Fido non è una tassa

Fido NON è una TASSA!
Intervista all’Onorevole Cristiana Muscardini
La petizione “Fido non è una tassa” propone di eliminare le spese veterinarie e il possesso di cani e gatti delle voci prese in esame dal redditometro. Perché?
In  Italia sono milioni le persone che vivono con un  animale domestico, molte sono sole e l’unica compagnia, spesso, è quella di un cane o di un gatto. 
Per anni abbiamo combattuto il randagismo e l’abbandono degli animali ottenendo l’applicazione del microchip e migliorando anche la situazione sanitaria. Inserire le spese veterinarie nel redditometro significherebbe compiere passi indietro. 
Un aggravio della tassazione potrebbe indurre a non curare i propri animali, a non denunciarne la proprietà o a pagare le cure veterinarie in nero. L’attenzione del Governo deve invece indirizzarsi alla lotta alle associazioni malavitose che lucrano sulla vendita illegale degli animali, sulla macellazione, sui combattimenti clandestini, sulla sperimantazione senza regole. 
Una tassazione, come quella delle spese veterinarie inserite nel redditometro in qualche modo potrebbe favorire indirettamente questo giro criminale. 
Quante firme sono necessarie per chiedere al governo la modifica del redditometro? 
Dove e quando sarà possibile firmare?
La petizione è scaricabile sul sito 
e chiunque può firmarla. 
Non ci siamo prefissati un numero preciso ma ovviamente più è alta l’adesione e meglio si possono far comprendere le ragioni di una proposta che, così com’è, non porta benefici.
Nella sua attività di vicepresidente dell’eurogruppo animali al Parlamento europeo, in un incontro col sottosegretario alla salute Elio Cardinale ha sollecitato il governo italiano a impegnarsi in sede comunitaria per una revisione della direttiva europea 2010/63, che di fatto permette, tra le altre cose, la sperimentazione animale sui cani e sui gatti. Un problema ben più grave del redditometro: la sperimentazione animale in Europa coinvolge ogni anno qualcosa come 12milioni di soggetti (tra i quali anche specie in via d’estinzione e catturate in natura), prevede metodi di uccisione e sperimentazione dolorosi, non impone l’uso dell’anestesia, consente di impiegare anche animali randagi. 
Cosa possono fare l’eurogruppo animali e il governo italiano per contrastare questa situazione?
Credo che le istituzioni europee ed italiane (nazionali e regionali) debbano lavorare in sintonia per debellare questo tipo di sperimentazione. 
E’ un dovere perché l’animale è sottoposto a sofferenze indicibili e inutili e al tempo stesso la sperimentazione non offre garanzie inoppugnabili per la ricerca e la salute degli esseri umani. 
Bisogna intervenire con proposte mirate, e per questo ho chiesto al sottosegretario prof. 
Cardinale,  di intervenire, come governo italiano, in sede europea, per modificare la direttiva 2010/63. 
Bisogna inoltre intervenire sul nostro territorio invitando le amministrazioni locali a effettuare i dovuti controlli perché, troppo spesso, l’indifferenza o il tacito consenso hanno permesso il proliferare di traffici clandestini di animali. 
Bisogna, quindi, lavorare su un sistema di controlli e leggi mirate e punitive, realmente applicate e rispettate. 
Cristiana Muscardini
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