, tacchino, anatra, oca, struzzo), ma può trovare posto anche nell’allevamento di specie ornamentali, in particolare dei pappagalli. </p><p>Chi alleva questi uccelli può ricorrere all’incubazione artificiale di uova non covate dalla femmina che le ha deposte, oppure può decidere di servirsi sistematicamente dell’incubatrice per aumentare la produzione di piccoli. Prelevando le uova dal nido si induce, infatti, una nuova deposizione nella femmina.</p><h3 class="wp-block-heading">Durata media per l&#8217;incubazione delle uova</h3><figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="/website/data/picture/img_art_0613/incubazione-1.jpg" alt=""/></figure><h3 class="wp-block-heading">Rispettare i parametri microclimatici necessari agli uccelli</h3><p>Qualunque sia il motivo per cui si pratichi l’incubazione artificiale delle uova occorre rispettare alcuni parametri microclimatici per avere un buon risultato di schiusa. </p><p>Per la maggior parte delle specie la temperatura d’incubazione deve essere intorno ai 37°C. Nel primo terzo del periodo d’incubazione l’innalzamento della temperatura anche di un solo grado può determinare la morte dell’embrione o causare alterazioni di sviluppo. </p><p>Nell’ultimo terzo le variazioni di temperatura incidono meno poiché l’embrione presenta una lieve capacità termoregolativa. Minor influenza negativa ha il lieve abbassamento di temperatura che può dare semplicemente un ritardo della schiusa. </p><h3 class="wp-block-heading">Camera di schiusa: tutte le caratteristiche </h3><p>È consigliabile che l’umidità nell’incubatrice sia tra il 50% ed il 55%, valore che si può raggiungere ponendo una vaschetta con acqua all’interno della macchina. Valori più bassi sono particolarmente critici nel primo terzo dell’incubazione poiché interferiscono con la mobilitazione del calcio dal guscio e di conseguenza con lo sviluppo dell’embrione. </p><p>L’eccesso d’umidità può determinare la schiusa di pulcini edematosi con mancato assorbimento del sacco vitellino e scarsa vitalità. Conviene aumentare il tasso d’umidità negli ultimi giorni dell’incubazione in modo da favorire la schiusa del pulcino. Per questo motivo gli allevatori più attenti possiedono una seconda incubatrice, detta camera di schiusa, dove trasferire solo le uova in schiusa in modo da aumentare l’umidità senza interferire negativamente sull’incubazione delle altre uova.</p><h3 class="wp-block-heading">Le uova in incubatrice: la ventilazione</h3><p>Le uova in incubatrice devono essere ruotate almeno cinque volte al giorno per prevenire l’adesione dell’embrione alle membrane del guscio. Col progredire dello sviluppo embrionale l’importanza della rotazione va diminuendo e le uova potrebbero essere ruotate meno frequentemente con l’approssimarsi del giorno di schiusa. </p><p>La mancata o insufficiente rotazione delle uova, che in condizioni naturali avviene ogni mezz’ora circa, determina spesso anche malposizione o mortalità dell’embrione.  Sia l’incubatrice sia la camera di schiusa devono essere sufficientemente ventilate in modo da permettere un riscaldamento omogeneo e l’eliminazione dei gas respiratori degli embrioni. </p><h3 class="wp-block-heading">Per tutte le tasche</h3><p>Il mercato offre macchine incubatrici di vario tipo; alcune sono piuttosto sofisticate con controllo elettronico di tutti i parametri e con rotazione automatica delle uova, altre sono decisamente di più semplice fabbricazione; quanto meno sofisticata è l’incubatrice, tanto più accurato deve essere il controllo dell’allevatore sul rispetto dei suddetti parametri microclimatici.</p></prepostseo><p>L'articolo <a href="https://petfamily.it/uccelli/salute-uccelli/lincubazione-artificiale-delle-uova/">L&#8217;incubazione artificiale delle uova</a> proviene da <a href="https://petfamily.it">Pet Family</a>.</p>
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