Come combattere l'obesità del cane e del gatto



Il peso corporeo aumenta quando si spezza il prezioso equilibrio fra l’energia assunta con il cibo e il dispendio energetico, il quale dipende dal metabolismo basale, dalla produzione di calore dopo il pasto e dall’attività fisica. In un animale sano questi fattori rappresentano rispettivamente il 60, il 10 e il 30 per cento del dispendio energetico; questi valori possono cambiare a seconda dello stile di vita e del singolo soggetto.



Un male letale

Almeno il 20% dei cani e dei gatti portati alla visita veterinaria è affetto da obesità.

Il termine “affetto” non è stato scelto a caso: l’obesità è infatti una vera e propria patologia con conseguenze per la salute molto gravi, talvolta anche letali. La responsabilità, naturalmente, non è solamente dei proprietari: i fattori di rischio per l’obesità sono infatti moltissimi.


L’obesità viene in genere diagnosticata fra i 5 e gli 8 anni, e raggiunge il picco d’insorgenza verso i 9-10 anni. Dopo i 12 anni, invece, il rischio di questa patologia si riduce notevolmente.


Metabolismo rallentato

Esistono alcune razze che, magari in seguito ad una selezione serrata, hanno perso l’attitudine al lavoro a favore di alcuni aspetti estetici. Si è andato così ad alterare il rapporto fra massa magra e massa grassa a favore di quest’ultima, con notevole rallentamento del metabolismo basale, come nel caso dei Retriever e degli Spaniel.

Che fame!

L’incidenza dell’obesità è poi proporzionale all’età dell’animale, ma anche a quella del proprietario.

Le femmine rappresentano il 60% dei soggetti obesi, forse perché sono quelle che vengono più frequentemente sterilizzate. Un soggetto sterilizzato, infatti, ha il doppio delle probabilità di diventare obeso, a causa soprattutto delle mutazioni ormonali, che provocano una riduzione del metabolismo, un aumento dell’appetito e una mutazione dei rapporti fra massa grassa e massa magra (muscoli), a favore della prima.

 

Gli acidi grassi coniugati dell’acido linoleico (CLA) riducono la formazione dei depositi adiposi.

Farmaci… ingrassanti

Alcune patologie ormonali come il diabete mellito e l’ipotiroidismo provocano obesità. In alcuni casi, sono i farmaci che, aumentando l’appetito, stimolano l’animale a mangiare troppo e quindi ingrassare; ne sono un esempio i corticosteroidi ed alcuni farmaci contro l’epilessia.


Un circolo vizioso

La mancanza di esercizio fisico è una causa scatenante di obesità e una volta che l’animale diventa obeso s’innesca un circolo vizioso: l’eccesso di peso provoca un affaticamento (spesso associato a dolori articolari) a causa del quale il vostro amico peloso diviene ancora più restio al movimento e… soggetto a ingrassare.


Cacciatori in pantofole

Tanto per fare un esempio, il gatto in natura occuperebbe due terzi della sua giornata a cacciare, con un enorme dispendio energetico, mentre i nostri mici di casa hanno un consumo di energia quasi nullo, concentrato nei pochi momenti di gioco e nelle operazioni di toelettatura. Per molti di essi il rischio obesità è aggravato dal fatto di essere sterilizzati, di venire alimentati oltre misura e di dormire moltissime ore, cosa che in natura non succede.


Nel gatto, la sterilizzazione incide moltissimo sul rischio obesità; un gatto sterilizzato ha una probabilità tre volte maggiore di diventare obeso rispetto a un cane. In questo caso, i maschi sono più a rischio.


A volontà!

Accanto al ridotto dispendio energetico, in molti casi si aggiunge un’alimentazione errata.

Molti animali vengono alimentati “a volontà”, senza seguire un dosaggio che si adatti al loro metabolismo. Sia per noia, sia per l’eccessiva appetibilità dei prodotti disponibili in commercio, il cane e il gatto domestici hanno perso il meccanismo di autoregolazione del senso di sazietà e mangiano eccessivamente.


Sensi di colpa

Spesso si aggiungono poi bocconcini fuori pasto, che il proprietario somministra per dimostrare il proprio affetto al peloso o per lenire eventuali sensi di colpa. Spesso i proprietari interpretano in maniera errata i vocalizzi e le richieste di attenzione dei loro beniamini, pensando che essi ricerchino il cibo.

