Problemi digestivi nel cane e nel gatto

Problemi DIGESTIVI (Iº PARTE)

A cura della Dott.ssa SABRINA DOMINIO – Medico Veterinario


L’apparato digerente dei nostri
animali è molto diverso da quello dell’uomo ed è per questa
ragione che è indispensabile alimentare i nostri amici a 4 zampe con
cibi appositamente formulati per loro.

Come avviene la digestione degli animali? 
Come in tutti gli animali, la
digestione inizia già nella bocca, dove il cibo viene triturato ed
impastato con la saliva. Mentre il gatto ma-stica abbastanza
l’alimento, il cane lo fa in modo più sommario, inghiottendo quasi
subito il boccone, che passa nell’esofago, una struttura tubolare
che col-lega la bocca allo stomaco. Raggiunto lo stomaco, l’alimento vi
rimane per 3-6 ore; in questa sede, grazie all’azione di enzimi ed
acido cloridrico, incomin-cia la demolizione delle proteine. A questo
punto, l’alimento raggiunge l’ intestino tenue, dove vi permane per
circa un’ora e viene attaccato dalla bile e dal succo pancreatico,
che demoliscono grassi, protei-ne e carboidrati. Nell’intestino tenue viene assorbita
la gran parte delle sostanze nutritive, che poi raggiungono il
fegato, l’or-gano in grado di rielabo-rarle e distribuirle, tramite
il sangue, al resto dell’orga-nismo. Al rene spetta invece la
funzione di spaz-zino, che filtra il sangue e smaltisce sostanze
tossiche e di scarto. Quello che resta dell’ali-mento passa
quindi all’inte-stino crasso, dove avven-gono lunghe fermentazioni
ad opera della microflora batterica e viene assorbita l’acqua;
quello che rimane, ossia la massa indigerita, viene espulsa con le
feci. La composizione della razione, le
quantità di cibo somministrate, il numero di pasti giornalieri e lo
spazio di tempo che intercorre tra di essi esercitano una certa
influenza sulla digestione. La presenza, in quantità equilibrate, di
tutti i principi nutritivi necessari all’ani-male, il rispetto delle
dosi e la costanza dell’orario dei pasti permettono l’ottimiz-zazione
delle funzioni gastrointestinali.

La deglutizione

Gli animali che non rie-scono a
deglutire corretta-mente sono spesso molto magri e malnutriti e
fre-quentemente sono affetti da infezioni polmonari dovuti
all’aspirazione del cibo. I problemi di deglutizione derivano da
disturbi del-l’esofago e della faringe e possono essere provocati
da infiammazioni, ostruzioni o alterazioni neurologiche. Il sintomo caratteristico di queste
affezioni è il rigur-gito, che spesso i proprietari confondono con
il vomito. Il vomito è caratterizzato
dall’emissione di cibo già digerito, misto a bile e dall’odore
acido. Prima che l’animale vomiti, è possibi-le notare alcuni
segnali, come la nausea (l’animale sbava, deglutisce spesso..), poi
seguiti da contrazioni involontarie dell’addome. Questa manifestazione cli-nica è
tipica di un problema dello stomaco o del primo tratto di intestino. Il rigurgito, invece, è un fenomeno
più immediato ed involontario, che avviene subito dopo che l’animale
ha assunto il cibo, senza che si possano notare segni premonitori. Il
materiale rigurgitato esce dalla bocca e talvolta dal naso ed è
sempre cibo non digerito misto a saliva, con un pH neutro. Se succede
raramen-te, il rigurgito non deve al-larmare. Alcune volte,
l’ani-male rigurgita semplice-mente perché ha mangiato troppo in
fretta o se ha ingerito erba od altri corpi estranei, che il suo
organi-smo rifiuta immediatamen-te. Nel caso diventi un’abi-tudine,
recatevi subito dal vostro veterinario di fidu-cia, per eseguire una
dia-gnosi approfondita delle cause. Nel caso il medico rilevi un
problema dell’eso-fago o della faringe, assie-me alla terapia
farmaco-logica, è opportuno associa-re un piano alimentare
specifico. La ciotola va sistemata in posizione
sopraelevata, usando un piedistallo o mettendola semplicemente su uno
scalino. Dopo il pasto, è consiglia-bile
mantenere l’animale in posizione verticale per 20-30 minuti; in
questo modo, si permette al cibo di scendere per gravità nello
stomaco. In caso di problemi ostrut-tivi o di
motilità, il cibo deve essere molto energetico e quindi ricco di
grassi, men-tre è consigliabile un alimento povero di lipidi se il
problema è l’infiam-mazione dell’esofago. Anche in questo caso, si consiglia di
frazionare la dose giornaliera in tanti piccoli pasti.

