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Il cavallo: perché un 

carattere difficile?

A cura della Dott.ssa SILVIA DIODATI - Medico Veterinario

Se il cavallo è irrequieto, scalcia, non si lascia toccare, può aver subito un trauma dovuto ad una doma frettolosa e violenta o semplicemente essere stato viziato. Cosa fare per riconquistare la fiducia dell’animale?

Nell’ambiente degli appas-sionati di equitazione capita spesso di ascoltare persone che lamentano problemi gravi con il proprio cavallo perché è irrequieto, scalcia, scappa o non si lascia fer-rare facilmente. 
Questo inconveniente af-fligge soprattutto i cavalieri principianti che sono spesso vittime dei "pirati” che veleggiano nel mondo e-questre e vendono alcuni animali non perfettamente sani o provenienti da alleva-menti poco sicuri.
In realtà il cavallo cattivo per natura non esiste. 
I soggetti difficili sono, di solito, traumatizzati da e-sperienze negative avute con l’uomo, oppure hanno un carattere forte che li ha portati a dominare un prece-dente padrone che si è di-mostrato con loro eccessi-vamente insicuro e debole.
Purtroppo, sia i cavalli trau-matizzati che quelli viziati creano gli stessi problemi: sono difficili da montare e da trattare.
Possedendo un cavallo difficile, come è possibile capire se è stato viziato o traumatizzato? 
E’ necessario conoscere be-ne le esperienze precedenti dell’animale, mettere a fuoco il suo comportamen-to, saper riconoscere quale è il suo problema e fare un piano per cercare di risol-verlo.

Il cavallo traumatizzato
I cavalli traumatizzati sono sempre molto tesi, non ama-no farsi toccare, né tanto meno farsi ferrare o farsi medicare. Scappano e scal-ciano all’improvviso e, quando sono rimproverati, la loro aggressività di solito aumenta: le punizioni fisi-che, infatti, non fanno altro che peggiorare la situazio-ne. Si tratta di traumi che spesso risalgono ad una doma frettolosa e brutale.
Talvolta si tratta di puledri tenuti allo stato brado da allevatori non professionisti che, di punto in bianco, pre-tendono di renderli obbe-dienti e di imporre rigide regole di vita assolutamente inconciliabili con la loro natura e le loro precedenti esperienze. Non ci si può certo aspettare equilibrio, tranquillità e fiducia incon-dizionata da un animale che ha vissuto simili esperienze.
Se poi si vuol pretendere di piegarlo a tutti i costi usan-do la forza, nel giro di quat-tro o cinque anni, il cavallo diventerà un disadattato, impossibile da montare: già nel box cercherà di ostaco-lare e mordere il cavaliere, in campo ogni movimento o rumore improvviso sarà motivo sufficiente per cer-care di disarcionarlo.

Il problema fondamentale di un soggetto del genere è la totale mancanza di fiducia nell’uomo, considerato alla stregua di un nemico perico-loso. 
Il proprietario di un cavallo di questo tipo deve quindi riuscire a farsi accettare co-me amico, come un compa-gno fidato, e ciò avviene soltanto se si occupa del-l’animale con infinita pa-zienza e calma, passando parecchio tempo con lui, parlandogli sommessamen-te, accudendolo con amore, insistendo nel fare le cose con fermezza e decisione, ma senza imporsi brutal-mente, in nessun caso. 
E’ nel box che si acquista la fiducia e il rispetto del ca-vallo. 
Il rapporto con un soggetto traumatizzato è quindi mol-to complesso e delicato, già difficile se il proprietario si comporta in modo adegua-to, addirittura impossibile se è teso o insicuro con l’a-nimale.
Infatti, un atteggiamento simile non fa che spaventare il cavallo. 
E’ perciò opportuno saper mantenere un controllo equilibrato in ogni situa-zione e sforzarsi di vedere con gli occhi e la mente del-l’animale tutto ciò che ci circonda. 

Non bisogna mai lasciarsi impressionare dalle reazio-ni del cavallo difficile che, essendo molto spesso anche intelligente, escogiterà sempre qualche trucco per mettere alla prova il cava-liere. 
E’ bene ricordare sempre che, con il cavallo, qualun-que sia il suo carattere e il suo problema, bisogna agi-re con dolcezza e persuasio-ne, avere una pazienza in-finita, essere tranquilli e determinati. 
Le urla, le punizioni, le botte non risolvono assolu-tamente nulla, semmai possono creare solo dei traumi.
 

Il cavallo viziato
Per quanto riguarda i cavalli viziati, invece, il discorso è l’opposto: è la mancanza di fermezza da parte del proprietario che permette loro di prendere il sopravvento. L’animale sente la paura o la debolezza e se ne approfitta. Anche con questi soggetti è inutile usare la frusta o punirli o lasciarli a digiuno, sono cavalli che preferiscono spezzarsi piuttosto che piegarsi. Con loro bisogna usare la determinazione, senza però farsi temere. 
Se il cavallo si impunta, bisogna dimostrare maggiore tenacia e insistere con dolcezza fino a quando non farà quello che si era deciso. Sempre con calma, ma con sicurezza e determinazione.
Per citare un esempio di metodo educativo opportuno col cavallo viziato, possiamo citare questa esperienza: una cavalla testarda odiava l’acqua; tornando da una passeggiata dopo un acquazzone lei si fermò davanti ad una pozzanghera che interrompeva il sentiero e, poiché non voleva saperne di proseguire, il cavaliere cominciò a farla tornare sui suoi passi per poi riportarla davanti all’acqua, con calma, come se all’uomo non interessasse passare da un’altra parte.
Ogni volta che lei si fermava alla pozzanghera veniva ripetuta tutta l’operazione. Rendendosi conto che non l’avrebbe mai avuta vinta e che il suo comportamento non impressionava il cavaliere né lo preoccupava, alla fine ha attraversato l’acqua senza problemi. Da allora, in situazioni analoghe, non ha più mostrato indecisione.
Un cavallo del genere non è certamente adatto a tutti, ma una volta trovata la fiducia nella persona che si cura di lui, diventerà un compagno impagabile, pronto a dare tutto, ad aiutare l’uomo, ripagandolo ampiamente di tutti i sacrifici fatti in precedenza.

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