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Per allevare artificialmente i pappagalli occorre una buona tecnica ed una certa esperienza, in mancanza delle quali si corre il rischio di causare danni anche gravi al pappagallo. Poiché i piccoli non sono ancora in grado di regolare la propria temperatura corporea vanno ospitati in incubatrice, nella quale deve esserci un controllo perfetto di temperatura, umidità e ventilazione. I giovani pappagalli devono poi essere alimentati varie volte al giorno con appositi alimenti per nidiacei, scelti tra i migliori offerti in commercio.

 

 

 

La quantità di pappa che viene somministrata dipende dalla capacità del volatile (orientativamente il 10% del suo peso), ma è molto importante che il suo gozzo non si riempia in eccesso, cosa che può determinare reflusso e conseguente polmonite ab ingestis. La crescita del pappagallo va monitorata di frequente in particolare per ciò che riguarda il peso, lo sviluppo muscolare e quello delle penne.


Pappa fai da te

Si tratta di alimenti completi in polvere che vanno poi ricostituiti con acqua tiepida, analogamente a quanto si fa con il latte in polvere per neonati.

La "pappa” utilizzata per nutrire i pappagalli deve essere preparata al momento e somministrata alla giusta temperatura (intorno ai 38°C) mediante cucchiaino o siringa priva di ago seguendo i normali movimenti di deglutizione del piccolo.

Se la pappa è offerta troppo calda causerà ustioni del gozzo; se troppo fredda potrà bloccare i processi digestivi determinando stasi dell’alimento nel gozzo e successivi fenomeni putrefattivi all’interno di esso che potranno in poco tempo condurre a morte il malcapitato volatile.


Pulizia prima di tutto

In tutte le fasi dell’allevamento artificiale del pappagallo occorre rispettare al massimo l’igiene, tanto nella preparazione della pappa quanto nella pulizia degli utensili (cucchiaino, siringa) e dell’incubatrice. Il foglio di carta assorbente che permette di contenere le feci del pappagallo deve essere sostituito dopo ogni somministrazione di alimento.

Rispettare scrupolosamente l’igiene nello svezzamento è fondamentale dal momento che il sistema immunitario del nidiaceo non è ancora completamente sviluppato e non è, quindi, in grado di fronteggiare adeguatamente i tanti microrganismi patogeni.

 

 

Molti credono che solo acquistando un pappagallo in tenerissima età e dedicandosi al suo svezzamento potranno ottenere un soggetto docile ed affezionato al proprietario. Niente di più errato.


Per molti, ma non per tutti

Lo svezzamento artificiale dei piccoli pappagalli è una pratica molto delicata che non deve essere assolutamente svolta da una persona inesperta dato che le possibili patologie che si possono presentare in questo periodo sono numerose.

Rachitismo ed altre patologie da malnutrizione, ustioni e perforazioni del gozzo, infezioni batteriche e micotiche, polmonite da aspirazione di alimento sono casi che i veterinari vedono di frequente nei giovani pappagalli che, nella maggior parte dei casi, sono soggetti acquistati, presso allevatori o negozi di animali, ad un’età troppo giovane da persone che vogliono cimentarsi nel loro svezzamento.


False credenze

Molti credono che solo acquistando un pappagallo in tenerissima età e dedicandosi al suo svezzamento potranno ottenere un soggetto docile ed affezionato al proprietario. Niente di più errato. Un pappagallo ben svezzato e socializzato si affezionerà ugualmente al nuovo proprietario al quale saranno anzi risparmiati i tanti rischi del periodo critico dello svezzamento.


Niente forzature

È anche importante non accelerare il periodo di svezzamento, evitando di forzare il pappagallo a mangiare improvvisamente alimenti solidi. Il completo svezzamento deve avvenire gradualmente: sarà il pappagallo a far capire quando sarà arrivato il momento della sua indipendenza alimentare dall’uomo rifiutando spontaneamente la pappa da imbecco.

 

La privazione improvvisa del cibo abituale è un’esperienza negativa molto forte per il pappagallo; esso non capisce perché il suo "genitore adottivo” improvvisamente non lo vuole nutrire più. 


Una brutta esperienza

In natura il periodo di dipendenza dei piccoli dai genitori può essere molto lungo (anche un anno per le Are) e tale esigenza dovrebbe essere rispettata anche in cattività.

La privazione improvvisa del cibo abituale rappresenta, infatti, un’esperienza negativa molto forte per il pappagallo che non capirà perché il suo "genitore adottivo” improvvisamente non lo vuole nutrire più. Questa brutta esperienza potrà ripercuotersi negativamente sullo sviluppo psichico del pappagallo predisponendo l’animale all’insorgenza di una o più delle patologie comportamentali tipiche di questi animali.


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