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 Animali... ILLEGALI

 

 ANGELICA D’AGLIANO

L’ estate è tempo di vacanza e magari, in viaggio, può venire la tentazione di portare a casa un "souvenir” un po’ speciale, come una pianta o un animale. Per sapere se ciò che vogliamo portare a casa nostra è libero da vincoli - e per evitare brutte sorprese alla dogana! - è sempre bene essere informati nel modo giusto...

 

Nel caso in cui vogliamo portare a casa un animale esotico cerchiamo di capire se il Paese che ci ospita aderisce alla Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (CITES): se sì, potremo chiedere delucidazioni alle autorità locali, altrimenti è necessario consultare la normativa che regolamenta la CITES (sul sito del Corpo Forestale dello Stato) oppure i Nuclei Operativi CITES presenti in dogana.


Strumenti utili
Oltre a questa, ci sono altre "dritte” da seguire. Ad esempio possiamo procurarci la carta doganale del viaggiatore, una guida di facile e pronta consultazione per conoscere le principali disposizioni  che regolano bagagli, cose e animali al seguito del viaggiatore, disponibile su www.agenziadogane.gov.it Il trasporto di animali è regolato da disposizioni diverse a seconda che si tratti di specie protette oppure no. Le regole cambiano anche a seconda del tipo di viaggio che si fa: un conto è spostarsi all’interno dell’Unione europea, altro discorso invece è intraprendere un viaggio da o verso paesi extracomunitari.

Nei tempi giusti
Per quanto riguarda i viaggi in ambito extracomunitario, l’antirabbica è indispensabile per i cani, i gatti e i furetti sopra i tre mesi di età, provenienti dall’estero, che arrivano in Italia. I tempi hanno un’importanza fondamentale: la vaccinazione, infatti, deve essere stata fatta almeno 21 giorni prima della partenza, altrimenti c’è il rischio di essere rispediti nel Paese d’origine, oppure essere sottoposti a un periodo di quarantena. Gli altri animali, sempre non appartenenti a specie protette, che arrivano in Italia devono avere un certificato sanitario rilasciato dalle autorità del Paese di origine, che attesti la buona salute dell’animale e l’idoneità al viaggio.

 

Per sapere se un determinato animale o vegetale è protetto oppure no, è possibile consultare il sito ufficiale www.cites.org.

 

Passaporti speciali
Per quanto riguarda i viaggi all’interno dell’Unione Europea, i cani, gatti e furetti sopra i tre mesi di età che viaggiano dall’Italia a un altro Stato membro hanno bisogno di un passaporto rilasciato "da un veterinario autorizzato dalle autorità sanitarie del Paese di provenienza”. Il proprietario dovrà esibire anche l’attestazione della vaccinazione antirabbica e i dati identificativi dell’animale. Per gli altri animali che non appartengono a specie protette e che devono essere portati in Italia basterà un certificato sanitario che ne dichiari il buono stato di salute e l’idoneità a viaggiare.

Sotto stretto controllo
Le specie protette sono quelle elencate nella Convenzione di Washington (CITES) e annoverano, tra le altre, pappagalli, serpenti, tartarughe acquatiche e scimmie. Per essere importati in Italia tutti questi animali devono avere certificato sanitario e certificato CITES di autorizzazione all’esportazione, che deve essere rilasciato dalle autorità del Paese di provenienza. Ovviamente per tutte le specie che rischiano l’estinzione l’importazione è sempre vietata, sia in ambito extracomunitario sia per viaggi all’interno dell’Unione europea.

 

CITES in cifre. Nel 2014 il Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato ha posto sotto sequestro 389 animali vivi (809 nel 2013); 963 animali morti o parti (1441 nel 2013); 500 Kg di anguille vive (600 nel 2013); 10 Kg e 62 pezzi di corallo (23 kg e 5 pezzi nel 2013), per un valore complessivo di oltre 500mila euro. Il dato è in aumento rispetto al 2013 (450mila euro).
Fonte: www.corpoforestale.it.

 

Contro lo sfruttamento commerciale
La Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione (CITES), è entrata in vigore in Italia nel 1980 e ad oggi viene applicata in ben 178 Stati. Essa "è nata dall’esigenza di controllare il commercio degli animali e delle piante (vivi, morti o parti e prodotti derivati), in quanto lo sfruttamento commerciale è, assieme alla distruzione degli ambienti naturali nei quali vivono, una delle principali cause dell’estinzione e rarefazione in natura di numerose specie”.



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