 

I problemi della bocca

Se si escludono le patologie dentali,
le affezioni che colpiscono la bocca sono molto rare nei nostri
animali. In genere, si tratta di malformazioni congenite, di traumi,
di fenomeni infiammatori e, ancora più raramente, di infezioni e
neoplasie.

Gli animali colpiti dimostrano dolore
nell’alimentarsi e spesso si rifiutano di farlo, con la ovvia
conseguenza di risultare magri e malnutriti. Visto che l’animale
mangia e beve poco, il primo rischio è quello della disidratazione,
per cui bisogna incoraggiare l’animale a bere o, nel caso si
rifiuti, somministrare i fluidi per bocca con una siringa senza ago o
tramite fleboclisi.

L’alimento deve essere molto
energetico, per permettere al povero animale di assumerne il minor
volume possibile senza incorrere in carenze alimentari. Negli animali
molto magri, è meglio utilizzare un prodotto per cuccioli o soggetti
convalescenti. E’ opportuno somministrare cibi molli od addirittura
liquidi, magari mescolando una scatoletta con un po’ di acqua
tiepida, perché minore è la consistenza dell’alimento, minore
sarà il dolore provato dall’animale. L’ideale è frazionare la
razione giornaliera in tanti piccoli spuntini e, dopo ogni pasto, è
consigliabile irrorare la bocca con acqua fresca, per rimuovere i
residui di cibo, che potrebbero aggravare l’infiammazione.

 

 

