L’ INVECCHIAMENTO CEREBRALE
del cane e del gatto


A cura della Dott.ssa
SABRINA DOMINIO
Medico Veterinario 

 

Con i progressi avvenuti negli ultimi anni in medicina veterinaria e nel settore dell’igiene e dell’alimentazione, l’aspettativa di vita dei nostri animali domestici è notevolmente aumentata. Dagli ultimi sondaggi risulta infatti che il 50% dei cani e dei gatti che vivono nelle nostre case ha superato i 7 anni. Di questi "vecchietti”, 1 su 5 è addirittura un over 12, per cui viene definito "geriatrico”.

 

Gli anni passano per tutti e per loro, i nostri fedeli amici a quattro zampe, purtroppo il tempo trascorre ancora più in fretta. Sembra ieri che avevamo portato a casa un piccolo cuccioletto indifeso, ed ora il nostro beniamino ci guarda con un tenero sguardo perso nel vuoto e magari ci sembra un po’ assente. Con il passare del tempo, infatti, l’organismo invecchia e, fra gli organi più sensibili al progredire dell’età, troviamo fra i primi posti il cervello.


Cosa succede ad un cervello che invecchia?
Le cellule che formano il cervello, i neuroni, hanno un ruolo di estrema responsabilità e devono comunicare fra loro in modo efficace e quasi immediato. Quando invecchiano,  però,  diventano meno efficienti,  più lente e molte di esse vanno incontro a morte, per cui le rimanenti devono lavorare ancora di più per rimpiazzarle, ma non sempre ci riescono.  Ed ecco che tutte le funzioni che pilota il cervello, quali memoria, capacità di apprendimento,  interazione con i propri simili, con l’uomo e con l’ambiente, iniziano a diventare imperfette.

 

In commercio esistono integratori alimentari appositamente studiati per la prevenzione e la cura dei disordini di invecchiamento cerebrale del cane e del gatto.

 

Quando l’invecchiamento diventa patologia
Dobbiamo quindi rassegnarci al fatto che il nostro peloso stia diventando meno lucido? Non sempre, perché un conto è un normale processo di invecchiamento, un altro è la patologia vera e propria, che conduce a comportamenti anomali, che si possono paragonare alle demenze senili che colpiscono noi esseri umani, come il Morbo di Alzheimer. Il suo nome è CDS, Sindrome della Funzione Cognitiva.

Una convivenza difficile
Purtroppo, in alcuni casi la vita diventa davvero insopportabile, sia per il quattrozampe sia per i proprietari che devono gestirlo. I campanelli di allarme che devono fare scattare il sospetto di un invecchiamento cerebrale patologico sono davvero numerosi. Confusione, agitazione, vocalizzi inappropriati, urinazione e defecazione in luoghi "sbagliati”, frequenti risvegli notturni, letargia durante il giorno, aggressività verso altri animali, persone ed addirittura nei confronti del proprietario sono fra i più tipici e frequenti.

 

Senza meta
Tipica lamentela dei proprietari di un cane affetto da invecchiamento cerebrale patologico è il vagare per la casa senza una meta, soprattutto nelle ore notturne, mentre di giorno magari non vuole alzarsi dal suo cuscino. I gatti, molto spesso, miagolano senza un vero motivo, oppure soffiano e graffiano improvvisamente il proprietario o gli altri familiari. I bisogni vengono fatti nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, quasi come accade per i cuccioli che devono ancora apprendere il corretto comportamento.

 

Gli anni passano per tutti, anche per i nostri fedeli amici a quattro zampe. Con lo scorrere del tempo il loro organismo invecchia e, fra gli organi più sensibili al progredire dell’età, troviamo fra i primi posti il cervello.

 

Come approcciare questo problema?
Innanzitutto, evitate le terapie "fai da te”, perché avrete bisogno di una diagnosi certa del problema, i cui sintomi potrebbero essere confusi con altre malattie molto diverse. Rivolgetevi quindi al vostro veterinario di fiducia che, da solo o con l’aiuto di un collega esperto in comportamento animale, saprà identificare se si tratta di invecchiamento cerebrale o meno e impostare la corretta terapia. Per il trattamento dell’invecchiamento cerebrale, il semplice approccio di tipo comportamentale e gestionale non è purtroppo sufficiente ed occorre una terapia di tipo combinato, che coinvolga il trattamento farmacologico, la stimolazione cognitiva e l’alimentazione mirata.


Use it or lose it
In questa sede non ci soffermeremo sui farmaci da utilizzare,  perché il discorso risulterebbe troppo complesso e, in ogni caso, necessiterebbe della prescrizione di un medico veterinario esperto in comportamento. La stimolazione cognitiva si basa sul principio di tenere il cervello allenato il più possibile, mediante l’ausilio di giochi di attivazione mentale.
Il cervello segue il principio del "use it or lose it”, che, tradotto letteralmente significa "se non lo usi, lo perdi”.

