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Amiche con la corazza

 

 A cura della Dott.ssa MARTA AVANZI - Medico Veterinario - www.aaeweb.net 

 

 C'è una caratteristica delle tartarughe che permette di identificare questi rettili al primo sguardo: la corazza.

Tutte le tartarughe hanno la corazza e solo loro, tra tutti i vertebrati, la possiedono.

Le tartarughe esistono nella loro forma attuale da 200 milioni di anni (l’inizio dell’era dei dinosauri).

Il fatto che in questo periodo la loro struttura sia rimasta sostanzialmente immutata significa che la corazza si è rivelata un successo dal punto di vista evolutivo. La sua funzione primaria è di contenere e racchiudere gli organi interni in una solida armatura, proteggendoli.

In molte specie anche la testa e gli arti possono essere retratti a scopo difensivo.


Un tessuto vivo

La corazza è fatta di tessuto osseo, rivestito esternamente da uno strato sottile di sostanza detta cheratina, simile a quella che compone le unghie e i capelli.

La parte ossea della corazza è formata da numerose ossa unite insieme.

Alcune di queste derivano dalla colonna vertebrale, dalle coste, dallo sterno e da altri elementi ossei modificati. Altre parti della corazza derivano da ossificazioni della pelle.

Il rivestimento esterno, di cheratina, è composto da molti pezzi detti scuti o scudi, circa 38 nel carapace e 18 nel piastrone.

Nel suo insieme la corazza è un tessuto vivente, ricco di cellule, vasi sanguigni e terminazioni nervose, capace di crescere e molto sensibile.

 

 

Una respirazione particolare

La presenza della corazza ha imposto alle tartarughe alcune importanti modificazioni anatomiche e fisiologiche. Nelle tartarughe, come in sauri e serpenti, manca il diaframma e il torace non si può espandere a causa della rigida corazza, pertanto la respirazione richiede un meccanismo diverso. Per poter espandere i polmoni le tartarughe utilizzano l’azione della muscolatura associata agli arti, che altera la pressione all’interno della corazza. Tramite l’azione di questi muscoli, lo spazio interno alternativamente aumenta creando una pressione negativa che richiama l’aria nei polmoni e si restringe facendo espellere l’aria.

A terra l’inspirazione è attiva e l’espirazione passiva; in acqua accade l’inverso a causa della pressione idrostatica sugli organi interni.


Al sicuro

Esistono centinaia di specie di tartarughe e molte variazioni nella forma della corazza per adattarsi alle diverse nicchie ecologiche, ma la differenza principale la vediamo tra le specie terrestri e quelle acquatiche e semiacquatiche.

Nelle tartarughe di terra la corazza ha in genere una struttura a cupola, robusta, fatta per resistere alla pressione e quindi agli attacchi dei predatori, oltre che essere difficile da afferrare tra le mascelle.

Questi rettili non hanno difese se non il retrarsi nella corazza per protezione, una strategia che si è dimostrata vincente nel corso di milioni di anni.

Idrodinamiche

Le tartarughe semiacquatiche e acquatiche hanno dovuto sacrificare la robustezza della forma cupoliforme per un adattamento al nuoto, che richiede una struttura idrodinamica, con una minore resistenza all’acqua.

Di conseguenza l’evoluzione ha fornito loro una corazza più o meno appiattita, che favorisce il nuoto pur sacrificando la resistenza allo schiacciamento. La corazza rimane tuttavia una struttura pesante ma le tartarughe a vita acquatica hanno sviluppato una strategia per compensare questo handicap e non affondare: utilizzano i polmoni come galleggianti.

Insufflano o svuotano i polmoni, variando la quantità d’aria in essi contenuta, a seconda della necessità di nuotare in profondità o stare a galla o sulla terraferma.


Colonne… o pagaie

La forma delle zampe permette di distinguere con una certa sicurezza le tartarughe di terra da quelle semiacquatiche.

Dovendo sorreggere il peso della corazza e del suo contenuto, le tartarughe terrestri hanno arti tozzi simili a colonne, in cui non si distinguono le dita che sono fuse insieme. Solo le unghie sporgono e sono ben evidenti.

La vita acquatica richiede invece l’abilità al nuoto e quindi la presenza di zampe palmate: nelle tartarughe semiacquatiche le dita sono distinguibili e collegate tra loro da una membrana simile a quella delle zampe delle anatre.

Questa caratteristica è portata all’estremo nelle tartarughe marine in cui gli arti anteriori sono trasformati in vere e proprie pagaie.

È una modificazione che rende l’avventurarsi in terraferma a deporre le uova difficile e lenta, ma che permette a questi rettili di essere ottimi nuotatori.

 

 

Nelle tartarughe il cinto scapolare e il cinto pelvico sono contenuti dentro la corazza, che essenzialmente è una gabbia toracica modificata.


Nelle tartarughe di terra la corazza ha una struttura a cupola, robusta, fatta per resistere agli attacchi dei predatori.

Tutte le tartarughe hanno la corazza e solo loro, tra tutti i vertebrati, la possiedono.