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 Un ammico INCOMPRESO - 2º parte

L'errore più pericoloso per la salute del coniglio è credere che i mangimi in commercio, a base di semi, cereali, mais e frutta secca, siano l’ideale per la sua dieta. Il coniglio in realtà è un erbivoro (non un granivoro), ossia un animale con una dentatura e un apparato digerente specializzati per consumare e digerire una dieta basata su erba e piante di campo. Questi alimenti naturali sono ricchi di fibra, hanno uno scarso valore nutritivo e richiedono una masticazione prolungata.
Per questi motivi mantengono in salute la dentatura e stimolano correttamente la funzionalità dell’intestino, fornendo tutti gli elementi nutritivi necessari, senza far ingrassare. I semi e i cereali, al contrario, sono poveri di fibra, cosa che danneggia la dentatura e fa funzionare male l’intestino.

 

Verdure fresche, sì grazie

L’alimento migliore per il coniglio,  e anche il più economico, è l’erba. Purtroppo non tutti hanno a disposizione un giardino o un campo da cui raccogliere quotidianamente erba e piante spontanee, ma si può ovviare con una varietà di verdure fresche, ad esempio radicchio, insalata, indivia, sedano, finocchio, carote e foglie di carota, peperoni, cime di rapa. Un altro mito senza reale riscontro è che le verdure fresche siano dannose per i conigli: basta considerare che i conigli selvatici si nutrono solo di vegetali, anche quando piove o quando fa freddo, per capire quanto questa credenza sia sbagliata.


Variare… con calma

La cosa importante è evitare cambi bruschi di alimentazione, e fornire in modo graduale le verdure fresche ai conigli abituati a consumare solo cibi secchi come i mangimi. Non dimentichiamo poi il fieno, elemento fondamentale dell’alimentazione del coniglio, che deve sempre essere a disposizione fresco e pulito. Occasionalmente si può offrire un pezzetto di frutta come premio, ma vanno totalmente banditi alimenti inappropriati come pane, biscotti, pasta e gli snack commerciali, come i bastoncini di semi e miele o le caramelline allo yogurt.

 

 

Negli ultimi anni il coniglio è diventato il terzo animale da compagnia, dopo il cane e il gatto. Nello scorso numero abbiamo visto come assicurare al nostro amico un’esistenza felice e come rispettare i suoi bisogni psicologici e la sua personalità. Continuiamo il nostro viaggio a caccia dei principali equivoci, malintesi e idee sbagliate riguardo alla gestione dei conigli in casa.  

In salute e malattia

Al momento dell’acquisto, raramente veniamo informati del fatto che i conigli necessitano di cure veterinarie specifiche, come le vaccinazioni o la sterilizzazione, o che in caso di malattia è indispensabile ricorrere ad un veterinario esperto nel trattare specificatamente questo tipo di pazienti. La fisiologia e le malattie del coniglio sono totalmente diverse da quelle di animali più tradizionali, come cani e gatti, e richiedono da parte del veterinario conoscenze specifiche ed esperienza.
Prima di prendere un coniglio dobbiamo accertarci che sia presente nella nostra zona un veterinario che se ne può occupare con competenza.

 

Sterilizzati

Il veterinario non sarà necessario solo in caso di malattie o emergenze: è bene che il nuovo arrivato sia visitato subito, per verificare il suo stato di salute. Va poi vaccinato regolarmente per tutta la vita contro due gravi malattie, la mixomatosi e la malattia emorragica virale, presenti in tutta Italia ma soprattutto nel centro-nord. I conigli devono poi essere sterilizzati, in particolare le femmine, in quanto particolarmente soggette a tumori dell’utero, che possono essere completamente prevenuti con questo tipo di intervento. La sterilizzazione comporta altri importanti vantaggi di tipo comportamentale. Quando gli ormoni si fanno sentire, da circa sei mesi in poi, i conigli iniziano a marcare la casa con feci e urine, perdendo la buona abitudine di sporcare nella cassettina.

 

Più educati

I maschi, sentendo il bisogno di accoppiarsi, a volte cercano di montare piedi o mani dei loro coinquilini umani con fastidiosa insistenza. Le femmine diventano molto protettive verso il loro territorio, arrivando ad aggredire chi si prende cura di loro. I conigli sterilizzati, invece, non essendo più frustrati dal bisogno inappagato di riprodursi, sono più sereni e gioiosi, meno aggressivi e più educati nell’uso della cassetta igienica. Un elemento che differenzia ulteriormente il coniglio da cane e gatto è la necessità di intervenire in modo più sollecito in caso di malessere. Se il coniglio smette di mangiare, ad esempio, non si deve aspettare per "vedere come va”: già 12 ore di inappetenza sono anormali e devono mettere in allarme; se il problema si prolunga per oltre 24 ore è necessaria un’immediata visita veterinaria. A causa della sua fisiologia, il coniglio può andare incontro a gravi complicazioni già dopo 48 ore di digiuno, che possono provocare danni seri al fegato.




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