Giochi fai da te
In commercio esistono svariati modelli di giochi per l’attivazione mentale del vostro amico peloso, suddivisi in più livelli di difficoltà. Cassetti da aprire afferrando maniglie di corda o pomelli di varie forme con bocca e zampe, forellini da cui fare uscire i premietti, palle magiche da far rotolare per ottenere la ricompensa... Insomma, non dovete fare altro che scegliere quelli che più divertono i vostri animaletti! Volendo, con un po’ di fantasia e buona volontà,  potete fabbricare voi stessi questi giochi. Bastano alcune scatole in cartone, spago, tappi di sughero ed altri semplici materiali.
In commercio ci sono anche manuali appositamente dedicati al "fai da te” di questi giochini.

 

Per il trattamento dell’invecchiamento cerebrale occorre una terapia di tipo combinato, che coinvolga il trattamento farmacologico, la stimolazione cognitiva e l’alimentazione mirata.

 

Guerra ai radicali liberi
La terapia nutrizionale si basa sulla somministrazione di sostanze antiossidanti, che hanno la capacità di "sconfiggere e contrastare” i radicali liberi, responsabili dei danni e dell’invecchiamento delle cellule. Si è visto che gli antiossidanti riducono anche i processi infiammatori. L’ideale è un mix di antiossidanti come vitamina E, vitamina C, beta carotene, selenio, flavonoidi e carotenoidi (contenuti in spinaci, pomodori, uva, limoni e carote), e acidi grassi essenziali Omega 3 che, in uno studio effettuato sui cani di razza Beagle, hanno migliorato di molto le funzioni cerebrali dei soggetti alimentati con questa integrazione, rispetto al gruppo di cani che ricevevano una dieta normale.

Uva e Ginko Biloba
Gli antiossidanti naturali maggiormente efficaci sono i Polifenoli contenuti dell’uva e nel Ginko Biloba, spesso utilizzati negli integratori per cani e gatti affetti da disturbi di tipo cognitivo. La fosfatidil Serina (PS) è un particolare tipo di grasso, un fosfolipide, indispensabile per il corretto funzionamento del cervello. Essa costituisce la membrana di tutte le cellule, ma i neuroni sono tra i più sensibili alla sua carenza, perché senza di essa gli scambi di "informazioni " fra una cellula neuronale e l’altra, non avverrebbero correttamente.

Un toccasana a portata di mano
Sono stati effettuati innumerevoli studi su questa molecola e si è visto che risulta utilissima nel trattamento della disfunzione cognitiva del cane, perché agisce su diversi meccanismi della corretta funzione cerebrale. Ad esempio, si è visto che permette un migliore afflusso di glucosio al cervello, uno zucchero fondamentale per nutrire e far funzionare correttamente il neurone. Inoltre, protegge il neurone dalla morte e modula la comunicazione fra le varie cellule neuronali. Il vantaggio della PS è che è estremamente sicura, di facile somministrazione e praticamente esente di effetti collaterali.

 

Tipica lamentela dei proprietari di un cane affetto da invecchiamento cerebrale patologico è il vagare per la casa senza una meta, soprattutto nelle ore notturne, mentre di giorno magari non vuole alzarsi dal suo cuscino.

 

Integratori ad hoc
Se vi state chiedendo come fare per somministrare tutte queste utili sostanze, non temete, esistono in commercio integratori alimentari appositamente studiati per la prevenzione e la cura dei disordini di invecchiamento cerebrale del cane e del gatto, già formulati e dosati nelle quantità dimostrate utili per i nostri amici a quattro zampe. Potete utilizzare questi integratori anche se il vostro vecchietto è apparentemente sano ed arzillo, perché è stato scientificamente dimostrato che hanno un ottimo effetto preventivo, soprattutto nei soggetti di età compresa fra 7 e 10 anni.

Risultati rapidi
Un altro aspetto positivo è che i risultati si vedono già dopo pochi giorni, rendendo il vostro amico a quattro zampe più giocoso, vitale, più presente nei momenti di vita quotidiana e, in alcuni casi, più collaborativo ed obbediente. Se iniziavate già a notare alcuni comportamenti anomali, come i vocalizzi notturni, potreste verificare un netto miglioramento già dopo sette giorni di trattamento.
Naturalmente, questa patologia è degenerativa e, col trascorrere del tempo, inevitabilmente progredisce e peggiora. Ma, sicuramente, aiutare il nostro amico a restare più attivo e presente al nostro fianco è un dovere di ciascun proprietario.


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