Il nanismo ipofisario nel cane

Descrizione di una malattia rara ancora in attesa di una cura

A cura del Dott. Diego Manca Medico Veterinario

Quali sono le razze più colpite?

Le razze maggiormente colpite sono due: il Pastore Tedesco (si stima che circa il 10- 11% siano portatori) e il Cane lupo di Saarlos, ma può colpire anche Spitz, Pinscher, Karelian Bear Dog, meticci e persino i gatti. I primi sintomi si possono presentare già al momento della nascita del cane, ossia quando il cucciolo colpito dalla malattia è visibilmente più piccolo rispetto ai suoi fratelli. Di solito, però, gli individui malati si distinguono da quelli sani solo dopo i due mesi di vita.

Attenzione al pelo

Sintomo evidente del nanismo ipofisario è lo scarso sviluppo del pelo che rimane lanuginoso e soffice, come quello dei cuccioli, non arrivando a sviluppare la copertura tipica dell’adulto. In seguito, inoltre, compaiono sul mantello aree con mancanza di pelo simmetriche e progressive, poiché nei cani colpiti da questa patologia è fragile e soggetto a caduta.

Altri sintomi


La pelle tende ad assumere una colorazione scura (iperpigmentazione) e diventa dura e squamosa. Altri sintomi sono le scarse difese immunitarie e le infezioni batteriche cutanee alle quali questi cani sono esposti.
Successivamente cominciano a manifestarsi, oltre alla crescita rallentata, anche una dentizione permanente ritardata o assente.

Nel maschio i testicoli e il pene rimangono piccoli e spesso il tutto è associato ad assenza della calcificazione dell’osso del pene. Nella femmina si manifesta uno sviluppo incompleto o ridotto delle ovaie con estri assenti o irregolari. Anche la chiusura delle ossa lunghe avviene molto tardivamente.

Il nanismo ipofisario nel cane è una malattia rara di origine genetica; si manifesta quando l’ipofisi, la ghiandola che si trova alla base del cervello, non produce più il GH, l’ormone della crescita. La diagnostica per immagini dell’encefalo (TC o RMN) può essere utile per evidenziare le lesioni della ghiandola.

Trasmissione della malattia

Un cane utilizzato per la riproduzione che porta nel suo corredo genetico la mutazione non sviluppando però la malattia, la trasmette al 50% dei suoi cuccioli diffondendola nella razza e contribuendo ad incrementare il numero di cani colpiti.

Il cucciolo è affetto se entrambe i genitori sono portatori della mutazione. Per proteggere un allevamento da questa patologia si consiglia all’allevatore di testare tutti i suoi riproduttori con il test del DNA, denominato NAH, che permette di individuare i soggetti portatori di nanismo ipofisario con un’affidabilità superiore al 99%, attraverso un semplice prelievo dalla cavità orale.

In attesa di una cura

Questa malattia al momento non ha una cura certa e gli esemplari colpiti nella maggior parte dei casi non superano i 5 anni d’età, con alcune eccezioni. Oggi la ricerca e gli ultimi studi hanno evidenziato che per tenere sotto controllo la malattia è possibile reintegrare il soggetto ammalato proprio con l’ormone che non riesce a produrre (sempre che non abbia in concomitanza carenza anche di altri ormoni prodotti dall’ipofisi).

Purtroppo l’estrazione di GH canino non è semplice, anche se da poco è stato confermato che il GH suino sarebbe identico a quello canino. Un possibile accrescimento nelle dimensioni del soggetto dipende dalle condizioni delle zone di ingrandimento dell’osso al momento in cui il trattamento viene iniziato; ciò potrà avvenire solo se queste aree ossee sono ancora aperte, mentre è minimo o assente se sono già chiuse. Il trattamento è consigliato per riuscire a dare un’aspettativa di vita più lunga a questi sfortunati animali.

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