Lo stomaco

Come abbiamo detto, il sintomo
principale dei problemi gastrici è il vo-mito. Per il gatto e
soprat-tutto il cane, il vomito rap-presenta un meccanismo di difesa,
per cui, se si tratta di un episodio sporadico, non c’è da
preoccuparsi. Altre volte, tuttavia, il vomito può essere il sintomo
principale di un problema più serio, come la gastrite cronica o
acuta. Solo il medico veterinario è in grado di scoprire la causa
del vomito, ma esistono al-cuni piccoli segnali che il proprietario
accorto può utilizzare per capire cosa stia succedendo al suo
beniamino. Ad esempio, se il vomito si verifica poco dopo il pasto o
l’ingestione di acqua, potrebbe trattarsi di un’infiammazione
dello stomaco, detta gastrite acuta. Se, al contrario, l’ani-male
vomita dopo diverse ore dal pasto, si potrebbe pensare ad
un’ostruzione, che impedisce al cibo di continuare il suo tragitto
e lo fa tornare indietro. Di solito non deve spaven-tare un
vomito giallognolo, unito a poco cibo od erba, che spesso denuncia
errori alimentari come il digiuno troppo prolungato: ecco perché non
si deve dare un solo pasto giornaliero! Se vediamo qualche striatu-ra di sangue
rosato, niente paura, è solo un capillare che si è rotto durante lo
sforzo di vomitare! Al contrario, è più preoc-cupante il
ritrovamento nel materiale vomitato di sangue scuro, o se sentite
odore di feci od urine. In questi casi, si tratta sem-pre di un
serio problema che richiede l’immediato inter-vento del
veterinario. Le patologie che colpiscono lo stomaco
e causano vomi-to sono moltissime e tra le più frequenti troviamo le
infiammazioni (gastriti), provocate da virus, paras-siti, farmaci o
sostanze tos-siche. Nell’animale anziano sono frequenti i tumori,
mentre nel giovane è più probabile la presenza di corpi estranei.
Non sono da dimenticare le allergie ali-mentari e la torsione
ga-strica, di cui abbiamo già parlato precedentemente. In alcuni casi, il vomito può essere
causato da patologie ad altri organi, primi fra tut-ti il pancreas,
fegato, rene o cuore. Anche alcuni farma-ci o veleni possono
provo-care questo sintomo, come ad esempio la stricnina, il piombo,
il liquido antigelo od i farmaci chemiotera-pici. Il meccanismo del vomito è composto da
tre fasi ben di-stinte. All’inizio, l’animale prova nausea e
disagio e cerca il conforto del pro-prietario. Quest’ultimo si
accorge del malessere quando l’animale comincia a sbavare e
leccarsi fre-quentemente le labbra. A questo punto, iniziano i conati,
caratterizzati da forti contrazioni dei muscoli dello stomaco e del
diaframma. Infine, inizia la fase del vomito vera e pro-pria, in cui
si ha la fuo-riuscita del materiale in-digerito. Dopo episodi ripetuti di vomito, è
opportuno fare osservare al vostro animale un periodo di digiuno di
circa 24h, in modo da permettere al suo apparato digerente di
rimettersi in sesto. Siccome con il vomi-to si perdono molti liquidi
ed il rischio di disidrata-zione è sempre in agguato, occorre
innanzitutto som-ministrare fluidi all’ani-male, meglio se tramite
fle-boclisi. Se l’animale beves-se grosse quantità di acqua,
infatti, ci sarebbe il rischio di scatenare ancora di più il vomito.
Non lasciate quindi la ciotola dell’acqua a di-sposizione
dell’animale, ma somministratene picco-le quantità moltissime
volte al giorno. Tramite flebo, si possono somministrare an-che i
sali minerali, potassio, sodio e cloro in particolare, che vengono
abbondantemente persi con l’emesi. Dopo il digiuno, si inizie-ranno a
proporre all’ani-male piccole quantità di alimento specifico per
il suo problema, frazionandolo in moltissimi pasti giorna-lieri. In
questo modo, lo stomaco ricomincerà pian piano a lavorare ed a
riprendere i normali ritmi digestivi. In commercio esistono validi
alimenti studiati appositamente per ridurre i problemi
gastroin-testinali. Vediamo assieme quali ca-ratteristiche
devono avere! L’alimento deve contenere quantità
controllate di pro-teine altamente digeribili e, se non si sono
ancora esclu-se le cause d’intolleranza alimentare, sarà meglio
scegliere un alimento ipoal-lergenico e monoproteico. Elevate quantità di grassi possono
provocare rallenta-menti della digestione ed aggravare i sintomi. E’
per questa ragione che gli esperti consigliano di ri-durne le
quantità, sommi-nistrando un alimento che contenga al massimo il 15%
di lipidi nel cane e meno del 22% nel gatto. Sono da evitare quegli ali-menti che
contengono fibre solubili gelificanti, perché queste sostanze
ritardano il passaggio del cibo dallo stomaco all’intestino,
ag-gravando ancora di più il deficit digestivo. Se nel vo-mito è
presente anche del sangue, sarà bene sommi-nistrare aumentare gli
ap-porti di vitamine del grup-po B, ferro e rame, per bilanciare le
perdite. Con il vomito continuo, l’a-nimale
perde molti succhi gastrici, ricchi in acido clo-ridrico e idrogeno;
per scongiurare il rischio di un innalzamento del pH del sangue, è
opportuno som-ministrare delle soluzioni saline per via endovenosa,
per riportare il pH alla normalità. Nel caso il vostro animale soffra di
un ritardo della digestione, sarebbe meglio somministrare cibi
liquidi o poco consistenti, riscal-dati ad una temperatura intermedia
tra quella am-bientale e quella interna dell’organismo, per
facili-tare il flusso dell’alimento nel tratto gastroenterico.

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