Angelica D'Agliano

 

Parola d’ordine: VIVIBILITA’
Per definizione, il terrario è il luogo (il contenitore) in cui viene ospitato un animale in cattività. I serpenti sono gli inquilini più conosciuti, tuttavia nei terrari si possono trovare anche insetti, scorpioni, tartarughe e molte altre specie meno note al grande pubblico.Il terrario, quando è ben concepito e realizzato, dovrebbe ricreare nel modo più fedele possibile l’habitat ideale per l’individuo ospite. Una giusta temperatura, umidità, luce e circolo dell’aria sono solo alcune delle caratteristiche richieste allo scopo.Un buon risultato finale si ottiene solo se si mette al primo posto la vivibilità dell’ambiente che andiamo a allestire. Se intendete ospitare un serpente o altro in casa vostra ponetevi prima di tutto un paio di domande: avete spazio sufficiente? Il vostro terrario è adatto a rispondere alle esigenze dell’animale che vi interessa? Se la risposta è no, scegliete un esemplare di un’altra specie meno impegnativa oppure rinunciate del tutto ad organizzare un "angolo rettili” in casa vostra. Tenete sempre ben presente che la regola fondamentale in questi casi è: mai lasciarsi prendere dal capriccio del momento!

 

È chiaro che non tutti i terrari sono adatti a contenere qualsiasi tipo di rettile, anfibio o invertebrato! Visto che l’argomento è estremamente vasto, restringiamo il nostro campo di interesse sui soli serpenti e vediamo di fare qualche considerazione generale.
Qualche calcolo preliminare ci permetterà di orientarci meglio. Analizziamo prima di tutto le dimensioni dell’animale. Attenzione, quando si parla di dimensioni ci riferiamo all’individuo adulto. Se intendete comprare un cucciolo, informatevi prima di quali saranno le sue misure una volta raggiunta la maturità! La superficie minima di un terrario deve essere pari a due terzi della lunghezza. Tanto per intenderci, un serpente adulto di 6 m deve disporre di almeno 4 mq per muoversi liberamente!
Ricordiamoci anche del peso totale della struttura "terrario+serpente” e evitiamo di porre il nostro contenitore su sostegni tipo mensole, se il peso dell’insieme è elevato. Se il nostro rettile è molto grande è meglio optare per un terrario direttamente su pavimento.

 

Il terrario deve essere molto robusto, soprattutto se intendiamo ospitare grossi costrittori che, con la loro mole e la loro potenza, potrebbero facilmente forzare le pareti della loro "casa”.


A prova di fuga


Nella progettazione di una casa per il nostro serpente, dovremo poi prevenire in modo maniacale tutte le possibilità di fuga. I pericoli più grandi si presentano nel caso di individui molto sottili, capaci di insinuarsi con facilità negli spazi più angusti. Per avere un’idea precisa sul da farsi è bene conoscere a priori il diametro del nostro serpente (informiamoci presso un veterinario specializzato, al negozio dove intendiamo acquistare l’animale oppure consultando un buon libro). Anche l’arredamento non è scevro di inconvenienti: oggetti disposti in modo infelice potrebbero accidentalmente causare intrappolamenti, con conseguenti ferite (le più comuni sono le abrasioni, ma, nei casi più gravi, possono verificarsi anche fratture!)


Luci e ombre

La posizione del terrario deve poi contemplare la natura diurna o notturna del rettile che ci interessa. Gli animali che vivono di notte soffrono molto della presenza di luce artificiale, o di un ambiente troppo esposto al sole, come un terrario collocato vicino a una finestra o in una stanza frequentata da molte persone. Nei casi estremi un buon trucco consiste nel coprire le teche con un panno scuro, così da evitare una buona dose di stress al nostro ospite.
Al contrario, gli animali diurni gradiscono molto la luce naturale. Anche quella artificiale è apprezzata, purché senza eccessi... basta non tenere le lampadine accese 24 ore al giorno!


Attenti alle possibili vie di fuga: i serpenti molto sottili possono fuggire anche da pertugi di dimensioni piccolissime.
La superficie in mq del terrario non deve MAI essere inferiore ai 2/3 della misura in lunghezza del serpente adulto. Ad esempio, se voglio tenere con me un serpente di 4 m di lunghezza devo sapere che il mio terrario non potrà essere inferiore a 2,7 mq (cioè circa i due terzi, in superficie, dei famosi 4 m di lunghezza).

