MALATTIE TRASMESSE DA PARASSITI ESTERNI

A cura del Dott. Andrea M. Brignolo – Medico Veterinario

Le malattie che possono colpire i cavalli sono tra le più numerose: mosche, zanzare e zecche. Di questi parassiti esterni e del loro controllo abbiamo trattato nello scorso numero. Vediamo ora quali sono le principali malattie che questi insetti, oltre al fastidio che causano con le loro morsicature, possono trasmettere al cavallo come “vettori” di virus, protozoi, parassiti, ecc.

La piroplasmosi

Le zecche vettori di tale malattia appartengono al genere Dermacentor, Hyalomma e Rhipicephalus. Esse tendono a localizzarsi principalmente sotto la coda, a livello della vulva, sulla mammella, sullo scroto, sull’ano, dentro le orecchie e comunque in tutte quelle zone in cui la pelle dell’animale è più sottile.

La piroplasmosi è una malattia causata da due specie di protozoi: Babesia Caballi e Theileria Equi.


Questi protozoi sono parassiti intracellulari che si localizzano nei globuli rossi, determinandone la rottura e quindi anemia. Le forme cliniche possono essere acute, subacute o croniche.

Molto frequentemente si riscontra anche una forma asintomatica che si manifesta clinicamente solo in seguito stress quali viaggi, interventi chirurgici o patologie concomitanti. Il cavallo può essere un portatore sano della malattia anche per lunghi periodi.

Nella forma acuta, che si manifesta in genere da 1 a 4 settimane dopo l’infezione, il cavallo manifesta febbre alta ad andamento discontinuo, depressione, dispnea, mucose pallide e itteriche, edema diffuso. L’urina si presenta molto scura, per la presenza dell’emoglobina derivante dalla rottura dei globuli rossi (emoglobinuria).

Le forme subacute e croniche si manifestano invece con sintomi più lievi, generalmente caratterizzati solo da febbre altalenante e anemia, abbattimento e scarso rendimento. Possono essere presenti episodi colici.

La diagnosi si basa sul ritrovamento del protozoo nei globuli rossi e sull’esame sierologico. La presenza del protozoo è riscontrabile nel sangue periferico solo per pochi giorni, all’inizio dei sintomi clinici. Il risultato negativo a questo test dunque non esclude la presenza della malattia.

E’ importante attivarsi tempestivamente nel caso in cui il cavallo manifesti febbre, mucose pallide ed emoglobinuria ( sangue nelle urine), ittero, abbattimento, affinché si possa intervenire adeguatamente con una terapia mirata.

La terapia si basa sulla somministrazione di imidocarb dipropionato con la possibilità di diversi protocolli. La terapia può risolvere la sintomatologia ma non “sterilizzare il cavallo”, che rimane portatore.

Malattia da virus WEST NILE

Il virus West Nile (WNV) viene trasmesso ai mammiferi da uccelli migratori portatori attraverso la puntura di diverse specie di zanzara, in particolare appartenenti alla specie Culex. In particolare, quest’infezione tende a colpire il cavallo e l’uomo.

Il virus West Nile viaggia attraverso la circolazione sanguigna fino a raggiungere il cervello e il midollo spinale, provocando un’infiammazione con sintomi neurologici gravi e potenzialmente fatali (encefalite). Originatosi in Africa molti anni fa, il virus si è diffuso in tutto il mondo ed oggi è arrivato ad interessare anche Australia, Asia, Europa e Nord America.

Da quando è stata diagnosticata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1999, la malattia da WNV è diventata rapidamente un’epidemia su scala nazionale, che ha debilitato decine di migliaia di cavalli, con un notevole tasso di mortalità.

Sebbene il virus si trasmetta solo direttamente mediante le zanzare e non da cavallo a cavallo o da cavallo a uomo, tutti i cavalli non protetti sono a rischio, in particolare durante la stagione delle zanzare. Il WNV è ricomparso in Europa con una nuova epidemia, iniziata in Italia nel 2008, dove la malattia continua a colpire sia i cavalli che le persone.

Al momento attuale in tutto il Nord Italia e in varie zone del paese la malattia è considerata ormai endemica (proprio di un determinato territorio).Non esiste cura per la malattia da virus West Nile, ma i singoli cavalli possono essere protetti mediante la vaccinazione.

L’’Ehrlichiosi o Anaplasmosi

E’ una malattia causata dal batterio Ehrlichia Equi (ora ANAPLASMA Phagocytophyla che ha il cavallo come ospite naturale ed è trasmessa dalle zecche del genere Ixodidae.

L’incubazione ha una durata di circa sette giorni. I microrganismi si localizzano nei globuli bianchi e causano febbre e sintomi spesso simili alla Piroplasmosi e comprende anche edema degli arti, incoordinazione, riluttanza a muoversi.

