Pet: allergia e intolleranza alimentare

Dott.ssa SABRINA DOMINIO – Medico Veterinario

 

 

Allergia


ed intolleranza

 ALIMENTARE

 

 

L’organismo dei nostri amici pelosi è continuamente attaccato da una moltitudine di ospiti “indesiderati”: virus, batteri, funghi, parassiti e sostanze tossiche. Per far fronte a questi agenti, possiede un’efficiente arma di difesa, il sistema immunitario che, grazie a barriere e cellule “soldato”, è in grado di proteggere i nostri beniamini dalla maggior parte di questi nemici.

 

 

I sintomi più comuni

 L’insorgenza dei sintomi può avvenire a qualsiasi età ed in qualsiasi momento dell’anno.  
Il segno caratteristico è il prurito, che in genere si manifesta dopo al massimo 24 ore dall’assunzione dell’alimento responsabile. Tutti gli altri sintomi sono la conseguenza dell’intenso grattamento e del continuo leccarsi dell’animale, che può arrivare a ferirsi ed a strapparsi il pelo nelle zone colpite.
In caso di prurito prolungato, i batteri arrivano a contaminare le lesioni e si possono sviluppare infezioni secondarie.
La cute sarà quindi irritata, desquamata, cosparsa di croste e pustole.
Le zone più colpite dal prurito sono inguine, ascelle e zampe, ma, nei casi più seri, può essere coinvolto tutto il corpo. In alcuni casi, assieme ai problemi cutanei, è possibile che l’animale sia anche affetto da otite.
Nella forma gastroenterica, si riscontra soprattutto un aumento del numero delle defecazioni, diarrea, vomito e, nei casi più gravi, perdita di peso e debolezza.

 

Le cause

Le particelle alimentari che più spesso scatenano reazioni avverse sono le  proteine di grosse dimensioni, come ad esempio quelle di carne (soprattutto manzo), uova, soia e dei prodotti lattiero caseari, anche se potenzialmente qualsiasi proteina è in grado di scatenare una risposta esagerata.
Questi allergeni, da soli, non sono in grado di scatenare l’allergia alimentare, ma servono altri fattori concomitanti. Ad esempio, se lo stato di salute dell’intestino non è ottimale, la digestione delle proteine non avviene in modo corretto ed esse.
Questo è particolarmente frequente in caso di patologie croniche, come la diarrea o l’insufficienza pancreatica.
Anche un cucciolo svezzato troppo precocemente può essere maggiormente predisposto a questa patologia in quanto il suo intestino non è ancora in grado di fungere da barriera e lascia passare nel circolo sanguigno anche proteine di grosse dimensioni.

Come smascherarla

Il vostro veterinario di fiducia, eseguirà diversi accertamenti, al fine di escludere altre cause che spesso possono ingannare.
A questo punto, bisognerà adottare la cosiddetta dieta “privativa” o “da esclusione”, costituita da ingredienti mai assunti in precedenza dal vostro animale.
E’ molto importante fare mente locale ed un elenco di tutti gli alimenti che normalmente assume il vostro amico a 4 zampe.
Non dimenticate che fanno parte di questo elenco anche tutte le sostanze che il vostro animale ingerisce o lecca, compresi i giocattoli e gli snack fuoripasto!
Questa dieta va somministrata per almeno 8-10 settimane come unico alimento, eliminando anche qualsiasi snack masticabile o farmaco che contengano sostanze di origine alimentare.
Nel caso sia necessario somministrare trattamenti farmacologici, si può rendere appetibile la compressa con il miele, mentre sono da evitare bocconcini costituiti da carne, burro e panna.

 

 

L’allergia alimentare

Consiste in un’esagerata reazione del sistema immunitario nei confronti
di alcune particelle (allergeni) presenti nell’alimento. A causa di
alcuni squilibri del funzionamento del sistema immunitario, può accadere
che l’organismo consideri queste sostanze, con cui è sempre venuto a
contatto, come estranee e pericolose e metta in atto meccanismi in grado
di eliminarle, attivando una risposta immunitaria. L’allergia è un
problema sempre più diffuso ed in rapida crescita, sia nell’uomo, sia
negli animali domestici. La forma alimentare rappresenta il 10% di tutte
le allergie che colpiscono i cani ed i gatti e si trova al terzo posto
in termini di diffusione, dopo la dermatite da pulci e la forma
respiratoria. Questa patologia può colpire cani e gatti di ogni razza,
sesso ed età, anche se viene comunemente diagnosticata fra i 2 ed i 6
anni.

 

L’intolleranza alimentare

A differenza dell’allergia non coinvolge il sistema immunitario, anche
se i sintomi sono esattamente gli stessi, e si verifica già alla prima
esposizione con la sostanza incriminata. Inoltre, mentre nell’allergia
alimentare basta una singola molecola dell’alimento incriminato per
scatenare una violenta reazione, in caso d’intolleranza la gravità dei
sintomi è correlata alla quantità dell’ingrediente responsabile che
viene assunta. Un esempio molto diffuso tra i nostri animali è
l’intolleranza al lattosio, lo zucchero contenuto nel latte. Gli enzimi
che normalmente digeriscono il lattosio, le lattasi, sono poco
sviluppati in quei soggetti che non assumono il latte abitualmente e,
nel momento in cui tutto questo zucchero arriva nell’intestino,
quest’ultimo non riesce ad assimilarlo completamente.


