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Il Grande sonno delle tartarughe


In primavera abbiamo parlato di come prenderci cura delle tartarughe di terra al risveglio dal letargo, ora che ci avviciniamo all’autunno vediamo quali sono le precauzioni da prendere perché il letargo si svolga nel migliore dei modi. Ricordiamo che le tartarughe, come tutti i rettili, dipendono dall’energia del sole, e non da quella prodotta dal metabolismo, per svolgere tutte le attività metaboliche. Pertanto, durante il freddo inverno le tartarughe dei climi temperati non potrebbero sopravvivere.

 

Un momento delicato

La preparazione al letargo inizia molti mesi prima, quando la tartaruga si alimenta per accumulare riserve sufficienti ad affrontare il sonno invernale. Se la tartaruga non ha mangiato a sufficienza (ad esempio perché era ammalata), non sarà in grado di affrontare il letargo. Una volta esaurite le scarse riserve, infatti, il suo organismo sarebbe costretto a sfruttare i muscoli e gli organi, consumandoli. Al termine del letargo il rettile potrebbe essere tanto debilitato da non riuscire a riprendersi, oppure morire durante il sonno invernale.

 

Controllo generale

Prima che la tartaruga si interri è importante eseguire un check up per verificare che sia in condizioni ottimali e non presenti alcuna anomalia. Meglio ancora sarebbe far eseguire da un veterinario esperto in rettili un accurato controllo sullo stato generale di salute. Se la tartaruga non è in condizioni di affrontare il letargo va ospitata in un terrario riscaldato dove può essere alimentata e curata fino alla primavera successiva.

 

 

Il letargo è indispensabile?
Il letargo non è indispensabile alla vita del rettile, almeno a breve. Tuttavia l’ibernazione serve a sincronizzare i cicli riproduttivi dei rettili: al suo termine, infatti, iniziano gli accoppiamenti. Anche se mancano studi approfonditi che ne spieghino i motivi, il letargo è indispensabile nel lungo termine alla salute del rettile. Si ritiene, infatti, che influenzi profondamente il sistema endocrino (ad esempio la tiroide) e il sistema immunitario, che verrebbero danneggiati senza l’intervallo del riposo invernale. Le tartarughe che vanno regolarmente in letargo hanno inoltre un accrescimento più regolare e armonico.

 

Acqua e digiuno

I segnali che inducono le tartarughe a "prepararsi” al letargo sono la riduzione progressiva delle ore di luce e dell’intensità luminosa e la diminuzione della temperatura ambientale. In risposta a questi stimoli le tartarughe diminuiscono progressivamente l’assunzione di cibo, fino a smettere del tutto 3-5 settimane prima di interrarsi (maggiore è la taglia, maggiore è il periodo di digiuno necessario).

Questo permette al rettile di svuotare completamente l’intestino; in caso contrario durante l’ibernazione il cibo rimasto nel tratto digerente andrebbe incontro a putrefazione, con conseguenze molto gravi per la salute. L’acqua al contrario deve essere sempre a disposizione, per consentire un’adeguata idratazione.

 

La temperatura giusta

Quando la tartaruga "sente” che è arrivato il momento, si interra in un angolo del giardino. Già a pochi centimetri di profondità la terra dovrebbe garantirle una sufficiente protezione dal gelo invernale. È importante ricordare che la temperatura ideale per il letargo è di 4-5°C; il range di sicurezza è di 3-7°C. Se la temperatura raggiunge o supera i 10°C il metabolismo non è abbastanza rallentato e la tartaruga consuma le riserve corporee troppo in fretta. A temperature vicine o sotto 0°C il gelo danneggia i tessuti, con possibili lesioni o la morte.

 

Le specie che possono ibernare
Non tutte le tartarughe di terra in natura affrontano il letargo, ma solo quelle che provengono da climi temperati: Testudo hermanni, T. marginata, T. graeca (ma non quelle di provenienza africana!). Testudo horsfieldii, la tartaruga russa, va in letargo, ma proviene da climi molto diversi dai nostri e potrebbe non sopravvivere al clima umido invernale dell’Italia del nord.
Testudo kleinmanni, la tartaruga egiziana (peraltro piuttosto rara in cattività), le T. graeca e tutte le tartarughe dei climi tropicali (come Geochelone carbonaria) o deserticoli (come Geochelone sulcata o G. pardalis) in inverno vanno tenute al caldo in un ampio terrario.

 

 

In sicurezza

Il letargo svolto in condizioni naturali comporta molti rischi legati alle condizioni meteorologiche. Nelle zone più a nord dell’Italia, in particolare, il rischio di congelamento è molto elevato. Un pericolo insidioso è rappresentato da topi e ratti, che possono letteralmente divorare il rettile addormentato.

Per questi motivi può essere più prudente far fare alla tartaruga un letargo in condizioni controllate. Nel prossimo numero vedremo come fare per permettere alla tartaruga di andare il letargo in tutta sicurezza.

 

Le tartarughe che presentano lesioni o ferite non ancora guarite non devono affrontare il letargo, perché l’estremo rallentamento del metabolismo impedirebbe lo svolgimento corretto dei processi di cicatrizzazione.


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