 

I difetti di una dieta ad alto contenuto di fibra sono le feci più voluminose

 

La chiave del successo

Ma qual è il primo passo di una dieta dimagrante? Di sicuro il proprietario deve rendersi conto dell’obesità del proprio beniamino e della gravità di questa patologia. Detto questo, il veterinario stabilirà il peso ideale del vostro animale e suggerirà un percorso per far sì che l’animale perda una certa quantità di peso in un periodo ben preciso.

Le dosi giuste

Un bravo nutrizionista è in grado di studiare un programma dimagrante equilibrato, né troppo restrittivo né troppo blando. Nel primo caso gli effetti collaterali sarebbero fame eccessiva, perdita di massa muscolare, debolezza e infine l’abbassamento del metabolismo basale, che porterebbe a riprendere il peso perso non appena si cominciasse la dieta di mantenimento.

Nel caso di una dieta troppo blanda, invece, i risultati impiegherebbero troppo tempo a rendersi palesi ed il proprietario potrebbe scoraggiarsi.


Sazi e felici

Limitare semplicemente la quantità di cibo consumata dall’animale non è consigliabile, perché potrebbero verificarsi carenze di vitamine e minerali; occorre quindi adottare un alimento specifico per il calo di peso. Innanzitutto, serve un prodotto con un tenore proteico aumentato, che contenga tutti gli aminoacidi essenziali. In questo modo si favorisce lo sviluppo delle masse muscolari e si possono abbassare le percentuali di grassi, in quanto gran parte dell’energia deriverà dalle proteine.

Inoltre le diete proteiche, nei carnivori, donano un efficace senso di sazietà.



Se il vostro amico è obeso la presa di coscienza che il problema sussista e la volontà di trovare una soluzione sono un passo avanti indispensabile.


Effetto spugna

Anche la fibra va aumentata, in modo da “diluire” la concentrazione energetica dell’alimento. A parità di volume, il prodotto dimagrante sarà meno calorico; inoltre la fibra dona un provvisorio senso di sazietà e funziona come una spugna “catturando” i nutrienti e limitandone l’assorbimento a livello intestinale. Per questo bisogna aumentare la percentuale delle vitamine e degli altri nutrienti essenziali, se vogliamo evitare carenze.

Indice glicemico

I lipidi vanno ridotti ma senza esagerare, per non far mancare le vitamine liposolubili (che si assorbono solo sciolte nei grassi) e gli acidi grassi essenziali. Anche i carboidrati vanno limitati ma nel loro caso non è tanto importante la quantità quanto la tipologia di questi ultimi. Occorre infatti scegliere quelli a basso indice glicemico, che comporta un maggiore consumo dei grassi.


Cambio di abitudini

Oltre all’alimento, anche lo stile di vita deve cambiare. Si consiglia di suddividere la razione giornaliera in tre o quattro pasti per aumentare il dispendio energetico dovuto alla digestione.

Inoltre, con questo metodo, gli animali saranno tenuti a digiuno per un minor tempo e quindi saranno meno voraci. Il proprietario dovrà tenere poi un’agenda nella quale registrare settimanalmente il calo di peso. In questo modo potrà verificare in modo tangibile i progressi del proprio beniamino. Ogni quattro-sei settimane, infine, il paziente dovrà essere portato a visita per aggiustare il piano dimagrante e valutarne le condizioni generali.

 

Le conseguenze dell’obesità:

  •  Gli esami clinici (ecografia, auscultazione del torace, palpazione addominale, prelievi di sangue) diventano più difficili. Spesso è impossibile diagnosticare precocemente alcuni problemi di salute;
  •  Maggiori rischi in corso di anestesia;
  •  Minor tolleranza al calore;
  •  Aspettativa di vita più breve;
  •  Disordini endocrini (ipotiroidismo, diabete mellito, iperlipidemia);
  •  Problemi ortopedici di tipo traumatico o dovuti a degenerazione delle articolazioni, sovraccariche;
  •  Cardiopatie e problemi respiratori;
  •  Problemi del tratto urinario, come l’incontinenza e i calcoli urinari;
  •  Rischio aumentato di alcuni tumori, come il carcinoma della mammella e della vescica;
  •  Problemi dermatologici come la desquamazione cutanea nel gatto (che non riesce più a toelettarsi), piaghe da decubito e minor resistenza alle infezioni cutanee.
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