Cavia:


1) La cavia presenta una caratteristica molto rara tra i mammiferi: è incapace di sintetizzare la vitamina C, come la specie umana. Per questo motivo deve trovarla nell’alimento, altrimenti va incontro allo scorbuto, una malattia causata proprio dalla carenza di vitamina C. Alimenti ricchi di vitamina C da offrire quotidianamente alle cavie sono i peperoni, il prezzemolo, agrumi, cavoli, broccoli e verze. Anche il tarassaco, una comune pianta di campo, è molto ricca di questa vitamina: chi ha la possibilità di raccoglierla può offrirne in quantità alle cavie.


2) La cavia, detta anche porcellino d’India, non esiste allo stato naturale. I suoi antenati originano dalle Ande; il processo di addomesticazione è iniziato presso gli Indigeni sudamericani 7000 anni fa, un lasso di tempo così grande che la specie da cui deriva non è più identificabile.

Questo simpatico roditore è quindi un animale domestico a tutti gli effetti.


3) Le cavie vivono in piccoli gruppi formati da un maschio, un harem di femmine e i loro piccoli. I membri del gruppo stanno sempre uniti e si muovono tutti insieme in cerca di cibo, comunicando tra loro con una varietà di suoni.

Essendo animali molto sociali soffrono la solitudine: meglio quindi tenere insieme due o tre cavie che possano farsi compagnia, purché siano dello stesso sesso. Le cavie possono iniziare ad accoppiarsi già a cinque settimane di vita, dando luogo in breve tempo ad una florida colonia. Per tenere insieme cavie di sesso opposto è necessario sterilizzare il maschio, intervento che può essere eseguito da un veterinario esperto in piccoli roditori.


4) In Occidente, la cavia ha iniziato la sua carriera di animale da compagnia già nel sedicesimo secolo, per la sua facilità di allevamento e docilità.

Ben presto la selezione artificiale praticata dagli appassionati allevatori ha portato alla comparsa di numerosissime varietà di colore e di mantello; la creazione di nuove varietà continua tuttora.

Criceto:

1) Il criceto dorato è più comune allo stato domestico che selvatico: nel suo ambiente naturale è in pericolo di estinzione, mentre come animale da compagnia è uno dei piccoli roditori più comuni. La storia del contatto tra il criceto dorato e l’uomo è molto più recente rispetto alla cavia: risale al 1930, quando in Siria venne catturata una madre e la sua cucciolata. Da questi pochi animali derivano tutti i criceti dorati tenuti in cattività, come è dimostrato da studi genetici. Nonostante le differenze di colore e di mantello, sviluppate negli ultimi decenni, i criceti sono tutti parenti!


2) Il criceto dorato ha il periodo di gestazione più breve di tutti i mammiferi: appena sedici giorni al termine dei quali nascono in media dieci piccoli. Le femmine possono restare gravide già a sei settimane di vita: non è quindi insolito che la giovane cricetina pochi giorni dopo essere stata acquistata sforni una numerosa cucciolata.

Se ciò accade, si deve evitare con cura di disturbare la madre e i piccoli per almeno due settimane, per evitare fenomeni di abbandono o cannibalismo.


3) I criceti in natura percorrono ogni giorno diversi chilometri alla ricerca di cibo, principalmente granaglie, che stipano nelle tasche guanciali, due capienti sacche che comunicano con la bocca. Il cibo viene immagazzinato nelle tane sotterranee che questi roditori scavano nel terreno. Gli stessi comportamenti istintivi li possiamo osservare anche nei criceti in gabbia, che per questo motivo cercano sempre una via di fuga dallo spazio ristretto in cui sono confinati. Per il loro benessere, è quindi necessario fornire loro una grande gabbia, piena di tunnel, rampe, casette e altri elementi che possano arricchire l’ambiente. La ruota è un accessorio indispensabile per permettere a questi attivi roditori di sfogare le loro energie.


4) Il criceto dorato è uno dei mammiferi più asociali: dopo lo svezzamento, passa la vita in completa solitudine, a parte il breve momento dell’accoppiamento e, per la femmina, dell’allevamento dei piccoli. Non si deve quindi temere che un criceto soffra di solitudine; questo roditore va tenuto da solo poiché, in caso contrario, si azzufferebbe con il compagno fino alla morte di uno dei due.

 


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