 

_______ALIMENTAZIONE 

 

L’alimentazione più adatta ai rettili è ancora poco conosciuta, in quanto ne esistono più di 6500 specie e gli studi effettuati su queste sono molto limitati. Per semplificare le cose, possiamo classificare le varie specie in erbivori, come l’iguana e molte tartarughe, carnivori (geco, serpenti, camaleonti, lucertole e tartarughe acquatiche) ed onnivori.

I rettili differiscono dai mammiferi e dagli uccelli per il diverso metabolismo di energia e proteine, che a sua volta si ripercuote sull’assunzione di acqua e degli altri nutrienti.

 

Energia


La temperatura corporea dei rettili dipende da quella dell’ambiente esterno e le variazioni di quest’ultima influenzano i fabbisogni di calorie, la digestione e l’attività di ricerca del cibo di questi animali.
Se le temperature sono troppo alte, l’organismo va in stress e questo diminuisce la quantità di cibo che assumono, con la conseguenza di far dimagrire l’animale. Se il termometro scende troppo, invece, vi sarà un’alterazione della digestione e dell’assunzione di cibo.
L’energia nei rettili non viene utilizzata per mantenere la temperatura corporea e quindi i fabbisogni sono abbastanza bassi e corrispondono a circa 1/4 delle calorie richieste dai mammiferi.
La maggior fonte di energia dei rettili carnivori sono i grassi e le proteine, mentre l’assunzione di carboidrati e fibre è minima.
I rettili erbivori, al contrario, ricavano la maggior parte delle calorie dai carboidrati e dalle proteine, mentre i grassi della dieta sono di solito inferiori al 10%. A livello dell’intestino avviene un’intensa fermentazione della fibra e vengono ricavati acidi grassi a corta catena, usati anche in questo caso per fornire energia.
Nel caso ci sia una carenza energetica, l’animale perderà peso, e sarà possibile osservare una maggior prominenza di costole e vertebre, oltre alla presenza, in alcuni casi, di pieghe di pelle lungo il corpo (lucertole e serpenti).
La perdita di peso può essere provocata da cattiva gestione dell’animale, stress, carenze alimentari, temperatura ambientale poco adatta o patologie concomitanti che influenzano l’appetito ed il metabolismo.
Un eccesso di calorie, al contrario, determina un crescita troppo rapida nei giovani ed un aumento di peso negli adulti, che può anche condurre all’obesità, soprattutto nelle specie più sedentarie come serpenti e lucertole. Lo stesso può accadere alle nostre tartarughe d’acqua, spesso relegate in piccole vaschette in cui non riescono a nuotare bene ed alimentate con cibi troppo grassi.
Per farle dimagrire basta diminuire l’apporto energetico ed aumentare l’esercizio fisico; quindi comprate una vaschetta più grande e date il mangime solo 3 volte a settimana, invece che tutti i giorni.

Acqua


Tutti i rettili tenuti in cattività devono avere libero accesso all’acqua fresca. Tartarughe e serpenti bevono facilmente dalle ciotole, mentre i gechi diurni, alcune lucertole ed i camaleonti bevono l’acqua che gocciola dai vegetali.
Evitate le ciotole in plastica, perché l’odore che emanano potrebbe spingere il vostro rettile a rifiutarsi di bere! Meglio scegliere contenitori in vetro o ceramica.
Le specie desertiche possono ricavare l’intero fabbisogno di acqua dall’alimento.
Le specie acquatiche devono essere allevate in acque di ottima qualità, sennò si ammalano facilmente; l’acqua va quindi analizzata con regolarità, monitorando soprattutto la carica batterica.
Per le specie non acquatiche, una carenza d’acqua può portare a disidratazione e stress, mentre un eccesso favorisce lo sviluppo di infezioni cutanee.

 

Carenze o eccessi di nutrienti?

