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Quadrupedi sull’orlo di una crisi di nervi

A cura della Dott.ssa PAOLA PIEROTTI, Dott.ssa SILVIA MACELLONI e Dott. MARCO MELOSI - Medici Veterinari

La vita di oggi, in una società meccanizzata e lontana dai ritmi naturali, stressa anche i nostri animali. I nostri amici devono sopportare il frastuono del traffico, stare ore chiusi da soli in casa pur essendo animali da branco, mantenere una condotta impeccabile quando escono per una passeggiata, reprimere i propri istinti di caccia se portati a camminare in un bosco:

è normale che tutto questo possa creare qualche disagio...

 

 

La parola "stress” viene sempre associata a qualcosa di negativo, in realtà si tratta di un fenomeno fondamentale per l’evoluzione e la sopravvivenza: in caso di stress infatti l’organismo reagisce a una minaccia, interna o esterna, mettendo in atto una serie di meccanismi che lo portano ad aumentare la propria attività e lo rendono capace di rispondere a qualunque tipo di richiesta, sia essa un mutamento dell’ambiente, delle abitudini o una condizione di pericolo.


Lo stress "buono”

A questo proposito gli esperti parlano di "stress positivo” (eustress) e "stress negativo” (distress); nel primo caso l’organismo viene stimolato a mettere in atto tutte le misure necessarie a migliorare le proprie capacità di reazione e adattamento, ma un perdurare della situazione di incertezza o pericolo porta a un sovraccarico di stimoli che degenerano in danni fisici e psichici all’organismo.

 

 


Le fasi

Ogni animale vive in maniera soggettiva le esperienze di stress e ognuno reagisce in maniera differente agli stessi stimoli.

La reazione allo stress si può dividere in tre momenti: la fase di allarme, in cui l’impulso nervoso porta alla produzione di ormoni (cortisolo principalmente) e prepara l’individuo a reagire; la fase di resistenza, in cui il tentativo di opporsi al fattore stressante compromette la capacità di reagire ad altri stimoli minori concomitanti; la fase di esaurimento, quando il perdurare della condizione fa sì che l’organismo crolli senza riuscire a risolvere la situazione, per cui i sintomi di allarme della reazione iniziale si ripresentano ma diventano permanenti, portando così a una tensione costante e elevata, spesso non tollerabile e che conduce a sviluppare malattie.

 

Ai nostri amici chiediamo di sopportare tutto e dovunque: al ristorante, al parco, in giro per negozi o dal veterinario...

è normale che anche loro si sentano stressati.


 

I segni dello stress

Un cane stressato non riesce a gestire situazioni che normalmente non gli creano problemi, come biciclette, altri cani o persone che fanno jogging; in condizioni di forte stress si osserva un bisogno impellente di defecare e marcare il territorio con l’urina, comportamenti spesso confusi con la tendenza del cane a "dominare”. Un cane stressato si ammala più facilmente ed è più soggetto a soffrire di allergie; un cane che ansima costantemente, senza evidente ragione, è probabilmente stressato; nervosismo, irrequietezza e iperreattività (ansia, paura o aggressività) sono tutti sintomi di una condizione costante di stress.

 

 


Ossessionati

I cani che mimano continuamente l’atto sessuale, anche quando si tratta di cuccioli, manifestano una condizione di disagio psichico; allo stesso modo l’esposizione del pene, nel maschio, o un’esagerata cura del corpo (quando il cane si lecca fino a ferirsi), è un sintomo di stress.

Ci sono infine situazioni di malattie croniche, come gastriti, diarree, dermatiti, stati di polifagia o anoressia, che non rispondono ad alcuna terapia farmacologica perché imputabili a stress.

 

Anche la condotta al guinzaglio può provocare una condizione di stress: se teniamo il guinzaglio in costante tensione il cane non è libero di muoversi come vorrebbe e interagire con i propri simili in maniera adeguata.


 

Te lo dico a modo mio

Ma cos’è che porta il cane a questa condizione? Perché il cane, preso dall’ansia e dal panico, ci distrugge il divano facendo sì che noi lo accusiamo di "farci i dispetti”, senza renderci conto che è un suo modo per sfogare la condizione di disagio in cui si trova? Spesso siamo proprio noi proprietari che sottoponiamo i nostri cani a un eccesso di stimoli: anche attività positive come le passeggiate, l’incontro con altri cani, manifestazioni sportive (agility, esposizioni), il gioco con la pallina o col frisbee, se portate all’eccesso senza prevedere pause di riposo provocano un forte stress.

