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A cura di SARA MAINARDI  Naturalista, Animal Trainer 

Educare il target


Il target accresce non solo la fiducia nell’animale verso il suo nuovo gruppo familiare ma anche in voi, perché avrete a disposizione uno strumento per comunicare senza fraintendimenti.


Per target si intende un oggetto generalmente di forma allungata come una bacchetta cinese o uno spillone per capelli in legno (fondamentale però che non sia appuntito). All’apice di questa bacchetta, se si vuole, si può aggiungere a incastro una pallina di legno colorata (la si trova facilmente tra i giochi per bambini, blu o verde andranno benissimo).

 

Per scelta

La prima fase sarà quella di desensibilizzare il nostro amico a prendere frutta, estrusi e semi dalle nostre mani. In questa fase è sempre bene non inseguire l’animale per offrire il cibo. Meglio proporglielo stando fermi in un punto facile da raggiungere, anche lontano da lui, attendendo che si avvicini per scelta. Nel caso non si avvicinasse si può tornare dopo pochi minuti riproponendo un seme o qualcosa di gradito all’animale, senza forzature. La pazienza in questi casi vi sarà molto utile.

 

Preliminari

Possiamo definire tre fasi per l’educazione del target. La prima, è la desensibilizzazione del target (ma ogni nuovo gioco, oggetto, persona dovrebbe avere una fase di desensibilizzazione). È il momento in cui il target (come precedentemente con la mano e il cibo) viene proposto ad una certa distanza, viene tenuto fermo fuori dalla gabbia o appoggiato sopra un tavolo se l’animale è a suo agio sopra questo.

 

Eccolo arrivare a casa. Mi osserva, lo osservo e penso: Al momento di accogliere in casa un nuovo amico pennuto, mentre si cerca un veterinario esperto in esotici per una prima visita e un educatore aviare, esiste un modo per farsi conoscere da un animale che non vuole farsi toccare, per aumentare gradualmente la fiducia ed educare comportamenti utili a una gestione positiva e non invasiva: stiamo parlando del target.


Piccoli passi

Il nostro compagno verrà rinforzato con un seme o con qualcosa di gradito (meglio se di piccole dimensioni in modo da poter fare più ripetizioni) ogni volta che proporrà un comportamento che può portare all’avvicinamento al target, come guardarlo, spostare il peso del corpo verso il target, fare qualche passo verso il target, e via discorrendo: l’importante è che siano sempre piccoli passi.

 

Il tocco

La seconda fase è il tocco del target fermo: il nostro compagno viene educato a toccare questa pallina o l’apice della bacchetta. Il target può essere tenuto all’altezza della rete della voliera se l’animale non è abituato a uscire o a rientrare. Quando proporrà il comportamento del tocco (sono animali curiosi e nella maggior parte dei casi sperimentano toccando con il becco), verrà rinforzato con qualcosa di gradito, ma anche vocalmente.

 

Percorsi

La terza fase è il tocco del target in diverse posizioni. È la fase in cui il pappagallo viene educato a toccare il target in qualunque posizione sia posto. Gradualmente si sposta il target di pochi centimetri da dove l’abbiamo sempre posizionato, poi man mano anche in basso o più in alto, fino ad arrivare a fargli fare dei percorsi (scende da un trespolo, cammina sulla corda e arriva a un altro trespolo dove può toccare il target).

 

Saper comunicare con i nostri compagni animali significa anche creare l’ambiente adatto e trovare le soluzioni di apprendimento che facilitino comportamenti costruttivi senza innescare paure o aggressioni.

 

Trespoli

Si passerà da una fase all’altra quando nella precedente l’animale è a suo agio e il comportamento avviene senza tentennamenti. Importante per i tragitti è la predisposizione dell’ambiente. Se la sessione di educazione avviene dentro la voliera, questa dovrà essere arricchita di trespoli, corde e rami per permettergli di spostarsi facilmente in più direzioni senza doversi per forza arrampicare solo sulla rete; se la sessione è sopra un tavolo è consigliabile utilizzare un substrato non scivoloso.

 

Una chiara e semplice comunicazione sta alla base di qualunque rapporto positivo. 

 

Fuori e dentro

L’educazione al target, oltre a creare un rapporto di fiducia senza dover toccare e infastidire l’animale, è utile perché con questa metodologia si possono educare molti altri comportamenti, fondamentali per una gestione non invasiva. L’animale, ad esempio, seguendo il target potrà imparare ad uscire, ma soprattutto a rientrare dentro la voliera o nel trasportino senza forzature; le persone della famiglia che non hanno un rapporto stabile, completamente positivo o che non hanno confidenza, potranno comunque chiedere al nostro amico pennuto di rientrare nell’alloggio (senza doverlo rincorrere!).


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