E’ molto facile che il nostro amico rettile sviluppi uno squilibrio nutrizionale, perché, fatta eccezione di quelli che si nutrono di prede intere, la dieta in cattività è molto diversa da quella che assumerebbe in natura.
La carenza più frequente è quella di vitamina D3, che viene sintetizzata dalla pelle tramite l’esposizione al sole. Nelle nostre case, però, i rettili non possono rosolarsi ai raggi solari come farebbero in natura e occorre integrare questa vitamina assieme al calcio con la dieta e permettere che il nostro amico rugoso possa scaldarsi sotto le lampade ultraviolette.
Ad esempio, nell’iguana, una carenza di questo tipo provoca problemi scheletrici, come mandibola molle, deformazioni o fratture ossee, tremori ed addirittura paralisi.
Anche la tartarughe ne possono soffrire ed i sintomi sono la scarsa consistenza del carapace (guscio) e la presenza di fratture, specie nei soggetti in crescita o tenuti sempre in casa. La cura consiste nel supplementare questi nutrienti carenti ed esporre l’animale alla luce del sole per diverse ore al giorno. Il calcio può essere carente anche se nutriamo il nostro rettile solo con molluschi o pezzetti di carne.
Negli erbivori, invece, c’è il rischio che sviluppino carenze di vitamina A, specie nelle lucertole e nelle tartarughe. La povera bestia potrà sviluppare gonfiore delle palpebra e congiuntivite, problemi respiratori e di pelle o infiammazione della bocca. Nei casi più gravi, possono sopraggiungere infezioni batteriche secondarie. La cura consiste nel somministrare questa vitamina per bocca o via iniezione e correggere la dieta, oltre a dare un buon antibiotico in caso di infezione.
Nei serpenti che vengono alimentati esclusivamente con pesce congelato, si può sviluppare la carenza di tiamina, che provoca seri disturbi neurologici, come incoordinazione, girare in tondo o su sé stessi. Il trattamento consiste nel somministrare pesce fresco, topi e insetti, sempre in combinazione con un integratore di questa vitamina.
Anche gli eccessi sono molto pericolosi ed è molto frequente che le iguana alimentate con cibo per cani e gatti sviluppino un eccesso di vitamina A e D3. I sintomi più frequenti sono il danno renale e la calcificazione dei tessuti e dei vasi sanguigni.



Proteine ed altri nutrienti

I rettili carnivori, hanno un elevato fabbisogno di proteine e devono assumerne dal 30 al 60% con l’alimento.
I fabbisogni proteici dei rettili erbivori ed onnivori, invece, sono pressoché sconosciuti.
I rettili carnivori che si nutrono di prede intere vertebrate, come i topi, ricevono già tutti i nutrienti di cui hanno bisogno.
I Sali minerali, come calcio, fosforo e magnesio, vengono forniti dallo scheletro; vitamine ed oligoelementi si trovano nei reni e nel fegato, la tiroide apporta lo iodio ed il pancreas lo zinco. L’energia, come già accennato, deriva soprattutto dalle proteine e dai grassi, mentre i carboidrati assunti con la dieta derivano solo dal contenuto intestinale delle prede.
L’apporto nutritivo delle prede non adulte, invece, presenta alcune lacune, come la carenza di calcio e di vitamine liposolubili.
Per quanto riguarda gli invertebrati (molluschi), essi non apportano abbastanza calcio, ma sono molto ricchi di grassi e proteine.
Se somministrate questi alimenti al vostro rettile, vi conviene integrarli con supplementi di Sali minerali presenti in commercio.Il rischio è però quello di creare fenomeni di tossicità o di carenze, perché è molto difficile dosare questi integratori.
Inoltre, molti soggetti si rifiutano di assumere alimenti "conditi” con questi prodotti, perché emanano spesso sapori ed odori sgradevoli. Per quanto riguarda i rettili erbivori, è probabile che, alimentandoli con frutta e verdura proveniente dai negozi, non ricevano gli stessi nutrienti che assumerebbero se consumassero i frutti presenti in natura. E’ importante, soprattutto durante la crescita o la gravidanza, integrare questi prodotti con specifici supplementi alimentari. I nostri rettili erbivori sono golosi di frutta, in quanto sono attratti dai colori vivaci, dal sapore zuccherino e dalla consistenza succosa. Tuttavia, non esagerate con questi prodotti, perché contengono molta acqua e zuccheri, ma sono poveri di fibra.