La severità dei sintomi varia con l’età e con la durata della malattia e la febbre può durare anche fino a 10 giorni. Gli esami ematici rilevano riduzione delle piastrine e leucopenia (abbassamento dei leucociti). A volte gli animali superano la malattia senza che sia riconosciuta e senza ricorrere alla terapia farmacologia e i rari casi fatali sembrano essere associati ad infezioni secondarie.

I cavalli guariti sviluppano una immunità di almeno 2 anni e non sono portatori sani. La diagnosi viene effettuata in base ai sintomi, agli esami ematici e, soprattutto, alle prove sierologiche specifiche. La cura consiste nella somministrazione di un antibiotico, l’ossitetraciclina, a dosaggi particolari per alcuni giorni.

L’anemia infettiva equina

(AIE) è una malattia virale propria degli equidi, causata da un Lentivirus della famiglia Retroviridae. La malattia può avere decorso acuto, cronico, ma molto frequentemente gli animali infetti non manifestano alcuna sintomatologia.

L’infezione viene trasmessa da mosche della famiglia Tabanidae, ematofaghe (che si nutrono di sangue), che agiscono come vettori passivi di sangue contaminato da un equide all’altro; ciò accade soprattutto nei periodi estivi e autunnali e nelle situazioni di raduno di animali.

La trasmissione può verificarsi anche a seguito dell’uso di strumentazioni mediche, odontoiatriche o di attrezzature per la mascalcia non sterili, nonché attraverso sacche di plasma o sangue infetti. L’eliminazione del virus avviene con escrezioni e secrezioni: saliva, latte, sperma, urina. E’ possibile la trasmissione da madre a puledro. Non è una malattia trasmissibile all’uomo.

L’infezione è caratterizzata da viremia persistente: l’animale rimane portatore per tutta la vita. Il periodo di incubazione è compreso tra i 10 e i 20 giorni; i sintomi variano secondo il decorso. Nelle forme acute un sintomo tipico è la febbre accompagnata da spossatezza, tremori e andatura barcollante, anemia, ittero. Le forme croniche sono caratterizzate da spossatezza e dimagramento; i soggetti colpiti da forme subcliniche sono indistinguibili dai soggetti sani.

Infestazione da larve di gasterophilus

Il parassita gasterophilus è una mosca. Non è ematofaga come il tafano ma si limita solo a deporre le uova sul mantello dei cavalli. Le mosche adulte somigliano alle api e le femmine giocano un ruolo principale nel corso dell’infezione. In sud Europa la deposizione delle uova può avvenire durante la primavera/inizio estate, mentre nelle regioni temperate avviene in estate avanzata.

Le femmine di molte specie di Gasterophilus volano nelle vicinanze dei cavalli dove depongono molto rapidamente le uova sui peli.
Le femmine muoiono dopo aver deposto le uova che si presentano di piccole dimensioni (1-2 mm), per lo più giallognole.

Le uova possono essere facilmente visibili ad occhio nudo, specialmente sugli animali con mantello scuro. G. intestinalis depone le uova a livello degli arti anteriori, le spalle ed i fianchi mentre altre specie depongono le uova a livello della testa. Le uova schiudono dopo circa 5 giorni o anche prima a causa del calore (che aumenta durante le fasi di estro) dato dal leccamento dell’animale.

Le larve possono così andare facilmente in bocca, attraverso il leccamento oppure direttamente, e in questa regione mutano passando per il retrobocca, faringe, esofago, cardias raggiungendo lo stomaco e attaccandosi alla mucosa gastrica.

Si staccano e raggiungono l’ambiente esterno tramite il materiale fecale.
Nello stomaco possono causare con il loro apparato buccale delle ulcere gastriche. La malattia si manifesta con inappetenza, seguita da dimagrimento ed eventualmente coliche.

La malattia di Lyme o Borrelosi

Borrelia Burgdorferi, responsabile della malattia di Lyme o Borreliosi, è un batterio Gramspiraliforme trasmesso dalla zecca Ixodes, diffusa in tutto il mondo. In Europa sono descritte oltre alla Borrelia Burgdorfer, altre 2 specie: B. Afzelii e B. Garinii capaci anch’esse di provocare la malattia.
La borreliosi è anche una zoonosi ( malattie trasmesse dagli animali all’uomo) e segnalata anche in altri animali oltre il cavallo quali cane, bovino, ovino e numerose specie selvatiche che fungono da serbatoi. L’infezione avviene tramite il morso della zecca femmina adulta in estate, autunno, inverno o della ninfa o larva in primavera-estate.

Nel cavallo si manifesta con febbre e possono essere presenti paralisi, gonfiore alle articolazioni, sintomi oculari, sintomi neurologici, laminite.
La diagnosi è difficile anche con esami ematici e per la terapia sono suggeriti vari tipi di antibiotici e antinfiammatori La malattia nel cavallo è presente sul territorio nazionale ma è piuttosto rara.

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