Accortezze nutrizionali nel Cane o nel Gatto stressati

Lo stress influenza molto il comportamento dei nostri amici a quattro zampe e, di conseguenza, anche i loro rapporti con la famiglia e con il mondo esterno.

A cura della Dott.ssa Erica Longato – DVM, PhD

Le cause di stress nel cane possono essere molteplici

Ogni qualvolta che si verifica un cambiamento ambientale che modifica le condizioni a cui il nostro animale era abituato, come l’ingresso in famiglia di un nuovo pet, la perdita di un familiare, un trasloco o un viaggio; una socializzazione errata sia con gli umani che con i suoi simili può portare stress nel nostro cane e gravi problemi comportamentali conseguenti; uno shock o un’esperienza negativa, come il morso di un altro cane o l’abbandono.

Stress…come si manifesta

I sintomi che possiamo riscontrare in un cane stressato sono molteplici: alcuni legati alla sfera comportamentale quali nervosismo, irrequietezza, tremori, ansimazione eccessiva o costante, rigidità muscolare, reazioni eccessive a stimoli, danneggiamento degli oggetti, espressioni vocali esagerate, evacuazioni anomale, ipersessualità, iposessualità, irregolarità del ciclo sessuale; altre legate al tratto gastrointestinale come diarrea o vomito; problemi legati all’assunzione di cibo quali anoressia e disoressia, bulimia, pica e coprofagia; problemi dermatologici come la presenza di un manto opaco, forfora, alopecia, eczemi e prurito. Frequenti sono anche sintomi come le stereotipie o l’aggressività intra o interspecifica.

I fattori che possono contribuire


Ad oggi vi è una grande attenzione sullo studio del legame tra dieta e comportamento nel mondo animale. In particolare, vengono studiate quali possano essere le connessioni tra nutrizione, fisiologia e comportamento e se il comportamento animale possa essere regolato modificando la dieta. 

Esistono prove significative che l’alimentazione possa influenzare il comportamento nei mammiferi, aumentando o diminuendo la disponibilità delle sostanze che sono i precursori degli ormoni regolatori comportamentali e dei neurotrasmettitori.

Un ambiente che non soddisfa i bisogni naturali di un cane può causare stress, ansietà o aggressività, sintomi che ne compromettono il suo benessere. Il comportamento di un cane non è solo controllato dall’ambiente, ma anche da fattori genetici, cognitivi e fisiologici; i fattori fisiologici, a loro volta, possono essere influenzati dalla nutrizione.

Lo stress può essere definito come una reazione di adattamento dell’organismo che viene messa in atto quando quest’ultimo cerca di difendersi da fattori interni od esterni che possano

Una dieta equilibrata, un’alleata importante

Uno degli argomenti più studiati a tal proposito e la relazione tra l’apporto proteico della dieta e l’aggressività nel cane. In particolare, è noto come alcuni amminoacidi influiscano maggiormente su questo atteggiamento e come sia importante per gli animali che la dieta abbia un buon equilibrio amminoacidico. È stato, ad esempio, dimostrato come una dieta ricca di triptofano possa abbassare il livello di aggressività territoriale mentre una dieta ricca di proteine senza integrazione di triptofano può aumentarne l’aggressività. Vari studi hanno dimostrato come un aumento dell’assunzione di questo amminoacido infatti, riduce l’irritabilità in soggetti umani sani, riduce l’ansia nei ratti e nei suini aumenta la capacità di recupero dello stress.

Il triptofano e i carboidrati

Il triptofano rappresenta il precursore per la sintesi del neurotrasmettitore serotonina, che svolge un ruolo significativo nel controllo dell’aggressività. Apparentemente nel cane, un’alimentazione ricca di proteine (e pertanto anche di triptofano) dovrebbe comportare un’elevata produzione di serotonina. In realtà, un’alimentazione iperproteica causa una diminuzione del neurotrasmettitore serotonina a livello encefalico, in quanto vi è una competizione tra i vari amminoacidi più abbondanti del triptofano che utilizzano gli stessi carriers per attraversare la barriera emato-encefalica.

