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A cura di SARA MAINARDI Naturalista, Animal Trainer

‹La mia Amazone era così dolce, potevo prenderla in braccio, si faceva accarezzare, giocava con me, poi un giorno è come impazzita, quando ho cercato di prenderle le zampe e farla uscire ha iniziato a mordere, non riuscivo piĂą ad avvicinarmi, è come se avesse avuto paura delle mie mani, emetteva un verso simile ad un ringhio e non riuscivo nemmeno a pulire la gabbia con lei dentro. Allora ho provato a lasciarle la porta della gabbia aperta per farla uscire. Dopo un po’ è volata sopra la libreria. Ho cercato di chiamarla perché tornasse sul mio braccio, ma senza successo. Dopo aver ripulito la gabbia, ho cercato di attirarla con dei giochi o del cibo ma non c’era verso. A fine giornata mi è toccato prenderla con l’asciugamano e rimetterla in gabbia.›


Etichettati

Dopo un’esperienza del genere viene naturale domandarsi: , o anche  .
A dire il vero, l’ultima domanda non è corretta per due motivi.
Per prima cosa quando diciamo che il nostro animale è viziato, aggressivo, buono, lunatico, in realtà usiamo "etichette” che descrivono ciò che un animale "è” piuttosto che ciò che un animale "fa”.
Nulla a che vedere, quindi, con il comportamento.
Il comportamento è ciò che un animale "fa” in determinate circostanze ambientali; in secondo luogo non c’è mai cattiveria nei comportamenti animali.


Forzature

La domanda giusta da porsi sarebbe o ancor meglio o ancor meglio . Loro leggono il nostro linguaggio corporale mentre noi spesso ignoriamo il loro e il non essere compresi può portare a fenomeni di aggressione sempre maggiore o di fuga.
Se si iniziano a prendere le zampe dei nostri amici pennuti per farli salire sulla mano, anche quando non vorrebbero venire da noi o se li accarezziamo anche quando loro ci prendono le dita con il becco, probabilmente stiamo usando forzature che a lungo termine porteranno i compagni animali a fuggire da noi o a morderci sempre piĂą forte.


L’importante è imparare a rispettare i tempi e gli spazi del nostro partner pennuto, farci invitare nella sua zona di confort o rinforzare positivamente quando lui viene da noi è la forma migliore per instaurare un rapporto privo di aggressioni. Considerate inoltre che in natura i pappagalli non mordono per far male ma solo, quando avviene, per avvertimento. In casa le beccate sono soventi perché i pappagalli apprendono che quello è l’unico modo per essere compresi. Facciamo un esempio. Avvicino la mano al pappagallo per farlo salire e il pappagallo appiattisce le penne, inizia a guardarsi intorno, si sposta nell’angolo piĂą lontano della gabbia: sta cercando chiaramente di evitare la mano. Ma io non faccio caso a questi segnali e gli prendo la zampa o gli tocco il petto. A quel punto il pappagallo mi morde e, solo allora!, come risposta io ritraggo la mano. Ecco fatto il danno: il pappagallo ha appreso che solo il morso ha potuto allontanare la mia mano. Probabilmente in futuro, essendo stato un comportamento vantaggioso, continuerĂ  a mordere.

 

Segnali... a vuoto

Il linguaggio corporale dei pappagalli include la posizione, i movimenti delle penne del corpo, della coda, della cresta, la posizione delle ali, i movimenti della pupilla, il becco, l’arrossamento facciale (tipico nel genere Ara), la respirazione e i movimenti generali. Apprendere il linguaggio corporale significa evitare l’insorgere della paura e dell’aggressività. Senza dimenticare che spesso e volentieri siamo noi a far arrivare alla fuga o all’aggressione il nostro pappagallo per non aver visto i tanti segnali comunicativi che ci ha mandato in precedenza.


Ultimatum

In questi casi lo sconforto porta a scelte drastiche.
Per evitare questa conseguenza e per comprendere meglio qualsiasi comportamento abbiamo capito che la domanda corretta da farci è: . I pappagalli in natura non appena il sole è sorto vocalizzano e volano. Possono vocalizzare da 1 minuto a 150 minuti consecutivi. Questo accade anche alla sera, in particolare dopo l’ultima fase di alimentazione, quando tornano nelle aree di stabulazione notturna. Le vocalizzazioni hanno molte funzioni tra cui di allarme e di comunicazione tra conspecifici.


Urla di...protagonismo

Essendo i nostri compagni pappagalli geneticamente uguali a quelli che si trovano in natura è quindi normale che uno Psittacide sano in casa vocalizzi. Spesso invece le urla prolungate e assordanti sono comportamenti appresi. Quando un pappagallo ripete ritmi, fischi o parole del vocabolario la nostra attenzione è tutta per lui. Se però siamo in un’altra stanza, lui urla e noi accorriamo, il nostro intelligente pappagallo apprenderà che per farci apparire e avere la nostra attenzione basterà urlare o urlare sempre più forte!


Salva timpani

Come rimedio si può rinforzare un comportamento alternativo, come ad esempio un fischio gradevole, ripetendolo quando il nostro amico lo fa, o andando talvolta da lui, se non siamo nella stessa stanza, e soprattutto ignorando tutte le vocalizzazioni sopra una certa quantità di decibel!!!
In questo modo il loro bisogno istintivo di contatto vocale può essere rispettato e i nostri timpani pure! Ci sono molti comportamenti "problematici” che possono essere spiegati tramite l’osservazione e lo studio del comportamento in ambiente naturale. Tenete in mente questo consiglio quando il vostro pappagallo fa qualcosa per voi inspiegabile, solo perchè lo scopo non è chiaro a voi, non significa che non ci sia e magari è proprio tra i comportamenti più normali che potrebbero essere osservati in natura.




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