Iguana
 

L’iguana, come già detto, è erbivora e la sua dieta deve essere principalmente costituita da verdura a foglia verde, come lattuga, indivia, dente di leone e trifoglio. Vegetali come carote, zucca, zucchine e mix di verdure surgelate possono essere somministrati, ma in dosi mai superiori al 20%.
E’ meglio evitare spinaci, piselli, patate e cavoli, perché contengono troppi ossalati, che intrappolano il calcio e gli altri minerali, impedendone l’assorbimento.
La frutta può essere usata come snack e le iguane preferiscono papaya, mango, uva e arance.
I prodotti specifici disponibili in commercio dovrebbero costituire almeno il 50-60% della dieta, in modo da evitare la somministrazione di altri integratori alimentari. I giovani vanno alimentati 2 volte al giorno,mentre per le iguane adulte si può optare per un’alimentazione a giorni alterni, meglio di giorno, perché sono animali diurni e necessitano del cibo nel periodo in cui svolgono la maggiore attività.

 

Serpenti


Molti serpenti delle nostre case si nutrono di piccoli mammiferi, come i boa ed i pitoni, che prediligono topi, ratti, conigli e gerbilli. Questi animaletti forniscono tutte le sostanze nutritive di cui il vostro serpente necessita e non sono necessarie integrazioni. Unica eccezione vale per i topini neonati, che sono poveri di calcio. In alcuni casi, i serpenti in cattività possono ferirsi cacciando animaletti vivi, quindi sarebbe meglio abituarli a nutrirsi di prede già morte. Tuttavia, essi sono attirati soprattutto dall’odore, dal calore e dal movimento della preda e dovrete somministrarle riscaldate e magari agitarle un po’ davanti al loro naso. E’ anche consigliabile "scottare” i roditori surgelati in acqua bollente, onde evitare infezioni provenienti dal loro pacchetto intestinale. Se si vogliono somministrare uccellini, è meglio bollirli un po’ più a lungo, per evitare pericolose infezioni da Salmonella.
E’ meglio separare i serpenti fra loro mentre mangiano, perché potrebbero attaccarsi o uno dei due finirebbe per restare a digiuno. I giovani vanno alimentati ogni 5-7 giorni, mentre gli adulti necessitano di cibo ogni settimana o addirittura una volta al mese.

 

 Tartarughe d'acqua

  

Le tartarughe che si trovano comunemente nei nostri acquari fanno parte delle specie onnivore. Di solito, sono carnivore da giovani e, con l’avanzare dell’età, cominciano a consumare più vegetali.
La dose di "carne” deve costituire il 75-100% della razione dei giovani e circa il 50% degli adulti. Si tratta soprattutto di pesci e molluschi essiccati e pellettati, normalmente disponibili in commercio. In alternativa, si possono somministrare insetti, vermi e larve, rigorosamente privi di insetticidi e pesticidi. E’ meglio evitare i pesciolini di cattura, perché potrebbero ospitare diversi parassiti; meglio optare per quelli presenti nei negozi per animali.
Per gli adulti, si possono somministrare pezzetti di frutta o vegetali a foglia verde, soprattutto come snack. Se l’alimentazione della vostra tartaruga è varia e costituita soprattutto da mangimi commerciali, non è necessario somministrare integratori vitaminico-minerali.


Tartarughe di terra

  

Le tartarughe di terra più comuni nei nostri giardini sono erbivore e si nutrono di dente di leone e trifoglio, che sono un alimento eccellente, che dovrebbe costituire il 60-70% della loro dieta. In alternativa, vanno molto bene lattuga, rape e prezzemolo. Evitate di somministrare troppi vegetali a base di ossalati, come gli spinaci. I cibi disponibili in commercio per tartarughe ed iguane costituiscono il restante 40-30% della dieta, in quanto contengono proteine, vitamine e minerali non presenti nei vegetali. Se volete, potete anche somministrare erba, medica e fieno, per aumentare l’apporto di fibra. Il resto della dieta deve includere qualche piccola porzione di frutta.
Per le giovani tartarughe, è meglio frantumare il cibo in piccoli pezzetti, per incoraggiare il consumo. Scegliete piattini e superfici piatte come contenitori, perché le tartarughe non riescono a mangiare nelle ciotole.
Molte tartarughe non bevono dalle ciotole e dovete metterle a bagno in acqua tiepida fino al piastrone per 15-20 minuti per incoraggiarle a bere e urinare. Per le specie tropicali è opportuno eseguire quest’operazione 3 volte alla settimana, per quelle desertiche è sufficiente una volta.


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