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Il Pappagallo color... ARCOBALENO

 

A cura del Dott. GINO CONZO - Medico Veterinario 

Difficilmente tra i pappagalli si trova una specie il cui nome è così ben azzeccato come nel caso del Lorichetto Arcobaleno (Trichoglossus haematodus). In effetti al nostro pappagallo questo nome si può dire che stia a pennello, dato che la sua livrea sembra una tavolozza con tutti i colori dell’iride! La testa e il ventre, infatti, sono blu scuri o blu-violetto, il dorso, la coda e il sottocoda verdi brillanti e il petto e il becco arancione. Le numerose sottospecie di questo pappagallo differiscono poi per la colorazione, in particolare della testa e del petto, che amplia ulteriormente la gamma e le sfumature di colore.

 

In natura il Lorichetto Arcobaleno è diffuso in Australia, Indonesia Papua Nuova Guinea, Nuova Caledonia ed Isole Salomon, dove vive in grossi stormi, ma in cattivitĂ  si riproduce bene anche alle nostre latitudini cosicché anche nel nostro Paese vi sono molti appassionati allevatori di questo pappagallo. Non è solo il colore ad attirare gli ornicoltori; il nostro Lorichetto è infatti un volatile molto socievole, attivo, curioso e giocherellone ed è anche in grado di ripetere qualche parola. Le dimensioni poi non sono particolarmente grandi dato che si tratta di pappagalli non piĂą lunghi di 30 cm, includendo in questa dimensione anche la lunga coda.

 

Questi graziosi pappagalli sono robusti e sopportano anche basse temperature a patto che siano protetti dal vento e che l’alimentazione sia sufficientemente energetica.

 

Con i peli sulla lingua
Il Lorichetto appartiene ad una particolare sottofamiglia di pappagalli, detta Loriinae, che si differenzia da tutti gli altri Psittacidi per un’originale caratteristica anatomica: l’estremità della lingua presenta un orlo "a spazzola” costituito da tipiche propaggini erettili che servono a questi animali per raccogliere il nettare ed il polline dei fiori, gli alimenti preferiti in natura. Il nome scientifico del nostro Lorichetto richiama questa particolarità dal momento che Trichoglossus in greco vuol dire appunto "lingua pelosa”.

 

 

 

Una dieta particolare
Oltre che di polline e nettare questo pappagallo in natura si nutre di fiori, gemme, bacche, frutti e piccoli invertebrati. Un’alimentazione così particolare è difficile da proporre in cattività e quindi si usa offrire ai Lorichetti un nettare artificiale costituto da zuccheri facilmente assimilabili, farine di cereali e fonti proteiche; l’alimentazione è completata da frutta che viene sempre accettata con gioia da questi pappagalli. Non è consigliabile, invece, dar loro le miscele di semi come si fa per altri pappagalli dal momento che il particolare sistema digerente di questi uccelli non ne permette un’agevole digestione e li espone quindi a varie patologie da malnutrizione. Il tipo di alimentazione dei Lorichetti rende le loro feci particolarmente abbondanti e liquide con inevitabile imbrattamento della gabbia e, in assenza di adeguata protezione, anche dello spazio circostante.

 

Oltre che di polline e nettare il Lorichetto Arcobaleno in natura si nutre di fiori, gemme, bacche, frutti e piccoli invertebrati.

 

Basse temperature
I Lorichetti possono essere riprodotti in cattività in gabbioni, ma è senz’altro preferibile ospitarli in voliere.Si tratta di pappagalli piuttosto robusti che sopportano anche basse temperature a patto che siano protetti dal vento e che l’alimentazione sia sufficientemente energetica. I due sessi sono indistinguibili morfologicamente per cui è necessario, per formare la coppia, accertarsi che i pappagalli siano stati sottoposti a sessaggio chirurgico o genetico.

 

 

 

Cassetta-nido

Come avviene in quasi tutti i pappagalli i Lorichetti nidificano in cavità naturali ed è quindi necessario fornir loro una cassetta-nido di legno la cui base deve misurare almeno 25-30 cm per lato con un’altezza di 35-40 cm. Normalmente la femmina depone due uova per covata e sono possibili più covate all’anno. I piccoli nascono dopo ventiquattro giorni di incubazione, che viene condotta dalla sola femmina, ed escono dal nido verso le otto settimane di vita.

Questi volatili possono essere riprodotti in cattività in gabbioni, ma è senz’altro preferibile ospitarli in voliere.

 




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