Centri di recupero per primati


Il lavoro di veterinario per animali esotici permette di venire a contatto con le problematiche relative alla conservazione delle specie selvatiche nei loro ambienti naturali. Per due volte mi è capitato di essere chiamato come consulente nella riabilitazione di Pappagalli Cenerini (Psittacus erithacus) confiscati in Camerun nel gennaio 2007 e nella Repubblica Democratica del Congo nell’ottobre 2010, per il commercio illegale di specie protette.


Sopravvivenza


Dal momento che in entrambe le occasioni i pappagalli erano stati temporaneamente affidati a strutture locali destinate ad accogliere essenzialmente Primati, ho avuto modo di conoscere i problemi relativi alla sopravvivenza in natura di questi stupendi animali e il lavoro quotidianamente svolto, spesso in condizioni ambientali molto difficili, dai colleghi che se ne occupano nei centri di recupero.


Bushmeat Crisis

Nel “libro rosso” delle specie animali più minacciate sono incluse molte scimmie tanto nel continente africano quanto in Asia e in Sudamerica. Insieme alla distruzione del loro habitat naturale, molte specie protette subiscono ancora oggi un’elevata pressione venatoria a scopo alimentare. In Africa centrale questo fenomeno è conosciuto come “Bushmeat Crisis”, ossia il commercio in larga scala della carne degli animali della foresta. A farne le spese sono antilopi, suini, uccelli, rettili, roditori, elefanti e scimmie.

 

In barba alle leggi

Le tribù native africane hanno cacciato per millenni gli animali della foresta, ma la pressione sulle popolazioni selvatiche non era intensa come al giorno d’oggi. Adesso infatti i cacciatori possono raggiungere rapidamente zone remote della foresta usando le vie di comunicazione aperte dalle compagnie minerarie e del legname. Le condizioni di estrema povertà in molte aree africane, il costo elevato della carne di animali d’allevamento (allevati di rado in modo intensivo) e il prezzo considerevole pagato nei mercati cittadini per l’approvvigionamento di carne di animali selvatici spiega il continuo incremento della caccia nelle foreste, in barba alle leggi contro la caccia di frodo.


Primati cacciati

Anche le grandi scimmie antropomorfe come i gorilla e gli scimpanzé cadono spesso vittime dei cacciatori: anche se ciò avviene in misura decisamente inferiore rispetto a quanto accade per le antilopi, c’è da considerare che il danno per la loro sopravvivenza è comunque ingente, dal momento che il loro ritmo riproduttivo è piuttosto basso.

Santuari
In diversi paesi africani sono nati dei “santuari” per il recupero dei Primati, raggruppati nella “Pan African Sanctuary Alliance” (PASA), organizzazione che si prefigge di salvaguardare i Primati in natura, recuperare alla vita selvatica i soggetti feriti e gli orfani e infine svolgere un’opera di informazione tra le comunità locali sulla necessità di proteggere le specie selvatiche.



La salvezza

Spesso commercianti senza scrupoli commissionano agli abitanti dei villaggi catture illegali di piccoli di scimmia da vendersi come “animali da compagnia”. Questi sconvolgimenti della vita naturale delle scimmie generano molti orfani destinati a soccombere. A volte, vuoi per i sequestri operati dalle autorità locali, vuoi per il rinvenimento fortuito, per i piccoli orfani si apre la speranza di un reinserimento in natura, attraverso il passaggio per un centro di recupero.


Risorse da rispettare

A volte il benessere dei primati non-umani coincide con quello dell’uomo stesso. Il consumo della carne delle scimmie è stata, ad esempio, una delle cause di trasmissione alle popolazioni umane dei temuti virus dell’Ebola e dell’HIV. Le grandi scimmie possono invece rappresentare una risorsa turistica importante per i paesi africani, come dimostrato dai trekking per osservare i gorilla che si svolgono in alcuni parchi naturali dell’Uganda, del Ruanda e della Repubblica Democratica del Congo.

 

Multietnici

Il primo centro del PASA è sorto nel 1974 in Gambia; altri ne sono poi seguiti in Guinea, Sierra Leone, Nigeria, Camerun, Gabon, Congo, Uganda, Kenia, Zambia e Sud Africa. Ciascun centro si avvale del lavoro di veterinari europei, americani o africani che si occupano delle specie di Primati diffuse nel paese che li ospita. I vari centri possono essere coinvolti nel recupero di piccoli di grandi scimmie come Gorilla, Scimpanzé, Bonobo, ma anche di Babbuini, Mandrilli, Cercopitechi o Colobi.


Volontari in prima linea

Il lavoro dei veterinari è condizionato da situazioni logistiche non sempre favorevoli: in molti paesi africani c’è una certa instabilità politica e gli scontri armati tra gruppi rivali sono sempre possibili. Non sempre vi è disponibilità di farmaci, materiale medico e mezzi diagnostici. I Centri di recupero si avvalgono di personale locale per accudire gli animali: un lavoro non indifferente viene svolto da volontari che si occupano direttamente e per tutta la giornata degli animali più giovani.


Balie umane

Al di là delle cure mediche per i piccoli delle scimmie è fondamentale il contatto costante con la madre e, qualora non ci siano scimmie-balie, occorre che tale compito sia svolto da una “balia umana” che starà sempre a stretto contatto con il piccolo orfano. Una volta svezzata, la piccola scimmia sarà gradualmente introdotta presso un gruppo di suoi simili. Ai fini del reinserimento in natura, in particolare per le specie caratterizzate da un forte istinto sociale, vi è infatti maggiore probabilità di successo se si rilascia nell’ambiente un intero gruppo, piuttosto che un singolo individuo.

© Riproduzione riservata