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Quasi 93mila cani senza un padrone, per una popolazione residente di circa 63milioni di persone: sono agghiaccianti i numeri che descrivono la realtà degli abbandoni in Italia. I dati sono quelli del Ministero della Salute, che ogni anno raccoglie le informazioni relative agli ingressi dei cani nei canili sanitari, ma anche le sterilizzazioni dei gatti da parte del servizio sanitario nazionale. Una ventina le banche dati coinvolte, per un totale di 92.882 ingressi di cani nei canili sanitari e 50.695 gatti sterilizzati.

 
 
Un problema drammatico

Il numero più alto di ospiti in canile, probabilmente è stato raggiunto dalla Lombardia, che registra più di 12mila ingressi, ma anche regioni come il Piemonte o il Veneto sono interessate da cifre di tutto rispetto, sempre sopra le 9mila unità. Per contro, le regioni del sud sono afflitte dal problema diffuso del randagismo, problema che è esploso in tutta la sua drammatica gravità nel marzo dell’anno scorso, quando un bambino di dieci anni, Giuseppe Brafa, è stato sbranato a Sampieri (località balneare tra Modica e Scicli), da un branco di cani randagi.

 

Nuove leggi

La situazione nazionale risulta ancora più incomprensibile se si pensa che l’abbandono di animali è un reato penale. Risale infatti al 2004, la legge approvata per apportare modifiche al codice penale e in particolare introdurre, con il titolo IX bis, i cosiddetti "delitti contro il sentimento per gli animali”. In questo nuovo contesto, sono stati disciplinati i reati di uccisione, maltrattamento e combattimenti tra animali.

 

Contro natura

Per quanto riguarda l’abbandono, il vecchio articolo 727 del codice penale è stato sostituito con un nuovo articolo, che punisce chi abbandona animali domestici. In sostanza la legge dice che "chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro”. Ma c’è di più. Alla stessa pena, infatti. "soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”.

 

Risultati... scarsi

Eppure, nonostante tutte queste nuove disposizioni, pare che la lotta all’abbandono e al randagismo sia ancora una strada in salita. Sebbene infatti in Italia si cerchi di combattere questi fenomeni da circa vent’anni, per adesso ispezioni e monitoraggi hanno riportato soltanto risultati scoraggianti.

 

Task-Force

Le speranze della sempre maggiore fetta di popolazione sensibile alle tematiche animaliste sono adesso riposte nella nuova task-force messa in piedi dal Ministero della salute per la "Tutela degli animali d’affezione, la lotta al randagismo e ai maltrattamenti e ai canili-lager”.

 

L’ accordo del 6 febbraio 2003 tra il Ministero della salute, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano "in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy”, ha portato a una serie di misure fondamentali per la lotta al randagismo. Fra queste, le più importanti sono: l’introduzione del microchip come unico sistema ufficiale di identificazione dei cani, a partire dal 2005; la creazione di una banca dati informatizzata regionale; l’attivazione di una banca dati nazionale presso il Ministero della salute (Anagrafe canina nazionale), alla quale confluiscono i dati delle anagrafi regionali. L’Anagrafe canina nazionale consente la restituzione al proprietario degli animali che si sono perduti e il monitoraggio della popolazione canina e del rilascio dei passaporti. Ciò riduce i cani vaganti e previene il fenomeno degli abbandoni (fonte: Ministero della Salute). 


Sopralluoghi

La task-force, costituita da 10 veterinari e 4 funzionari con competenza giuridico-amministrativa, opera in sinergia con i N.A.S., con tutte le autorità competenti in materia e le associazioni per la protezione degli animali. I suoi compiti principali sono: sopralluoghi e attività di verifica in tutta Italia; monitoraggio e gestione delle segnalazioni di maltrattamento animale; interventi diretti nelle situazioni di emergenza; attività formativa, informativa e di comunicazione; assistenza giuridico legale; supporto alle istituzioni locali.

 

Cave canem

Quando si parla di abbandono, per fortuna esistono anche storie a lieto fine. Come quella di Caio, Decius, Licinio, Meleagro, Vettius e altri dolcissimi quadrupedi, ormai ribattezzati "i cani di Pompei”. Alcune decine di dolcissimi quattro zampe, infatti, sono i protagonisti del progetto (C)Ave Canem, avviato dal novembre 2009 per la cura e l’adozione dei randagi dell’Area Archeologica di Pompei, su iniziativa del Commissario Delegato dell’Area Archeologica di Pompei, Marcello Fiori, e di LAV, Enpa e Lega Nazionale Difesa del Cane.

 

Amati e coccolati

I cani censiti all’interno degli Scavi di Pompei, sono stati dotati di collare, di medaglietta di riconoscimento e di microchip; sono stati sottoposti alle cure necessarie, alle vaccinazioni e sterilizzati. Per loro sono state predisposte cucce attrezzate e, così accuditi da attivisti LAV quotidianamente presenti sul posto, questi cani sono un importante esempio di come sia possibile ottimizzare la convivenza con gli animali, anche in un’area molto frequentata dai turisti, tutelando la salute e il benessere dei randagi.

 

Salvi!

I primi significativi risultati del progetto: 45 cani sterilizzati, vaccinati e iscritti all’anagrafe canina, 14 felicemente adottati, 5 sottoposti a terapie senza le quali la loro sopravvivenza nel lungo periodo sarebbe stata seriamente a rischio, almeno 4, infine, i cani ai quali è stata salvata la vita con il pronto intervento.

 

Una politica mirata a promuovere una serie di campagne di adozione, l’implementazione dell’anagrafe canina e la promozione dell’adozione di cani e gatti: per Ilaria Innocenti, responsabile nazionale del settore cani e gatti della Lav (Lega anti vivisezione), questa è la ricetta giusta per combattere (e vincere) la lotta all’abbandono. "Tutti i cani e i gatti – spiega la Innocenti – dovrebbero essere sterilizzati. Questo per motivi di salute, per migliorare i rapporti che esistono nei contesti in cui questi animali vivono, ma anche per impedire fenomeni di proliferazione incontrollata dei randagi. Situazione, questa, che si verifica con una certa gravità al sud, dove si vedono soprattutto cani vacanti, spesso per indampienze da parte di Comuni e Asl”. "Inoltre – continua la Innocenti – dovrebbe finalmente andare a regime la questione Anagrafe Canina, alla quale non sono ancora iscritti tutti i cani del Paese”. Secondo i dati Lav, infatti, sarebbero 135.000 gli animali abbandonati ogni anno (45 mila cani e 90 mila gatti). I cani randagi, invece, sarebbero 590.549 - contro i 660.517 stimati nel 2002 - di cui 149.424 nei canili (quindi oltre un quarto del totale), quanto ai felini, invece, sono stati censiti ben 2.604.379 gatti randagi sul territorio nazionale.


 


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