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LE UOVA DELLE TARTARUGHE TERRESTRI

A cura della Dott.ssa MARTA AVANZI - Medico Veterinario

Le tartarughe mediterranee (Testudo hermanni, la più comune, T. graeca e T. marginata) si riproducono facilmente nei nostri giardini. Ovviamente è necessario avere soggetti adulti di sesso opposto e terreno ampio e soleggiato.

Avere una coppia di queste tartarughe può però presentare grossi problemi: i maschi sono molto insistenti e aggressivi nell’accoppiamento e possono causare alle femmine gravi traumi, mordendole e speronandole con la corazza. Per evitare tutto ciò è opportuno un rapporto di almeno 5-6 femmine per ogni maschio o, in alternativa, tenere separata la coppia dopo pochi giorni di accoppiamento.

D’altronde, anche avere molte femmine è problematico, in quanto è possibile trovarsi in pochi anni con un numero di tartarughe difficile da gestire.


La deposizione delle uova

La femmina è pronta a deporre le uova alcune settimane dopo l’accoppiamento. Alcuni giorni prima della deposizione di solito smette di mangiare e diventa irrequieta, mettendosi alla ricerca di un posto adatto a preparare il nido.

Le uova vengono deposte in una buca nel terreno e la scelta del luogo adatto è molto accurata: deve avere le giuste condizioni di temperatura e determinate caratteristiche del terreno, dal momento che sarà solo il sole a fornire il calore necessario allo sviluppo dei piccoli.

A questo punto può sorgere il dubbio: cosa fare con le uova?

L’incubazione naturale

Se il giardino è abbastanza ampio e soleggiato, è possibile lasciare le uova dove sono e affidare alla natura il loro sviluppo.

Può essere la soluzione migliore per chi è inesperto nell’uso dell’incubatrice.

La zona di deposizione va recintata (anche superiormente) in modo da proteggerla da incidenti domestici ma anche per evitare di perdere i piccoli alla nascita, che disperdendosi nel giardino sarebbero soggetti a numerosi pericoli.

Passati un paio di mesi, si deve ispezionare quotidianamente il piccolo recinto per verificare se le tartarughine sono emerse dal terreno.

La durata dello sviluppo dipende dalla temperatura del terreno e varia quindi a seconda delle condizioni ambientali.


L’incubazione artificiale

Lo sviluppo delle uova in incubatrice presenta diversi vantaggi: i piccoli si sviluppano protetti da potenziali condizioni ambientali avverse e da predatori (ad esempio topi e ratti), alla nascita sono in un ambiente sicuro e infine è possibile influenzare il sesso dei nascituri.

Nelle tartarughe, infatti, il sesso dipende dalla temperatura di incubazione.

Per l’incubazione artificiale è necessario disporre di un’incubatrice per uova di rettile, che può essere acquistata già pronta o può essere fatta in casa con poca spesa.

Per prima cosa occorre un grande contenitore isolante munito di coperchio, di plastica, cartone o polistirolo.

Sul fondo si pone un materassino o un cavetto riscaldante (40 o 60 watt sono di solito adeguati), sopra il quale, ma non a diretto contatto, si sistema una griglia su cui posare i contenitori delle uova.

 

 

Ambiente umido

Le uova da porre in incubatrice devono essere prelevate dal nido prima possibile.

Prima della deposizione lo sviluppo dell’embrione è scarsissimo o assente; girare le uova nei primi giorni successivi alla deposizione non costituisce alcun rischio per lo sviluppo dell’embrione (al contrario di quanto comunemente si crede).

Le uova possono essere collocate in un piccolo contenitore di plastica, ad esempio una vaschetta per alimenti, riempito a metà con un substrato adeguato (vermiculite, terriccio mischiato a ghiaino sottile) che viene sistemato nell’incubatrice.

Il materiale va inumidito con acqua (una quantità di acqua che abbia lo stesso volume del substrato) e in seguito mantenuto umido.

È sufficiente ricoprire le uova per metà.


Bisogno d’ossigeno

Una volta al giorno si deve sollevare il coperchio per circa 30 secondi, per permettere il ricambio d’aria.

La mancanza di ossigeno, infatti, costringerebbe i piccoli a uscire dall’uovo prima di aver terminato lo sviluppo.

È importante un adeguato livello di umidità (circa il 70°) che si ottiene ponendo nel contenitore una vaschetta piena d’acqua.

L’uso di un igrometro permette di controllare il grado di umidità.

La corretta temperatura di incubazione, fondamentale per lo sviluppo dell’embrione, viene assicurata dall’uso di un termostato elettronico di ottima marca. La sonda del termometro di controllo va collocata in prossimità delle uova, dentro il loro contenitore.

La temperatura di incubazione deve essere di 31-32°C, per ottenere un numero maggiore di femmine, in ogni caso non si devono superare mai i 34°C altrimenti i piccoli muoiono.

La schiusa si otterrà dopo 8-10 settimane, i nuovi nati possono essere trasferiti in un terrario adeguato o in un recinto all’aperto chiuso e protetto.


Nelle tartarughe la determinazione del sesso del nascituro è data dalla temperatura di incubazione durante il primo terzo dello sviluppo embrionale.

Nel caso di Testudo hermanni a 26-29,5°C nascono tutti maschi, a 30-32°C nascono maschi e femmine in proporzione variabile, a 32.5-33°C nascono solo femmine.


Una volta nate, non si deve cercare di affrettare l’uscita delle tartarughine dall’uovo, altrimenti si possono lesionare; spesso, infatti, esse trascorrono uno o due giorni nel guscio aperto per permettere il completo assorbimento del tuorlo.


È possibile cedere le tartarughe in eccesso, ma non si deve dimenticare che questi animali sono soggetti a una rigida regolamentazione. Devono essere muniti di un apposito certificato che ne attesti la provenienza regolare (certificato CITES), vanno denunciati al Corpo Forestale e sono soggetti all’applicazione del microchip.

Anche le nuove nascite devono essere prontamente comunicate al Corpo Forestale.