Dieta ferrea… e il problema è risolto

Una volta effettuata la diagnosi, la terapia di queste patologie è semplicissima: è sufficiente eliminare definitivamente dalla dieta l’ingrediente responsabile dei sintomi.
Come sempre, potete scegliere fra la preparazione di una dieta casalinga, prescritta da un veterinario nutrizionista o la somministrazione di un alimento commerciale specifico.
Nel primo caso, è buona norma preparare un pasto che contenga il minor numero d’ingredienti possibile; alla dieta si dovrà aggiungere un buon integratore di vitamine e minerali, in modo che la nuova dieta soddisfi tutti i fabbisogni del vostro animale, facendo attenzione che questi integratori non contengano sostanze in grado di scatenare altri fenomeni allergici.
Nel caso vogliate rivolgervi ad un prodotto commerciale, sappiate che molte ditte mangimistiche hanno studiato una vasta gamma di prodotti specifici per i soggetti allergici ed intolleranti. In ogni caso, si tratta di diete perfettamente bilanciate e complete dal punto di vista dell’apporto vitaminico-minerale.

 

 

I prodotti più all'avanguardia, al posto di usare le proteine, inseriscono dei sostituti: gli “idrolisati proteici”. Si tratta di proteine già “digerite” artificialmente e frammentate in piccole molecole che non sono più in grado di stimolare il sistema immunitario. 

 

 

Un mito da sfatare

 E’ ormai opinione generale che, per prevenire e curare le allergie alimentari, si debba somministrare al proprio animale diete leggere, a base di pesce o agnello e riso. Questa convinzione nasce dal fatto che i primi alimenti studiati per i soggetti allergici venissero preparati con questi ingredienti e si ottenessero risultati più che soddisfacenti. Ciò avveniva perchè questi alimenti non erano mai stati ingeriti dai cani e non potevano esserne allergici.
Al giorno d’oggi, al contrario, la maggior parte delle diete per piccoli animali è a base di questi ingredienti e ci sono molte probabilità che, a lungo andare, alcuni soggetti sviluppino fenomeni allergici.
In conclusione, non esiste un alimento ideale per la prevenzione e la terapia delle allergie alimentari, tutto dipende dal singolo soggetto e la dieta va formulata solamente dopo aver identificato a quali sostanze è allergico l’animale.

 

 

 

Quale alimento scegliere?

L’alternativa consigliata da molti veterinari è la dieta casalinga, composta da un unico ingrediente quale fonte di proteine e di un altro come fonte di carboidrati. Gli ingredienti più indicati sono agnello, pollo, pesce, coniglio, cervo, riso, patate e tofu, anche se ultimamente stanno emergendo ingredienti più originali, come maiale, renna, struzzo, orzo e tapioca. Per completare la razione si aggiungono oli vegetali o i grassi animali (che non creano allergie, perché non contengono proteine).Lo svantaggio della dieta casalinga è la difficoltà nel creare una razione bilanciata, specialmente nel cucciolo e nei cani di grossa taglia.
Le conseguenze possono essere anche gravi, come le patologie scheletriche nel cucciolo od il vomito nel gatto.
La preparazione può essere molto laboriosa e comporta una severa selezione degli ingredienti utilizzati e l’attenta somministrazione di costosi integratori alimentari. Gli ingredienti devono essere di ottima qualità ed altamente digeribili, perché, in caso contrario, non verranno digeriti completamente aggravando l’allergia in corso.

 

Le diete commerciali sono una valida e pratica alternativa alla dieta casalinga e possono essere somministrate per lunghi periodi senza incorrere in squilibri alimentari. Ne esistono di 2 tipi: i mangimi monoproteici e gli idrolizzati di proteine. I mangimi monoproteici contengono un’unica fonte di proteine nuova per l’animale, molto digeribile e di elevato valore biologico. E’ preferibile che anche i carboidrati provengano da un unico ingrediente.
Una alternativa è rappresentata dagli idrolizzati proteici, che contengono proteine già digerite e di piccole dimensioni, che non creano alcuna risposta del sistema immunitario. Da non dimenticare che, qualsiasi prodotto si scelga, il mangime deve essere completo e bilanciato e rispondere alle esigenze nutrizionali del vostro animale. E’ quindi sbagliato dare ad un cucciolo un mangime ipoallergenico per adulti perché, se da un lato vi è la necessità di curare la sua allergia, dall’altra il cucciolo sta ancora crescendo ed ha esigenze nutritive molto particolari. Visto che questa patologia sta andando molto “di moda”, in commercio si possono trovare sempre più prodotti indicati per la risoluzione del problema. Attenzione, però! Non tutti sono davvero efficaci per una dieta di eliminazione! Per individuare quelli giusti è fondamentale l’interpretazione delle etichette: escludete, tutti quei prodotti che, nonostante la dicitura “ipoallergenico” contengono più fonti di proteine e carboidrati.
Perché un alimento possa essere veramente considerato ipoallergenico, non deve mai essere stato assunto dall’animale.
Infine, i mangimi per animali allergici non devono contenere additivi e conservanti artificiali, spesso coinvolti nella reazione esagerata del sistema immunitario. Una volta trascorsa questa fase, si dovrebbe riscontrare una graduale ma progressiva diminuzione dei sintomi. A questo punto, si passa allo stadio successivo della diagnosi, praticando il “test di provocazione”, che dovrebbe confermare l’ipotesi diagnostica. Questo test consiste nel reinserire uno per volta gli ingredienti che l’animale assumeva abitualmente e di osservare se ricompaiono i sintomi dell’allergia.
Ogni ingrediente va somministrato per 2 settimane e poi sostituito con un altro, finché non s’identifica il responsabile. Ideale sarebbe che il proprietario tenesse un diario particolareggiato per tutto il periodo della diagnosi, in cui annotare tutti gli alimenti che vengono somministrati e gli eventuali sintomi che ne conseguono, tenendo in particolare considerazione l’aspetto di cute, pelo e delle feci.

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