Il triptofano pertanto risulta essere sfavorito ed il tasso di serotonina si abbassa. Per aumentare l’assorbimento di triptofano e quindi la produzione di serotonina nel cane è necessario implementare l’apporto di carboidrati. Infatti, questi ultimi stimolano la produzione di insulina da parte delle cellule del pancreas, la quale rimuove gran parte degli aminoacidi competitori del triptofano ma non quest’ultimo. 

Un’alimentazione che preveda quindi l’utilizzo di una buona quantità proteica abbinata a un buon apporto di carboidrati altamente digeribili (come ad esempio il riso), rappresenta quindi dal punto di vista nutrizionale il modo migliore per alimentare un cane particolarmente aggressivo.

Lo stress influenza molto il comportamento dei nostri amici a quattro zampe e, di conseguenza, anche i loro rapporti con la famiglia e con il mondo esterno.

Se non bastasse ?

Una corretta alimentazione è certamente adatta per il trattamento di condizioni lievi comportamentali, specialmente per un intervento precoce o per prevenire il peggioramento della situazione. Per i casi avanzati è necessaria la terapia farmacologica e una corretta gestione medica da parte di un veterinario specialista. Un’altra situazione che può risultare particolarmente stressante per il cane è quella del soggetto in sovrappeso sottoposto a regime nutrizionale ipocalorico. Per ridurre il peso in eccesso infatti, è necessario ridurre l’apporto energetico ed aumentare il dispendio energetico, il che spesso porta ad un ridotto senso di sazietà dell’animale.

La fibra

Tale insoddisfazione può portare a problemi di natura comportamentale del cane, con atteggiamenti indesiderati che possono indurre il proprietario ad interrompere il regime dietetico per esasperazione. In questo caso è consigliabile aumentare l’apporto di fibra (in particolare di quella fermentiscibile) con l’alimentazione in modo da garantire un senso di sazietà all’animale adeguato senza aumentarne l’apporto calorico. Esistono a tal proposito degli alimenti in commercio specifici per la perdita di peso con tali caratteristiche.

Il gatto è molto abitudinario, quindi anche un semplice cambiamento all’interno dell’ambiente in cui vive può causare molto stress.

Lo stress nei gatti

Anche il gatto può soffrire di stress. Essendo un animale molto abitudinario, la causa scatenante spesso è causata da un cambiamento dell’ambiente in cui vive l’animale (anche se per noi apparentemente di poca importanza), di una mancanza di stimoli o di una mancata possibilità di sfogare i propri istinti. 

I sintomi più frequenti sono rappresentati da minzione e defecazione inappropriate, cistite idiopatica, apatia, eccesso o carenza di pulizia e aggressività. Ma un gatto stressato può anche modificare il proprio atteggiamento nei confronti del cibo, manifestando anoressia o al contrario alimentandosi in eccesso.

Anche nel gatto si stanno studiando quali strategie nutrizionali possano aiutare l’animale nel combattere lo stress. Attualmente, nel gatto è stato dimostrato come sia il triptofano che le benzo-casozepine possano essere utile nella gestione dell’ansia. In particolare, la α-casozepina (un peptide bioattivo originato da una proteina del latte vaccino) legandosi ai recettori dell’acido gamma-aminobutirrico (GABA) nel cervello, genera un effetto ansiolitico simile alle benzodiazepine, con nessuno degli effetti collaterali. 

L’effetto sul gatto pare possa essere assimilato al senso di appagamento dei gattini mentre si alimentano da mamma gatta.

Prodotti nutraceutici per Micio e Fido

Vi sono poi molti estratti fitoterapici che costituiscono numerosi prodotti nutraceutici presenti in commercio che ci vengono in aiuto in questo senso sia nel cane che nel gatto. Spesso tali integratori contengono una miscela di questi estratti che possono essere utili per svariate situazioni comportamentali. In conclusione possiamo affermare che per la corretta gestione dello stress nel nostro amico a quattro zampe, è sicuramente utile somministrare un’alimentazione specifica, eventualmente supportata da integrazione dietetica, atta a gestire al meglio questo disturbo senza sottovalutare la necessità di comprendere la causa di origine del problema ed eventualmente di gestirlo farmacologicamente seguiti da un veterinario specialista.

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