 

 


Vediamoci chiaro

Ma come si può combattere questo problema? Non esiste una ricetta universale: proprio perché ogni cane reagisce in maniera diversa allo stesso stimolo, è necessario valutare singolarmente ogni individuo che dia segni di stress. Dobbiamo poi considerare che non sempre segnali attribuibili allo stress ne sono veramente una spia: è quindi fondamentale vedere il contesto in cui il cane mette in atto certi comportamenti prima di dire che è stressato. Ad esempio, un cane che ansima dopo una corsa sta solo iperventilando, non è certo sull’orlo di una crisi di nervi.

 

 

È importante far sì che il cane, qualora sia stressato, venga sottoposto il meno possibile agli stimoli per lui nocivi, in modo da ripristinare una condizione di equilibrio psicofisico; successivamente potremo riproporgli quegli stimoli in maniera controllata, affinché lui possa sopportarli senza problemi.

 


La goccia che fa traboccare il vaso

Fondamentale è poi capire quale, tra i tanti possibili fattori di stress, è quello che più gravemente influisce sul cane.

Dato che spesso siamo di fronte a una serie di condizioni che portano alla classica "goccia che fa traboccare il vaso”, è necessario analizzare ogni aspetto della vita del cane per comprendere a fondo un’eventuale situazione di disagio.

L’uomo può spesso mettere il cane in una condizione di incertezza insostenibile quando agli occhi dell’animale si comporta in maniera imprevedibile: oggi mi piace averti con me sul divano, domani non puoi montarci perché ho amici a cena; a volte ti concedo il cibo dalla tavola, altre no.

Il cane ha bisogno di certezze e noi dobbiamo far sì che le abbia: in questi casi la regola è "poche regole ma che siano sempre quelle”.

 

 


Giocare d’anticipo

Molti animali hanno paura di fuochi d’artificio e temporali. In questo periodo il rischio di temporali è piuttosto elevato e per le festività e fine anno come sempre botti e fuochi d’artificio saranno all’ordine del giorno.

Per i cani più problematici, che hanno comportamenti di paura gravi, è assolutamente necessario improntare una terapia comportamentale con l’aiuto di un medico veterinario esperto in comportamento animale.

La terapia, naturalmente, non va iniziata a ridosso del periodo in cui le piogge sono più frequenti o quando si prevedono festeggiamenti con botti e fuochi, ma dovrebbe essere iniziata molto prima.

 

 

Lo stress è la reazione dell’organismo a sollecitazioni esterne che ne alterano l’equilibrio, come una maggior richiesta di lavoro muscolare, il caldo o il freddo, la fame, la sete, la mancanza di spazio ma anche condizioni di malessere fisico come malattie, ferite, dolore diffuso, ridotta funzionalità degli organi sensoriali (che mette il cane in una costante condizione di allarme): tutti questi sono fattori stressogeni ai quali ciascun animale risponde a modo proprio.

 


I professionisti giusti

Il trattamento può essere esclusivamente comportamentale o, all’occorrenza, si possono aggiungere terapie feromonali o farmacologiche. In generale, il cane in preda a paura non andrebbe "consolato” continuamente. Un animale in queste condizioni ha bisogno della nostra vicinanza, è vero, ma basta questa o il semplice contatto. Non è indicato parlare continuamente con un cane in preda alla paura cercando di rassicurarlo come se fosse un bambino, perché questo atteggiamento potrebbe rinforzare nel cane la convinzione che qualcosa non va come dovrebbe. Continuare la vita di sempre e compiere comunque le azioni routinarie aiuta più del trasporto emotivo.

Se il cane tende a nascondersi e si tranquillizza così, è bene lasciarlo fare.

Se tende ad agitarsi girando ansimante per casa è bene rivolgersi immediatamente a un veterinario esperto in comportamento animale perché i soli consigli generici non possono bastare. Oggi i problemi e le patologie comportamentali possono essere efficacemente trattati e spesso superati o comunque migliorati moltissimo. Basta rivolgersi ai professionisti giusti.



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